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    L'opus sectile medievale in Sicilia e nel meridione normanno

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    L’opus sectile medievale ha suscitato attenzioni marginali da parte della critica. Questa si è concentrata soprattutto sulla produzione ‘cosmatesca’ del medioevo romano. Minore attenzione è stata dedicata ai fenomeni legati alla committenza normanna benché precoci sviluppi della tecnica siano documentati, nelle regioni meridionali ed in Sicilia, da decorazioni e pavimentazioni che si distinguono nettamente dalla produzione laziale in virtù della presenza di componenti di matrice islamica che arricchiscono lo stile rinnovando il linguaggio ornamentale. La ricerca ambisce a restituire un quadro attendibile delle manifestazioni artistiche in opus sectile del meridione normanno. Nella prima parte del presente volume, fornita una definizione di opus sectile, viene affrontata la questione teorica dell’ornamento attraverso riflessioni estetologiche ed indagini storiografiche volte a misurare l’apprezzamento critico delle arti decorative nell’arco del medioevo ed in età contemporanea. La seconda parte del volume muove in direzione dell’indagine storico - artistica del fenomeno all’interno del contesto monumentale e dell’ambito culturale

    Die Opus-sectile-Arbeiten der Cappella Palatina in Palermo. Neue Materialien für neue Untersuchungen

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    La Cappella palatina di Palermo è luogo di incontro tra culture, linea di interfaccia tra differenti tradizioni, spazio privilegiato, crogiòlo nel quale hanno preso vita nuovi principi costituenti e nuove manifestazioni artistiche. Qui, più che in qualsiasi altro monumento della Palermo normanna, si manifesta quel fenomeno socio-culturale efficacemente definito ‘sincretismo genetico’, “principio attivo anche per l’ideazione e il processo di realizzazione di singole opere”. Le decorazioni in opus sectile della Cappella Palatina offrono un esempio lampante di tale principio. Le maestranze campano-bizantine giunte a Palermo trovarono un clima culturale nuovo, eterogeneo e stimolante. Nel cantiere ruggeriano incontrarono la cultura islamica e ne accolsero il linguaggio per arricchire i loro repertori rinnovando la tecnica. Da parte loro gli artigiani islamici si impossessarono presto della tecnica opus sectile, impiegandola ed interpretandola nel modo a loro più consono. La Cappella Palatina di Palermo dimostra ancora una volta di essere monumento eccezionale, capace di fornire nuova materia preziosa per la comprensione delle dinamiche culturali sottese alla formulazione di un linguaggio artistico originale che ancora oggi definiamo arabo– normanno

    “In loco qui dicitur Galca”. New Observations and Hypotheses on the Norman Palace in Palermo

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    This paper presents the results of an intensive study of both historical sources and literature concerning the Royal Palace in Palermo. The study of this architectural palimpsest deals with the intrinsic difficulty in distinguishing continuity and discontinuity across a stratified overlap of medieval phases, here defined as a mimetic phase of transition. The paper aims to trace the development of the building from the Norman conquest to the establishment of the kingdom, also taking into account a possible pre-Norman phase and the transformations which occurred in the Early Modern period. Issues concerning the construction of the first Palatine Chapel are also addressed, which leads to the individuation of hidden layers of the Palace. The final part of the paper focuses on one of the most important Norman portions of the Palace: the Torre Pisana. The analysis of its medieval structure reveals its Islamic features and opens new hypotheses on its original function and configuration

    Arredi liturgici, maestranze e tecniche nel regno Normanno tra Amalfi e la Sicilia

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    Lo studio specifico del corpus amalfitano ha permesso di isolare sottoinsiemi coerenti per cronologia e/o funzione: recinzioni, amboni, candelabro. Gli arredi amalfitani rivelano così il proficuo e continuo scambio di saperi tra le maestranze del Regno, consentendo anche di rintracciare la nascita e la diffusione di modelli d’arredo liturgico tra Campania e Sicilia. Ne emerge un quadro diverso da quello lungamente proposto in sede storiografica, basato su uno schema interpretativo di vettori unidirezionali nella migrazione di modelli e tecniche da un centro propulsore a un altro ricettore183, a favore di una circolazione continua e osmotica tra i due poli del Tirreno all’interno della cornice politica del Regnum Siciliae. In tal modo i fenomeni artistici, nel loro insieme e quali evidenze visive e materiali dei fenomeni socioculturali e politici, contribuiscono significativamente alla costruzione di un quadro attendibile di scambi e relazioni culturali, umane e materiali

    Rogerius structor. La cattedrale di Cefalù rivisitata

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    La cattedrale di Cefalù, così come ci è pervenuta, rappresenta il frutto di travagliate vicende che tengono conto di motivazioni di ordine politico e ideologico, ma anche, se non in primo luogo, di ordine tecnico, quale risultato –secondo la linea storiografica comunemente condivisa –di un’attività edilizia pro-trattasi per oltre un secolo dal 1131 sino al 1267, anno della consacrazione. Liberi da ogni condizionamento derivante dalla storiografia pregressa, il presente studio abbandona il mito di una cattedrale incompiuta e, attraverso un’analisi attenta delle fonti, delle parti della fabbrica e dei suoi apparati decorativi, consente di mettere in discussione la cronologia comunemente accettata, e di affermare invece che l’edificio, nonostante i cambi di programma in corso d’opera, fu completato nella sua interezza entro il regno di Ruggero II (1130-1154)Cefalù cathedral, as it stands, is the result of troubled events that took into accountpolitical and ideological motivations, but also, if not primarily, technical reasons, as the result –according to a commonly shared historiographical line –of construction activities that lasted for over a century from 1131 until 1267, the year of its consecration. Free fromany conditioning deriving from previous historiography, the present study abandons the myth of an unfinished cathedral and, through a careful analysis of the sources, the parts of the building and its decorative apparatus, allows us to question the commonly accepted chronology and to affirm instead that the building, despite changes in the programme during construction, was completed in its entirety during the reign of Roger II (1130-1154

    Digitizing cultural heritage: methodology, potential, and limits of the Palermo Royal Palace Project

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    The Royal Palace in Palermo, with its famous Cappella Palatina and the so-called Norman Stanza, is an outstanding, intricate architectural palimpsest. The three-dimensional model of the Palace represents an effective, useful tool, thanks to which a deeper knowledge of the monument arises. Besides a short description of the Royal Palace Project, which includes the trans-disciplinary approach applied to the monument in its complicated architectural history and archaeological stratigraphy, part of this contribution is dedicated to the epistemic rationale of the digital humanities, 3d models and digital tools, exploring potentials, questions and limits deriving from vast amounts of data, with the consequent need for an appropriate, dedicated and permanent management system. Compared to the traditional scientific outcomes represented by definitive publications and books, a never-definitive digital model would represent a dynamic tool, potentially open to an unlimited incrementation of data, and fostering a hermeneutic update and the heuristic upgrade of knowledge of a given cultural heritage monument. This increase of knowledge balances the degree of uncertainty of our working hypotheses and reconstructions, fundamental tools to retrace the diachronic history of a given monument and to recreate a reliable configuration of synchronic spaces and functions

    L'opus sectile nei cantieri normanni: una squadra di Marmorari tra Salerno e Palermo

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    Un’epigrafe davanti l’altare del duomo di Salerno recita ROMOALDUS ARCHIEPISCOPUS. Questa iscrizione, in caratteri porfirei, potrebbe essere sufficiente per identificare nell’arcivescovo Romualdo I, in carica dal 1121 al 1136, il committente del pavimento in opus sectile del duomo salernitano. Attraverso l’analisi approfondita del pavimento nel suo insieme sarà possibile stabilire che esso fu realizzato nell’arco di un’unica campagna di lavori, all’epoca di Romualdo I. L’identificazione e la caratterizzazione dei litotipi condotta nel corso delle ricerche hanno consentito inoltre l’individuazione di una classe di tessere bianche ricavate da materiale artificiale. Il litotipo in questione è stato ottenuto tramite trattamento ad elevate temperature di particolari rocce (“stracotto”). Le indagini svolte hanno svelato che lo stracotto è stato originariamente ed estesamente adoperato sia nel pavimento salernitano, sia in quelli palermitani. I frequenti contatti tra Palermo e Salerno potrebbero aver garantito l’insediamento e la collaborazione di artigiani siciliani nel cantiere campano. Questa impressione si ha osservando i plutei di recinzione dell’altare del duomo salernitano, realizzati per volere dell’arcivescovo Guglielmo da Ravenna tra il 1137 ed il 1153. A partire dal cantiere salernitano, attraverso la Sicilia normanna, penetra nell’opus sectile del Meridione normanno un nuovo modo di concepire l’ornamento geometrico

    L'impiego del palombino e del litotipo artificiale stracotto nell'opus sectile del meridione normanno

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    Le decorazioni medievali in opus sectile dell’Italia Meridionale attestano la diffusione ed il continuo aggiornamento di una tecnica antica, ritornata in auge a partire dal cantiere desideriano di Montecassino (1071), le cui tracce consistenti si trovano nei più noti pavimenti cosmateschi di Roma e del Lazio. Obiettivo delle ricerche è quello di delineare un quadro attendibile e pressoché inedito della produzione in opus sectile del meridione normanno, distinguendone i caratteri peculiari e individuando plausibili relazioni tra le maestranze che vi operarono. Un importante esito riguarda l’identificazione e la caratterizzazione dei litotipi bianchi. Le indagini sulle tessere bianche sono state effettuate su campioni prelevati in diversi edifici dislocati nelle regioni del regno normanno: in Campania, nella chiesa di San Menna e nel Duomo di Sant’Agata de’ Goti (BN), nel Duomo di Salerno; in Calabria, nella chiesa di Sant’Adriano a San Demetrio Corone (CS); in Sicilia, nella Cappella Palatina, nella chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nel palazzo della Zisa a Palermo. I risultati delle indagini hanno prodotto due esiti sostanziali: uno concerne l’impiego del calcare bianco “palombino” e la sua descrizione e caratterizzazione mineralogico-petrografica; l’altro riguarda l’identificazione di un litotipo artificiale (stracotto), la sua descrizione e caratterizzazione, il suo impiego originario e la sua distribuzione nei monumenti del meridione normanno

    Indagini mineralogico-petrografiche e colorimetriche su campioni di tessere bianche e di malte in opera nella chiesa di San Menna

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    Le indagini condotte sui litotipi impiegati nel pavimento in opus sectile della chiesa di San Menna hanno permesso di rilevare l’impiego di palombino, rafforzando l’idea che tale materiale sia stato tradizionalmente utilizzato nei cantieri del Meridione normanno coevi o immediatamente successivi alla fabbrica di Montecassino, per la quale lo stesso Desiderio aveva procurato marmi provenienti da Roma. Lo studio dei campioni ha consentito di individuare due tipologie di malte impiegate nell’opus sectile, una più antica (gruppo 1), verosimilmente ascrivibile ad epoca normanna, una più recente (gruppo 2), riconducibile a plausibili interventi di manutenzione e restauro

    Le "Segrete" e la Chiesa Inferiore del Palazzo Reale di Palermo. Nuove osservazioni sulla stratigrafia degli alzati

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    The Cappella Palatina in Palermo is one of the most emblematic and well-studied monuments of the medieval Mediterranean world. Nevertheless, the immediate palatial surroundings of the building have never been properly charted and studied, despite the fact that this is essential to an understanding of the original functions and configurations of the Cappella Palatina. Indeed, the functional, archaeological and structural relations between the Cappella Palatina, and founded by king Roger II Hauteville, the lower church or crypt that lies beneath the Palatina, the rooms beside them and the adjoining medieval structures surviving on the North side and called ‘Segrete,’ are still unclear. Recently, an archaeological survey and preliminary stratigraphy have been performed on the above mentioned area within the project ‘Valorizzazione e fruizione del Palazzo Reale di Palermo’ (2014-2015). Beside the scrutiny of sources and literature, the survey has been carried out also through archaeometric analysis on construction materials. Thanks to these analyses, it is possible to formulate new hypotheses on the relative chronology of construction phases and on the relation between the two ecclesiastical building – the lower and the upper churches. These are indeed attributable to the same stage of works performed at the behest of the Norman king in the 30’s of the twelfth century
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