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Sergio Lenci - L'opera architettonica 1950-2000/ Sergio Lenci - Architectural works 1950-2000 (prefazioni/prefaces L. V. Barbera, M. Rebecchini) Italian and English texts
Nel curare questa raccolta di architetture progettate in un arco di
mezzo secolo la scelta è stata quella di esporre i progetti e le realizzazioni
in senso cronologico per far assumere alla compilazione il
significato di una documentazione temporale. A conclusione dell’attività
redazionale intrapresa mi sono accorto con chiarezza che
le risposte progettuali fornite sono tutte state formulate intorno a
cruciali tematiche compositive. Tra queste emerge quella del rapporto
organico e al contempo neoplastico che il progetto instaura
tra lo spazio interno ed esterno dell’edificio. Se la “corte” verrà dall’autore
combattuta nelle opere e negli scritti a favore di una composizione
più articolata di quella del blocco che genera la rue corridor,
il suo posto sarà occupato dall’incessante ricerca di una
cavità spaziale tutta interna al volume.
Questo tema, già affrontato nel Centro Sociale di Rimini (1958),
affida a uno spazio a doppia altezza la conformazione del progetto
che trova attuazione procedendo in senso centrifugo. Ciò
diventa pienamente compiuto nel progetto per la sede della ITER
(ex Rescoop) a Lugo di Romagna (1974) dove, intorno a una tripla
altezza centrale, viene realizzata una composizione di masse ora
ortogonali ora impostate sulla linea obliqua. Nel primo progetto per
il Centro Sociale “Garofano Rosso” (1978) lo spazio centrale non
è solo una doppia altezza connettiva, ma assume un ruolo specifico
configurandosi come una cavea per 800 persone totalmente
aperta al resto dell’edificio, così da formare un’architettura “fluida”.
Altro grande tema è rappresentato dall’articolazione dei volumi
visti come oggetti metafisici: masse monolitiche che, come grandi
dolmen, compongono l’architettura. Il progetto del Palazzo di
Giustizia di Brindisi (1957) è eseguito su questi principi, non differentemente
da quello della Tête Défense (1983) nel quale, in
aggiunta, vi è la perdita dell’ortogonalità planimetrica e della compattezza
volumetrica a favore di una dilatazione centrifuga che
corrisponde alle esigenze urbanistiche e rappresentative del sito.
Il tema della ricerca di una struttura binata che spesso dà luogo
a setti di ordine gigante, è ricorrente nei progetti del Palazzo di
Giustizia di Lecce (1961), di Brescia (1964), di Napoli (1971), nonché
nel progetto per l’autorimessa dell’isola del Tronchetto a
Venezia (1983).
La composizione articolata su un insieme architettonico unico
come incontro tra un volume ad andamento orizzontale di forma
triangolare o curva dal quale si innalza una torre sfaccettata con
tagli più o meno profondi a 45°, caratterizza la ricerca portata
avanti nel progetto degli edifici di ingresso per le Case
Circondariali di Spoleto (1970) e di Livorno (1974).
La ricerca di una plasticità scultorea di tipo sottrattivo, operata su
un volume inizialmente puro che viene scavato alla base come
avverrebbe se questo fosse una roccia corrosa dal fluire delle
acque, trova una felicissima realizzazione nel progetto dell’unità
abitativa nel Rione Guasco S. Pietro ad Ancona.
Si può poi notare la ricorrenza di uno studio svolto sul tema della
volta a botte in vetro, che, nel progetto di concorso per l’Opera
de La Bastille (1983) dà luogo a continue “cascate” contenute tra
le maglie di un “pettine” di ordine gigante, in quello per il completamento
del museo Guggenheim Ca’ Venier dei Leoni a Venezia
(1985) crea nuove coperture formate da due porzioni di volta a
botte che entrano in sintonia con la curvatura della cupola della
vicina Chiesa della Salute del Longhena. Questo tema si esprime
pienamente nella realizzazione della pensilina di accesso all’autorimessa
interrata di piazza Matteotti ad Assisi (1993).
Vi è poi una ricerca trasversale, quella della rotazione e dei tagli a
45°, che appartiene a diversi progetti: al Palazzo di Giustizia di
Brescia, al quartiere Zen a Palermo, ancora alla sede della ITER
(ex Rescoop) a Lugo di Romagna e al centro culturale Garofano
Rosso, al complesso per infrastrutture portuali a Ravenna (1978),
all’area Scientifico-Tecnologica di Trieste (1982), alla nuova sede
della CMC a Ravenna (1985), alle strutture di accoglienza e uffici
per l’Ospedale S. Carlo di Potenza (1999). Un’altra costante trasversale
è costituita dalla ricerca del modulo, elemento prediletto
di una metrica sempre chiaramente espressa.
La complessità nell’unitarietà dell’opera architettonica, qualità
che a mio avviso emerge dai progetti contenuti in questo volume,
potrà essere pienamente colta nelle pagine che seguono e venire
di volta in volta verificata da un riscontro con i tre saggi introduttivi
e con queste brevi note.The choice that was made in editing this collection of designs and
built projects, carried out over fifty years, was to allow the architecture
to speak for itself in a chronological and not thematic sense.
Only at the end of the work did I fully realize that all the planning
responses have been formulated with regard to particular compositional
themes. Among these, in my view, there stands out the
organic neo-plastic relationship that the project creates between
the internal and external space of the building.
Whilst the courtyard building was fought against by the author in
his works and articles in favour of an articulated composition, its
place was taken up by an incessant search for a central space
which was however never to become a yard.
This problem is tackled in the project for the Social Centre in
Rimini (1958), where the volumes are structured centrifugally
around a double level of the space. This is carried even further in
the pro ject for the ITER building (ex Rescoop) at Lugo di
Romagna (1974) where a composition of orthogonal and prismatic
volumes is created around triple central levels. In the first pro -
ject for the ‘Garofano Rosso’ Social Centre (1978) the central
space did not simply consist of two interconnecting levels, but
took on a spe cific function in the form of a cavea for 800 people,
completely open to the rest of the building, so as to form a fluid
overall design.
Another important subject is the articulation of volumes seen as
metaphysical objects: monolithic masses which form the build -
ing like huge dolmens. The project for the Law Courts in Brindisi
(1957) is built on these principles, not unlike the Tête Défense
(1983) in which planimetric orthogonality and volumetric compactness
are sacrificed in the interest of a centrifugal expansion
of the whole construction, to harmonize with the surrounding
buildings.
The concern for a twin structure, often with enormous partitions,
is a recurrent feature in the projects for the Law Courts in Lecce
(1961), Brescia (1964) and Naples (1971), as well as in the pro -
ject for the car-park on the island of Tronchetto in Venice (1983).
The entrance buildings for the District Penitentiary of Spoleto
(1970) and Leghorn (1974) are notable for their articulated composition
of a single architectural whole, through a meeting be -
tween a volume of triangular or curved horizontal extension,
from which a many-sided tower rises with 45° angles of varying
profundity.
In the project for a residential building in the Guasco S. Pietro district
of Ancona there is a plastic effect, as if the architect were a
sculptor chipping away at the stone, reducing the original monolithic
volume like a rock worn away by water.
One can observe a recurrent interest also in the subject of glassworked
barrel vaults.
In the competition project for La Bastille Opera House (1983) the
result was a series of cascades contained between the teeth of a
gigantic ‘comb’. In the one for the completion of the Guggenheim
Ca’ Venier dei Leoni Museum in Venice (1985) a new roof was
created consisting of two half-barrel vaults which harmonized
with the curve of the dome of Longhena’s Chiesa della Salute
nearby. It achieved fullest expression in the creation of the arched
shelter-roof of the access to the underground car-park in Piazza
Matteotti, Assisi (1993).
There is also a constant interest in transversal effects through
rotation and 45° angles. This can be seen in various projects,
including: the Law Courts of Brescia, the Zen low income housing
development in Palermo, ITER (ex-Rescoop) building at Lugo di
Romagna, the ‘Garofano Rosso’ cultural centre, the complex for
the port infrastructures in Ravenna (1985), Trieste’s Scientific and
Technological area (1982), the new CMC building in Ravenna
(1985), and the reception buildings and offices of the San Carlo
Hospital in Potenza (1999)
Mostra inaugurale della Galleria/Museo di Giorgio Palumbi. Opere presentate da Ruggero Lenci: Cybergrowth; Vibrazioni. (Via di Santa Maria Maggore 149, Roma. 29 settembre 2012).
Sabato 29 settembre 2012 ha avuto luogo l'inaugurazione della galleria artistica / museo di Giorgio Palumbi, in via di S. Maria Maggiore 149, Roma. Ruggero Lenci è stato invitato a partecipare all'evento con due sue sculture sul tema dell'evoluzione e del DNA: Cybergrowth e Vibrazioni
Unità residenziale nel rione Guasco S. Pietro, Ancona
Lo scritto tratta del progetto residenziale per il rione Guasco S. Pietro progettato da Sergio Lenci per Ancona
IFAD Expo, Palazzo dei Congressi, Roma - Eur
Nei seicento metri quadrati del Salone delle Arti del Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, era richiesto il progetto di un'Expo che interpretasse le missioni umanitarie che l'IFAD svolge nel terzo mondo (International Fund for Agricoltural Development).
Lenci Valentin – Architettura Teorematica
Mancosu, Roma, 2005, p. 144.
http://www.ruggerolenci.it/0035%20IFAD.ht
Lenci Valentin – Architettura Teorematica/Lenci Valentin - Theorematic Architecture (Italian and English texts)
La generazione degli architetti che si è formata negli anni ’70 ha trovato la strada aperta dal lavoro di quanti, avendo studiato nel decennio precedente, sono stati protagonisti del ’68 e che, aiutati dall’Angelus Novus della modernità, hanno spazzato via gran parte dei residui della nostalgia di un’aspramente criticata tradizione. Ciò che a essi non era stato possibile rimuovere è poi riaffiorato verso la fine degli anni ’70, rigurgitante e più forte di prima, sotto le insidie della post-modernità. La nostra formazione è rimasta immune da tali richiami, sia per un decennio di distanza dagli insegnamenti tradizionalisti, sia per una posizione di intransigente rifiuto nei confronti della seconda ondata, che invece mieteva vittime illustri anche tra gli iniziali oppositori. Una sorta di sindrome che, facendo leva sulla promessa di poter vivere una seconda giovinezza, ha temporaneamente impedito ad alcuni architetti che si sono formati negli anni ‘60 di sviluppare una sufficiente distanza critica dai fenomeni inizialmente contestati. La linea di ricerca che, indipendentemente, scegliemmo di seguire derivava dalla consapevolezza che solo dall’acquisizione di solide radici culturali, linguistiche, urbanistiche e tecniche dell’architettura – non come fatto vernacolare, ma come fenomeno esteso alla diversità delle popolazioni, dei climi e dei costumi – potesse derivare un sapere e un modus operandi in grado di orientare correttamente il progetto. Le sette invarianti del linguaggio moderno dell’architettura di Bruno Zevi, insieme alla ricerca della verità strutturale incarnata dalle opere dei grandi maestri quali PL. Nervi, B. Fuller, E. Freyssinet, R. Morandi, S. Musmeci, e alle teorie sugli spazi pubblici/privati di C. Alexander e S. Chermayeff e sul progetto degli spazi urbani di K. Lynch, hanno costituito le basi di un’attività formativa che oggi combina l’attività progettuale a quella universitaria di ricerca e di didattica. La differenza fondamentale insita nello studiare architettura in Italia e negli Stati Uniti in quegli anni era basata sulla scala dell’intervento. Se nelle facoltà italiane, sull’onda delle ipotesi quaroniane era di gran voga progettare un insediamento estensivo che talvolta poteva assumere dimensioni anche territoriali, in quelle nord americane l’oggetto di studio tendeva a non superare quello del grande centro polifunzionale urbano, il mixed use development – che in Italia in alcuni casi diventa il “centro direzionale” – nel quale la complessità delle funzioni si sviluppa quasi sempre a partire da un grande atrio coperto, a cui fa seguito un’aggregazione di volumi anche molto alti
Riorganizzazione del Salone della Sede del Banco San Paolo, Torino. Concorso.
Quarto premio. L'Istituto Bancario San Paolo di Torino intendeva risolvere i problemi funzionali della sede storica di Piazza S. Carlo. Il progetto propone una soluzione distributiva che risponde alle esigenze dell’istituto relative a: movimento e accesso del personale e dei clienti per le varie zone; percorsi verticali con utilizzazione degli ascensori senza interferenze dei flussi di traffico e continuità di collegamenti tra la quota del salone e quella del mezzanino; organizzazione del salone del pubblico; distribuzione dei servizi bancari; continuità dell’area del personale; illuminazione del salone nelle sue varie parti; flessibilità dello spazio in rapporto all'evolversi del lay-out operativo; esecutibilità in due fasi per permettere l'utilizzazione da parte del pubblico dei servizi bancari con pieno rispetto per i problemi dell'igiene e della sicurezza.
Lenci Valentin – Architettura Teorematica
Mancosu, Roma, 2005, pp. 64-65.
http://www.ruggerolenci.it/0009%20San%20Paolo.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Ruggero_Lenc
Alloggi nell'Isola Bo 2000, Malmo, Svezia. Concorso internazionale.
Progetto menzionato. In una piccola area rettangolare di ml. 20 x 30 situata nell'isola di Bo di fronte alla città di Mälmo in Svezia, si è proposta per un concorso internazionale un'unità abitativa nella quale, oltre all'uso efficiente dell’energia, è promossa l'idea di un forte senso di comunità. Un edificio a tre livelli composto da due appartamenti a piano terra, da uno spazio per autorimessa e da quattro duplex al primo e secondo piano fa perno su un vuoto centrale coperto, così da creare uno spazio comune illuminato superiormente da un lucernario.
Lenci Valentin – Architettura Teorematica
Mancosu, Roma, 2005, p. 145.
http://www.ruggerolenci.it/0034%20Bo%202000.ht
Uno sguardo al pensiero architettonico di Sergio Lenci
L'articolo racconta il pensiero architettonico di Sergio Lenci dagli anni CinquantaThe article deals with Sergio Lenci's architectural thoughts from the 1950's
Lenci. Collezione Giuseppe e Gabriella Ferrero
Recensione della mostra "Lenci. Collezione Giuseppe e Gabriella Ferrero" (e del relativo catalogo) tenutasi al MIC di Faenz
Nuovi interventi residenziali nella cintura urbana di Bergamo. Concorso.
Progetto menzionato. Il sistema insediativo proposto per la comunità di Valtesse, località inserita nella corona urbana di Bergamo mira a dare risposta alle esigenze specifiche sia in termini di qualità organica del nuovo costruito, che di quantità delle aree verdi, oltreché di previsione di luoghi per l’interazione pubblico-privato. Inoltre il progetto si occupa di studiare l’architettura dell’alloggio secondo un’idea di scala dimensionale a cui si è voluto dare il seguente titolo: “dall’unità di abitazione all’unità abitativa”.
Concorso per nuovi interventi residenziali nella corona urbana di Bergamo, in: EDILIZIA POPOLARE, Nov. Dic. 1997, p. 76.
Realizzazione di nuovi interventi residenziali nella corona urbana di Bergamo, in: RICERCA E PROGETTO n. 9/10, GANGEMI, 1997, pp. 106-109.
Lenci Valentin – Architettura Teorematica
Mancosu, Roma, 2005, pp. 138-141.
http://www.ruggerolenci.it/0032%20Bergamo.ht
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