39 research outputs found
Il ruolo del diritto privato nella tutela dell'ambiente
Il lavoro ha ad oggetto la tutela dell’ambiente e il ruolo svolto dal diritto privato. In particolare, si affrontano gli aspetti che caratterizzano il danno all’ambiente e, ancor più nel dettaglio, ci si interessa di farne emergere la dimensione plurioffensiva. Ci si concentra quindi su come risolvere alcuni nodi e alcune problematiche che si palesano in merito alla legittimazione ad agire in caso di danno ambientale e, di conseguenza, si focalizza l'attenzione sull’individuazione delle situazioni giuridiche soggettive ad esso correlate: termini come diritto soggettivo, interessi collettivi, interessi diffusi, legittimazione soggettiva e legittimazione oggettiva costituiscono il leitmotiv dell'indagine. Al fine di poter inquadrare sistematicamente il tema ambientale nella sfera del diritto privato, si analizzano i fondamenti del costituzionalismo e del diritto privato moderno, le ragioni dell’esistenza della dicotomia pubblico-privato e della separazione di interessi ad essa corrispondente. Quest’indagine, contenuta nel primo capitolo, è necessaria per cogliere le motivazioni della tendenziale estromissione (soprattutto nell’ambito delle categorie civilistiche) degli interessi superindividuali, degli interessi collettivi e dei corpi intermedi che ne sono portatori.
Nel secondo capitolo si ripercorrono, nell’intervallo temporale che va dagli anni ’70 sino alla fine degli anni ’90, le principali teorie e l’evoluzione normativa relative al danno all’ambiente. L’analisi di questi stessi temi, nel periodo intercorrente tra l’inizio del nuovo Millennio e i giorni nostri, è oggetto di indagine anche del terzo ed ultimo capitolo, in cui l’attenzione si sposta inevitabilmente sulla legislazione europea e sulla tutela multilivello dei diritti.
Nelle conclusioni del lavoro, infine, ci si interroga sulla funzione giudiziaria e sulla separazione dei poteri nella gestione del problema ambientale, nonché sulla valenza attuale dei diritti soggettivi e dei diritti fondamentali dell’uomo nel costituzionalismo democratico. In questa sede si illustra la dimensione istituzionale del diritto soggettivo, declinato in termini di partecipazione democratica dei corpi intermedi
Il diritto di prelazione agraria in favore delle società agricole: note a margine di un recente orientamento, nota a Cass. civ. 23989/2023
Il contributo commenta la pronuncia della Cassazione (Cass. civ. 23989/2023) la quale ha affermato che: "il d.Lgs. n. 99 del 2004, comma 3 dell’art. 2, disponendo che l’esercizio del diritto di prelazione o di riscatto di cui alla L. 26 maggio 1965, n. 90, art. 8, e successive modificazioni, ed alla L. 14 agosto 1971, n. 817, art. 7, spetta anche alla società agricola di persone qualora almeno la metà dei soci sia in possesso della qualifica di coltivatore diretto come risultante dall’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui
all’art. 2188 e ss. cod. civ., allude all’iscrizione di un atto che abbia lo scopo di evidenziare tale qualità dei soci e, dunque, che figuri come tale indicato e non ad un atto avente un diverso oggetto, che venga, dunque, iscritto ed indicato con riferimento ad esso, in cui semplicemente risulti indicata quella qualità"
Iscrizione nei libri contabili obbligatori e circolazione dei debiti aziendali (con alcune considerazioni sui criteri di imputazione e di responsabilità tra diritto civile e diritto commerciale)
The author, inspired by a recent jurisprudential conflict emerged in the judgments passed by the Italian Supreme Court about the legal interpretation of the section 2560, paragraph 2 c.c. (which states the assumption of the company debts), examines the most important and recent Italian theories about the legal framework of the company and shows how the different solutions to the issue are dictated by a different concept of the subjective imputation criteria and the liability for breach of contract
Sul treno senza biglietto: la tutela del consumatore applicata (anche) al rapporto di utenza di pubblico servizio.
Il contributo analizza criticamente la sentenza della Corte di Giustizia UE, C‐351/18, Sez. V, Cause riunite da C-349/18 a C-351/18, 7 novembre 2019 - Nationale Maatschappij der Belgische Spoorwegen (NMBS) c. Mbutuku Kanyeba (C‐349/18), Larissa Nijs (C‐350/18), Jean-Louis Anita Dedroog
Sul riconoscimento del debito, tra accertamento e confessione
Il contributo analizza due recenti pronunce della Cassazione: l’una, sulla natura giuridica del riconoscimento del debito; l’altra, sulle reciproche interferenze tra la disciplina dell’art. 1988 c.c. e quella di cui all’art. 2735 c.c. nell’ipotesi di riconoscimento del debito c.d. titolato, ossia riferito alla fonte del rapporto giuridico riconosciuto
Il nomos delle comunità energetiche: tra Stato, mercato e comune
Il saggio mira ad inquadrare le regole privatistiche di produzione, appropriazione e distribuzione che governano il funzionamento delle comunità energetiche. Con questa finalità , il saggio ripercorre le principali tappe delle politiche europee in materia di energia, evidenziando come l’alternarsi di diverse forme di razionalità politica ed economica abbia inciso sulla regolamentazione europea e italiana. Si mostra, pertanto, fino a che punto la disciplina in materia di comunità energetiche è ispirata all’indirizzo ordoliberale e in che misura, invece, se ne discosta. Infine, si mettono in luce le divergenze tra i paradigmi rinchiusi nell’alternativa pubblico-privato e il modello dell’economia della cooperazione e dei beni comuni, dei valori che ne fanno da sfondo, e di
come queste differenze si ripercuotono sui conflitti distributivi in seno alle comunità energetiche
Lo statuto proprietario del bene culturale nell'epoca della sua riproducibilità digitale
Lo scopo di questo articolo è principalmente quello di evidenziare la differenza tra l’attuale normativa sulla proprietà del patrimonio culturale e il paradigma dei beni comuni. A tal fine, l’articolo è diviso in due parti. Nella prima, si mostra come il modello dominicale pervada l’attuale struttura proprietaria del patrimonio culturale (a cui è dedicato il §2), ostacolandone anche la riproduzione, il riuso e di conseguenza la fruizione (come discusso nel §3). La seconda parte del contributo descrive i principi che connotano la teoria dei beni comuni, tra i quali la separazione tra regole di proprietà e regole di fruizione è la più
importante (§4). Infine (§5), si mostra come l’apparato teorico alla base dell’elaborazione della teoria dei beni comuni consenta di inquadrare correttamente il percorso verso cui tale fruizione dovrebbe essere indirizzata: il potenziale derivante dalla crescente facilità di fruizione dei beni culturali - favorita dalle moderne tecnologie - dovrebbe essere indirizzato esclusivamente verso la democratizzazione dell’accesso al patrimonio culturale piuttosto che essere funzionalizzato allo
sfruttamento commerciale e alla promozione culturale autoritaria da parte del governo
Trust, violazione del patto commissorio e retrocessione delle quote societarie (Trib. Roma, 22 novembre 2022)
Il contributo espone e commenta brevemente la pronuncia del Tribunale di Roma del 22 novembre 2022, secondo cui la nullità del trasferimento di quote societarie a scopo di garanzia (per violazione del patto commissorio), intercorso tra i due soci della s.r.l. cui le quote si riferiscono, travolge sia l’acquisto dell’erede del creditore garantito che il conferimento da parte dell’erede stesso di una parte di tali quote in un trust
Concordato fallimentare e successione nel contratto preliminare ancora pendente
La Corte di cassazione ha risolto negativamente il quesito circa l’ammissibilità della successione dell’assuntore di un concordato fallimentare nei rapporti pendenti - ed in particolare in un contratto
preliminare dal lato del promittente venditore - in relazione al quale il curatore fallimentare non aveva effettuato ex art. 72 l.fall. la scelta tra il subingresso e lo scioglimento. Ripercorrendo le tappe della motivazione, il contributo analizza il tema oggetto della decisione alla luce dei principi emergenti dalla normativa vigente e dalla disciplina anteriore alla riforma del 2006, e ciò anche con
riferimento alla legislazione del Codice della crisi e dell’insolvenza
Dalla «comune intenzione» ai «bisogni materiali». Spunti per un'interpretazione del contratto ispirata ai principi costituzionali
Nel saggio si espone una critica nei confronti della centralità assunta dal canone ermeneutico della "comune intenzione delle parti" (art. 1362 c.c.) il quale appare il frutto dell'equivalenza tra la forma economica dello scambio e la forma giuridica astratta del contratto. In alternativa, nel saggio si propone un'ermeneutica che - ispirata ai valori democratici - riscopra il carattere intrinsecamente antagonista del contratto e ricostruisca il senso del regolamento contrattuale alla luce dei motivi, dei bisogni e delle condizioni materiali dei contraenti
