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Potenziale diagnostico della determinazione dei livelli di cisteina nella saliva di pazienti affetti da malattia parodontale in presenza o assenza di denti con grave compromissione dei tessuti di supporto
Levels of salivary cysteine in periodontitis patients with and without hopeless teeth: diagnostic validity of the assay
AimLevels of salivary cysteine in periodontitis have been evaluated
in previous studies. The aim of our study was to assess the diagnostic
accuracy of salivary assays for the determination of cysteine levels in
periodontal patients.
Materials and Methods Cysteine concentration was measured, by
HPLC, in saliva samples of 15 patients with healthy periodontium
(negative controls), and 35 periodontitis patients (tests) 18 with
and 17 without hopeless teeth. The cysteine values were analyzed
by Receiver Operating Characteristic (ROC) curve analysis in order to
assess the diagnostic accuracy of salivary cysteine determination.
Results and conclusion Salivary levels of cysteine were
significantly higher (P<0.01) in periodontitis patients than in
controls. Levels were significantly higher (P<0.01) in periodontitis
patients with hopeless teeth than in those without. The evaluation
of salivary cysteine concentration by ROC curve analysis
demonstrated diagnostic accuracy as a biochemical marker to
identify periodontitis affected patients and distinguishes between
patients with or without hopeless teeth
RELAZIONE FRA GLI APPARATI DEL DISTRETTO CRANIO FACCIALE E TRATTAMENTO ORTOGNATODONTICO
Introduzione : Nella terapia ortodontico-ortopedica funzionale sono di fondamentale importanza la valutazione del grado di crescita e dello sviluppo scheletrico dei pazienti nonché la conoscenza del vettore di crescita di diversi distretti e la loro interconnessione con i meccanismi neuromuscolari che influenzano e condizionano l’adattamento del distretto alla funzione che esso deve svolgere.
Materiali e metodi: Sono statti sottoposti a terapia ortodontico/ortopedico funzionale 95 pazienti di età compresa tra 8-12 anni (43 maschi ; 52 femmine) per una durata media di 3-4 anni . Ad ognuno di essi è stato preventivamente applicato un protocollo diagnostico che include: valutazione del grado e tipologia di crescita individuale mediante osservazione delle vertebre cervicali su teleradiografia latero-laterale , valutazione della funzionalita linguale e deglutitoria nonché dell‘assetto posturale tramite pedana stabilometrica , valutazione della cinetica mandibolare e degli Angoli Funzionali Masticatori di Planas.
Risultati : nell’ 89 % dei pazienti si è raggiunto l’obiettivo terapeutico prefissato mediante ripristino della funzione , nell’ 11% dei casi ,a causa di scarsa collaborazione, si è ricorso all’ausilio di terapia fissa . Dopo una approfondita revisione della letteratura in materia vengono descritti 2 casi clinici trattati con terapia ortopedico-funzionale .
Conclusioni : In seguito alla terapia mio-funzionale si manifesta un cambiamento favorevole delle malocclusioni e dei dismorfismi cranio facciali collegati ad una non corretta funzionalità muscolare; infatti condizionando i tessuti molli viene indotto un cambiamento favorevole non solo della compagine ossea ma anche dell’assetto posturale del paziente
La tecnica bidimensionale: diagnosi e biomeccanica
INTRODUZIONE
a Tecnica Bidimensionale
è una filosofia
ortodontica che racchiude
in sé i risultati di
anni di studio e di ricerca
svolti dal suo ideatore:
Anthony Gianelly.
Professore ordinario di Ortodonzia presso
la Boston University dal 1969, ha dedicato
l’intera carriera allo sviluppo e al
miglioramento delle odierne metodiche
ortodontiche.
Il primum movens che ha spinto l’Autore
alla ricerca di un’innovazione profonda
è stato l’insoddisfazione provata dinnanzi
allo scarso controllo dimostrato
da numerose tecniche ortodontiche nei
confronti di determinati settori dentali,
durante lo spostamento di altri. Le forze
impiegate per realizzare la trazione di
alcuni elementi comportano la comparsa
di forze di reazione che, andandosi
a distribuire su altri segmenti del cavo
orale, creano, spesso, movimenti incontrollati
quanto indesiderati. Un esempio
tangibile, frequente nella quotidianità
clinica di molti ortodontisti, è il difficile
ancoraggio del settore frontale durante
la chiusura degli spazi post-estrattivi nei
settori laterali, mediante mesializzazione
del gruppo molare.
Nella tecnica Edgewise, per esercitare
un controllo tridimensionale degli elementi,
si impiegano fili rettangolari di
grossa sezione che, entrando a tutto
spessore negli slot, provocano una notevole
frizione in grado di impedire movimenti
di rotazione, ma anche qualsiasi
accenno di scorrimento lungo l’arco. Per
produrre spostamenti dentali, è necessario
modellare sul filo anse di chiusura
che determinano un movimento combinato
del filo e dell’elemento, indissolubili
per l’elevata frizione che li lega.
Questo stratagemma consente di effettuare
spostamenti in determinati settori
buccali e, al contempo, di controllare
l’inclinazione degli elementi rimanenti,
scongiurando la comparsa di inclinazioni
indesiderate ad opera delle forze di reazione.
La soluzione appare, comunque,
indaginosa e richiede un tempo elevato
di lavoro alla poltrona. Il risultato è, inoltre,
strettamente legato alle capacità e
alla precisione possedute dal professionista.
Sembrava non esserci un giusto compromesso
fra capacità di controllo ed
agevolezza di spostamento. Impiegando
fili di grossa sezione venivano annullati
i movimenti indesiderati, ma quelli cercati,
per correggere gli elementi mal
posizionati risultavano particolarmente
difficoltosi. Archi sottodimensionati, al
contrario, consentivano un immediato e
semplice scorrimento degli elementi da
spostare lungo il filo, non garantendo,
però, alcun controllo nei settori investiti
dalle forze di reazione.
Gianelly, alla ricerca incessante di questo
binomio apparentemente inconiugabile,
ha apportato, nel corso degli
anni, una serie di modifiche alla Tecnica
Edgewise standard, realizzando, alla
fine, quella che oggi è conosciuta con
il nome di “Tecnica Bidimensionale” (1).
Il primo obiettivo dell’Autore fu quello di
identificare quali settori necessitassero
di un maggior grado di controllo e quali,
al contrario, richiedessero un’agevolazione
nello spostamento. Attingendo
all’esperienza clinica propria e dei suoi
collaboratori, decretò il settore frontale
inferiore come un punto assai critico,
quanto essenziale, per l’ancoraggio durante
la chiusura degli spazi post estrattivi.
Nella pratica quotidiana, ci si trova
frequentemente dinnanzi a situazioni
che richiedono un grado di ancoraggio
massimo nel settore frontale mandibolare.
Nei casi clinici estrattivi, ad esempio,
dopo la risoluzione dell’affollamento e/o
della protrusione anteriore, si può avere
l’esigenza di riempire i millimetri residui,
in corrispondenza del sito estrattivo, unicamente
mediante mesializzazione del
gruppo premolare-molare
Manifestazioni allergiche delle mucose orali indotte da materiali dentari:ondicazioni cliniche
La chirurgia orale come ausilio della terapia ortognatodontica
La chirurgia orale a scopo ortodontico è
una terapia chirurgica che si occupa della
correzione delle alterazioni dento-alveolari
e fibro-mucose, che interessa strutture orali
facilmente accessibili e delimitate, prevede
nella maggior parte dei casi un intervento
di tipo ambulatoriale e viene per questo
definita “minor”. Invece le metodiche che
provvedono alla correzione delle malformazioni
scheletriche del distretto oro-maxillofacciale
e che richiedono tecniche operatorie
più sofisticate ed invasive vengono definite
di chirurgia ortognatodontica “maior” (1).
Ha come finalità la correzione di alcune condizioni,
patologiche o meno, che possono
interferire con il buon esito del trattamento
ortognatodontico e/o con la stabilità dei risultati
ottenuti.
Scopo del seguente contributo è quello di
analizzare tutte le varie tecniche chirurgiche
“minor” che prevedono una stretta collaborazione
tra chirurgo orale e ortodontista; si
sottolinea quindi l’importanza di collaborare
in team, proprio per l’approccio multidisciplinare
che le varie problematiche spesso
richiedono, allo scopo di ottenere un risultato
adeguato, garantito dalle conoscenze
specialistiche reciproche.
Considerando l’irreversibilità delle operazioni
chirurgiche di ausilio ortodontico, è indispensabile
sviluppare una diagnosi corretta,
a partire dall’esame clinico, fotografico,
dall’analisi dell’ortopantomografia (OPT) e
dell’esame cefalometrico eseguito sul telecranio
in proiezione latero-laterale.
Le fotografie intra ed extra orali, insieme ad
un completo tracciato cefalometrico, sono
ausili diagnostici fondamentali che ci servono
per valutare se i rapporti dei tessuti molli,
dei tessuti duri e dei tessuti dentari siano in
armonia tra loro e se il loro sviluppo e direzione
di crescita siano corretti.
A completamento di un accurato esame clinico,
l’OPT risulta indispensabile per valutare
se la serie permanente o decidua presenta
o meno anomalie di varia natura (numero,
forma, volume, posizione...) o patologie (cisti,
odontomi...) tali da richiedere un intervento
L'espansione ortopedica: indicazioni cliniche, effetti e rischi procedurali
Scopo del lavoro. L’espansione ortopedica risulta la scelta terapeutica migliore in caso di discrepanze trasversali,
in quanto consente di migliorare le disarmonie strutturali, funzionali ed estetiche. Le modifiche scheletriche che
ne conseguono riguardano i tre piani dello spazio e risultano vantaggiose anche in caso di problemi sagittali (III
classi) o verticali (deep-bite). Scopo del lavoro è presentare i vantaggi dell’espansione palatale, mostrandone anche
i rischi.
Materiali e metodi. Sono stati trattati due casi clinici, caratterizzati da contrazione del mascellare superiore. Per
la prima paziente è stato utilizzato un dispositivo dotato di “vite ragno” che permette di ottenere un’espansione
soprattutto a livello intercanino. Nel secondo caso è stato invece utilizzato un espansore tradizionale ancorato sui
molaretti per risolvere la grave contrazione. In entrambi i casi è stata effettuata un’attivazione rapida, seguita dalla
fase di contenzione per stabilizzare il risultato ottenuto.
Risultati. In entrambi i casi trattati si è ottenuta l’espansione desiderata in modo rapido e sicuro. Il successo è stato
testimoniato dalla comparsa del diastema interincisivo, che è regredito durante la fase di contenzione grazie
all’azione delle fibre transettali.
Conclusioni. L’espansore palatale deve essere considerato una valida scelta terapeutica, in quanto permette di
controllare il processo di espansione e raggiungere ottimi risultati in tempi brevi. Non devono comunque essere
sottovalutati gli inconvenienti che possono essere sia di ordine tecnico che clinico
Stato dell'arte sulle agenesie dentarie: un caso di mancanza del canino superiore
RIASSUNTO
Scopo del lavoro. Le agenesie dentarie sono anomalie di numero in difetto la cui incidenza si aggira intorno al 6
per cento; gli elementi che più spesso risultano essere agenetici sono gli incisivi laterali superiori ed i secondi pre-
molari inferiori. Molto rara risulta essere lagenesia dei canini. Scopo del presente contributo è quello di effettua-
re una revisione bibliografica sulle ipodonzie e descrivere un caso clinico di agenesia del canino superiore.
Materiali e metodi.È giunta alla nostra osservazione una paziente di 9 anni di sesso femminile. La valutazione cli-
nica intraorale, lesame fotografico e quello dei modelli in gesso mostrano II classe dentale destra e sinistra, de-
viazione della linea mediana verso destra, disallineamento dei frontali superiori. Lesame radiografico evidenzia la
mancanza della gemma del canino superiore sinistro permanente. In considerazione della rarità epidemiologica di
agenesia dei canini e per poter escludere leventualità di ectopia non rilevabile dalla opt, la paziente viene sotto-
posta ad esameTC Dentascan che conferma lassenza dellelemento. Il trattamento ortodontico (in progress) do-
vrà essere articolato tenendo conto di tutte le problematiche del caso e del temporaneo mantenimento del 6.3 in
arcata fino ad unetà idonea per la definitiva valutazione restaurativa o implantoprotesica.
Risultati e conclusioni.Come per ogni piano di trattamento che riguardi elementi agenetici, il primo obiettivo del
clinico è quello di porsi dinanzi alla gestione dello spazio agenetico, scegliendo tra la chiusura o lapertura di tale
spazio. A nostro avviso la mancanza di un elemento così fondamentale nellocclusione e dal punto di vista esteti-
co, come il canino, depone favorevolmente per una terapia che miri a mantenere lo spazio e che successivamente
si completi con una accurata fase di protesizzazione per poter permettere al paziente di recuperare funzione ed
estetica corrette
Il servizio di ortodonzia nella ASL n. 2 dell’Umbria: valutazione sulla necessità di trattamento
scopo
del lavoro
L’obiettivo del nostro studio
sull’uso dell’indice IOTN (Index
of orthodontic treatment need)
è quello di poter sviluppare dei
parametri razionali e precisi
per stabilire quali individui
mostrino necessità prioritarie di
trattamento.
Materiali
e metodi
Sono stati sottoposti a
valutazione dell’indice IOTN
288 pazienti di età compresa
fra i 7 e i 18 anni che si sono
presentati presso il Servizio di
Ortognatodonzia della ASL n. 2
dell’Umbria in convenzione con
l’Università degli Studi di Perugia.
Risultati
È stato calcolato il grado di
indice IOTN di ogni paziente e
risultavano predominanti i casi
borderline (grado 3 = 40,28%)
e quelli con necessità al
trattamento ortodontico (grado 4
= 29,51%).
Conclusioni
L’indice IOTN si è mostrato uno
strumento di valida utilità in
ambito di assistenza sanitaria
pubblica laddove sia necessario
sviluppare dei parametri oggettivi
sulla necessità di trattamento
ortodontico. Questo indice ci ha
permesso un corretto approccio
all’intervento e la valutazione
epidemiologica del rapporto
esistente tra le malocclusioni e
la tipologia dei pazienti.
aim of the work
The aim of the present study,
based on IOTN (Index of
orthodontic treatment need),
is to set rational and precise
parameters for the evaluation of
treatment needs.
Materials
and methods
IOTN scores were recorded
in a group of 288 patients,
aged between 11 to 14 years,
referred to the Department of
Orthodontics of ASL N. 2 Umbria,
which is connected to the
University of Perugia.
Results
IOTN showed that border line
cases (grade 3 = 40.28%) and
those with a need for orthodontic
treatment (grade 4 = 29.51%)
were predominant.
Conclusions
IOTN proved a valuable tool for
public health care wherever
objective parameters for
orthodontic treatment need
assessment are necessary.
This index allowed a correct
approach to intervention and
epidemiological evaluation
of the relationship between
malocclusions and the types o
- …
