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Anemocory dispersal model of Caralluma europaea (Guss.) N.E.Br. in the Island of Lampedusa
Anemocoria di Caralluma europaea nella Riserva Naturale "Isola di Lampedusa": modello di dispersione (4 pagine http://www.esriitalia.it/conferenza2007cd/content/poster2.htm.)
Report on medium-term effects of the habitat protection and restoration activities of the LIFE Project “Maintenance of the habitats of the Macalube of Aragona” (Sicily, S Italy)
The Site of Community Importance (SCI) “Macalube di Aragona” is prone to severe desertification risk. In fact, its vegetation is disturbed not only by cyclic soil movements resulting from sedimentary volcanism, but it is strongly influenced by the hostile properties of the clayey substratum (prone to intense linear erosion, badly aired, rich in salts, etc.), the long drought period (ca. 4 months) and by the long-lasting history of human pressure. Both stress and disturbance factors influence progressive succession processes, so that the most “mature” local plant communities are () the chenopod shrublands referred to Salsolo-Peganion (habitat 1430 according to 92/43 EU Directive) and the halo-xerophilous grasslands ascribed to Moricandio-Lygeion sparti (priority habitat 1510). The SCI hosts several dozens of plants figuring within the National Plant Red List. Most of them grow in the grasslands and nearly 10 in fallows and dry cereal crops (Pasta, 2001). Till some 10 years ago agricultural practices caused erosion increase and habitat degradation and loss, with strong damages to the local network of temporary ponds (Pasta & La Mantia, 2001). Therefore, the main aim of “Macalife” Project LIFE 04/NAT/IT/00182 was either to overcome the contrasts with local people or to adopt the most effective agronomic techniques in order to reduce land degradation. The effects of the combined ceasing of agro-pastoral activities on both habitat and species conservation have been investigated. With this purpose, some plot areas with opposite aspect (N vs S) have been selected in order to monitor during a 5 years period several parameters such as species number, species coverage rate (%), demography, distribution pattern, etc., in order to assess the trend of nitrophilous plants, life forms spectrum, threatened plants. Field data collection through seasonal phytosociological relevés allowed not only to record land use and habitat changements, but also the path and the speed of ongoing progressive succession processes.
The survival rate of plant propagules has been regularly monitored as well. As many temporary ponds have been restored, also the evolution of the fauna linked to water bodies (birds and invertebrates) was taken in consideration. Macalife Project has shown that, much better than “classic” afforestation, the propagation and the planting of autochthonous plants such as Tamarix africana, Suaeda vera, Salsola agrigentina, Salsola oppositifolia, Aster (= Tripolium) sorrentinii and Lygeum spartum is not only effective in restoring more long-lasting environmental services but also favours local sustainable economy. In fact, many the planned activities (i.e. propagation, planting, education, etc.) have been and are still on the behalf of local farmers, so that they still continue to work in, with and for their own land
I Lepidotteri Ropaloceri (Insecta Lepidoptera) del bosco della Ficuzza: stato delle conoscenze e possibili relazioni tra il loro status e i cambiamenti nell’uso del suolo.
From the safeguard of Caretta caretta nesting sites to in-situ conservation of locally endangered plants: combined effects of the LIFE Project al Spiaggia dei Connigli (Lampedusa, Sicily).
Azioni di contenimento dei fenomeni erosivi, di salvaguardia e restauro degli habitat nell’ambito del Progetto LIFE “MACALIFE - Preservation and extension of priority habitats damaged from agriculture activity”: un modello per le zone aride della Sicilia
In Sicilia, come del resto in gran parte del Mediterraneo, l’impatto millenario delle attività antropiche ha profondamente modificato la struttura e la funzione degli ecosistemi naturali, con evidenti ripercussioni sulla stabilità dei suoli e sull’andamento diffuso dei processi erosivi. L’accresciuta consapevolezza di que-sto rapporto causa-effetto ha posto sempre più in risalto la necessità di mettere in atto adeguati interventi di recupero e di ripristino ambientale, in particolare a favo-re di ecosistemi più esposti e vulnerabili, perlopiù concentrati in corrispondenza delle aree costiere e umide, spesso profondamente trasformati a seguito dell'azione combinata di diversi tipi di disturbo antropico. Gli interventi di ricostituzione degli habitat e di rinaturalizzazione sono complessi dal punto di vista tecnico, in quanto non possono prescindere da un’analisi dettagliata di tutti gli aspetti biotici, abiotici ed antropici che caratterizzano il territorio coinvolto. In funzione dei caratteri eda-fo-climatici stazionali è di fondamentale importanza individuare le specie idonee per il ripristino della struttura e della funzione delle comunità locali. Tale scelta condiziona tutte le operazioni successive, in quanto deve favorire meccanismi in grado di costituire sistemi naturali complessi e stabili nel tempo. Non è sufficiente individuare le specie chiave, che caratterizzano strutturalmente e fisio-nomicamente le comunità vegetali, ma occorre prestare particolare attenzione all’origine del materiale vegetale di propagazione da utilizzare negli interventi. Utilizzando specie autoctone, soprattutto ecotipi autoctoni e pertanto meglio adat-tati alle condizioni pedo-climatiche locali, è possibile contribuire alla conservazione delle risorse genetiche del territorio, aspetto spesso trascurato o comunque sottovalutato nelle attività di ripristino ambientale. Le modalità, le tecniche ed anche la durata degli interventi previsti devono essere opportunamente modulati in funzione del grado di alterazione del sistema e quindi degli input necessari. Lo scopo principale dell’intervento non è quello di riportare un ecosistema allo stato originale, quanto piuttosto di ripristinare le dinamiche evolutive naturali, eliminando le cause che hanno determinato la situazione attuale, e cercando di ristabilire le relazioni funzionali tra le componenti biotiche ed abiotiche del sistema, fino al raggiungimento di una nuova condizione di equilibrio dinamico. Su questi principi si basa la restoration ecology, una branca ormai autonoma dell’ecologia che si occupa del recupero e del ripristino degli ecosistemi danneggiati, semplificati o distrutti dall’azione antropica (Young, 2000).
Questa filosofia di intervento ha guidato le azioni compiute nell’ambito del progetto LIFE04 NAT/IT/000182 “MacaLife, Conservazione degli habitat delle Macalube di Aragona”
Restoration practices in Mediterranean habitats using native woody species
Since the beginning of the XXI century, Legambiente (a national environmental association), supported by the University of Palermo, has launched several naturalization projects within three Sicilian nature reserves:
1)Isola di Lampedusa (Agrigento Province);
2)Macalube di Aragona (Agrigento Province);
3)Lago Sfondato (Caltanissetta Province). Interventions were carried out on bare lands and degraded sites where natural vegetation cover was almost completely disappeared. The main aim was to restore native habitats following the principles of ecological restoration. Accordingly, differently from the classical approach, consisting in the use of preparatory species, usually Pines, native shrubs and trees were selected and used in the field
Emergenze vegetali dell'Isola di Lampedusa
Per la peculiarità storica, geografica ed ambientale l’Isola di Lampedusa, e vista l’estrema frammentarietà delle formazioni preforestali, l’esiguità dei popolamenti (e degli individui) delle specie legnose assumono un valore scientifico e conservazionistico particolarmente elevato. Per queste ragioni è stato fatto un censimento eseguito con strumentazione GPS.
Sull’isola crescono diverse specie di rilevante interesse conservazionistico, numerose sono infatti le specie endemiche, esclusive, rare e/o a rischio di estinzione perché legate a habitat molto vulnerabili e localizzati. A questa ragione d’interesse generale per questi taxa si somma il fatto che buona parte delle specie arboree tipiche della vegetazione primaria dell’isola, il più delle volte sopravvivono localmente con popolamenti costituiti da pochissimi (e talora singoli!) individui.
Juniperus turbinata e Olea europaea var. sylvestris sono le due specie forestali di gran lunga più comuni tra quelle indagate . Meno positivo è il risultato dell’analisi della rinnovazione, che ha permesso di individuare appena una trentina di giovani individui di ginepro e nessuno di olivastro. La presenza delle due specie sull’isola risulta circoscritta esclusivamente ai valloni stretti ed incisi che sboccano sulla costa meridionale dell’isola, disegnando un complesso sistema in cui si alternano profonde insenature e pendii rocciosi subpianeggianti. Per ambedue le specie si è registrata una netta prevalenza (ca. 80% dei ginepri e ca. 95% degli olivastri!) in corrispondenza delle esposizioni meridionali dell’isola che, sebbene più soleggiate godono dell’effetto benefico dei venti umidi provenienti da meridione
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