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    L’abbazia di Nonantola alla luce dell’archeologia

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    Il monastero di Nonantola rappresenta uno dei maggiori complessi benedettini, di fondazione altomedievale, presenti sul territorio nazionale e, indubbiamente, uno dei cenobi più importanti dell’Europa medievale. Fondato nell’VIII secolo nell’orbita culturale longobarda, il monastero accrebbe i suoi possedimenti ed il suo prestigio nel tempo, arrivando a comprendere anche territori lontani (in Toscana, Lombardia e Veneto). Le indagini pluriennali condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia hanno restituito una cospicua mole di materiali eterogenei che dipingono un quadro particolarmente complesso delle fasi di frequentazione che si sono succedute non solo all’interno del complesso abbaziale, ma anche dell’intero borgo di Nonantola nei secoli compresi tra l’VIII e il XV. I dati desunti dagli scavi archeologici si inseriscono, poi, in un quadro interpretativo più ampio di carattere territoriale, grazie alle indagini di ricognizione di superficie condotte su un’ampia superficie del nonantolano e dei territori limitrofi. Il nostro intervento si concentrerà sui dati relativi all’età carolingia seguendo il duplice binario della ricostruzione del complesso monastico e del rapporto con gli insediamenti presenti nel territorio circostante

    Nonantola. Storie di un monastero

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    Il borgo di Nonantola appare oggi come una delle tante modeste comunità del territorio modenese, molte delle quali emerse nei secoli a partire da insediamenti agricoli o borghi fortificati di età medievale. Nonantola però è stato uno dei centri fondamentali per la religiosità nell’alto medioevo, per questo è stata oggetto di approfondite ricerche archeologiche per circa un decennio. In questa sede si presentano i risultati più significativi in forma divulgativ
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