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    Vogue. Valentino

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    Valentino è il primo stilista italiano che ha conquistato la moda di Parigi e ha raggiunto lo status di haute couture. Drusilla Beyfus attinge dall’archivio della rivista e dalla sua intervista con Valentino per celebrare il senso creativo del colore e l’utilizzo di tessuti opulenti, dei materiali eterei, dei ricami, delle lavorazioni di perline e delle pieghettature dello stilista. La sua squisita e affascinante sartorialità ha incantato casate reali, celebrità di Hollywood, quali Elizabeth Taylor e Julia Roberts, e esponenti dell’alta società come Jacqueline Kennedy Onassis. Valentino ha mantenuto il controllo creativo della sua maison per 45 anni

    Vogue. Alexander McQueen

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    Alexander McQueen, dalle controverse sfilate degli esordi alla perfezione elegiaca delle ultime, è stata la figura più rappresentativa della moda britannica. La sua carriera straordinaria è una storia di iconoclastia, ambizione e genio visionario. Attraverso le immagini di eminenti fotografi quali Mario Testino e Corinne Day Vogue, Alexander McQueen ci mostra come i suoi modelli oscuramente magnifici, la sartorialità impeccabile, i tagli dei materiali e le sagome scolpite siano la realizzazione della sua ambizione: “Voglio essere l’inventore di una silhouette o di un taglio sartoriale così particolari che, quando sarò morto e sepolto, tutti sapranno che il ventunesimo secolo è cominciato con Alexander McQueen”

    DIZIONARIO DELLA MODA

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    Primo dizionario bilingue inglese-italiano / italiano-inglese sull'abbigliamento, gioielli, tessuti, accessori, trattamenti e tecniche di lavoro, colori, cosmesi e cura dei capelli, marketing e comunicazione pubblicitaria. Si rivolge ai professionisti e agli studenti del settore della moda. Consta di oltre 30.000 lemmi e locuzioni e comprende molte indicazioni grammaticali

    Vogue. Gianni Versace

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    Mentre Versace dominava le passerelle e il red carpet con i suoi modelli stravaganti, carichi di ostinata sensualità, di colori vivaci, motivi classici, fantasie contrastanti e tagli audaci, Vogue dichiarava che “Versace ha definito il glamour della fine del ventesimo secolo e ha inventato la supermodella”. Questo libro analizza quel glamour, esaminandone la strabiliante esuberanza come parte integrante del marchio Versace, e al contempo rivela la suprema maestria sartoriale e le tecniche innovative su cui si basano gli impertinenti lacci bondage e gli abiti con spille da balia

    La decolonizzazione della moda – lingua, appropriazione e sostenibilità nelle culture native nordamericane

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    L’imposizione dell’abbigliamento come simbolo di civilizzazione forzata è parte del genocidio culturale messo in atto in tutti i paesi che hanno subìto il dominio coloniale. E anche se oggi si comincia a riconoscere la validità di tradizioni vestimentarie "altre", l’impronta coloniale nella moda è ancora ben presente in tutti gli ambiti: dall'estetica al linguaggio, dalle scelte economiche alle ricadute ambientali. Decolonizzare la moda equivale a metterne in discussione ogni aspetto, per ridefinirla come fenomeno culturale universale che nasce con pari dignità, da tempi lontanissimi, in tutte le culture del mondo. Per i nativi americani, l’abito è un veicolo per raccontare storie che vanno narrate, per resistere, per guarire dalle ferite ancora aperte della colonialità, e per dichiarare la bellezza delle proprie culture. L’attuale esplosione creativa degli stilisti nativi merita attenzione anche per la loro funzione di “attivatori” del cambiamento attraverso la capacità di coniugare tradizione e novità, motivi antichi e urgenze contemporanee. In Italia, colonizzazione e decolonizzazione della moda sono temi poco esplorati, e la stessa percezione della scorrettezza di fenomeni cruciali come quello dell’appropriazione tarda ad affermarsi. È per colmare un grande vuoto di consapevolezza e di civiltà che questo libro è stato ideato, con l’intento di costruire una partecipazione appassionata a una rinnovata idea di moda: più rispettosa, più equa, più sostenibile, più umana

    Vogue. Christian Dior

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    Nel 1947 il New Look di Christian Dior ha trasformato il modo di vestire delle donne. I suoi modelli hanno continuato a sconvolgere il mondo della moda nei successivi dieci anni di attività del couturier. Grazie alle immagini commissionate originariamente dalla rivista a fotografi come Horst e Irving Penn e ad artisti come Christian Bérard, Christian Dior Secondo Vogue ci permette di esplorare in maniera ravvicinata la ricerca di Dior per la linea perfetta, il modo in cui la sua visione della silhouette femminile ideale si è sviluppata e come il sodalizio tra creatività e acume commerciale abbiano fatto si che il suo nome sia ancora sinonimo di una delle case di alta moda più di successo, anche anni dopo la sua scomparsa

    IF I WERE IN YOUR MOCCASINS

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    Il saggio, prendendo spunto dal titolo del volume "Morphing", traccia un percorso ideale di trasformazione, esemplificato dal titolo volutamente ambiguo (If I Were In Your Moccasins) che, replicando il processo di metamorfosi tipico del morphing, parte dall'aspetto linguistico e approda ai mocassini, che fanno da collegamento fra mondi e culture diverse

    I TESTI DEL LUPO THE WOLF TEXTS

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    Raccolta di poesie. La fusione della tradizione con lo spirito guerriero e rivoluzionario permeano la poesia di Henson del senso profondo della resistenza contro una visione del mondo individualista e materialista per la salvaguardia della sopravvivenza del suo popolo

    WELLBEING, WELLNESS AND WELFARE. Una questione di parole

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    Analisi dei termini inglesi “Wellbeing”, “Wellness” e “Welfare” da un punto di vista diacronico e sociologico. La prima parte del saggio si sofferma sull’analisi del termine “Wellbeing” e le sue relative connotazioni: il benessere del corpo, della mente e della socialità, cioè di quel senso di appartenenza a una comunità che è sana quando è sano il rapporto con gli altri, non solo con se stessi. La seconda parte si concentra sul “Wellness”, le sue implicazioni commerciali e di sfruttamento delle risorse umane da parte delle aziende (prevalentemente americane). Nella terza parte, con il “Welfare” si cerca di riportare il concetto di benessere all’idea del “sociale”, non come salute individuale, ma come salute di una società ben organizzata, che si preoccupa del ben-essere dei suoi componenti. Nella conclusione si evidenzia quanto ‘americana’ sia l’ideologia del Wellness in riferimento alle categorie della produttività e della felicità

    Un futuro possibile per la lingua della moda / The Language of Fashion and its Possible Future

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    The Language of Fashion and its Possible Future The debate between the hegemony of the English language as a threat of identity, and the obstinate Anglophobia in defence of the national language is still very animated, even in the field of specialized languages or jargons concerned with a particular profession. In the contemporary international scenario, which is dominated by globalization processes, epoch-making migratory movements, new communication methods and technological innovations, the present essay suggests a reflection on multilingualism as a possible future in the perspective of enhancing linguistic diversity: not only the inexorable anglicization process of the fashion sector, but also the opening towards new languages and cultures as personal and social growth, as source of creativity and opportunity of development. The essay is divided into three parts: it starts with a reflection on the identity of language and the debate between the unrelenting ‘colonization’ of the English language as opposed to the strenuous defence of the local language; then it simply introduces the reader to some technical features of the language of fashion, and finally, it tries to outline a future outlook of such language
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