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    Il Registro Tumori dell’ASL di Brescia.Incidenza e mortalità per tumore maligno nell’ASL di Brescia nel triennio 2004-2006.

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    Nel triennio 2004-2006 nell'ASL di Brescia sono stati diagnosticati circa 23.000 casi di tumore, in proporzione maggiore nei maschi (54%), con una media di 7.700 casi per anno, pari a quasi 7 casi su 1000 abitanti l’anno, in linea con i dati del pool dei registri tumori del Nord Italia. Tra i maschi prevalgono i tumori di prostata, pelle esclusi i melanomi, polmone, colon-retto e vescica; tra le femmine, il tumore della mammella è il più frequente, seguito dai tumori della pelle non melanomi, e di colon-retto, polmone e stomaco. Si noti che le cause del cancro sono oggi note per diversi tumori, per i quali è possibile prevenirne l’insorgenza (prevenzione primaria). Ciò vale per i tumori associati a fumo di tabacco, abuso di alcool, alimentazione scorretta, obesità e inattività fisica, eccessiva esposizione al sole, agenti chimici o fisici come asbesto, gas radon o diossine, e agenti infettivi, quali i virus dell’epatite B e C, i virus del papilloma umano (HPV) e della immunodeficienza umana (HIV), l’Helicobacter pylori (H. pylori), e altri. Di grande interesse appare il confronto tra i dati del periodo qui considerato, il triennio 2004-2006, e quello 1999-2001, che consente anche di sfatare alcuni comuni pregiudizi: che i tumori siano, considerati nel loro insieme, in aumento, indipendentemente dall’invecchiamento della popolazione, e che la maggior parte dei tumori sia da ascrivere a fattori ambientali, come l’inquinamento atmosferico, la presenza di discariche e di inceneritori. In realtà, a Brescia, come in altre aree italiane, nella prima metà degli anni 2000 si è vista, nei maschi una riduzione dell’incidenza dei tumori correlati al fumo di tabacco, come quelli delle vie respiratorie e della vescica, a causa di una riduzione dei consumi, e una riduzione dell’incidenza anche dei tumori dello stomaco e del fegato, grazie a un miglior controllo dei fattori di rischio. Non si sono visti invece sostanziali cambiamenti per tumori correlati a fattori ambientali, come leucemie e linfomi. Nelle donne, per contro, si è osservato un aumento, sia pure modesto, dell’incidenza dei tumori fumo-correlati, per la crescente diffusione dell’abitudine, ma anche dei tumori di mammella e tiroide, che tuttavia, per questi ultimi, è da attribuirsi principalmente all’aumento dell’impiego di test di diagnosi precoce. La mortalità per tutti i tumori insieme, e per le principali sedi tumorali, è in riduzione, sia negli uomini che nelle donne, anche per le sedi per le quali l’incidenza non si è ridotta, come il cancro della mammella femminile, a testimonianza di un sostanziale miglioramento delle tecniche diagnostiche e terapeutiche e della realizzazione di programmi di screening. Basti pensare che per il cancro della mammella il rapporto incidenza: mortalità è oggi di oltre 5:1 nell’ASL Brescia, vale a dire che su 5 donne che si ammalano di cancro della mammella solo una muore a causa di questa malattia. In conclusione, la presente pubblicazione conferma come un quadro epidemiologico preciso, fondato su dati di elevata qualità, consenta di trarre considerazioni importanti per la gestione dei processi sanitari, al fine di ottimizzare le risorse, in un periodo di forti ristrettezze, per una sempre più razionale ed efficace politica per la salute, che mira, in campo oncologico, non solo a procrastinare eventi fatali, ma anche e soprattutto a guadagnare in qualità della vita, cioè in anni di vita in buona salute

    Bioterrorismo: analisi dei piani di prevenzione di cinque regioni italiane.

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    9. Colzani E, Limina RM, Signorelli C. Bioterrorismo: analisi dei piani di prevenzione di cinque regioni italiane. Atti del – Cernobbio 8–11 settembre 2002. Sanità e Sicurezza 2002; supplemento, volume III: 566-57

    Southern Europe as an example of interaction between various environmental factors. A systematic review of the epidemiologic evidence.

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    Hepatitis B virus (HBV), hepatitis C virus (HCV) and alcohol consumption are major causes of hepatocellular carcinoma (HCC) worldwide. We performed a systematic review of epidemiologic studies carried out on HCC aetiology in Southern Europe, an area with an intermediate– high prevalence of these agents as well as of putative risk factors such as tobacco smoking, diabetes and obesity. To retrieve the articles, we performed a Medline search for titles and abstracts of articles. After the Medline search, we reviewed the papers and reference lists to identify additional articles. A synergism between HCV infection and HBV infection, overt (hepatitis B virus antigen (HbsAg) positivity) or occult (HBsAg negativity with presence of HBV DNA in liver or serum), is suggested by the results of some studies. The pattern of the risk for HCC due to alcohol intake shows a continuous dose–effect curve without a definite threshold, although most studies found that HCC risk increased only for alcohol consumption above 40–60 g of ethanol per day. Some evidence supports a positive interaction of alcohol intake probably with HCV infection and possibly with HBV infection. A few studies found that coffee has a protective effect on HCC risk due to various risk factors. Some data also support a role of tobacco smoking, diabetes and obesity as single agents or preferably cofactors in causing HCC. In countries with a relatively high alcohol consumption and intermediate levels of HCV and HBV infections (1–3% of population infected by each virus), such as Mediterranean countries, the three main risk factors together account for about 85% of the total HCC cases, leaving little space to other known risk factors, such as haemochromatosis, and to new, still unrecognised, factors as independent causes of HCC
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