87,945 research outputs found

    La lettera di Aristotele ad Alessandro

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    Autenticità della lettera ad Alessandro di Aristotel

    EcoLove. Perchè i nuovi ambientalisti non sanno di esserlo

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    Non c’è talk, non c’è giornale, trasmissione televisiva, evento culturale o pubblicità di prodotto che non riproponga il mantra ossessivo della salvaguardia del pianeta: nel giro di poco tempo il discorso intorno all’ambiente ha occupato ogni spazio della vita civile. Un’esposizione al tema continua, in ogni contesto, a qualunque ora del giorno e della notte. Potremmo dire che mai l’attenzione per l’ambiente è stata così mainstream come in questi ultimi anni. Le piazze si riempiono di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che protestano contro l’inerzia delle risposte al cambiamento climatico, le città provano a diventare più verdi e sostenibili, o a intervenire sulla mobilità e sullo spazio pubblico, si moltiplicano i progetti di riforestazione urbana e di agricoltura biologica; non c’è azienda che non abbia messo la sostenibilità al centro della propria comunicazione. Stanno crescendo persino – ed è un vero paradosso – le opportunità di fare bene al pianeta anche da parte di persone che non hanno nessuna intenzione di fare bene al pianeta, né hanno particolare sensibilità ambientale. Siamo diventati tutti (veri e presunti) ecologisti. Secondo Elena Granata e Fiore De Lettera siamo attraversati da un inedito innamoramento collettivo, che trascende le età e le appartenenze culturali e che sta generando nuove forme di creatività, nei singoli e nelle comunità. EcoLove è un viaggio fuori dalla ragione e dalla logica, che ci porta nel mare del sentimento, dell’arte, della comunicazione, dei media intorno all’ambiente, lontani dal solco dell’ambientalismo scientifico e impegnato che conosciamo. È ormai evidente che i dati e i numeri non bastano a smuovere le persone e a motivarle ad agire, e che la trasformazione culturale a cui stiamo assistendo coinvolge invece le passioni, l’empatia e persino il desiderio. Nel contempo, siamo messi di fronte ad una scelta. Possiamo abbandonarci alla compiacenza e lasciare che questo amore, così com’è arrivato, svapori e venga rimpiazzato da una nuova passione. Oppure possiamo farlo diventare un vero sentire ecologico, capace di consolidare quella simbiosi tra immaginazione, ragione e sentimento di cui noi – e il nostro pianeta – abbiamo così bisogno

    Dov’era, com’era. Da slogan della ricostruzione a slogan dell’immobilismo

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    I piccoli borghi, così come le città, non sono opere d’arte. Sono luoghi di vita e di cambiamento, mescolanza di economie e paesaggi, incrocio di generazioni. Quando un terremoto li distrugge non è agli storici dell’arte o ai cultori dei beni culturali che possiamo chiedere le risposte (o almeno non tutte). Neppure ai soli ingegneri e architetti. Servono competenze varie che sappiano confrontarsi anche duramente sulle soluzioni possibili. Così non accade, mai. Dopo ogni evento catastrofico, il Paese – i suoi politici, i suoi mezzi di informazione - tende rapidamente a convergere intorno a una posizione semplice e rassicurante. Non c’è tempo per il pensiero e per il dubbio. Più un fatto è complesso e difficile da risolvere, più sono immediate e semplici le ricette proposte. Più un fatto è complesso, più tendono a tacere quelli che sarebbero deputati a parlarne: ingegneri, sismologi, geologi e scienziati. Tacciono, salvo eccezioni, perché è difficile spiegare e chiarire questioni spesso tecniche facendosi capire dai non addetti ai lavori; tacciono perché il grande pubblico è più disponibile ad ascoltare la storia personale delle vittime o la voce di un noto critico d’arte piuttosto che le argomentazioni dello scienziato. Alla fascinazione dell’uomo di lettere faremo sempre fatica a contrapporre il dubbio metodico dell’uomo di scienza. Così, nel silenzio di chi dovrebbe parlare ma non ha gli strumenti mediatici per farlo e nel clima di emotività che inevitabilmente si genera, prevale lo slogan più facile e consolatorio. D’altro canto, come in tutti gli eventi drammatici (attentati o incidenti), è l’emotività ad animare il dibattito, fino a che il tema si consuma e scompare dall’interesse collettivo, dopo pochi giorni o settimane

    SilverLife: perché non è solo una questione di economia. Luoghi, paesaggi, progetti di vita

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    Nuovi attori si stanno muovendo nei territori, hanno raggiunto l'età adulta, sono svincolati da rigidi oneri di lavoro, spesso lavorano in smart working e decidono di cambiare vita, luogo, relazioni: è la Silver Life, quella fase della vita in cui tutto torna possibile e la scelta dove abitare determinante. Con la pandemia questo fenomeno si è accentuato con un nuovo ritorno ai borghi e alla vita in provinci

    Origene. Commento alla lettera ai Romani /1. Libri I-IV

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    Introduzione, traduzione con testo latino a fronte (ed. critica Hammond Bammel), note di commento del "Commentario di Origene alla lettera ai Romani". L'introduzione è articolata nei seguenti capitoli: il CRm di Origene; il CRm nella traduzione latina di Rufino e nei frammenti greci; argomento, struttura e scopo della Lettera, il suo Autore, i suoi destinatari; il tema della Legge; il metodo esegetico

    Agostino. Commento alla lettera ai Galati

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    Il volume offre la traduzione, corredata di note, del "Commento alla lettera ai Galati" di Agostino d'Ippona. L'ampia introduzione si articola nei seguenti paragrafi: datazione e contesto dell'opera;la recezione della "lettera ai Galati" nei primi tre secoli; i Commentari nel IV secolo latino (Caio Mario Vittorino, Ambrosiaster, Girolamo); la "controversia" di Antiochia e la "controversia" tra Girolamo e Agostino; il "Commentario a Galati" di Agostino: argumentum e struttura.Completa il volume la nota bibliografica; l'indice biblico e l'indice delle opere di Agostino citate

    Platone: Epistole z' (Lettera VII)

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    Illustrazione delle "dottrine non scritte" di Platone a partire dalla Lettera VI

    La lettera in versi come paratesto nel "Tragicall Tales" di George Turberville

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    Nel 1587 venne pubblicata a Londra un'interessante raccolta di racconti, “The Tragicall Tales” di George Turberville. Il fatto che quest’opera sia presentata come una traduzione di novelle italiane, in particolare di Boccaccio e Bandello, sembra essere in netto contrasto con la sua forma: in essa, infatti, l’unico testo in prosa è una dedica scritta dall’autore al fratello. In questo contesto, la lettera in versi assume un ruolo non trascurabile: non solo all’interno delle singole novelle si assiste a frequenti scambi di epistole poetiche tra gli innamorati, ma una lunga lettera in versi, indirizzata da Turberville ai suoi lettori, è collocata esattamente in apertura dell’opera, con funzione paratestuale. Se l’espediente canonico dell’epistola in prosa al lettore viene spesso sfruttato per spiegare l’origine e la redazione dell'opera, per illustrarne i pregi e per difendersi da eventuali accuse, il caso dei “Tagical tales” sembra arricchirsi di ulteriori valenze. In questo saggio si analizzano le peculiarità della raccolta di Turberville alla luce dei suoi forti legami con la tradizione novellistica italiana, mettendo in relazione la scelta di adottare l’epistola in versi in contesto paratestuale con i modelli di lettera al lettore di epoca rinascimentale

    Platone. Settima lettera. Introduzione, traduzione e commento di F. Forcignanò

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    La Settima lettera è l’unico testo in nostro possesso in cui Platone parla in prima persona, raccontando della propria formazione giovanile, della delusione verso la politica di Atene, la sua città, e del tentativo – grandioso ma fallimentare – di educare il giovane tiranno di Siracusa Dionisio II, nella speranza di convincerlo a mettere in atto un governo filosofico. La lettera è, prima di tutto, un testo problematico: Platone ne è davvero l’autore? A chi si rivolge e con quali scopi? La sezione filosofica del testo è coerente con il pensiero platonico? Questa nuova traduzione commentata, oltre a restituire la bellezza della lettera e la sua attenzione ai dettagli storici e filosofici, tenta di rispondere a tali domande, mostrando che ci sono ottime ragioni per affermare che il suo autore è proprio il grande filosofo ateniese. Se è così, abbiamo la fortuna di poter leggere il testamento umano e filosofico di Platone

    La lettera settecentesca,

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    Dopo una breve presentazione dei manuali per scrivere lettere più diffusi del Settecento italiano, si tratta della lettera intesa come racconto epistolare di finzione, che propone episodi di vita inventati come veri e autentici documenti storici o familiari. Le lettere fittizie settecentesche, raccolte in libri, preludono al romanzo epistolare di Foscolo (Ultime lettere di Jacopo Ortis)
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