3,424 research outputs found

    Che fanno oggi i poeti?

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    Tavola Rotonda a Smerillo con Marco Guzzi, Paolo Ragazzi, Giuseppe Limone, Giancarlo Pontiggia, 10 marzo 2007, in "Smeriglio", Rivista di poesia e conoscenze umane, Edizioni Cattedrale, Ancona, n.1/200

    L’amicizia fra sapienza della struttura e struttura della sapienza. Quanti modi vi sono per amare i fiori dell’universo

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    Il problema dell’amicizia può essere guardato come problema cosmologico, come problema religioso e come problema etico. In ogni caso, l’amicizia pone in questione una forma di sapienza che si confronta con un problema di struttura. All’interno di questa prospettiva, che guarda all’amicizia come a una delle forme d’amore, l’amicizia deve essere guardata in alcuni tratti strutturali che dànno a pensar

    Per uno sguardo evangelico al grado zero: fra Cristo e il grande inquisitore responsabilità e libertà. Sette livelli dell’esserci nella scala dell’umano

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    Il confronto fra Cristo e il grande Inquisitore nei fratelli Karamàzov di Fëdor Dostoevskij costituisce un topos della letteratura mondiale e fa apparire sottotraccia il passo evangelico delle tentazioni di Cristo. Il testo di Dostoevskij e il testo evangelico si prestano a una domanda complessa sul problema della libertà e della responsabilità. La libertà può essere guardata sia come insieme di condizioni di fatto in cui è chiamata a esercitarsi sia come capacità di esercitarla. Al tempo stesso la libertà può essere guardata a più distinti livelli di scansione. In ogni caso, la libertà, ancor prima che un sostantivo è un verbo di movimento. Tutto ciò mette in questione i precedenti modi, troppo generici, di trattare i significati della libertà. C’è una libertà da, una libertà fra, una libertà di, una libertà per, una libertà che regola se stessa e una libertà regolata sul tu. Il confronto fra Cristo e il grande Inquisitore fa emergere due scandali del pensiero: il rifiuto della libertà da parte dell’uomo e la sofferenza degli innocenti. Ma in questo confronto emergono altre questioni, riferibili alla molteplicità dei punti di vista con cui può guardarsi un campo di termini. Si tratta di tener conto di tre questioni: le questioni dei linguaggi performativi, le teorie dei numeri e dei tipi logici di cui si è occupata la scuola di Palo Alto e la questione della verità come problema a tre strati. Dalla questione emergono sette gradi dell’esserci dell’umano nei confronti della libertà e della responsabilità

    Tra il principio dell’intero e il principio dell’eccezione: l’equità dell’etica, l’etica dell’equità

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    Il saggio, mettendo al centro della propria attenzione l’equità, ne individua e articola gli strati all’interno di un discorso filosofico sull’intero. In tale orizzonte l’equità si costituisce come idea, come atteggiamento, come stile di pensiero, come virtù della ragione e, nell’ambito di un tale percorso, si pone sia come valore sia come principio

    Simone Weil: uno stile di pensiero

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    Per capire il pensiero di Simone Weil, bisogna capire non soltanto ciò che essa dice, ma il punto di vista da cui lo dice. Simone Weil non si limita a pensare l’etica, perché è una pensatrice tragica dell’etica, che parte fondamentalmente dal vissuto e non da altre teorie. Simone Weil pensa a partire dalla catastrofe. Ciò illumina un profilo specifico nello statuto della filosofia. Ma nel pensiero della Weil è individuabile anche un equivoco, riguardante il modo con cui essa ha equivocato sul significato della “persona”, pur condividendone la sostanza del valore. Mettere ordine nei significati di “personale” e di “impersonale” serve a chiarificare non solo il lessico, ma i significati stessi di cui quel lessico parla

    Il diritto della forza, la forza del diritto

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    È necessario impostare un possibile rapporto tra la forza bruta e il diritto. La forza bruta tende ad accreditarsi come diritto. Infatti, nonostante la sua forza, ha sempre bisogno di un minimo di accreditamento simbolico, cioè persuasivo e coinvolgente. Nessuna forza può durare nel tempo come forza vincente se non si dota di questo minimo accreditamento. Ciò significa almeno due cose. Non solo che il diritto – in quanto espressione della ragione – si pone il problema di porre argini alla forza, ma anche che la stessa forza, per poter durare, ha bisogno di presentarsi nella forma di un plausibile diritto. Il problema, posto da Rousseau nel Contratto sociale, ha bisogno di ulteriore elucidazione critica. In questo saggio si percorrono analiticamente, da un lato, i modi di intendere il simbolico e, dall’altro lato, i molteplici modi strutturali con cui, nella storia umana, si è cercato di istituire, attraverso la ragione e il diritto, argini alla forza. Si pensi, fra gli altri, allo Stato legislativo, allo Stato di diritto, allo Stato costituzionale. Si pensi alla stessa nozione di diritto. Tutti i descritti tentativi sono stati insufficienti e parziali. Lo stesso dibattito fra Hans Kelsen e Carl Schmitt può rivelare non solo i criteri in cui essi fra loro si oppongono, ma anche i criteri in cui paradossalmente non si oppongono affatto. Se la forza bruta deve poter essere arginata dalla ragione, d’altra parte, poiché la ragione non basta, la stessa ragione deve poter essere arginata dall’istanza della persona. Si potrebbe, per certi versi, dire: “forza:ragione=ragione:persona”. Si tratta della persona intesa come singolarità esistenzialmente irriducibile, intrinsecamente caratterizzata dai suoi bisogni fondamentali. Ma la stessa contraddizione tra ragione e persona, essendo contraddizione non puramente logica ma esistenziale, non può essere mai – in sede logica – ultimativamente superata. Lo Stato costituzionale fondato sui diritti fondamentali di ogni persona, garantito da una Corte costituzionale dei diritti fondamentali, è uno degli ultimi approcci – neppur esso definitivo – per avvicinarsi all’impostazione corretta della irrisolubile aporia

    La lezione poetica di Luciano Erba. La libertà del guardare, la responsabilità dell’ascoltare

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    La poesia di Luciano erba è tutta da ripensare, perché non può essere ridotta a una pretesa “minimalità” né a una pretesa pura “oro-visività”. Dentro l’una e l’altra forma della scrittura erbiana vive una domanda sommessa che a natura segretamente religiosa e vive una tendenza all’attenuazione sapiente che nulla toglie alla sua forz
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