1,721,167 research outputs found
La banca dati del Gruppo Interregionale di Farmacovigilanza e i segnali di allarme sugli antibiotici
Epidemiologia del consumo delle BZD
Le benzodiazepine (BZD) sono una delle classi di farmaci maggiormente utilizzate a livello mondiale. La loro immissione in commercio, negli anni '60, è stato un rilevante progresso da un punto di vista farmacologico e terapeutico. Il loro profilo beneficio/rischio decisamente più favorevole rispetto ai barbiturici, i sedativi-ipnotici fino ad allora in uso, ha portato in brevissimo tempo alla loro affermazione nel mercato farmaceutico. Molti studi a livello internazionale hanno evidenziato l’ampio utilizzo delle BZD e i fattori alla base del loro abuso non tutti riconducibili ai loro effetti farmacologici, anche se la loro capacità di indurre farmacodipendenza è sicuramente rilevante e spesso è stata sottovalutata dagli operatori sanitari, medici in primo luogo. Va sottolineato che il consumo delle BZD è spesso cronico e molte persone le assumono per anni nonostante le linee-guida suggeriscano che la durata d’uso dovrebbe essere limitata a poche settimane, questo tipo di utilizzo comporta dipendenza con insorgenza di tolleranza, un aumento dei costi sanitari legato al noto problema delle cadute da BZD e secondo alcuni autori anche un incrementato rischio di demenza. Un setting dove l’uso cronico delle BZD è particolarmente elevato, con una prevalenza tra il 24% e il 54%, è rappresentato dalle case di riposo per anziani, con un utilizzo molto spesso inappropriato. In conclusione, l'analisi dei dati disponibili evidenzia che le benzodiazepine rimangono tra i farmaci di maggiore consumo nel nostro come in altri paesi occidentali. Esiste sicuramente ancora oggi un misuso nonostante che fin dal 1996 questo problema sia stato bene evidenziato da colleghi italiani [1]. Alcuni dati evidenziano in maniera inequivocabile fenomeni di dipendenza, in particolare nei soggetti utilizzatori di altre droghe. Tutto ciò dovrebbe portare da un lato ad una maggiore cautela da parte dei medici nelle prescrizioni e nel controllo delle stesse dall'altra le stesse Autorità Sanitarie a riflettere sulla ampia disponibilità di confezioni in commercio e in particolare su alcune forme farmaceutiche che più di altre potrebbero essere fonte di abuso
WHAT IS STOPPING US FROM USING FLUMAZENIL?
The monograph by Malcolm Lader1 recently published in this journal is certainly a comprehensive and authoritative work of reference on the subject of benzodiazepines (BZDs). In his conclusions, Lader strongly recommends further development of the method using slow infusion of flumenazil (FLU-SI) in patients withdrawing from BZDs. We wholeheartedly agree with this, but also wish to offer the following reflections in response to the author’s invitation to open a debat
[Metabolism of chloramphenicol in the isolated and perfused liver of rats poisoned with carbon tetrachloride and fed a steatogenic diet]
Analisi critica dei dati prescrittivi italiani.
Il capitolo descrive e commenta i dati prescrittivi italiani relativi ai farmaci oppioidi confrontandoli con i dati di altri Paesi europei e non. I dati, ricavati prevalentemente dall'OSMED mostrano come ancora oggi la prescrizione degli oppioidi sia più bassa in Italia rispetto ai principali paesi del mondo. In altri paesi esiste un problema di iper-prescrizione o per meglio dire di prescrizione non appropriata che sta portando a fenomeni di abuso, mentre nel nostro paese permane una situazione, ormai storica, di ipo-prescrizione. Questo fenomeno, che pone l'Italia in fondo alle classifiche per quanto attiene il trattamento del dolore cronico, è determinato da retaggi del passato da una scarsa conoscenza sui profili rischi/beneficio degli analgesici oppioidi. Permangono così timori ingiustificati che necessitano di essere fugati attraverso adeguati processi formativi
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