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    I diritti umani tra le verità dei paradossi e il paradosso della verità. oltre il moderno, ciò che non muta

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    Questo saggio, da considerare in ideale collegamento col precedente, che riguarda la terra e la verità, si propone di indagare, a partire dal significato dei diritti fondamentali, due livelli di paradossi, visti nel loro reciproco richiamarsi. Si tratta del paradosso inscritto nell’idea della verità e del paradosso inscritto nell’idea dei diritti fondamentali. La verità è pensata come indipendente da chi la pensa e il diritto fondamentale è pensato come indipendente dal potere che lo pone. I due livelli di paradossi, considerati a specchio, aprono la strada a una considerazione della persona come singolarità esistenzialmente irriducibile e come verità in atto, nella sua forma di concretezza esistenziale. Tutto ciò istituisce un nuovo modo di guardare il rapporto fra diritto e persona, fra ordinamento e persona, fra diritto positivo e verità. Ciò significa uno specifico commento filosofico al problema storico della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il saggio si propone di indagare analiticamente su questo percorso e sui suoi intrinseci nessi

    Nomos, Evangelo, Stato costituzionale. Dall’Uno all’Ultimo: dalla potenza della contrazione alla potenza della contraddizione

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    Il saggio si propone di riflettere su tre passaggi epocali che sono, al tempo stesso, da un lato, storicamente individuabili e, dall’altro, filosoficamente investigabili. Si tratta: 1) della antica percezione del Nomos, intesa nella sua forza arbitraria e assoluta (che si impone a prescindere da un Logos), 2) del rovesciamento radicale avvenuto con l’Evangelo, 3) della costruzione nata dal rapporto conflittuale tra il Nomos, in quanto forza costituente, e i diritti fondamentali, in quanto forze delle singole persone. Lungo questo tracciato è possibile individuare, fin dai tempi dell’illuminismo greco, nel Nomos l’aprirsi di alcune crepe, soprattutto là dove si incrocia con i fenomeni costituiti dalla coscienza interrogante e dalla potenza dell’artificio. La rottura, rappresentata dall’Evangelo, individua il paradossale luogo di un Ultimo che vien posto come superiore allo stesso Primo che lo pone, se questo Primo è la semplice Legge, il Nomos senza Logos. Si costituisce, in questa prospettiva, una teologia dell’Ultimo, più radicale di una teologia del Primo intesa come pura teologia della Legge. Nella storia del costituzionalismo moderno i due percorsi – quello del Nomos costituente e quello dell’Ultimo che lo interroga e lo misura – paradossalmente si incrociano daccapo, ma sul terreno più secolare ed empirico del diritto. Una tale prospettiva apre due problemi specifici, degni di considerazione: da un lato, una diversa prospettazione della “laicità”, che spesso viene mal impostata, in quanto, invece di muovere da un atteggiamento di distinzione di piani, muove da un atteggiamento di opposizione di piani. Nel senso più corretto, infatti, la laicità è l’apertura di un orizzonte in cui i diversi valori possono virtuosamente convivere, e non la semplice tolleranza che, priva di valore, tollera che esistano valori. Dall’altro lato, può essere curioso osservare come oggi la considerazione dei diritti dell’uomo si presenti come slegata dalla considerazione dell’Evangelo, il quale, guardato da un punto di vista assolutamente laico, è paradossalmente proprio il luogo originario in cui la dignità dell’Ultimo è rigorosamente affermata, a prescindere da ogni partigiana religiosità. Si verifica così un paradosso analogo a quello messo in scena da Fëdor Dostoevskij nella Leggenda del Grande Inquisitore. Cristo viene condannato dall’Inquisitore in nome di Cristo. Proprio mentre Cristo, condannato dall’Inquisitore, ciononostante, gli perdona e lo bacia

    I molti nomi della terra, i molti nomi della verità. Riflessioni su una metafora nascosta

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    Questo saggio, proponendosi di indagare sui significati profondi impliciti nella terra e nel diritto agrario che la riguarda, intende istituire un illuminante parallelo tra la terra e la verità, così come è, più o meno inconsciamente, presente in alcuni scritti filosofici. Al modo stesso in cui la terra può essere guardata a tre livelli (dal punto di vista della terra che ci precede, a cui apparteniamo; dal punto di vista della terra che coltiviamo; dal punto di vista della terra che, delimitata, stabilisce un rapporto con le altre terre), allo stesso modo può essere guardata la verità (dal punto di vista della verità che ci precede e in noi si svela; dal punto di vista della verità come autenticità; dal punto di vista della verità come corrispondenza). Praticando questo itinerario, può scoprirsi come il mondo contemporaneo stia praticando, allo stesso tempo, una rimozione dei significati profondi della terra e una rimozione dei significati profondi della verità. Attraverso il fenomeno della progressiva astrazione e della progressiva artificializzazione, da un lato, la ricchezza si è separata dal lavoro e dalla terra e, dall’altro lato, le affermazioni formali si sono separate dal problema della verità. In questo senso, il mondo contemporaneo produce, in tutti i suoi territori speciali (mondo della produzione, mondo dell’informazione, mondo della scienza, etcetera), un pretensioso distacco di ciò che è pura rappresentazione (e rappresentazione di rappresentazione) dal suo fondamento di verità. Il titolo astratto di una ricchezza si separa dal lavoro; il titolo astratto di un’affermazione si separa dal suo presupposto di verità. Reciso il rapporto con il fondamento, l’intera costruzione crolla come un castello di carte. Si tratta delle crisi catastrofiche, che sempre più sperimentiamo, senza capirle. Il presente saggio riflette analiticamente su questo percorso, mostrandone i nessi cruciali

    La coscienza morale tra libertà e responsabilità

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    libertà e responsabilità possono essere oggi paradossalmente messe a confronto anche guardandole secondo un rapporto fra “domanda” e “offerta”, se questo rapporto è profilato non in semplici termini economici, ma simbolici. D’altra parte, la coscienza morale va ripensata, alla luce di questo rapporto, secondo un primo gradino che riguarda il “senso di colpa” e secondo un ulteriore gradino che riguarda il “senso del tu”. Ne nasce un modo di vedere la coscienza morale in stretta connessione con il senso rigoroso, epistemologicamente inquadrato, della “persona”

    Dal tempo dell’assenza all’assenza del tempo. Itinerari simbolici nel vissuto delle parole

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    l’intero percorso poematico di Franco Ferrara si presta a una lettura complessiva che può pensarsi secondo il gioco di una pulsazione cardiaca e secondo il gioco di un’esplosione che dall’energia del fuoco spinge verso il dialogo attraverso la parola. Ciò è sommamente espresso attraverso la strategia stilistica e l’ossimor

    Torraca. La forza dei portali e la via delle acque

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    l’articolo è una rivisitazione mitico-storica dell’identità di una cittadina del sud, Torraca, collocata nella parte alta della città di Sapri, con la quale era in passato storicamente legata in un’unica identità comunale

    La carne del simbolo come vertigine fondata

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    nella poesia di Franco Ferrara le parole sono carne viva, da sentire criticamente nel loro vissuto e nella loro capacità di fare “polis”, città. L’intera pagina di Franco Ferrara si legge come una città simbolica in cui accadono avvenimenti stilistici complessi, da indagare secondo più itinerari

    L’orazione campanelliana di Dante Maffia

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    una poesia di Dante Maffia su Tommaso Campanella viene qui guardata secondo criteri stilistici che intrecciano la sensibilità alla forma geometrica e alla forza delle energie elementari, secondo gli stessi parametri critici che operano nel sottosuolo del pensiero di Tommaso Campanella

    La poiesis come ansia del passato e nostalgia del futuro

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    tutto l’itinerario di Franco Ferrara è giocato secondo i simboli dello spazio e del tempo. Ne nasce un modo di guardare al mondo che è fortemente condizionato dalla capacità di far rivivere il vissuto, storicamente sedimentato, della parol

    Il multiverso della parola. Sulla poesia di Franco Ferrara

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    la poesia di Franco Ferrara può essere guardata nel suo spessore simbolico attraverso più criteri fra loro concatenati. L’intreccio di questi criteri rende possibile leggere in modo nuovo l’intero percorso poetico di questo notevolissimo poeta roman
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