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“Restauri, Recuperi, Innesti”. Ancient and New Buildings in Contemporary Italian Scenarios
From Postmodern onwards, Italian architecture seems to be characterized by a strange condition which, slowly untangling the plots of a profound crisis, underlines a renewed form of relationship with the past: in its widespread backwardness, in fact, it has found its own way to escape the disruptive season of star system architecture, fashion global, emphasizing in the interest and spirit of a large part of current architecture specific attention to the built, for what already is, defending itself from the muscular attractions of “consumer architecture” with the search for a work that is sensitive and listening to the existing. The contribution will focus on operations aimed at the built - categorically distinct in “restauro” of the existing material, “recupero” of the heritage and innesto” in the historical fabric - will be analyzed as a specific prerogative of Italian architecture, taking as a paradigm three contemporary examples by recognized Italian architects
The Forum as an archetype for the contemporary public space
The Forum, intended as a "symbolic form" of a universal and timeless collective life, has been repeatedly reinterpreted in the course of civil and urban history until reaching the conditions conforming to the contemporary project. Bearer of that ideal load capable to conform the "space" as an "urban place" and, even before that, as a "community site", the Forum as an archetype has a dual nature: on the one hand, in the variant of the Roman forum, it is a place of stratification, of paratactic evolution, and it is a diachronic expression of manipulation; on the other, in the variant of the Imperial forum, it is the place of the planning and synchronic choices, of the rational measure and rules. According to these principles, inherited from Greece, Rome codified a "form" and a "space" of the collective living that has crossed the history of the European city to nowadays: the contemporary square is a space full of flows, of changes, a "salotto a cielo aperto", a pivot in the European tradition in the city of all time. A system "delivered" from the past, as a datum to which to tend to conform? A every time renewed choice, substantiated with the evolved characteristics of society for which an "a priori" is dialectical base to configure the historical continuum? Space, form, uses, dimensions: how do they manifest themselves within this reference frame?
The proposed contribution aims to investigate the layout and evolution of the space of the Forum archetype to outline the expressions of a methodological - before figurative - "classic", in the logic of identifying the specific characteristics of which it appears to be bearer. Archetypal abstraction is here proposed as a critical-synthetic process, reading key for the urban space of the twentieth century to contemporary: works by Italian masters of Razionalismo will be analyzed highlighting aspects of those "mechanisms of continuity" that pervades the public space of the contemporary city
La Casa delle Culture in Piazza dei Cinquecento a Roma
Il monumento razionalista della stazione Termini. Roma Capitale fra le cui maglie persistono tracce di ogni tempo. Forma urbis significa rileggere lo spazio, cogliere aspetti e suggestioni dell’esistente. L’idea di una piazza ordinata, dai materiali scelti perchè intrisi di una tradizione millenaria, dalle forme decise e determinate da quel genius loci raziocinante che rilegge in certi morfemi l’essenza dello spirito di un luogo. Da qui un edificio dalla volumetria semplice, traslucida e contenitrice, entro la quale prendono vita dinamiche ed eventi che ammantano una corte letta come spazio pubblico e di passaggio
Carlo Aymonino a Roma. L'assessorato al Centro Storico: memoria e futuro possibile
Quando l’architettura e la politica si collocano nella prospettiva di condividere idee, visioni e scenari, l’orizzonte progettuale che caratterizza teorie e prassi di entrambe le discipline si trova, in alcuni casi, a brillare di una fortunata coincidenza. Gli anni di lavoro che Carlo Aymonino svolge per il Comune di Roma, nel ruolo di Assessore per gli Interventi sul Centro Storico (1981-1985), fanno coincidere temi e percorsi di un architetto a tutto tondo, il cui esercizio intellettuale ha spaziato tra docenza universitaria e professionismo colto, tra riflessione sociale e partecipazione politica. La questione della città, elaborata con assunti che viaggiavano insieme a lui tra Roma e Venezia, è uno degli elementi cardine della sua riflessione. Un pensiero aperto, eppur fermo su alcuni capisaldi: il superamento della frizione tra città antica e città moderna (affrontato, in più fasi, con numerosi impegni teorici, tra cui “Origini e sviluppo della città moderna” del 1965 e “Il significato della città” del 1975), il ruolo dell’analisi urbana come strumento di progetto, l’importanza di uno studio preliminare al progetto (sia tipologico, sia morfologico, sia legato alla scala del progetto urbano). Come il centro della sua Roma, congiunzione di città culturale e città politica, così il centro della sua attività, congiunzione di Università e Assessorato, risolve nel giudizio di un’architettura intesa come “fenomeno urbano per eccellenza”
Area Mercato a Roma San Basilio. Progetto di riqualificazione per una piazza-mercato nella periferia romana
Un progetto alle varie scale. Un'analisi e una proposta urbana per la riattivazione di una zona di Roma, quella di San Basilio, con diverse criticità: un nuovo sistema di maglie e percorsi con l'obiettivo di migliorare l'interconnessione fra i vari poli attrattori del quartiere. Più nello specifico, poi, un progetto architettonico per la riqualificazione di un'area centrale della zona, da destinare ad una nuova piazza-mercato, luogo di interscambio e di socialità, dove un volume maggiore ed uno minore recingono un grande plateatico attrezzato
Open House Roma 2019. 12C|URBANATELIER: progetti in mostra
Nella cornice di Open House Roma 2019 in mostra il progetto di "Manipolazione di Forma" dell'ampliamento del Whitney Museum di Marcel Breuer presso Madison Ave - New York City, esito dell'omonimo seminario di Dottorato tenuto presso il Dottorato in Architettura - Teorie e Progetto - Sapienza Università di Roma - 2019 dalla Docente Anna Giovannelli. In mostra un plastico, una tavola e il book esplicativo dell'intervento
Le terme di Ikaria. Un progetto con Alberto Campo Baeza
Nel primo secolo a.C. lo storico greco Strabone (xiv. 1.9) parla di un piccolo temenos consacrato ad Artemide a Nas, nella costa nordorientale dell'isola di Ikaria. Nas era stata consacrata dagli abitanti pre-greci dell'Egeo ed è un importante dell'antichità, ideale ultimo passo prima dei pericolosi mari che circondavano l'isola e per i quali i marinai facevano, prima di imbarcarsi, continui sacrifici. Le rovine di questo antico luogo sono l'elemento caratteristico del progetto: su di queste, come per gli antichi, un podio genera la vista di uno spazio dall'orizzonte illimitato
Recingere per interpretare. Uffici per la Giunta di Castilla e León di Alberto Campo Baeza
Il possente muro con cui Alberto Campo Baeza perimetra las Oficinas del Ayuntamiento de Zamora è il risultato architettonico di un’operazione con un oggetto, la tradizione e con un fine, l’atto di interpretare. Alla fattualità sostanziale del recingere - operazione archetipica - l’architetto instilla una sofisticazione colta, il cui statuto ontologico è nel tradere-tramandare-tradire nonché nel traducere-tradurre che pone l’azione lì, in quel dato luogo. Per via interpretativa, l’universale archetipico risolve nel particolare fisico del Mediterraneo e, prima ancora, nella sfera linguistico-culturale del latino: lapis angularis, hortus conclusus, lapis arenaria e dunque genius loci. Recingere è allora un’azione culturale, se per culturale s’intende quel repertorio simbolico di cui è possibile esercitare una memoria di ricordo; la tradizione, nel recinto di Zamora, è prima orizzonte di senso, poi repertorio di esempi. In primo luogo, interpretazione di latinità (la sottolineatura della pietra d’angolo, la ri-perimetrazione del cortile d’un antico convento da cui prende forma, la pietra scelta perché materiale della prospiciente Cattedrale) in una ri-lettura del luogo che interpreta-decodifica e, conseguentemente, interpreta-esprime: quanto già esperito si attualizza e ri-vive con un nuovo significato. Un muro, quello del recinto di Zamora, non distante dai risultati d’un fare ‘classico’. Ma c’è di più: nel disvelare l’antico, parla e scrive il Moderno. Nelle bucature ritagliate dal pesante spessore, nei contrasti della sua dialettica oppositiva, il muro di Zamora recinge Mies con un Le Corbusier. Nel prospetto libero per la massa muraria tradita dai ritagli, l’inquadratura della Villa Le Lac non mira, questa volta, al lago di Lemano con un dentro-verso-fuori, bensì rovescia l’ordine: i cittadini di Zamora ispezionano all’interno, trovando una scatola di vetro con burocrati affaccendati e scoprendo (meraviglia!) la compiuta tettonica miesiana, la templarità della Farnsworth fra le piane d’Illinois. Al pari d’una pietra angolare, la carica moderna della bucatura libera in un pieno o d’un pilastro svincolato soppesa riletture critiche per ulteriori possibilità del testo architettonico già dato e nuovamente da tradurre, da tradire, da ri-semantizzare
Recinti
Il recinto è un archetipo: definisce l’atto originario dell’insediarsi in un luogo e dell’edificare un rifugio. Appartiene a molteplici civiltà antiche – egiziana, greca, romana, araba –, definisce la spazialità della casa a patio, del témenos, dell’hortus conclusus ed è stato utilizzato da società e culture diverse nel corso della storia. Non è solo un elemento di delimitazione dello spazio, ma anche un principio ordinatore che definisce relazioni interscalari tra territorio, paesaggio, città e architettura; un dispositivo che configura spazi pubblici, comunitari e della convivenza, determinando diverse percezioni e comportamenti. Indagato da numerosi autori e utilizzato da molti architetti, il recinto continua a caratterizzare i diversi ambiti del progetto contemporaneo, assumendo nuove forme, materie e declinazioni che modificano e alterano quelle originarie.
I contributi raccolti in questo libro sono l'esito del seminario della Scuola di Dottorato in Scienze dell’architettura dell’Università Sapienza di Roma e sono stati redatti dai docenti del seminario, docenti esterni invitati e dai dottorandi. I saggi riflettono sull’attualità di questo archetipo, sulle variazioni di identità di questo dispositivo nel contemporaneo e lo indagano attraverso letture critiche di diverse opere che declinano alcune delle molteplici forme, caratteri e materialità che esso può assumere
Bibliographie
Abbagnano Nicola, 1998, Dizionario di filosofia, terza edizione aggiornata e ampliata da Giovanni Fornero, Torino, UTET. Abercrombie David, 1965 [1949], « What is a “letter” ? », Studies in Phonetics and Linguistics, London, OUP, p. 76-85. Albano Leoni Federico, 1998, « L’indeterminatezza del significante », Ai limiti del linguaggio. Vaghezza, significato storia, F. Albano Leoni, D. Gambarara, S. Gensini, F. Lo Piparo, R. Simone éd., Roma/Bari, Laterza, p. 9-14. — 2001, « Il ruolo dell’udito..
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