239 research outputs found
Uganda. Esperienze di ricerca etnografica
Il libro raccoglie le ricerche scientifiche frutto del viaggio di studio del corso di laurea in scienze antropologiche, organizzato dall'ordinaria della disciplina Adriana Destro e diretto sul campo dal Prof. Luca Jourdan. I diversi contributi affrontano questioni cruciali dell'Uganda contemporanea: l'affermazione delle chiese pentecostali, il problema rifugiati, la relazione fra comunità asiatiche e africani, l'emancipazione della donna, la pandemia dell'AIDS e la decentralizzazione politica. Ne emerge un quadro vivido e articolato, e ancora una volta la ricerca partecipante si afferma come strumento privilegiato per esplorare realtà così complesse e a tratti contraddittorie
Book review: El Sistema: orchestrating Venezuela’s youth, by Geoffrey Baker
Book review of: El Sistema: orchestrating Venezuela’s youth, by Geoffrey Baker.
New York, NY: Oxford University Press, 2014; ISBN: 9780199341559
($35.00)Publisher PD
Introduzione. Guerra, post-guerra e ricerca etnografica
Guerra, post-guerra e ricerca etnografic
Note introduttive alla ricerca etnografica in Uganda
L'introduzione ripercorre la storia dell'Uganda post-coloniale e presenta i diversi contributi del volume
Living in a Limbo. Eritrean Refugees in Kampala
In Uganda, there are about 15.000 Eritrean refugees and most of them live in the capital Kampala. The majority are young people, both men and women, who fled Eritrea to avoid the national service imposed by a despotic regime. Indeed, the Eritrean government, led by Isaias Afewerki, imposes a period of conscription that can last for an unspecified period of time, annihilating the possibility for young people to plan their future: the only alternative is to flee to exile. Some Eritreans try to reach Europe passing through Sudan and then Libya; some others go to Israel. Quite a large number travels to Kampala passing through Sudan and Kenya. In Kampala, they apply for refugee status and try to move to Canada or USA. This process can take up to three years, but sometime even more. This paper focuses on the Eritrean refugees in Kampala and tries to shed light on the strategies they use to cope with life and reconstruct a quite closed and self-referential diasporic community. Moreover, it focuses on the ambivalent relationship between the Eritrean diaspora and the Eritrean state. The latter forces many young people to leave the country but, at the same time, exploits them as a source of income. On their part, most of refugees display an ambiguous and ambivalent attitude towards the Eritrean regime, a mix of disapproval and reverential nationalism. Nostalgia and dreams for the future shape the diasporic life in Kampala, a limbo characterized by paradoxes and ambiguities: even though Eritrean refugees live in a closed community, their internal relationships are pervaded with mistrust, divisions and paranoia. The Eritrean refugee community embodies all the contradictions of a despotic state, which is perceived as an autocratic enemy as well as a symbol of presumed superiority of the Eritrean natio
Congo. La grande guerra africana
La guerra nella Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, è la più violenta e mortifera che il mondo abbia conosciuto nell'ultimo mezzo secolo. Sono ormai trent'anni che questo Paese immenso, ricco di risorse naturali, è piombato in un conflitto che ancora non conosce fine. Il traffico di minerali preziosi alimenta un’economia di guerra ramificata a livello globale. Il Ruanda e l’Uganda continuano a interferire nelle regioni orientali, dove sono ancora attivi oltre cento gruppi armati in cui militano migliaia di giovani e bambini. L’intervento delle nazioni Unite non ha portato a una cessione delle ostilità e i negoziati di pace procedono a rilento. Milioni di morti e sofferenze indicibili: la guerra in Congo segna un fallimento per tutta la comunità internazionale
Cittadinanza e guerra nell'Est della Repubblica Democratica del Congo
Citizenship and war in the Democratic Republic of Congo: Since the early Nineties the eastern
regions of the Democratic Republic of Congo are at the core of an extremely violent and
complex conflict. It is a multidimensional war in which several factors contribute to the
recurrence of violence. One of these factors is the conflict over citizenship between local
ethnic groups, who consider themselves autochthonous, and the Rwandofones communities
(Banyarwanda and Banyamulenge). This article explores the genesis and the evolution
of this conflict in order to underline the high degree of political manipulation behind the
issue of citizenship in Eastern Congo. As in other African contexts, in Eastern Congo political
leaders have fomented ethnic and national divisions in order to perpetuate their power.
After years of negotiations a new law on citizenship was approved, but due to its ambiguity
there is much room for further manipulation and fuel for new conflicts
Dal genocidio rwandese alla guerra in Congo. Riflessioni sul ruolo del Rwanda nella prima guerra mondiale africana
Il genocidio rwandese dell’aprile 1994 è stato il detonatore della guerra nella Repubblica Democratica del Congo (all’epoca Zaire), uno dei conflitti più violenti e mortiferi degli ultimi cinquant’anni su scala mondiale. Il Rwanda, sotto il governo del Rwandan Patriotic Front (RPF), ha avuto un ruolo centrale in questa guerra e continua tuttora a fomentarla. In questo articolo intendo innanzitutto esplorare la strategia comunicativa utilizzata dal governo di Kigali per legittimare il proprio intervento militare in Congo. Passerò poi ad esaminare l’interpretazione più diffusa del conflitto congolese, ossia quella che considera il traffico illegale delle risorse minerarie, in cui il Rwanda è implicato, la causa principale, se non addirittura l’unica, della guerra. Per quanto tale lettura ˗ molto radicata fra la popolazione congolese e condivisa da molte ONG che intervengono nelle zone di conflitto ˗ abbia senza dubbio un fondamento nella realtà, risulta al contempo riduttiva e semplicistica poiché sottovaluta le dimensioni locali e nazionali della guerra. Inoltre, essa finisce col condizionare le politiche e gli interventi internazionali volti alla soluzione del conflitto, compromettendone l’efficacia. Infine prenderò in considerazione l’operato della Nazioni Unite, mostrando come questa istituzione rispecchi le profonde divergenze della Comunità Internazionale per quanto concerne la valutazione del ruolo del Rwanda nella guerra congolese, cosa che ha paralizzato la sua azione
FRA FUTURI PASSATI E ANTROPOLOGIA DEL FUTURO. QUALCHE RIFLESSIONE A MARGINE SU ANTROPOLOGIA E TEMPO
All’inizio del Novecento la nostra nozione di tempo è entrata (ancora una volta) in crisi in un processo di ripensamento che ha coinvolto la fisica, l’arte ma anche l’antropologia culturale, allora in via di affermazione nelle accademie. Questa svolta ha portato, fra le altre cose, a una polverizzazione dell’idea di presente e di linearità del tempo. Queste ‘sfide del tempo’ non possono che riverberarsi sulla riflessione antropologica contemporanea. In particolare, la ricerca etnografica nel quotidiano deve dar conto del modo in cui i soggetti fronteggiano regimi temporali diversi e si collocano in un presente dilatato che incorpora, senza confini netti, le memorie del passato e gli orientamenti per il futuro
Etnografie della guerra e del post-guerra
Questo numero di Antropologia propone una serie di articoli frutto di ricerche etnografiche condotte in alcuni contesti di guerra e di post-guerra: Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Somalia, Colombia, Israele-Palestina e Bosnia. Si tratta di ricerche focalizzate sulla contemporaneità e che tuttavia non tralasciano la dimensione storica dei conflitti in questione. L'approccio etnografico evidenzia il continuum fra guerra e pace e la dicotomia guerra/post-guerra risulta quindi meno netta, al punto che i due momenti sono in alcuni contesti indistinguibili. Il continuum fra guerra e pace. Inoltre l'attenzione peri contesti locali dei conflitti porta alla formulazioni di quadri eziologici complessi in cui i flussi continui fra contesti locali e contesti globali ridefiniscono in continuazione la natura delle guerre
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