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Ambienti di apprendimento e progettazione didattica. Proposte per un sistema educativo transmediale.
Il libro di testo, “oggetto culturale” per eccellenza nella scuola e nell’Università, sta cambiando e l’evoluzione verso cui si sta dirigendo produrrà conseguenze significative anche per la didattica. La rivoluzione digitale genera nuove possibilità di accesso, produzione e distribuzione della conoscenza e stanno emergendo competenze e stili di apprendimento affatto differenti dalla tradizione tipografica.
Queste sono le condizioni per un salto paradigmatico, per un cambiamento radicale nel modo di fare scuola.
Nel volume si analizzano i risultati di una ricerca interdisciplinare che ha applicato i modelli della progettazione partecipata, ed una fitta rete di collaborazioni tra istituzioni e aziende, per costruire nelle classi risorse digitali e transmediali.
Le pratiche di apprendimento ubiquo, l’autoproduzione dei libri di teso e la frammentazione delle forme narrative scolastiche possono alimentare esperienze di design di ambienti multimodali e diffusi che offrono nuove opportunità per innovare i processi di insegnamento e apprendimento. Si tratta di uno scenario ancora incompiuto, di cui però si scorgono le direzioni e i possibili esiti
Riviste scientifiche e linguaggi digitali. Multimodalità, accessibilità e interdisciplinarità come fattori di innovazione
L'evoluzione delle pubblicazioni scientifiche appare sempre più orientata verso processi di digitalizzazione che introducono nuovi linguaggi e nuovi formati multimodali. Le trasformazioni
in corso coinvolgono diversi piani: i generi della "narrazione accademica", il ruolo e le competenze dello studioso nei processi di disseminazione dei risultati, l'impatto delle pubblicazioni all'interno e all'esterno dell'ambito scientifico, il cosiddetto "public engagement". L'articolo discute questo scenario, con un focus sui seguenti aspetti, tra loro interdipendenti:
1. Le innovazioni relative al contenuto, sempre più distribuito, collaborativo, plurimediale.
2. Le innovazioni relative alla figura dello studioso, proteso
verso il dialogo e la pubblicazione in team.
3. Le innovazioni relative all'impatto del lavoro scientifico
Nuovi sviluppi per la professione di studioso?
Nel dibattito internazionale si discute ormai da tempo dell’opportunità di modificare l’oligopolio degli editori scientifici, di facilitare l’accesso
libero ai dati della ricerca e di sviluppare prassi innovative di disseminazione delle migliori esperienze di insegnamento. Ma la rivoluzione, annunciata e da molti attesa, si scontra con alcune difficoltà. In primo luogo esse sono legate alla generazione di nuovi modelli economici che possano ristabilire un equilibrio per tutti gli attori, editori compresi. In secondo luogo sono riferibili a una nuova visione etica e normativa del diritto
di accesso ai prodotti scientifici, in veste di studiosi e di cittadini. In terzo luogo tali criticità sono riconducibili alle dinamiche di valutazione delle
ricerca e alla carriera accademica, in un sistema dominato da forti resistenze al cambiamento. Occorre ricordare, inoltre, le discontinuità introdotte
dalla questione dei formati (Limone, 2012), cioè l’ingresso di diverse tipologie narrative tra le forme della comunicazione accademica.
Siti web e blog, presentazioni animate, videogiochi, simulazioni interattive, video-documentari, podcast e infografiche, dovrebbero essere
ammessi a buon diritto tra i materiali per la divulgazione scientifica e sottoposti a specifiche valutazioni con metriche alternative. La digitalizzazione, insieme alla reticolarità e all’apertura (Weller, 2011), rappresentano i maggiori fattori di cambiamento della pratica accademica e impongono un ripensamento del ruolo e delle competenze dello studioso che non è più rimandabile
Media, tecnologie e scuola. Per una nuova Cittadinanza Digitale.
Media, tecnologie e scuola sono sempre più vicini e interconnessi: la crescente sinergia tra strumenti mediali, tecnologie didattiche e contesto scolastico costituisce un’opportunità che vede impegnata la ricerca scientifica e gli attori scolastici. In aula le risorse per la didattica si moltiplicano e differenziano, e tale eterogeneità rende necessario un rinnovato equilibrio tra i media digitali e le altre tecnologie in uso: dalla matita alla lavagna, dal libro al film (Jenkins, 2010). I processi di insegnamento-apprendimento «tecnologicamente potenziati», inoltre, trasformano le attività curricolari, rinnovano le metodologie e i modelli didattici, moltiplicano le azioni e alterano le relazioni che si strutturano nelle aule scolastiche e che si estendono ben oltre le ore e le superfici della classe. Prodotti e processi sono contemporaneamente messi in discussione nella scuola di oggi, nella quale media e tecnologie dovrebbero supportare una «intenzionalità educativa orientata a sviluppare l’autonomia delle persone», precondizione per la «didattica centrata sulle competenze» (Galliani, 2004, p. 14) di cui ha tanto bisogno il nostro sistema sociale e culturale in rapido mutamento.
Alcuni di tali interrogativi sono stati affrontati nel presente volume. Al centro del confronto c’è la «mediatizzazione» delle pratiche didattiche e la metamorfosi del «fare scuola» con l’avvento dei nuovi media, ma non solo. Nel testo si descrivono le sovrapposizioni, sempre più consuete, tra la classe e l’extrascuola e si individuano i processi e i modelli che trasformano
quotidianamente la didattica
Media and animation in the community. Scenarios of participatory design.
The following essay puts forward three possible readings of the relationship between media and sociocultural animation. Starting from a review of previous studies on the relationship between means of communication, environment and education, it discusses the possibility of following new paths of research involving a closer collaboration between academic research and industrial research leading to the development of models and initiatives trough the shared design of technologies and social policies
Le direzioni della scrittura scientifica: digitale, collaborativa, distribuita.
Il Comitato di Esperti per la Politica della Ricerca del MIUR ammoniva nel 2011 che i meccanismi di valutazione si sarebbero dovuti realizzare "con standard e procedure confrontabili e comprensibili a livello europeo e internazionale, anche per poter attrarre talenti da altri Paesi” (CEPR, 2011, p. 2). Condividendo il medesimo obiettivo l’ANVUR (Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) ed il Ministero hanno recentemente rimodulato le regole e le prassi della valutazione della ricerca italiana. Purtroppo però, sebbene gli standard siano utili e talvolta necessari, l’applicazione di sistemi valutativi troppo rigidi rischia di riprodurre la mediocrità, piuttosto che valorizzare l’innovazione e le eccellenze, perché i casi più divergenti e originali sfuggono alle griglie dei valutatori. Nel saggio si discutono alcune pratiche di pubblicazione accademica che rappresentano una pista evolutiva dell’editoria scientifica nei prossimi anni
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