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    La rimozione della placca batterica: efficacia delle procedure professionali.

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    Removing the bacterial plaque: Effectiveness of the professional Procedures Aim: The aim of this study was to assess the effectiveness of three different procedures of oral hygiene treatment in removing the bacterial plaque. Materials and methods: The study included 31 patients (aged 18 to 35 years). All the subjects were in good general health and were not affected by periodontal disease. The sample selected was splitted into 3 groups with 3 different procedures: group 1 - iter A: treatment with ultrasonic instrumentation, hand instrumentation (scaler), polishing with a rubber cup and prophylaxis paste; group 2 - iter B: treatment with ultrasonic instrumentation, polishing with a rubber cup and prophylaxis paste; group 3 - iter C: treatment with hand instrumentation (scaler), polishing with a rubber cup, maniple and prophylaxis paste. Before every treatment (T0) and after each professional action (T1, T2, T3) the O’Leary Plaque Index (1972) was applied. Results: In all the groups the three procedures of professional hygiene allowed a meaningful reduction of the plaque index and the phase of the deplaquing has lead to a further important improvement and as such detected as indispensable phase. However, the most effective professional removal of bacterial plaque (p<1 per cent) seems the treatment A. Conclusions: Therefore, our data support, a procedure of professional oral hygiene effective and able a high “decontamination” at the oral cavity

    What about the dentist - patient relationship in dental tourism?

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    Dental tourism is patients travelling across international borders with the intention of receiving dental care. It is a growing phenomenon that raises many ethical issues, particularly regarding the dentist–patient relationship. We discuss various issues related to this phenomenon, including patient autonomy over practitioner choice, patient safety, continuity of care, informed consent and doctor–patient communication, among other factors. In particular, patients partaking in medical tourism should be informed of its potential problems and the importance of proper planning and post-treatment care to guarantee high-quality treatment outcomes

    Trattamento ortodontico in pazienti osteoporotici curati con bifosfonati

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    I bifosfonati sono una classe di farmaci largamente raccomandata nella terapia di alcune neoplasie in cui compaia anche un’ipercalcemia severa, nella cura del mieloma multiplo e nella riduzione del rischio di osteoporosi di varia origine, oltre che nel trattamento di alcune lesioni osteolitiche secondarie a carcinomi della prostata o della mammella. Il loro meccanismo d’azione prevede l’inibizione del riassorbimento del tessuto osseo da parte degli osteoclasti con un aumento del volume osseo sia corticale, sia trabecolare. La metabolizzazione di questi farmaci è quasi nulla, essi pertanto permangono nell’osso per un periodo di tempo lunghissimo. Tra i loro effetti collaterali quali diarrea, nausea, vomito, dolori addominali ed infiammazione e possibile erosione della mucosa esofagea, se ne conoscono anche di pertinenza odontoiatrica. Il più temuto è sicuramente l’osteonecrosi mandibolare (incidenza dall’0.8% al 12%) soprattutto in seguito a terapia endovenosa e in associazione spesso con traumatismi quali interventi chirurgici o estrattivi. Esistono, seppur in forme più lievi e tollerabili, anche degli effetti a livello ortodontico. Il trattamento ortodontico in pazienti trattati con bifosfonati risulta più lungo in quanto vi è un progressivo rallentamento nel movimento degli elementi dentari che, tuttavia, risultano maggiormente mobili. Inoltre è stato evidenziato che denti sottoposti a trattamento ortodontico in questi pazienti risultano successivamente più difficili da spostare in un eventuale ritrattamento. Radiograficamente si osservano aree di sclerosi intorno alle radici degli elementi dentari, il legamento parodontale può apparire oscurato o si può presentare un allargamento dello spazio dello stesso (ciò può dipendere dalla concomitanza di fattori traumatici, batterici o dalle normali variazioni dell’anatomia ossea). Probabilmente questa è anche la chiave con cui approcciare pazienti che assumono i bifosfonati, chiedendo essenzialmente un intervento del curante con una modulazione corretta della terapia o addirittura uno stop di questa, mesi prima di iniziare procedure orotodontiche o di chirurgia orale. Si è appreso infatti che uno stop nella terapia minimizza tutti quegli effetti indesiderati a livello ortodontico ed è riportato che un trattamento in tali condizioni può essere assimilato al range di trattamenti normali in soggetti sani. E’ però necessario che l’ortodontista abbia ben chiare le possibilità di insuccessi quando tratta un paziente con tali caratteristiche e sia molto attento a rilevare ogni segno. Ciò è sicuramente utile nel trattamento ortodontico e nella comunicazione con gli altri specialisti coinvolti nel management dei pazienti in cura con bifosfonati

    Espansione palatale in pazienti con labiopalatoschisi in dentizione mista: confronto tra quad-helix ed espansore rapido del palatoDoctor Os. 2004 Vol. 15(1): 76-78

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    I pazienti con Labio-palato schisi mostrano un mascellare superiore collassato dovuto alla riparazione chirurgica della schisi (1). La maggior preoccupazione che sorge da un mascellare collassato è lo sviluppo di crossbite.Il crossbite può essere risolto ortodonticamente in dentatura mista utilizzando un quad-helix (2) o un espansore rapido del palato (3). In questo studio retrospettivo sono stati considerati 27 pazienti Labio- palato schisi di età compresa tra 5 e 13 anni. Il trattamento ortodontico effettuato ha comportato per sei pazienti l’applicazione di un espansore rapido del palato (ERP) e per i rimanenti ventuno di un quad – helix (QDH). Il diametro intercanino (DMA) e intermolare (DMP) sono stati misurati prima e dopo la fase di espansione e confrontati a quelli presenti in pazienti sani secondo dati tratti dalla letteratura al fine di determinare quale dei due è l’apparecchio più idoneo. I modelli di gesso sono stati riprodotti usando una macchina fotocopiatrice in modo da considerare solo due delle tre dimensioni e di conseguenza facilitare le misurazioni. Prima della fase di espansione il diametro mascellare intercanino e intermolare dei pazienti affetti da schisi si è dimostrato deficitario rispetto a quello dei bambini sani di pari età, ricavato da tabelle antropometriche. Dopo la fase di espansione nel gruppo QDH il DMA ha sostanzialmente eguagliato quello della popolazione sana mentre il DMP è leggermente maggiore di quello riscontrato nella popolazione sana. Nel gruppo ERP permane una lieve deficienza dei diametri traversi anteriore e posteriore rispetto alla popolazione sana. Nonostante entrambi gli apparecchi abbiano portato alla risoluzione del crossbite posteriore, il quad-helix risulta più efficace, provoca meno dolore e non richiede collaborazione da parte dei parenti
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