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    Le successioni alluvionali e lacustri quaternarie affioranti nella media valle del Fiume Sinni (Appennino Meridionale, Basilicata)

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    La media valle del Fiume Sinni, attraversa il settore meridionale del Bacino di Sant’Arcangelo localizzato nel settore esterno dell’Appennino Meridionale. Lungo i suoi versanti e quelli dei suoi maggiori affluenti (Fiumi Sarmento e Torrente Serrapotamo) è possibile osservare due successioni sedimentarie quaternarie, legate a due differenti fasi evolutive. La prima mostra i caratteri di un bacino subsidente, progressivamente colmato da depositi continentali, mentre la seconda comprende i terreni appartenenti a più ordini di terrazzi. Questi ultimi, formati nella successiva fase di sollevamento dell’area dal Pleistocene medio al Pleistocene superiore, si presentano a diverse quote rispetto al fondovalle attuale. La prima successione, spessa più di 2.500 m, comprende i terreni riferiti al Bacino di S. Arcangelo (BSA), suddivisi in unità stratigrafiche a limiti inconformi (UBSU). Le unità distinte, vengono raggruppate nei Supersintemi di M. Cotugno (SMC, Pliocene superiore), del Sinni (SS, Pliocene superiore – Pleistocene inferiore) e del Serrapotamo (SSP, Pleistocene inferiore-medio). Il più antico (SMC), discordante sul substrato pre-pliocenico, è costituito in gran parte da facies pelitiche di piattaforma. Il SS consiste in una spessa successione di sequenze arenacee di fronte deltizia e, nella sua parte superiore marginale, sistemi alluvionali e lacustri. Questi ultimi si sviluppavano nell’area pedemontana lungo il margine sud-occidentale del BSA. La successione termina con il SSP costituito da depositi continentali, riferiti a sistemi di fan-delta lacustre, passanti in alto a sistemi di piana alluvionale di tipo braided, i cui depositi si sviluppano in gran parte del bacino con uno spessore di poche decine di metri. La seconda successione si sviluppa a tetto di una superficie erosiva modellata sui conglomerati alluvionali del SSP. Tale successione viene suddivisa in due supersintemi, di cui il più alto (Supersintema del Bosco di Farneta, SBF, Pleistocene medio) comprende due unità terrazzate indicanti un paleo-deflusso verso i quadranti settentrionali. Il successivo Supersintema del Fosso Manga Ramelle (SMR), invece, comprende una serie di terrazzi riferiti ai bacini idrografici dei Fiumi Sinni e Sarmento. Il quadro stratigrafico che ne deriva è il risultato della combinazione delle variazioni eustatiche e dei movimenti tettonici che hanno interessato il settore esterno dell’Appennino Meridionale

    Why We Should Stop Inferring Simple Correlations Between Antioxidants and Plant Stress Resistance: Towards the Antioxidomic Era

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    A large number of studies have investigated the relationship between different forms of abiotic stress and antioxidants. However, misconceptions and technical flaws often affect studies on this important topic. Reactive oxygen species (ROS) generated under stress conditions should not be considered just as potential threats, because they are essential components of the signaling mechanism inducing plant defenses. Similarly, the complexity of the antioxidant system should be considered, to avoid misleading oversimplifications. Recent literature is discussed, highlighting the importance of accurate experimental setups for obtaining reliable results in this delicate field of research. A tentative ‘‘troubleshooting guide’’ is provided to help researchers interested in improving the quality of their work on the role of antioxidants in plant stress resistance. Significant advancements in the field could be reached with the development of antioxidomics, defined here as a new branch of research at the crossroads of other disciplines including metabolomics and proteomics, studying the complex relationship among antioxidants and their functions
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