2,218 research outputs found

    Luigi Groto e il tema della cuccagna

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    Troppo assediato da modelli alti, dalla difficoltà di far presa sul reale (immaginato nel dettaglio, inseguito tra le ombre della menomazione fisica), Luigi Groto non sembra particolarmente sensibile al tema della cuccagna, né nelle commedie né nelle rime né infine nelle lettere

    IFRS 11: QUALI COMPLESSITÀ NASCONDONO LE REGOLE PER LA TRANSIZIONE?

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    A partire dal primo periodo avente inizio il 1° gennaio 2014 o in data successiva, tutte le società che redigono il bilancio consolidato secondo i principi contabili internazionali dovranno contabilizzare gli accordi a controllo congiunto applicando l’International Financial Reporting Standard 11, Accordi a controllo congiunto. Con l’emanazione del nuovo Standard, lo IASB ha voluto rimediare ad alcune delle inadeguatezze che caratterizzavano il previgente International Accounting Standard 31, Partecipazioni in Joint Venture, concentrando gli sforzi in tre direzioni: — fondare la qualificazione degli accordi a controllo congiunto sulla loro sostanza economica; — individuare nei diritti e negli obblighi derivanti dal contratto l’unico driver della rappresentazione contabile; — aumentare la consistency, la verificabilità e la comparabilità dell’informativa sugli accordi a controllo congiunto, rimuovendo la possibilità di adottare il metodo di consolidamento analitico proporzionale per la contabilizzazione delle partecipazioni detenute in joint venture e garantendo che accordi caratterizzati dalla medesima sostanza economica rispondano allo stesso metodo di contabilizzazione. L’IFRS 11 non dovrà essere applicato retrospettivamente e la sua adozione per la redazione del bilancio consolidato di ciascun partecipante all’ac- cordo congiunto potrà determinare tre diverse fattispecie di cambiamento del metodo di contabilizzazione delle joint venture in essere alla data della transizione. Secondo il trattamento contabile che i co-venturer utilizzavano in vigenza dello IAS 31, i casi che si potranno manifestare sono i seguenti: — rilevazione della partecipazione valutata con il metodo del patrimonio netto per le joint venture che manterranno tale qualificazione e che in precedenza venivano consolidate proporzionalmente; — rilevazione di una quota delle attività e delle passività relative all’ac- cordo per le joint venture che saranno qualificate come gestioni a controllo congiunto e che in precedenza venivano rappresentate in bilancio tramite la rilevazione della partecipazione valutata con il metodo del patrimonio netto; — rilevazione di una quota delle attività e delle passività relative all’ac- cordo per le joint venture che saranno qualificate come gestioni a controllo congiunto e che in precedenza venivano consolidate proporzionalmente. L’Appendice C del nuovo Standard riporta le disposizioni che governeranno la fase di transizione. In sede di redazione del bilancio consolidato al 31 dicembre 2014, i partecipanti a un joint arrangement che detengono il controllo congiunto dovranno attuare la transizione con riferimento all’inizio del periodo comparativo presentato, ossia il 1° gennaio 2013. Deve essere sottolineato che il tenore letterale delle regole di cui all’Appendice C non permette di cogliere con immediatezza alcune complessità che emergono quando si affronta operativamente il cambiamento del metodo di contabilizzazione applicato agli accordi a controllo congiunto. Il rischio è quello di attribuire un saldo di apertura errato alla partecipazione nelle joint venture o di non trattare correttamente altri valori sorti per effetto del consolidamento

    La logica delle elaborazioni di consolidamento

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    Il bilancio consolidato è il principale strumento di informazione economica circa l’andamento della gestione dei gruppi aziendali. L’armonizzazione contabile in corso a livello internazionale ha condotto il legislatore europeo a riconoscere dal primo gennaio 2005 i principi contabili dello IASB – compresi quelli di recentissima emanazione – quale primaria fonte normativa per la redazione dei bilanci consolidati delle società i cui titoli sono quotati in borsa. Questa scelta impone la comprensione dei cambiamenti introdotti dallo IASB con riferimento alle principali problematiche concernenti la redazione del bilancio consolidato e il loro effetto sulla rappresentazione, mediante il sistema dei valori, dell’economia del gruppo. In questo saggio, sette studiosi che da lungo tempo si occupano nell’università della teoria dei gruppi e, in particolare, dell’informativa economica esterna dei medesimi nonché della loro applicazione nella prassi operativa hanno affrontato, in modo sistematico, le principali tematiche concernenti la redazione del bilancio consolidato. Il lavoro si sviluppa secondo un percorso che, prima di sfociare nella trattazione delle tecniche di consolidamento, affronta gli argomenti propedeutici e indispensabili alla comprensione della logica di consolidamento e della portata informativa del bilancio consolidato. In quest’ottica si dimostra che: il bilancio consolidato assume diversa valenza informativa secondo il tipo di gruppo aziendale che si presenta all’osservazione; l’oggetto della rappresentazione a valori risulta indeterminato sino a che non si è provveduto ad individuare il gruppo aziendale nella sua estensione ed articolazione (area di gruppo) e si è pervenuti alla costruzione ragionata dell’area di consolidamento, individuando i bilanci delle unità controllate che devono essere aggregati analiticamente. La trattazione prosegue illustrando la modalità con cui partecipano alla rappresentazione consolidata le unità controllate escluse dall’area di consolidamento, le Joint venture, le partecipazioni detenute nelle unità che, pur rientrando nella sfera di interesse economico del gruppo, non appartengono ad esso, come le imprese collegate, ed, infine, le partecipazioni di minoranza semplice. Successivamente, si affronta la fase strettamente operativa della redazione del bilancio consolidato, descrivendo le principali elaborazioni di preconsolidamento che permettono di raggiungere l’omogeneità sostanziale e formale dei valori esposti nei singoli bilanci di esercizio, condizione necessaria per poterli comporre significativamente a unità a livello consolidato. L’ultima parte del saggio è dedicata ai principi che presiedono alle tipiche elaborazioni di consolidamento, con le quali si riconduce ad unità la rappresentazione a valori delle gestioni solo formalmente separate ed esposte nei singoli bilanci di esercizio. Tra gli obiettivi del presente lavoro vi è anche quello di collegare immediatamente l’impianto teorico riguardante specifiche problematiche alla logica operativa con la quale darne concreta applicazione

    L'evoluzione del'impianto metodologico del bilancio consolidato e la rivitalizzazione dell'equazione della leva azionaria

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    Il saggio si propone di dimostrare i limiti e/o l’inutilizzabilità del Modello della cd. “equazione della leva azionaria” per l’analisi e l’interpretazione dei bilanci consolidati. Tale modello largamente presentato è apprezzato con riferimento ai differenti impianti concettuali (cd. teorie di gruppo) che guidano le redazione del bilancio consolidato e hanno influenzato, nel corso del tempo, i legislatori nazionali

    L’evoluzione dell’impianto metodologico del bilancio consolidato e gli obiettivi della ricerca

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    Il volume espone la sintesi dei risultati di una ricerca, patrocinata dal Sole24Ore, che ha voluto verificare come le società quotate a capo di un gruppo abbiano ottemperato alle richieste di disclosure dei principi contabili internazionali, con particolare riferimento alla chiarezza e completezza dell’informativa integrativa restituita dai bilanci consolidati dei periodi amministrativi 2005, 2006 e 2007. Alcuni ricercatori delle facoltà di Economia delle Università di Brescia, Genova, Insubria, Federico II di Napoli, Parma, Pavia, Verona e Venezia hanno così implementato un progetto di ricerca pluriennale, volto alla verifica della valenza informativa del bilancio consolidato redatto secondo i principi contabili internazionali. Gli Ias/ifrs infatti, oltre a introdurre importanti novità metodologiche, ampliano la portata dell’informativa del bilancio richiedendo una disclosure particolarmente profonda, il cui soddisfacimento impegna non poco i redattori del bilancio. L’indagine è stata condotta su un campione di 150 Companies quotate presso la Borsa Valori di Milano (includendo società industriali, assicurative e bancarie) che dal 31 dicembre 2005 redigono il bilancio consolidato ai sensi degli Ias/ifrs. I “risultati” intermedi della ricerca, emersi dall’analisi dei bilanci consolidati redatti per i periodi amministrativi 2005 e 2006, sono stati presentati nel corso di due convegni tenutisi a Milano. Il volume, descrive criticamente, come, nel corso del triennio considerato, vi sia stato un crescente, anche se graduale, adeguamento all’informativa di bilancio alle richieste del nuovo set di principi contabili, sottolineando alcuni casi particolari che possono costituire, ne quadro generale attuale, esempi di best pratices

    La relazione degli amministratori

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    Il bilancio d'esercizio si compone di una parte tecnico-contabile e di una parte descrittivo-integrativa, formata da numerosi documenti che, nel complesso, costituiscono il corredo integrativo al bilancio tecnico-contabile. Tra i numerosi documenti, la relazione sulla gestione, la nota integrativa e il rendiconto finanziario sono i più significativi in quando comprendono dati senza i quali sarebbe impossibile leggere e interpretare i dati di Stato Patrimoniale e di Conto Economico. Questo studio esamina la funzione e il contenuto di quelle tre fondamentali parti del bilancio, indicando i criteri per la loro corretta redazione

    IL PARTIAL GOODWILL DELLA “MINORANZA”

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    L’avviamento iscritto nel bilancio consolidato può risultare dalla seguente aggregazione: a) l’avviamento iscritto nei bilanci delle entità dell’area di consolidamento, sorto per effetto delle operazioni aziendali straordinarie di acquisizione di aziende e rami, fusioni e talune scissioni; b) l’avviamento c.d. da consolidamento: 1) l’avviamento implicito nel costo di acquisizione delle partecipazioni di controllo detenute dalla capogruppo o dalle sue controllate (che nell'ottica del processo di consolidamento possono essere denominate “controllanti intermedie”) e che si manifesta esplicitamente in sede di consolidamento delle partecipazioni; esso è denominato “partial goodwill” ed è il valore che residua dal processo di allocazione del costo della partecipazione; 2) l’avviamento della quota di partecipazione della minoranza dell’unità di cui si è acquisito al controllo, il cui fair value (valore economico della quota) è determinato tramite un processo di stima; la somma di questo avviamento con quello di cui sub 1 misura il “full goodwill”. Lo scopo di questo articolo è dimostrare che una quota del “partial goodwill” può non essere di esclusiva pertinenza della capogruppo, ma può essere riferita agli interessi non di controllo rilevati nel bilancio consolidato che per semplicità citeremo nel prosieguo con l’acronimo NCI — e specificamente sia agli interessi non di controllo di una controllante intermedia rispetto alla capogruppo sia a quelli della controllata ultima
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