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    La Direttiva relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali

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    In questo saggio si descrive l’impatto della direttiva 2003/41/CE relativa all'attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali e professionali, nella costruzione del pilastro della previdenza complementare negli Stati membri. Il fondamentale obiettivo della direttiva, rivelato anche dalle basi giuridiche scelte, è la definizione di un quadro certo per l’operatività transnazionale degli enti previdenziali, attraverso la prescrizione di norme prudenziali rigorose . Non è tuttavia escluso che si voglia raggiungere un obiettivo sociale. Questo è rappresentato dalla garanzia di un elevato livello di sicurezza per i futuri pensionati, attraverso la possibilità di creare una posizione previdenziale complementare europea che garantisca al lavoratore migrante la conservazione della stessa posizione anche nel caso egli eserciti la libertà di circolazione. Si completa così il contenuto della direttiva 98/49/CEE che ha l'obiettivo di proteggere i diritti a pensione complementare dei lavoratori che si spostano all'interno della Comunità

    La movilidad de los trabajadores y del trabajo en el mercado comunitario, entre prohibiciones de discriminación y prohibiciones de restricción de las libertades fundamentales

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    Uno degli interrogativi di fondo di questo saggio è quale siano state le diverse logiche regolative che la legislazione comunitaria ha nel corso del tempo seguito nel disciplinare la mobilità dei lavoratori che, a diverso titolo, si muovono per svolgere una prestazione lavorativa, sia quanto “soggetti” economici che esercitano la libertà di circolazione, riconosciuta dall’art. 39 TCE, sia in quanto “oggetti” funzionali all’esercizio della libera prestazione di servizi da parte di imprese che li distaccano nei diversi Stati membri della Comunità. Si intende, in particolare, verificare quali siano i confini che la giurisprudenza comunitaria ha individuato tra il principio di non discriminazione- chiave di volta per garantire la libertà di circolazione attraverso il riconoscimento di pari condizioni contrattuali ai lavoratori migranti- e il principio del divieto di restrizioni delle libertà fondamentali, chiave di volta per garantire l’esercizio delle libertà economiche e in particolare della libera prestazione dei servizi garantita dall’art. 49 TCE

    La ragionevolezza come predicato delle differenze di trattamento

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    Una delle ipotesi su cui si intende indagare in questo saggio è che la funzione della ragionevolezza si sia, nel tempo, arricchita. Attraverso l’esame della funzione della ragionevolezza come predicato delle differenze di trattamento nel diritto del lavoro, si intravede un’alternativa funzione di tecnica di regolazione nei sistemi multilivello. Specialmente nell’ordinamento comunitario, infatti, il criterio della ragionevolezza, al quale si fa riferimento nelle direttive antidiscriminatorie del 2000 assicura in ultima istanza alla Corte di Giustizia, un potente strumento istituzionale di regolazione del riparto di competenze tra Unione Europea e Stati membri, secondo modalità non previste dai Trattati. Tale funzione regolativa del principio di ragionevolezza si esplicita attraverso l’enunciazione dei nuovi divieti discriminatori contenuti nelle direttive 78/2000/CE e 43/2000/CE, e attraverso un’analisi delle sentenze della Corte di Giustizia europea in materia di discriminazione, si cerca di individuare le diverse funzioni del concetto di ragionevolezza e l’incidenza di questo criterio nella costruzione del diritto e del diritto del lavoro in particolare

    Migration and employment policies in the European Union

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    The article analyses the third country nationals migration phenomenon from a EU labour law perspective. The main idea s that notwithstanding the lack of a comprehensive EU migration policy, the European Employment Strategy gives some hints on how to reach the ambitious EU employment rates and to create an inclusive society. A brief comparative analysis of the National Reform Programs shows that in some Member states migration is seen as a resource and measures are taken in order to reduce all possible disparities of migrants in order to enhance their chances of entering the labour markets

    La perspectiva comunitaria sobre los métodos alternativos de solución de conflictos laborales

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    En el presente estudio se analizan los contenidos del Libro Verde de la Comisión relativo a los métodos de solución de las controversias en materia civil y mercantil y las cuestiones jurídicas a afrontar con vistas a una posible intervención comunitaria en materia de métodos alternativos de solución de las controversias (en sigla ADR). Asimismo, persigue dar cuenta de los principales puntos de discusión creados por el Libro Verde, en el estudio se plantea sobre la oportunidad de dictar reglas específicas para los procedimientos de ADR relativas a controversias en materia laboral de carácter transnacional. La necesidad de una regulación autónoma de los procedimientos de ADR en los conflictos de trabajo se justifica, en primer lugar, en base a la argumentación que éstas son un elemento clave en todos los ordenamientos nacionales y, en segundo lugar, en base a la especificidad del Derecho del Trabajo respecto a las otras ramas del Derecho Civil y Mercantil. Dicha especificidad, se subraya, es debida, por un lado, a la articulación de las fuentes y, por el otro, al papel privilegiado asignado a la negociación colectiva. En este marco, se plantea cuál es de entre las diversas metodologías de ADR la más idónea para una disciplina comunitaria, que tenga en cuenta tanto de las diferencias entre los diferentes ordenamientos y las tradiciones jurídicas nacionales, como de la función instrumental de las técnicas de ADR en la comparación de la negociación colectiva

    La función del riesgo en el paso de la seguridad a la 'flexiseguridad'

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    L’argomentazione principale che si intende sostenere in questo saggio è che nelle politiche di flessicurezza realizzate in alcuni Stati membri dell’Unione Europea e proposte dalle stesse Istituzioni comunitarie come modello per una revisione del diritto del lavoro in tutti gli Stati membri , sia presupposta una non sufficientemente approfondita riflessione sulla coppia concettuale rischio-sicurezza. Si parte dal presupposto che il diritto sia una modalità di razionalizzazione e di controllo del rischio e che il diritto del lavoro, in particolare, abbia elaborato, nel tempo, una serie di tecniche di gestione dei rischi sociali, principalmente attraverso la definizione di diritti che costituiscono il modello di sicurezza fino ad ora più diffuso. Nel passaggio dalla sicurezza alla flessicurezza è presupposta una diversa distribuzione dei rischi tra lavoratori, imprese e collettività che occorre esplicitare nel processo regolativo, sia a livello nazionale che comunitario
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