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Lo stage come momento di socializzazione lavorativa: il ruolo di autoefficacia e proattività
Sebbene lo stage sia sempre più diffuso come modalità di primo inserimento lavorativo, non è stato ancora trattato diffusamente all’interno degli studi sulla socializzazione lavorativa. Quest’indagine è stata condotta su un gruppo di 79 neolaureati alla loro prima esperienza di lavoro in qualità di stagisti. Nel valutare l’effetto dei nuovi orientamenti di carriera, della proattività e dell’autoefficacia nella gestione della transizione rispetto a variabili quali: il disagio psicofisico, la soddisfazione e il coinvolgimento lavorativi, i risultati hanno messo in luce che mentre la proattività mostra effetti parzialmente significativi con tutte le variabili dipendenti, l’autoefficacia è associata esclusivamente al disagio psicofisico. Infine, i risultati sono stati discussi dal punto di vista teorico e pratico
Terapia gruppo-analitica
Il lavoro propone i risultati di una ricerca sulla valutazione empirica di una psicoterapia di gruppo costruita nello spirito di un’osservazione complessa, che aiutasse a mettere in luce molteplici sfaccettature del processo terapeutico e che consentisse una conoscenza non riduttiva dell’esperienza terapeutica stessa.
L’attenzione della ricerca è stata rivolta, oltre che ai percorsi terapeutici dei singoli pazienti, allo specifico dispiegarsi dei processi gruppali, alla possibilità di aumentare la comprensione su come tali processi si caratterizzano ed evolvono nel tempo. Oggetti dell’indagine sono stati: l’esplorazione del processo di gruppo, ed in particolare la configurazione della matrice del gruppo (Foulkes, 1964); il monitoraggio degli esiti, e cioè del cambiamento dei pazienti in merito ad alcune variabili (stile ideativo, stile difensivo, vissuto del sintomo, adattamento interpersonale ecc..). Il progetto ha avuto come suo specifico il lavoro terapeutico gruppoanalitico con un gruppo monosintomatico di pazienti di sesso femminile, con disturbi del comportamento alimentare (DCA), di età compresa tra i 17 e i 27 anni in carico presso un centro privato-sociale di Palermo. Il gruppo era semi-aperto e la durata del trattamento non era predefinita.
Per l’analisi del processo terapeutico sono stati: Griglia di Rappresentazione della Matrice di Alhin (M.R.G.) (Alhin G., 1988, 1996), che permette di operazionalizzare e rappresentare graficamente la matrice di gruppo; Psychoterapy Process Rating (P.P.R.), griglia di monitoraggio della relazione terapeutica costruita come Q-sort da Jones, per rilevare alcuni fenomeni che si verificano durante le sedute; Codice di Analisi dello Stile del Campo Terapeutico (S.Ca.T.), strumento di classificazione degli interventi verbali in contesti terapeutici gruppali, che permette di studiare e descrivere le caratteristiche che definiscono ogni specifico campo terapeutico gruppale.
Per la valutazione degli esiti, è stato seguito un disegno di ricerca longitudinale, che ha previsto l’assessment dei soggetti in tre diversi momenti: pre-test, post-test, e follow up dopo sei mesi dal termine del trattamento. Sono stati somministrati: Thematic Apperception Test (T.A.T.) (Murray, 1943), valutato attraverso la griglia di lettura elaborata da Cuffaro (1998), che consente di stilare un profilo di personalità; Questionario di Adattamento Interpersonale (QAI) (Di Nuovo, 1998); Problem Check- List (Di Nuovo, et al., 1998), che consente al paziente di descrivere i main problems e la gravità percepita al momento dell’assessment.
Lo sforzo di valutazione condotto all’interno del Progetto di Valutazione della Psicoterapia (Val-Ter) offre un quadro ricco dell’esperienza terapeutica vissuta dal gruppo osservato
LO STATO PSICO - FISICO NEGLI STUDENTI UNIVERSITARI PENDOLARI
Lo stress è un insieme di modificazioni fisiologiche, cognitive, emotive e comportamentali di
cui l’individuo ha esperienza nel momento in cui è richiesto un adattamento alle circostanze
ambientali presenti: si configura pertanto come una reazione generale a situazioni specifiche e,
non ha una connotazione positiva o negativa, svolgendo primariamente una funzione di tipo
adattivo. Ciò che rende disfunzionale e “patologico” lo stress è il modo in cui l’individuo
valuta la situazione con la quale si trova a rapportarsi: in questi casi si parla pertanto di distress,
ovvero “stress negativo” (Selye, 1956). Gli stimoli e le situazioni che, valutate negativamente,
determinano una reazione di distress sono definiti stressors; questi possono essere acuti (si
verificano una sola volta e per un periodo limitato di tempo) oppure cronici (di lunga durata).
A loro volta, gli stressors cronici possono essere intermittenti o propriamente cronici. Nel
primo caso, si presentano a intervalli di tempo regolari, hanno una durata limitata e perciò sono
più o meno prevedibili; nel secondo, invece, sono rappresentati da situazioni di lunga durata,
che permeano la vita dell’individuo e che diventano stressanti nel momento in cui ostacolano in
maniera persistente il perseguimento degli obiettivi della persona. Due sono le reazioni
fisiologiche principali che caratterizzano la risposta di stress: muscolari (tensione muscolare o
immobilizzazione) e neurovegetative (dovute a un’eccessiva stimolazione del Sistema Nervoso
Autonomo simpatico). Gli effetti di queste reazioni fisiologiche, andando a combinarsi con
quella che è l’interpretazione che la persona da della situazione e la propria esperienza
emotiva, determinano alcuni dei principali sintomi riferiti legati allo stress: emicrania,
tachicardia, iperventilazione, difficoltà di concentrazione, umore depresso, irritabilità,
stanchezza, affaticamento
"Introduzione"
Nel contributo si tenta di analizzare alcuni aspetti problematici del concetto di multiculturalismo facendo riferimento esclusivamente alla letteratura sociologica la notevole quantità di studi riconducibili alle discipline filosofico-giuridico-morali, antropologiche, economiche, politologiche o storiche. Nella ricostruzione di un “filo rosso” che unisce i temi trattati in due giornate di studio su multiculturalismo e comunicazione, riteniamo infatti essenziale ripartire dalle categorie che la teoria e la ricerca sociologica ci ha consegnato per contribuire ad arricchire la conoscenza di forme e pratiche di convivenza e conflitto ormai diffuse anche nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di contribuire a fornire alcune chiavi di lettura differenti, a nostro avviso necessarie per “sfoltire” l’affollata “semantica del multiculturalismo”
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