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I diritti della storia e della memoria: l'emigrazione fra tragedia e realtà
Il libro ripercorre la tragedia di Marcinelle, nel 60esimo dell'anniversario, ricostruita attraverso il vissuto dei minatori pesaresi coinvolti nell'incendio del 1956. Il bilancio storiografico qui tracciato si articola lungo la specifica fisionomia di un territorio, attraversato da persistenze e rotture nei legami sociali e nelle strutture economiche, influenzato dalla dinamiche nazionali ed europee che dettano i caratteri del fenomeno migratorio e indirizzano le modalità delle destinazioni e delle partenze
A construction for a counterexample to the pseudo 2-factor isomorphic graph conjecture
A graph admiting a -factor is \textit{pseudo -factor isomorphic} if
the parity of the number of cycles in all its -factors is the same. In [M.
Abreu, A.A. Diwan, B. Jackson, D. Labbate and J. Sheehan. Pseudo -factor
isomorphic regular bipartite graphs. Journal of Combinatorial Theory, Series B,
98(2) (2008), 432-444.] some of the authors of this note gave a partial
characterisation of pseudo -factor isomorphic bipartite cubic graphs and
conjectured that , the Heawood graph and the Pappus graph are the only
essentially -edge-connected ones. In [J. Goedgebeur. A counterexample to the
pseudo -factor isomorphic graph conjecture. Discr. Applied Math., 193
(2015), 57-60.] Jan Goedgebeur computationally found a graph on
vertices which is pseudo -factor isomorphic cubic and bipartite,
essentially -edge-connected and cyclically -edge-connected, thus refuting
the above conjecture. In this note, we describe how such a graph can be
constructed from the Heawood graph and the generalised Petersen graph
, which are the Levi graphs of the Fano configuration and the
M\"obius-Kantor configuration, respectively. Such a description of
allows us to understand its automorphism group, which has order
, using both a geometrical and a graph theoretical approach
simultaneously. Moreover we illustrate the uniqueness of this graph
La fine dell'età dell'oro. L’ENI e le crisi petrolifere (1973-1979
Il numero monografico della "Nuova Rivista Storica" sulla politica petrolifera dell'ENI negli anni delle crisi energetiche è dedicato al tentativo di stabilire legami particolari e preferenziali con i paesi produttori di greggio dell'area mediorientale e mediterranea. I saggi ospitati nel presente fascicolo sono frutto di un progetto di studio e di ricerca, i cui obiettivi erano – sulla base del materiale documentale conservato presso l'Archivio storico dell'ENI, messo a confronto con altre fonti edite ed inedite, sia italiane che straniere – l'analisi delle reazioni dei vertici dell'ente di Stato di fronte agli shock petroliferi degli anni Settanta e la ricostruzione delle strategie elaborate e attuate in un momento di particolare complessità e difficoltà nella storia non solo dell'Italia, ma del mondo occidentale e industrializzato in generale; un momento talmente importante e significativo da poter essere considerato una sorta di spartiacque, le cui conseguenze furono la fine della lunga fase di crescita e prosperità occidentali del secondo dopoguerra, e la trasformazione non solo del modello di sviluppo, ma anche del sistema di relazioni economiche e politiche internazionali, che aveva caratterizzato per decenni i rapporti tra paesi consumatori e produttori, tra Occidente e Medio Oriente
L'ENI e la fine dell’età dell’oro: La politica petrolifera dell’Ente Nazionale Idrocarburi in Medio oriente e nel Mediterraneo Negli anni delle grandi crisi energetiche
L’assenza pressoché totale di ogni fonte primaria in grado di produrre energia ha condizionato costantemente lo sviluppo industriale e il ruolo internazionale dell'Italia, ripercuotendosi non solo sui costi della crescita economica, ma anche sull'autonomia delle iniziative politiche (problema ben presente ancora oggi, tanto da influenzare in parte le posizioni prese dal governo di Roma in questioni particolarmente delicate come l'attuale crisi tra Ucraina e Russia, uno dei maggiori fornitori di gas dell'Italia). Questa debolezza di fondo è stata all’origine del deciso intervento dello Stato nel settore energetico e in particolare in quello petrolifero, culminato nel secondo dopoguerra nell'istituzione dell'ENI, società pubblica incaricata di promuovere e attuare iniziative di interesse nazionale nel campo degli idrocarburi. Nel corso degli anni Cinquanta dello scorso secolo, l'ente fondato e guidato da Enrico Mattei ha tentato in vari modi, in concorrenza e spesso in contrapposizione con le potenti multinazionali anglo-americane e francesi, di sviluppare una politica energetica autonoma corrispondente sia alle esigenze produttive del paese, che alle aspirazioni politiche di giocare un ruolo centrale nello scacchiere mediterraneo e mediorientale. Su questo importante tratto di storia del nostro paese esiste ormai un'ampia letteratura, che ha analizzato vari aspetti, nazionali e internazionali, degli “anni ruggenti” dell'ENI. Il post-Mattei, invece, con le sue numerose criticità e contraddizioni, è stato oggetto solo di poche ricerche scientifiche e documentate. Al tentativo di colmare tale lacuna, è dedicato il numero monografico della «Nuova Rivista Storica» sugli sforzi dell'ENI per superare le crisi petrolifere degli anni Settanta e le conseguenti gravi difficoltà economiche e finanziare, stabilendo partnership particolari e preferenziali con i paesi produttori di greggio dell'area mediorientale e mediterranea, senza più ricorrere all'intermediazione delle grandi compagnie petrolifere occidentali.
I saggi pubblicati nel numero monografico della NRS, infatti, prendono in esame un arco temporale - il decennio che va dalla fine degli anni Sessanta a quella degli anni Settanta - durante il quale il mercato petrolifero mondiale fu scosso da eventi di portata eccezionale prodottisi nella regione mediorientale: la guerra arabo-israeliana del Kippur, l’embargo petrolifero dei paesi arabi contro i paesi vicini allo Stato d’Israele, la decisione dei paesi produttori di aumentare a più riprese il prezzo del greggio causando veri e propri shock nelle dinamiche del mercato petrolifero mondiale, le nazionalizzazioni delle grandi concessioni petrolifere mediterranee e mediorientali, la rivoluzione libica di Gheddafi, quella islamista di Khomeini in Iran, la definitiva presa del potere da parte di Saddam Hussein in Iraq. Le conseguenze sull’andamento delle economie occidentali furono tali da causare una delle maggiori crisi economiche e finanziarie del Novecento, caratterizzata da inflazione galoppante, bassi tassi di crescita, livelli di disoccupazione sempre più elevati e instabilità monetaria. Tra i paesi industrializzati, l’Italia, protagonista, nei decenni precedenti, del “boom” economico, fu uno dei più colpiti a causa delle sue debolezze strutturali; l'aumento dei costi energetici, infatti, si andò ad aggiungere al forte incremento del costo del lavoro, al disavanzo pubblico sempre più incontrollato, al considerevole rialzo dei prezzi internazionali all'ingrosso e alla consistente svalutazione della lira, contribuendo in maniera determinante a innescare un processo inflazionistico senza precedenti nella storia dell'Italia postunitaria. Ne derivò un ciclo recessivo, segnato, nel biennio '73-’75, dalla diminuzione del 3,5% del PIL e dalla rapida caduta della produzione industriale.
I saggi raccolti nel numero monografico analizzano le reazioni della politica italiana e dei vertici dell'ENI di fronte agli avvenimenti degli anni Settanta, ricostruendo le strategie elaborate e attuate in quei momenti di particolare complessità e difficoltà nella storia non solo dell'Italia, ma del mondo occidentale e industrializzato in generale. Il quadro che emerge è quello di una classe dirigente, che reagisce alla crisi non solo tentando di contenere le spese con un piano di razionalizzazione dei consumi energetici, che prevedeva, tra le altre cose, la limitazioni nell’uso delle auto private e la chiusura anticipata degli esercizi commerciali; ma anche rilanciando le iniziative e moltiplicando gli impegni, grazie a una serie di accordi diretti con i regimi dei paesi produttori mediorientali, le cui istituzioni non erano certo vicine a quelle del mondo occidentale, e con cospicui investimenti nelle ricerca mineraria in Italia e all’estero (decisione rivelatasi poi di fondamentale importanza per la definitiva affermazione dell'ENI tra le grandi multinazionali mondiali dell'energia). In sintesi, non solo rigore e austerità, forse utili e necessari nel breve periodo, ma anche investimenti e iniziative di sviluppo, indispensabili per la crescita economica e la stabilità sociale
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