1,720,971 research outputs found

    Levels of salivary cysteine in periodontitis patients with and without hopeless teeth: diagnostic validity of the assay

    No full text
    AimLevels of salivary cysteine in periodontitis have been evaluated in previous studies. The aim of our study was to assess the diagnostic accuracy of salivary assays for the determination of cysteine levels in periodontal patients. Materials and Methods Cysteine concentration was measured, by HPLC, in saliva samples of 15 patients with healthy periodontium (negative controls), and 35 periodontitis patients (tests) 18 with and 17 without hopeless teeth. The cysteine values were analyzed by Receiver Operating Characteristic (ROC) curve analysis in order to assess the diagnostic accuracy of salivary cysteine determination. Results and conclusion Salivary levels of cysteine were significantly higher (P<0.01) in periodontitis patients than in controls. Levels were significantly higher (P<0.01) in periodontitis patients with hopeless teeth than in those without. The evaluation of salivary cysteine concentration by ROC curve analysis demonstrated diagnostic accuracy as a biochemical marker to identify periodontitis affected patients and distinguishes between patients with or without hopeless teeth

    RELAZIONE FRA GLI APPARATI DEL DISTRETTO CRANIO FACCIALE E TRATTAMENTO ORTOGNATODONTICO

    No full text
    Introduzione : Nella terapia ortodontico-ortopedica funzionale sono di fondamentale importanza la valutazione del grado di crescita e dello sviluppo scheletrico dei pazienti nonché la conoscenza del vettore di crescita di diversi distretti e la loro interconnessione con i meccanismi neuromuscolari che influenzano e condizionano l’adattamento del distretto alla funzione che esso deve svolgere. Materiali e metodi: Sono statti sottoposti a terapia ortodontico/ortopedico funzionale 95 pazienti di età compresa tra 8-12 anni (43 maschi ; 52 femmine) per una durata media di 3-4 anni . Ad ognuno di essi è stato preventivamente applicato un protocollo diagnostico che include: valutazione del grado e tipologia di crescita individuale mediante osservazione delle vertebre cervicali su teleradiografia latero-laterale , valutazione della funzionalita linguale e deglutitoria nonché dell‘assetto posturale tramite pedana stabilometrica , valutazione della cinetica mandibolare e degli Angoli Funzionali Masticatori di Planas. Risultati : nell’ 89 % dei pazienti si è raggiunto l’obiettivo terapeutico prefissato mediante ripristino della funzione , nell’ 11% dei casi ,a causa di scarsa collaborazione, si è ricorso all’ausilio di terapia fissa . Dopo una approfondita revisione della letteratura in materia vengono descritti 2 casi clinici trattati con terapia ortopedico-funzionale . Conclusioni : In seguito alla terapia mio-funzionale si manifesta un cambiamento favorevole delle malocclusioni e dei dismorfismi cranio facciali collegati ad una non corretta funzionalità muscolare; infatti condizionando i tessuti molli viene indotto un cambiamento favorevole non solo della compagine ossea ma anche dell’assetto posturale del paziente

    La tecnica bidimensionale: diagnosi e biomeccanica

    No full text
    INTRODUZIONE a Tecnica Bidimensionale è una filosofia ortodontica che racchiude in sé i risultati di anni di studio e di ricerca svolti dal suo ideatore: Anthony Gianelly. Professore ordinario di Ortodonzia presso la Boston University dal 1969, ha dedicato l’intera carriera allo sviluppo e al miglioramento delle odierne metodiche ortodontiche. Il primum movens che ha spinto l’Autore alla ricerca di un’innovazione profonda è stato l’insoddisfazione provata dinnanzi allo scarso controllo dimostrato da numerose tecniche ortodontiche nei confronti di determinati settori dentali, durante lo spostamento di altri. Le forze impiegate per realizzare la trazione di alcuni elementi comportano la comparsa di forze di reazione che, andandosi a distribuire su altri segmenti del cavo orale, creano, spesso, movimenti incontrollati quanto indesiderati. Un esempio tangibile, frequente nella quotidianità clinica di molti ortodontisti, è il difficile ancoraggio del settore frontale durante la chiusura degli spazi post-estrattivi nei settori laterali, mediante mesializzazione del gruppo molare. Nella tecnica Edgewise, per esercitare un controllo tridimensionale degli elementi, si impiegano fili rettangolari di grossa sezione che, entrando a tutto spessore negli slot, provocano una notevole frizione in grado di impedire movimenti di rotazione, ma anche qualsiasi accenno di scorrimento lungo l’arco. Per produrre spostamenti dentali, è necessario modellare sul filo anse di chiusura che determinano un movimento combinato del filo e dell’elemento, indissolubili per l’elevata frizione che li lega. Questo stratagemma consente di effettuare spostamenti in determinati settori buccali e, al contempo, di controllare l’inclinazione degli elementi rimanenti, scongiurando la comparsa di inclinazioni indesiderate ad opera delle forze di reazione. La soluzione appare, comunque, indaginosa e richiede un tempo elevato di lavoro alla poltrona. Il risultato è, inoltre, strettamente legato alle capacità e alla precisione possedute dal professionista. Sembrava non esserci un giusto compromesso fra capacità di controllo ed agevolezza di spostamento. Impiegando fili di grossa sezione venivano annullati i movimenti indesiderati, ma quelli cercati, per correggere gli elementi mal posizionati risultavano particolarmente difficoltosi. Archi sottodimensionati, al contrario, consentivano un immediato e semplice scorrimento degli elementi da spostare lungo il filo, non garantendo, però, alcun controllo nei settori investiti dalle forze di reazione. Gianelly, alla ricerca incessante di questo binomio apparentemente inconiugabile, ha apportato, nel corso degli anni, una serie di modifiche alla Tecnica Edgewise standard, realizzando, alla fine, quella che oggi è conosciuta con il nome di “Tecnica Bidimensionale” (1). Il primo obiettivo dell’Autore fu quello di identificare quali settori necessitassero di un maggior grado di controllo e quali, al contrario, richiedessero un’agevolazione nello spostamento. Attingendo all’esperienza clinica propria e dei suoi collaboratori, decretò il settore frontale inferiore come un punto assai critico, quanto essenziale, per l’ancoraggio durante la chiusura degli spazi post estrattivi. Nella pratica quotidiana, ci si trova frequentemente dinnanzi a situazioni che richiedono un grado di ancoraggio massimo nel settore frontale mandibolare. Nei casi clinici estrattivi, ad esempio, dopo la risoluzione dell’affollamento e/o della protrusione anteriore, si può avere l’esigenza di riempire i millimetri residui, in corrispondenza del sito estrattivo, unicamente mediante mesializzazione del gruppo premolare-molare

    La chirurgia orale come ausilio della terapia ortognatodontica

    No full text
    La chirurgia orale a scopo ortodontico è una terapia chirurgica che si occupa della correzione delle alterazioni dento-alveolari e fibro-mucose, che interessa strutture orali facilmente accessibili e delimitate, prevede nella maggior parte dei casi un intervento di tipo ambulatoriale e viene per questo definita “minor”. Invece le metodiche che provvedono alla correzione delle malformazioni scheletriche del distretto oro-maxillofacciale e che richiedono tecniche operatorie più sofisticate ed invasive vengono definite di chirurgia ortognatodontica “maior” (1). Ha come finalità la correzione di alcune condizioni, patologiche o meno, che possono interferire con il buon esito del trattamento ortognatodontico e/o con la stabilità dei risultati ottenuti. Scopo del seguente contributo è quello di analizzare tutte le varie tecniche chirurgiche “minor” che prevedono una stretta collaborazione tra chirurgo orale e ortodontista; si sottolinea quindi l’importanza di collaborare in team, proprio per l’approccio multidisciplinare che le varie problematiche spesso richiedono, allo scopo di ottenere un risultato adeguato, garantito dalle conoscenze specialistiche reciproche. Considerando l’irreversibilità delle operazioni chirurgiche di ausilio ortodontico, è indispensabile sviluppare una diagnosi corretta, a partire dall’esame clinico, fotografico, dall’analisi dell’ortopantomografia (OPT) e dell’esame cefalometrico eseguito sul telecranio in proiezione latero-laterale. Le fotografie intra ed extra orali, insieme ad un completo tracciato cefalometrico, sono ausili diagnostici fondamentali che ci servono per valutare se i rapporti dei tessuti molli, dei tessuti duri e dei tessuti dentari siano in armonia tra loro e se il loro sviluppo e direzione di crescita siano corretti. A completamento di un accurato esame clinico, l’OPT risulta indispensabile per valutare se la serie permanente o decidua presenta o meno anomalie di varia natura (numero, forma, volume, posizione...) o patologie (cisti, odontomi...) tali da richiedere un intervento

    L'espansione ortopedica: indicazioni cliniche, effetti e rischi procedurali

    No full text
    Scopo del lavoro. L’espansione ortopedica risulta la scelta terapeutica migliore in caso di discrepanze trasversali, in quanto consente di migliorare le disarmonie strutturali, funzionali ed estetiche. Le modifiche scheletriche che ne conseguono riguardano i tre piani dello spazio e risultano vantaggiose anche in caso di problemi sagittali (III classi) o verticali (deep-bite). Scopo del lavoro è presentare i vantaggi dell’espansione palatale, mostrandone anche i rischi. Materiali e metodi. Sono stati trattati due casi clinici, caratterizzati da contrazione del mascellare superiore. Per la prima paziente è stato utilizzato un dispositivo dotato di “vite ragno” che permette di ottenere un’espansione soprattutto a livello intercanino. Nel secondo caso è stato invece utilizzato un espansore tradizionale ancorato sui molaretti per risolvere la grave contrazione. In entrambi i casi è stata effettuata un’attivazione rapida, seguita dalla fase di contenzione per stabilizzare il risultato ottenuto. Risultati. In entrambi i casi trattati si è ottenuta l’espansione desiderata in modo rapido e sicuro. Il successo è stato testimoniato dalla comparsa del diastema interincisivo, che è regredito durante la fase di contenzione grazie all’azione delle fibre transettali. Conclusioni. L’espansore palatale deve essere considerato una valida scelta terapeutica, in quanto permette di controllare il processo di espansione e raggiungere ottimi risultati in tempi brevi. Non devono comunque essere sottovalutati gli inconvenienti che possono essere sia di ordine tecnico che clinico

    Stato dell'arte sulle agenesie dentarie: un caso di mancanza del canino superiore

    No full text
    RIASSUNTO Scopo del lavoro. Le agenesie dentarie sono anomalie di numero in difetto la cui incidenza si aggira intorno al 6 per cento; gli elementi che più spesso risultano essere agenetici sono gli incisivi laterali superiori ed i secondi pre- molari inferiori. Molto rara risulta essere lagenesia dei canini. Scopo del presente contributo è quello di effettua- re una revisione bibliografica sulle ipodonzie e descrivere un caso clinico di agenesia del canino superiore. Materiali e metodi.È giunta alla nostra osservazione una paziente di 9 anni di sesso femminile. La valutazione cli- nica intraorale, lesame fotografico e quello dei modelli in gesso mostrano II classe dentale destra e sinistra, de- viazione della linea mediana verso destra, disallineamento dei frontali superiori. Lesame radiografico evidenzia la mancanza della gemma del canino superiore sinistro permanente. In considerazione della rarità epidemiologica di agenesia dei canini e per poter escludere leventualità di ectopia non rilevabile dalla opt, la paziente viene sotto- posta ad esameTC Dentascan che conferma lassenza dellelemento. Il trattamento ortodontico (in progress) do- vrà essere articolato tenendo conto di tutte le problematiche del caso e del temporaneo mantenimento del 6.3 in arcata fino ad unetà idonea per la definitiva valutazione restaurativa o implantoprotesica. Risultati e conclusioni.Come per ogni piano di trattamento che riguardi elementi agenetici, il primo obiettivo del clinico è quello di porsi dinanzi alla gestione dello spazio agenetico, scegliendo tra la chiusura o lapertura di tale spazio. A nostro avviso la mancanza di un elemento così fondamentale nellocclusione e dal punto di vista esteti- co, come il canino, depone favorevolmente per una terapia che miri a mantenere lo spazio e che successivamente si completi con una accurata fase di protesizzazione per poter permettere al paziente di recuperare funzione ed estetica corrette

    Il servizio di ortodonzia nella ASL n. 2 dell’Umbria: valutazione sulla necessità di trattamento

    No full text
    scopo del lavoro L’obiettivo del nostro studio sull’uso dell’indice IOTN (Index of orthodontic treatment need) è quello di poter sviluppare dei parametri razionali e precisi per stabilire quali individui mostrino necessità prioritarie di trattamento. Materiali e metodi Sono stati sottoposti a valutazione dell’indice IOTN 288 pazienti di età compresa fra i 7 e i 18 anni che si sono presentati presso il Servizio di Ortognatodonzia della ASL n. 2 dell’Umbria in convenzione con l’Università degli Studi di Perugia. Risultati È stato calcolato il grado di indice IOTN di ogni paziente e risultavano predominanti i casi borderline (grado 3 = 40,28%) e quelli con necessità al trattamento ortodontico (grado 4 = 29,51%). Conclusioni L’indice IOTN si è mostrato uno strumento di valida utilità in ambito di assistenza sanitaria pubblica laddove sia necessario sviluppare dei parametri oggettivi sulla necessità di trattamento ortodontico. Questo indice ci ha permesso un corretto approccio all’intervento e la valutazione epidemiologica del rapporto esistente tra le malocclusioni e la tipologia dei pazienti. aim of the work The aim of the present study, based on IOTN (Index of orthodontic treatment need), is to set rational and precise parameters for the evaluation of treatment needs. Materials and methods IOTN scores were recorded in a group of 288 patients, aged between 11 to 14 years, referred to the Department of Orthodontics of ASL N. 2 Umbria, which is connected to the University of Perugia. Results IOTN showed that border line cases (grade 3 = 40.28%) and those with a need for orthodontic treatment (grade 4 = 29.51%) were predominant. Conclusions IOTN proved a valuable tool for public health care wherever objective parameters for orthodontic treatment need assessment are necessary. This index allowed a correct approach to intervention and epidemiological evaluation of the relationship between malocclusions and the types o
    corecore