1,721,297 research outputs found
Lenci, Ruggero nel Catalogo dell'Arte Moderna, n. 49 - 2013, Editoriale Giorgio Mondadori
Inserimento di Ruggero Lenci tra gli artisti italiani
Lenci Ruggero, nel Catalogo dell'Arte Moderna n. 50 (CAM 50)
Quadri di Ruggero Lenci: Out of Lhasa, 2014; Donna con mantella, 2014
Lo sguardo sul muro - architettura dei particolari e gusto dell'imperfezione (Massimo Birindelli autore/author, Ruggero Lenci curatore del libro pubblicato postumo/curator of the book published posthumous)
Questo libro, pubblicato postumo, che il Prof. Arch. Massimo
Birindelli finì di scrivere nel 1998, fornisce un’acutissima spiegazione a una serie di particolari spesso inconsueti che i più attenti osservatori di architetture antiche individuano nelle pietre dei monumenti in ambito prevalentemente romano. Si occupa inoltre di ricostruire il dispositivo compositivo, oggi spesso dimenticato, alla base di molte iscrizioni che hanno luogo su tali fabbriche monumentali. Tutto ciò avviene con un occhio colto e raffinato attraverso un percorso che, come indicato nel sottotitolo, è attratto dal gusto dell’imperfezione.
Le modanature del portico d’Ottavia, tagliate di netto a delimitare
lateralmente la cartella con iscrizione severiana del rifacimento del
203 d.C. – illustrate anche in copertina – costituiscono l’oggetto dell’osservazione iniziale. Nel taglio di quelle modanature viene individuato un carattere di grande modernità appartenente a un periodo classico consistente nell’affidare alla sezione di un elemento architettonico il compito di incorniciare un’iscrizione. Questa e altre osservazioni, tra le quali spiccano per interesse quelle su alcune modifiche operate sul villino romano in via Aniene di Luigi Magni (p. 36-37, 40-41), sono contenute nel primo dei tre capitoli del libro dal titolo intero, tagliato.
Ciò su cui in queste pagine Birindelli si interroga è come mai l’architetturadella sezione, il tagliato appunto, abbia generato un rifiuto.
Nel secondo capitolo, dal titolo iscrizioni, l’autore va alla ricerca
delle imperfezioni presenti nelle scritte di molte trabeazioni di edifici ubicati in area romana, sia delle rarissime imperfezioni appartenenti agli originali, perché un’insipienza sul piano formale è perfettamente compatibile con una eccellente esecuzione materiale, sia delle tante derivanti da sciatte operazioni di restauro. Anche il Letaurouilly commise degli errori nel rilevare le iscrizioni di alcuni monumenti romani, come dimostra il confronto con il frontone di Santa Caterina dei Funari (p. 87). Ciò consente a Massimo Birindelli di sostenere che, in questi casi, a essere in gioco non è l’occhio ma la mente, ovvero la capacità di saper riconoscere ciò che si guarda in quanto se ne conoscono
le regole conformative. Queste osservazioni, che con estrema
lucidità rintracciano una lunga serie di errori perpetrati sui muri di
molte chiese e di altri monumenti, giungono a una chiara e significativa sintesi (p. 96) lì dove viene riportata una parte della voce “scrittura” tratta dall’Enciclopedia Universale dell’Arte: “(...) la scrittura è (...) allineata al massimo livello dei principali stili artistici dominanti. E si dà il caso che la veste figurativa delle parole finisca con l’essere ancor più importante del loro significato testuale”. Ciò fa pensare che per tale tipologia di errori invece che di “gusto dell’imperfezione”, da considerarsi un eufemismo, si dovrebbe parlare di alterazione dell’immagine di un’architettura che, a causa di ignoranze testuali, viene deformata nel suo doppio ruolo estetico e storico-documentativo. Pertanto ha pienamente ragione l’autore quando sostiene che applicarsi a un’antica dicitura con l’incuria e le approssimazioni con cui le stesse cose si fanno oggi è segno di grande insensibilità.
Il terzo capitolo, contraddizioni, illumina in maniera viva e brillante
un concetto noto che rischia di essere dimenticato, ovvero che in architettura la presenza di una contraddizione non è necessariamente un fatto negativo. Per dimostrare questo assunto Birindelli compie una ricerca archeologica sulle più interessanti pietre che compongono gli edifici romani, con testimonianze di irregolarità e sprezzature individuate sui
muri della chiesa di S. Caterina dei Funari, nel cortile della Sapienza, a Palazzo Farnese, nel Palazzo Nuovo in Vaticano, all’Oratorio dei Filippini e in altri monumenti romani. In particolare si interroga sul perché molti capitelli su paraste non siano stati totalmente separati dall’originario blocco di travertino (p. 122-123), o perché qualcosa di analogo avvenga sopra le cimase dei pedimenti delle cornici di alcune finestre di palazzi romani (p. 159). Tali modalità realizzative rivelano la presenza di un’impressionante modernità nei costumi e nelle tradizioni degli
architetti, dei committenti e delle maestranze del tempo. Una disinvoltura sicuramente derivante dal gusto per il non finito che vuole lasciare traccia del blocco di pietra grezza, ma anche dell’applicazione delle regole sulla percezione visiva, che consigliano di non dettagliare troppo quelle pietre molto distanti dall’occhio, e inoltre dal fatto che l’esattezza nei dettagli comporta l’insidia della meschinità, mentre nella grandezza come nella ricchezza c’è sempre qualcosa di trascurato.
Lo stile di questa narrazione appartiene intimamente a Massimo Birindelli. Vi si riconoscono i tratti di una ricerca forgiata sul gusto
dell’imperfezione, sull’idea del non finito, sulla preferenza per la serie incompleta. Tutto ciò come autentici e intimi rimedi, per non cedere all’appiattimento della compiacente banalità.
A volte in un progetto di architettura – sia nel caso di un’opera da
eseguirsi ex novo sia principalmente in un restauro – a lavori eseguiti si può sentire la seguente critica: è troppo bello. Con ciò si vuole intendere che il risultato finale è àfono, eccessivamente curato nei passaggi formali tanto da renderne piatto il significato di fondo. Tutto ciò che elimina la patina del tempo, quelle stratificazioni rivelatrici dei caratteri di permanenza di un’opera, o anche solo dei passaggi significativi
di un’attività estemporanea non suscitava interesse in Birindelli.
La sua ricerca consisteva nel promuovere un vero dialogo tra passato, presente e futuro. In perfetta sintonia con quanti della sua generazione riuscivano a riconoscere nel suo operato – tra la composizione architettonica e la storia – la genuinità di quel difficile e spesso scomodo compito di scrupoloso osservatore che la condizione umana gli aveva così generosamente e intransigentemente assegnato – rendendolo un maestro
nel separare il gusto per una moderata e contraddittoria imperfezione dalla goffa e pericolosa ignoranza – egli riusciva a instaurare un aperto dialogo sia con i suoi discenti sia con gli amici e colleghi di ogni età.
L’architettura era la sua disciplina prediletta, non fine a se stessa, ma per scrutare le cose del mondo e, tramite esse, per capirlo meglio. Un altro grande interesse lo aveva per la lettura diretta della condizione umana da compiersi con il dialogo, con l’ascolto, senza passare per il filtro dell’architettura. Spesso Massimo Birindelli soleva intercalare nelle sue frasi la parola “manco”, forma orale da lui prediletta che utilizzava al posto di “neanche”. Questo suo tratto linguistico era rivelatore di quel gusto dell’imperfezione di cui il libro è così sapientemente pieno: ”Più
d’uno ha osservato che il signore (non solo italiano) ha spesso nel fare – e anche nel corpo e nel viso – tratti contadini, e che di questo non si dispiace. E anche quando la figlia del suo fattore avrà preso a parlare in perfetto italiano, lui amerà continuare a servirsi di una lingua in cui restano riconoscibili le inflessioni dialettali (...)” (p. 167).
Alcuni di questi tratti, di queste ecceità, vengono purtroppo oggi
sepolti sotto frettolose quanto miopi opere di cosmesi architettonica che, ricoprendo tutto con la finzione formale di un grasso strato ciprioso, finiscono per produrre la rassicurante banalizzazione della secolare storia trascritta sulle pietre dei monumenti delle nostre città
L'Enigma del Girasole - lettura critica di un'opera di architettura di Luigi Moretti/The enigma of the 'Sunflower' - critical reading of an architectural masterpiece by Luigi Moretti (prefazione/preface F. Purini, introduzione/introduction A. Muntoni, postfazione/postface C. Conforti) Italian and English texts
“Secondo Ruggero Lenci, Luigi Moretti nel Girasole, forte di un’appassionata conoscenza delle leggi compositive e aggregative dell’arte barocca, fa esplodere il virtuale volume della palazzina e ricomincia il progetto da un vuoto. Un canyon al quale imprime un vigore centripeto che riattira le schegge sparse dall'esplosione iniziale, aggregandole secondo piani di luce librati come schermi scintillanti di tessere vitree, o secondo volumi turgidi come i panneggi degli Angeli che calano vorticando dal cielo a difesa del ponte tra la Roma laica e il sacro Borgo.”
“According to Ruggero Lenci, Luigi Moretti in the ‘Sunflower’, strong of a passionate knowledge of the laws of composition and aggregation of the Baroque art, blows up its virtual volume, restarting from a vacuum. A canyon which acts as a centripetal force that attracts the shrapnel scattered by the initial explosion, integrating them in planes of light hovering like screens of sparkling glass tiles, or according to the turgid volumes as the draperies of the angels who descend from the sky in a vortex, to defend the bridge between the secular Rome and the sacred Borgo.”
Claudia Conforti... .
“Ruggero Lenci guarda questa palazzina come un crittogramma da decifrare: la macchina enigma, da cui il titolo del saggio che del resto ce lo conferma. Una decrittazione impigliata in tantissime allusioni e ossessioni che Moretti potrebbe aver avuto presenti, di fronte a nessuna delle quali l’autore del libro arretra, anzi ne intreccia le implicazioni fino al limite dell’immaginario possibile. Evidentemente, non ha ‘yeux qui ne voient pas’, ma forse occhi che vedono troppo.”
“Ruggero Lenci looks at this building as a cryptogram to be deciphered: the enigma machine, from which the title of the book derives and confirms it. A decryption that catches so many allusions and obsessions, that Moretti could have had, in front of none of which the author of the book makes a step back, rather weaving the implications up to the possible limits of imagination. Evidently, he has no ‘eyes that do not see’, but maybe eyes that see too much.”
Alessandra Muntoni... .
“Ruggero Lenci sostiene che la genesi di questa opera magistrale deve essere ricercata in una traslazione poetica del tema berniniano della transizione tra natura e architettura. Un tema materializzato in particolare nella Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona. L’autore del libro individua in questa opera il luogo di un contrasto tra la forma e l’informe, forse l’esito principale del processo metamorfico... Le argomentazioni proposte si susseguono con una forte consequenzialità in un testo che si avvale di un’avvincente attitudine narrativa.”
“Ruggero Lenci argues that the genesis of this masterly work must be sought in a poetic translation of the Bernini's theme of transition between nature and architecture. A theme that materializes especially in the Fountain of the Four Rivers in Piazza Navona. The author of the book identifies in this work of art the presence of a contrast between the form and the formless, perhaps the main result of the metamorphic process. The proposed topics follow one another with a strong consequentiality, in a text that benefits from a compelling narrative attitude.” Franco Purin
Città immaginata per 8.000 abitanti
Questo studio teorico, collocato idealmente nella città di
Roma sul Grande Raccordo Anulare, vuole rappresentare
un'alternativa al metodo solo prescrittivo del progetto
urbano. Un vincolo consisteva nel fare uso di strade
curvilinee e, ove possibile, definire morfologicamente
la cittadella per mezzo di alcuni elementi che fossero in
sintonia con gli spazi della città medioevale. Sono pertanto
stati presi in esame i seguenti elementi: la porta, la
strada curvilinea, la strada segmentata, la strada con
fondale, lo slargo, il margine, la piazza, il sistema di piazze,
l'asse urbano, l'emergenza verticale, la casa in linea,
l'edificio pubblico, i diversi livelli di circolazione, il verde,
la fascia di protezione e di rispetto urbano, i luoghi di
lavoro e per il tempo libero. L'ingresso sia carrabile che
pedonale avviene transitando sotto un edificio a forma di
portale, costituito da due torri collegate da una passerella
di due piani, che rappresenta l’accesso alla cittadella.
Questa è fortificata da una zona filtro costituita da una
fascia fittamente alberata che assegna all’elemento
naturalistico il ruolo di baluardo contro l’inquinamento
dell’aria e acustico. La strada curvilinea è generata da
una morfologia edilizia composta da un corpo di fabbrica
a forma di “C” collegato a un volume curvilineo. La
rotazione sempre variabile di quest’ultima part
LE ACQUISIZIONI LINGUISTICHE DELL'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA TRA CONTENUTO ED ESPRESSIONE
La disseertazione si è occupata di riconoscere le acquisizioni dell'architettura contemporanea, associandole a un contenuto e a un linguaggio.Them essay finds a method to recognize the acquisitions of contemporary architecture, attributing them a content and a language
Architettura e grafica nel progetto di un grattacielo: Hardware & Software Tower (H&ST)
Saggio sull'architettura e la grafica nel progetto di architettura
Chiller Plant all'Università della Pennsylvania
Presentazione dell'impianto di raffreddamento, "Chiller Plant", all'Università della Pennsylvania
Nuova Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Messina, Progetto di Marcello Rebecchini
Presentazione della nuova Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Messina, Progetto di Marcello Rebecchin
- …
