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Accountability non è solo valutazione
La valutazione degli interventi di politica sociale è esssenziale per una buona implementazione delle politiche di welfare locale. La presentazione dei risultati di una ricerca sul tema e su come le organizzaizoni di volontariato valutano e autovalutano il proprio operat
"Introduzione"
Nel contributo si tenta di analizzare alcuni aspetti problematici del concetto di multiculturalismo facendo riferimento esclusivamente alla letteratura sociologica la notevole quantità di studi riconducibili alle discipline filosofico-giuridico-morali, antropologiche, economiche, politologiche o storiche. Nella ricostruzione di un “filo rosso” che unisce i temi trattati in due giornate di studio su multiculturalismo e comunicazione, riteniamo infatti essenziale ripartire dalle categorie che la teoria e la ricerca sociologica ci ha consegnato per contribuire ad arricchire la conoscenza di forme e pratiche di convivenza e conflitto ormai diffuse anche nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di contribuire a fornire alcune chiavi di lettura differenti, a nostro avviso necessarie per “sfoltire” l’affollata “semantica del multiculturalismo”
PATRONAGE E CLIENTELISMO: UNA RILETTURA
Nel lessico colloquiale il termine patronage – tradotto in italiano esclusivamente, e spesso equivocamente, come “padronato” o “padronaggio”, cioè come potere di disposizione fondato sull’asimmetrico “dominio patrimoniale” esercitato da qualcuno su qualcun’altro o sulla possibilità di esercitare la “protezione” di qualcuno da parte di qualcun altro – assume in realtà molti significati, spesso in funzione dell’orientamento valoriale che se ne vuole attribuire. Così, può significare appoggio, protezione o favore; ma anche, nella forma declinatasi nel rinascimento italiano, “mecenatismo”; o, ancora, e in senso dispregiativo, favoritismo, che rinvia ad un sistema di clientelismo basato, ad esempio, sulla “raccomandazione”; o infine, costituendo il potere che è attribuito ad alcuni funzionari di conferire incarichi a persone di loro fiducia – aspetto analizzato, ad esempio, nella letteratura politologica che studia il sistema politico-amministrativo americano e sulle forme di clientelismo da questo conseguenti e presenti anche in altre democrazie [Bearfield 2009; Hollibaugh et alii 2014; Kusche 2014].
In questa sede prendiamo in esame il significato e le modalità in cui si articolava la relazione patrone/cliente in una struttura sociale fortemente gerarchica come quella che si appalesava a due studiosi incuriositi dalle vicende siciliane della fine degli anni Sessanta, Wilhelm Mühlmann e Roberto Llaryora
Mcdonaldizzazione, ikeaizzazione, appleizzazione del leisure time: è abbastanza cool il nostro leisure time?
Come altre modalità in cui si declina il tempo sociale, il tempo libero costituisce
un oggetto di studiomolto importante per le scienze sociali. E d’altra
parte, come ho avuto di evidenziare altrove (Lo Verde, 2009), è stato
spesso da queste trascurato, almeno in Italia. Eppure ci sono ottime ragioni
per studiare il tempo libero e lemodalità in cui si è declinato storicamente
e geograficamente. Per quanto di natura sfuggente, esso costituisce una
provincia finita di significato altrettanto importante – quanto le più definite
province quali il lavoro, la famiglia, la partecipazione associativa e politica,
la produzione e riproduzione culturale ecc., e che dovrebbe essere di nostro
interesse sia in qualità di studiosi della società, sia in qualità di attori sociali.
È certamente una parte di vita quotidiana durante la quale si costruiscono
relazioni sociali ed economiche,ma è anche un settore importante di investimento
per imprese che producono beni e servizi ad esso destinati, costituendo,
soprattutto nei paesi a sviluppo avanzato, un’area di business in
continua espansione. Inoltre costituisce un tempo in cui si co-costruiscono
significati del modo di “fare società”, spesso differenti da quelli co-costruiti
durante il tempo impegnato o lavorativo, ciò che costituisce un aspetto
molto importante del modo in cui le società si autorappresentano.
Nel corso di questi ultimi anni, gli studi sul tempo libero – sia quelli di approccio
più neo o post-positivista, come le leisure researches, e/o gli studi sugli
usi sociali del tempo (Gershuny, 2000), sia quelli più culturalisti o interpretativisti,
come i leisure studies (Rojek, 2010) – ne hanno analizzato le forme,
le pratiche, i significati ad esso attribuiti, nonché le relazioni esistenti fra
ilmodo in cui esso viene impiegato, omeglio, per usare le categorie utilizzate
in precedenza, “investito” o “consumato”, e le variabili socio demografiche
degli attori sociali, nonché ancora le caratteristiche culturali dei diversi sistemi-
paese; tant’è che la letteratura scientifica sul tema è ormai copiosa. In Italia,
il tema è stato, come dicevamo, poco trattato e, pur nonmancando alcuni
rilevanti lavori e importanti ricerche (per una breve rassegna, cfr. Lo Verde,
2009), non è oggetto fra i più privilegiati nel dibattito scientifico pubblico.
Obiettivo di questo lavoro è allora sia quello di focalizzare l’attenzione sulle
issues che costituiscono alcuni fuochi di interesse nel dibattito scientifico
internazionale sul tempo libero, sia quello di analizzare alcune forme e pratiche
di consumo e di investimento del tempo libero che costituiscono modalità
diffuse o emergenti di come esso si declini nella postmodernità
Sociologia postmoderna e sociologie del postmoderno. Un chiarimento
Modernità e postmodernità, per quanto termini usati frequentemente sia in maniera “continuista”, sia “discontinuista”, hanno differenti accezioni, e non solo semantiche. In questo lavoro intendiamo prendere in considerazione alcune modalità in cui tali termini si declinano nel lessico e nell’ideario sociologico. Dopo un breve paragrafo in cui si esplicitano le accezioni con le quali si utilizzano i due termini nella letteratura sociologica, viene dunque fatta una distinzione fra sociologie di orientamento postmoderno e sociologie del postmoderno, soffermandosi sul lavoro di alcun autori che possono essere considerati i referenti teorici delle diverse modalità in cui esse si articolan
Letture e riletture sulla Sicilia e il Meridione
Il volume raccoglie alcune relazioni presentate in occasione del ciclo di seminari Letture e riletture sulla Sicilia e sul Meridione, inserito nell'ambito del progetto di ricerca FFR dell'Università di Palermo, coordinato da Salvatore Costantino, dal titolo Genesi dei fenomeni e dei comportamenti mafiosi: istituzioni, società civile e modelli teorici in Sicilia tra Otto e Novecento.
Il volume sviluppa, attraverso letture e riletture di opere di autori passati e recenti, noti e meno noti, l'analisi di vecchie e nuove questioni sulla Sicilia e sul Meridione, argomentate con rigore metodologico, ricchezza di dati e di spunti di policy. Questa impostazione anima i diversi saggi di: E. Felice, S. Costantino, F.M. Lo Verde, C. Giurintano, M, Saija, M. Gammone, F. Sidoti, A. Bellavista, P.F. Asso, G. Scichilone, M. Di Figlia, M. Benfante, A. Zanca, G. Cappello, G. Frazzica, R. Foderà, N. Vara. I contributi mostrano, fra l'altro, come sia ancora importante interrogarsi sulla genesi, sulla diffusione e sulla permanenza di categorie subculturali che continuano a prodursi e riprodursi in assenza di politiche integrate, sino a costituire parti di una modalità dell'esistenza culturale che ha plasmato il divenire siciliano. E allora è forse il caso, al di là di paradigmi astratti o totalizzanti, dei luoghi comuni, dei pregiudizi, delle aberranti concezioni pseudo-antropologiche, di riproporre, senza pregiudizi, la domanda che già nel 1945 si poneva Sebastiano Aglianò in un agile e acuto volumetto dal significativo titolo: Che cos'è questa Sicilia? Ovvero, con una domanda politicamente altrettanto scomoda, che cos'è questo Mezzogiorno
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