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    Editoriale

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    Editoriale in cui si illustra il passaggio della rivista dal formato cartaceo a quello digitale open access e le conseguenze sul piano della diffusione internazionale che se ne intendono ricavare.The author illustrates the passage of the magazine from the paper format to the digital open access format and the greater diffusion that will be consequently achieved internationally

    La lezione di Tullio Seppilli. Relazione di apertura al Convegno

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    Il testo contiene la relazione introduttiva al 2° Convegno nazionale della Società italiana di antropologia medica, realizzato a Perugia nel giugno 2018 e dedicato alla memoria di Tullio Seppilli, la cui scomparsa nell’agosto del 2017 – dopo l’intenso primo trentennio di vita della SIAM – costituisce uno spartiacque nella storia di questa disciplina in Italia. Dopo i ringraziamenti alle istituzioni e alle persone che hanno reso possibile la realizzazione del convegno, si traccia una breve ricapitolazione del fondamentale lascito di Tullio Seppilli, fondatore dell’antropologia medica italiana e promotore della sua crescita scientifica e affermazione come sapere dalla essenziale utilità sociale (come dimostra l’esempio del pluridecennale rapporto di collaborazione con le istituzioni sanitarie attuato in Umbria). Vengono quindi presentati alcuni dei risvolti problematici rilevabili nella pratica antropologico-medica: la difficoltà a soddisfare la frequente aspettativa di fornire in tempi assai ridotti risposte semplicificate a problemi riguardanti fenomeni complessi; la percezione spesso riduttiva dell’antropologia medica come sapere tecnico, utile essenzialmente a gestire la popolazione straniera; l’idea fuorviante della sua “neutralità” e facilità applicativa; il rischio che essa si presti a fornire dei fenomeni spiegazioni riduttivamente culturaliste che ne occultino le cause strutturali. Vengono quindi avanzate alcune esigenze e proposte per il futuro della SIAM: la promozione dell’interlocuzione con le componenti più aperte e motivate delle discipline di ambito medico; l’incremento della collaborazione interdisciplinare; l’adozione di forme di comunicazione degli esiti delle ricerche che siano chiare, sintetiche e accessibili; la cura particolare dell’insegnamento dell’antropologia nell’ambito formativo della medicina e delle professioni sanitarie; il potenziamento dei vincoli istituzionali e delle forme di collaborazione con l’estero. Infine, per quanto riguarda la vita associativa, si delineano alcuni impegni programmatici: a incrementare l’accessibilità della produzione scientifica della SIAM, anche attraverso il potenziamento del sito e la digitalizzazione delle pubblicazioni; a realizzare un calendario di iniziative e incontri con cadenza serrata e ampia distribuzione territoriale; rafforzare i rapporti con le istituzioni sanitarie e monitorare la qualità della didattica antropologica in ambito medico-sanitario. In conclusione, viene ribadito il convincimento del ruolo sostanziale che l’uso sociale dell’antropologia può fornire nella tutela e nel funzionamento del sistema sanitario nazionale come bene comune.The article consists of the introductory report to the 2nd National Conference of the Italian Society of Medical Anthropology, held in Perugia in June 2018 and dedicated to the memory of Tullio Seppilli, whose death in August 2017 - after the first thirty years of SIAM’s existence - constitutes a watershed in the history of this discipline in Italy. After thanking the institutions and the people who made the conference possible, the Author presents a brief summary of the fundamental legacy of Tullio Seppilli, founder of Italian medical anthropology and promoter of its scientific growth and affirmation as a socially useful knowledge (as shown by the example of the decades-long relationship with healthcare institutions implemented in Umbria). Subsequently, he outlines some of the problems that can be detected in the practice of medical anthropology: the difficulty in satisfying the frequent expectation of providing in a very short time simple answers to problems concerning complex phenomena; the frequent reductionist perception of medical anthropology as technical knowledge, essentially useful for managing the foreign population; the misleading idea of its being "neutral" and easy to apply; the risk that it may lend itself to providing reductively culturalist explanations of health phenomena, thus concealing their structural causes. Furthermore, he illustrates some proposals for the future of SIAM: the promotion of dialogue with the most open and motivated members of medical sciences; increasing interdisciplinary collaboration; the adoption of clear, concise and accessible ways to communicate research results; a particular care in teaching anthropology in the educational field of medicine and health professions; the strengthening of institutional relations and collaboration with foreign countries. Finally, concerning the associative life, some programmatic commitments are outlined: an increase of the accessibility to SIAM's scientific production, pursued through the updating and enhancement of the site and the digital conversion of publications; the creation of a dense schedule of initiatives and meetings with a wider territorial distribution; the strengthening of relations with health institutions and monitoring the quality of anthropological education in the medical-health field. Finally, the Author stresses the conviction of the substantial role that anthropology’s social use can provide in the defense of the national health system as a common good

    “Chi cura non è il terapeuta”: la dimensione religiosa nella cura attraverso alcuni casi etnografici

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    L’articolo presenta una riflessione sul ruolo giocato dalla dimensione del significato sulla salute e sulla malattia, e dunque anche di come quest’ultima venga spesso letta in termini religiosi, come castigo, prova, destino o frutto di cattive relazioni con la società, il cosmo o le entità extraumane. Partendo da alcuni esempi etnografici “esotici” per poi giungere ad altri riguardanti pazienti ricoveranti presso un ospedale romano, l’autore illustra quanto diffusa sia – anche nella nostra moderna e secolarizzata società occidentale – la tendenza a distinguere tra la spiegazione scientifica della patogenesi e la ricerca di una spiegazione morale dell’insorgere della malattia. Cerca inoltre di mostrare come il ricorso alle terapie biomediche non escluda l’esigenza di fare parallelamente ricorso a pratiche rituali. Infine spiega come sia possibile che la gestione del significato non sia soltanto funzionale alla gestione della malattia sul piano concettuale ed emotivo, ma come attraverso l’aspettativa di guarigione che può ingenerare nei pazienti essa sia spesso capace di innescare processi endogeni la cui efficacia è possibile verificare concretamente.The article presents a reflection on the role played by the dimension of meaning on health and illness, and therefore also why the latter is often interpreted in religious terms, as punishment, trial, destiny or the result of bad relations with society, the cosmos, or extra-human entities. Starting from some "exotic" ethnographic examples and then arriving at others concerning patients admitted to a Roman hospital, the author illustrates how widespread is - even in modern and secularized Western society - the tendency to distinguish between the scientific explanation of the pathogenesis and the search for a moral explanation for the illness’ origin. He also tries to show how the use of biomedical therapies does not exclude the parallel need to make use of ritual practices. Finally he explains how it is possible that the management of meaning can be not only functional to the management of the disease on a conceptual and emotional level; it can also generate in patients an expectation of recovery that may trigger endogenous processes whose effectiveness can be empirically verified

    Introduzione a Sessione I Antropologia medica e Sanità Pubblica nel Lazio

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    Il testo introduce la sessione del volume dedicata agli esiti delle ricerche condotte - sotto la guida dell'Autore - da giovani ricercatori della Sapienza presso diverse strutture sanitarie pubbliche del Lazio, su temi di antropologia medica quali la valutazione dei servizi di emergenza, i trapianti di cuore, le narrazioni di degenza ospedaliera, l'assistenza domiciliare infermieristica, fisioterapica e sociale.The text introduces the session of the volume devoted to the results of research conducted - under the guidance of the author - by young researchers of Wisdom at different public hospitals of Lazio, on issues of medical anthropology such as the assessment of the emergency services, transplants heart, the narratives of hospitalization, nursing home care, physiotherapy and social

    Vestire immateriali presenze: riflessioni su alcuni oggetti rituali otomì alla luce de L’oggetto persona di Carlo Severi

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    L’articolo esamina le periodiche pratiche di “vestizione” riservate ad alcune immagini sacre antropomorfe dagli specialisti rituali otomì di Santa Ana Hueytlalpan (Hidalgo, Messico) alla luce della “teoria antropologica dell’antropomorfismo” proposta da Carlo Severi nel recente volume L’oggetto-persona. In particolare si evidenzia il fatto che nello specifico caso esaminato – riguardante tre personificazioni materiali delle entità extraumane da cui gli specialisti rituali derivano i propri poteri (solitamente dette zitâhmu o antiguas, e costituite da una struttura lignea antropomorfa in cui è inserita una testina litica o ceramica, di provenienza archeologica) – due delle tre figure cui si cambiano le vesti e si offre del cibo sono prive della pietruzza che abitualmente costituisce la materializzazione dell’entità venerata. In aggiunta a ciò, il rito del cambiamento delle vesti di questi “oggetti-persona” viene ripetuto da diversi ritualisti a distanza di poche ore. Da ciò si deduce che l’essenza del rituale consiste appunto nel “dare corpo” attraverso l’atto della vestizione alle entità extraumane, compiendo un atto mentale di “proiezione” che le rende presenti e attive sulla scena del rito. In tal modo, il rito rinsalda il vincolo tra queste e gli operatori rituali e prelude alla successiva penetrazione delle prime nel corpo dei secondi, che dà luogo a una forma di possessione mantica, in cui le entità extraumane forniscono agli astanti rivelazioni preziose per orientarsi ed agire nel mondo.The act of "dressing" some sacred anthropomorphic images periodically performed by the Otomì ritual specialists of Santa Ana Hueytlalpan (Hidalgo, Mexico) is examined in the light of the "anthropological theory of anthropomorphism" proposed by Carlo Severi in his recent book “L’oggetto-persona”. In particular, the author considers three material personifications of the extra-human entities from which the ritual specialists derive their powers; usually called zitâhmu or antiguas, these objects are made up of an anthropomorphic wooden structure in which a lithic or ceramic head of archaeological origin is inserted. In the case examined here, two of the three figures whose clothes are changed and to whom food is offered are devoid of the stone that usually constitutes the materialization of the revered entity. In addition to this, the ritual change of these "person-objects’" garments is repeated by several ritualists a few hours apart from one another. This demonstrates that the essence of the ritual consists precisely in "giving body" to such extra-human entities through the act of dressing them, thus performing a mental act of "projection" that makes them present and active on the ritual scenery. In this way, the rite strengthens the bond between these entities and the ritual actors and is a prelude to their subsequent penetration of the latters’ bodies. This causes a form of mantic possession, in which the extra-human entities provide bystanders with revelations useful to orient themselves and act in the world

    Tlacochitta, ver cosas durmiendo: enunciados y reflexiones sobre las prácticas oníricas nahuas

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    L’articolo esamina le concezioni e le pratiche intorno alla dimensione del sogno dei Nahua del Messico, tanto preispanici quanto odierni. Per la civiltà precolombiana degli Aztechi si prendono in considerazione le testimonianze storiche di cronisti ed evangelizzatori, così come i repertori linguistici e i testi in lingua nahuatl redatti nel primo periodo coloniale. Per il presente, ci si basa sulla documentazione etnografica raccolta dall’autore presso i Nahua del municipio di Cuetzalan (Puebla), mettendo in luce il rapporto tra le diverse componenti spirituali e l’attività onirica, il ruolo dei sogni nella “chiamata” alla professione degli specialisti rituali, la capacità di questi di esercitare un controllo attivo dei propri sogni, nonché le insidie che i viaggi onirici comportano per l’integrità della persona. La sfera onirica presenta per i Nahua un ambito in cui il confine tra il mondo umano e quello extraumano diviene poroso e che consente l’accesso a forme di conoscenza e di agentività precluse nello stato di veglia. Il sogno infine risulta un’esperienza fortemente socializzata, nella quale i modelli tradizionali forniscono strumenti cognitivi e operativi con cui conferire senso a episodi critici dell’esistenza e individuare per essi risposte non prive di efficacia.The article examines the conceptions and practices concerning dreams of the Nahuas of pre-Hispanic and contemporary Mexico. For the pre-Columbian Aztec civilization, the study is based on the historical testimonies of chroniclers and evangelizers, as well as the linguistic repertoires and Nahuatl texts written during the early colonial period. As for the contemporary Nahuas, the author presents and analyses the ethnographic data he has collected in the municipality of Cuetzalan (Puebla), highlighting the relationship between the different spiritual components and the dream activity, the role of dreams in the professional "call" of ritual specialists, their ability to exercise an active control on dreaming, as well as the threats that dreams can imply for the integrity of the person. For the Nahuas, dreaming constitutes a domain in which the boundary between the human and extra-human world becomes porous and which allows access to forms of knowledge and agency that are precluded in the waking state. Finally, dreaming is a highly socialized experience, in which traditional models provide cognitive and operational tools with which to confer meaning to critical existential experiences and identify responses that often prove effective

    La serpiente sobre la mesa. Autoridad y control de la lluvia en una narración oral huave (México)

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    In quest’articolo analizzo alcune versioni di una narrazione mitica huave, il cui protagonista è un fanciullo dai poteri prodigiosi, il quale, a causa dell’indiscrezione del padre, è costretto dalle autorità municipali ad affrontare ripetutamente il gigantesco serpente che provoca le piogge torrenziali che minacciano di sommergere il villaggio, finendo per venirne ucciso. Al di là della rappresentazione delle forze cosmiche contrapposte da cui dipende il delicato equilibrio climatico della regione huave, il racconto mostra come la capacità di controllare il regime delle piogge costituisca da tempo immemorabile uno dei principali attributi simbolici dei detentori dell’autorità politica, attorno al quale ruotano importanti pratiche rituali e si condensano tensioni riguardanti la contesa del potere fra generazioni e individui. La condotta dei diversi protagonisti del racconto mette in scena in maniera esemplare i principi su cui per i Huave si basa l’autorità, i modelli assiologici e comportamentali cui si devono attenere quanti ambiscono ad accedervi e a conservarla, le pericolose conseguenze che aspettano quanti contravvengano a tali norme.In this article I analyze some versions of a mythical Huave narrative, telling the tragic fate of a boy with extraordinary powers who, due to his indiscrete father, is forced by the municipal authorities to repeatedly face a giant snake that causes heavy rains and threatens to flood the village, and is finally killed by it. This tale not only stages the opposite cosmic forces which regulate the delicate climatic balance of the Huave region, but it shows how, since immemorial times, the ability to control rainfall constitutes a major symbolic attribute of the holders of political authority, which inspires important ritual practices and condenses tensions concerning the struggle for power between competing generations and individuals. The conduct of the various protagonists of this narrative also highlights the principles on which authority is based, the axiological and behavioral patterns to which those who aspire to attain and preserve it must adhere, as well as the dangerous consequences that await those who contravene these rules
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