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    L'esclusione della legittimazione ad agire degli enti locali nell'azione risarcitoria in tema di danno ambientale: la negazione del "federalismo ambientale"

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    Il saggio si occupa della legittimazione ad agire e dell’intervento nei giudizi di risarcimento del danno ambientale, ponendo una particolare attenzione all’esclusione da tale legittimazione degli enti locali. Il tema solleva oggi profili di criticità, dovendo leggere quanto disposto dall’art. 311, d.lg. n. 152 del 2006 alla luce di disposizioni comunitarie e costituzionali, nonché di norme di rango primario, quale il d.lg. n. 85 del 2010, in tema di federalismo demaniale, il quale ha riconosciuto, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione, una centralità di competenze e di funzioni agli enti locali nella gestione del proprio territorio, centralità allo stesso tempo negata dalle forti spinte Stato-centriche del Codice del 2006 che contribuiscono solo alla riduzione della tutela dell’ambiente

    La tutela cautelare nel processo amministrativo. Dalla l. n. 205/2000 al Codice del processo amministrativo

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    La monografia si occupa della tutela cautelare, definendo come tale quel provvedimento conclusivo dell’omonimo procedimento mediante il quale si dà l’opportunità al ricorrente di chiedere al giudice che nelle more del processo venga inibita l’esecuzione del provvedimento impugnato o venga adottata un’altra misura provvisoria in attesa della sentenza di merito. La sua disciplina generale era contenuta nell’art. 21, c. 8 e seguenti, della l. n. 1034/1971, (d’ora in avanti L. Tar), sostituito dagli artt. 55-62, d.lgs. n. 104/2010, il Codice del processo amministrativo, e successive modifiche e integrazioni. La ricerca si è posta un duplice obiettivo. In primo luogo si è voluto verificare se anche a seguito dell’entrata in vigore del Codice si possa ancora parlare della cd. “crisi della strumentalità”, cercando di rinvenire l’attualità o meno di tale principio ontologico della fase cautelare sia in riferimento ai diversi modelli di misure cautelari disciplinate dal Codice (ordinanza collegiale, decreto monocratico in causam ovvero ante causam) sia con riguardo al principio dell’atipicità delle misure interinali. In secondo luogo, la ricerca si è posta l’obiettivo di verificare se la disciplina della tutela cautelare, nel passaggio dalla L. Tar, modificata nel 2000, all’attuale Codice, abbia in concreto accresciuto o meno l’effettività della tutela giurisdizionale, di tutte le parti processuali, sotto i profili della tempestività, dell’adeguatezza e della pienezza della tutela, nel rispetto dei princìpi costituzionali, europei e internazionali. In altri termini, la ricerca si pone l’obiettivo di verificare se il Codice, almeno in parte e sulla base del mero dettato letterale della norma e in attesa di sue precise applicazioni, abbia risolto le molteplici criticità che si erano sollevate con la l. n. 205/2000 e in qualche modo contrarie all’effettività della tutela. Una di queste è di certo la necessità che la tutela cautelare sappia bilanciare due interessi contrapposti: da un lato quello del ricorrente che lamenta una violazione della legge e aspira ad una tutela celere, dall’altro quello della pubblica amministrazione a portare ad esecuzione i propri provvedimenti
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