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Dalla terra alla luna e ritorno. Le cronache spaziali di Dino Buzzati sul «Corriere della Sera» (1953-1969)
Il saggio propone una rassegna degli articoli che Dino Buzzati ha scritto sul «Corriere della Sera» a proposito dell’allunaggio del 1969. Come in tutta la sua attività giornalistica, i suoi articoli non sono solo resoconti: sono spesso elzeviri, brani letterari, tenendo a mente sempre il carattere referenziale e rispettoso proprio del buon giornalismo.
L’epopea lunare di Buzzati è una lettura poetica del presente, seguendo le varie spedizioni russe e americane ma tenendo sempre presente il fatto letterario: la Luna è la depositaria della poesia e dell’immaginazione.
I suoi articoli sulla vicenda sono inoltre un’ulteriore testimonianza di come per Buzzati risulti impossibile, oltre che offensivo nei confronti del suo lettore, distinguere il giornalismo dalla letteratura. Da giornalista e da scrittore, Buzzati tiene la letteratura al centro come “stella fissa”: parlare della Luna vuol dire coinvolgere Leopardi, Pascoli, Ariosto, Dante e tutti gli autori di tutte le letterature del mondo.
Se le mitologie antiche hanno narrato storie per ciascuna stella del cielo, la mitopoiesi buzzatiana segue lo stesso modo di procedere: al posto dei punti di luce dell’universo, però, ci sono i punti di luce creati dall’uomo. Ci sono «finestre accese di uomini e donne miserandi come me, globi dell'illuminazione pubblica, superstiti insegne del bar, colonnette di benzina, semafori ammiccanti, enigmatici lumini sospesi sulle antenne dei grattacieli desolati riverberi della nostra povera vita quotidiana, che Dio li benedica».
Aggiungendo che «per misurare l’animo di un uomo, sia pure quello di un cane, non bastano miliardi di anni luce».This essay examines the articles written by Dino Buzzati on «Corriere della Sera» about Moon landing of 1969. In Buzzati’s journalistic experience the “Moon rash” is very important: the literature plays a leading role. His articles are not only reports, but real short stories, sometimes Elzevirs, always keeping an eye on the referential features of journalism. The Buzzati’s Moon epic is a poetic reading of the present, following the American or Russian missions: it ia a chronicle of a “war”, whose winner is decided by history, and not by poetry. Yet, Buzzati was interested in the latter. Moon is the repository of poetry and imagination, as many centuries of poetry turned up above, like Ariost’s lost things. These articles are also a proof of the position of Buzzati regarding the relationship between journalism and literature. There are no borders: Buzzati looks at literature as a journalist and as a writer, his tone is lyrical and there are references to authors of Italian literature. Talking about the Moon means talking about Leopardi, Pascoli, Ariosto, Dante and all the writers of every literature in the world
Un beato scrive ai santi
Italiano
Nel 1976 il patriarca di Venezia Albino Luciani raccoglie e dà alle stampe una serie di lettere
immaginarie che ha scritto per il «Messaggero di Sant’Antonio» negli anni precedenti (1971-1975).
Il volume prende il titolo di Illustrissimi. Lettere ai Grandi del passato e sarà rivisto e riedito fino al
1978, anno della morte dell’autore, che ora, dallo scorso settembre, è il Beato Giovanni Paolo I.
I destinatari delle sue lettere immaginarie sono molti e diversi: autori, personaggi letterari, figure
bibliche e sette santi (San Bernardo abate di Chiaravalle, San Bernardino da Siena, San Francesco
di Sales, Santa Teresa di Lisieux, San Bonaventura, San Luca evangelista, Santa Teresa d’Avila).
L’ultima lettera è indirizzata a Gesù. Quello che colpisce nell’opera è che la letteratura, intesa
come comunicazione marcata, sembra sovrintendere tutto. Scrive Jean Guitton:
«Ascoltando poco fa in piazza San Pietro il primo Angelus di Giovanni Paolo I, ho ritrovato l’arte
dell’omelia, quella che i padri greci definivano arte di conversare semplicemente con gli uomini.
Mi sembra di riconoscere nel nuovo papa un po’ di quell’ardire, di quell’“acquisita innocenza”,
direbbe Bergson... Ho preso visione del testo del suo Illustrissimi dove ho ritrovato il sapore di
quello scrittore nato che è Albino Luciani. Il termine “sapore” riassume l’impressione di saggezza,
di scienza e di sapidità lasciatemi dagli scritti e dalle parole di questo pastore incomparabile. Vi si
intuiscono quel misto di humor e di amore che lo affratellano a Dickens e a Mark Twain i suoi
autori preferiti».
L’intervento presenterà l’opera letteraria di Papa Luciani, con particolare riguardo all’aspetto
anche narrativo delle lettere indirizzate ai Santi
Dalla parte dell’ombra : La «nera» di Dino Buzzati
La raccolta è una “capsula del tempo” che consente di decodificare il Novecen- to dal punto di vista della sua ombra: «questi articoli, riuniti in questa antologia, oltre al mistero che si portano dietro, funzionano da macchina del tempo. Non sono soltanto il resoconto di un fattaccio (uno dei primi a solleticare dalle pagine dei giornali la curiosità un po’ morbosa dei lettori), ma uno spaccato di vita, la foto di una Milano povera e ferita
I romanzi di indagine e la rappresentazione distorta del sacro: verso un archetipo? Una nota storico-critica
I romanzi di indagine italiani parlano spesso di poteri criminali, come la mafia, e dei loro rapporti con l’immaginario devoto. Il breve saggio propone una rassegna di autori che hanno affrontato il tema tra la fine dell’Ottocento e i giorni nostri. C’è però un archetipo che ha dettato il modello: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, come suggerisce Leonardo Sciasci
Buzzati, Savinio, Gadda, Tessa e i riusi irregolari
Il libro è composto da cinque saggi, dedicati a Dino Buzzati, Carlo Emilio Gadda, Alberto Savinio, Delio Tessa, e a momenti della narrativa contemporanea; ciascun saggio è dedicato al riuso di ciascun autore di istanze largamente presenti nella letteratura italiana (la cronaca, la tradizione virgiliana, il mito, il dialetto, la tragicommedia) ma reinterpretati nel contesto dell’immaginario di ciascun autore e rivestiti, dunque, di un nuovo ruolo
Cronotopi "sconvenienti". L'errare e il locus amoenus nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
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