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Pescia insediamento bipolare in Toscana
La ricerca prende in esame la particolare struttura urbana di Pescia, centro bipolare generatosi a partire da due nuclei distinti collocati sulle opposte rive dell’omonimo torrente, successivamente unitisi a formare un unico organismo urbano. L’interesse per tale realtà insediativa, oggi secondaria nel panorama toscano, è maturato nel corso di alcuni studi compiuti all’interno del curriculum universitario nei quali, nonostante l’impegno profuso in più direzioni, non sono state mai chiarite le ragioni dell’originale assetto morfologico di Pescia. La letteratura esistente – sia quella specifica su Pescia che quella generale inerente la storia degli insediamenti italiani ed europei – non fornisce, d’altro canto, indicazioni utili in merito al tema indagato.
Le caratteristiche eccezionali dell’impianto – immediatamente riconoscibili ed in gran parte preservate – sono emerse con maggior vigore a seguito di un’iniziale verifica volta ad indagare gli aspetti storici, geo-morfologici, politici, amministrativi e funzionali della città nel suo insieme e dei singoli nuclei che si sono sviluppati intorno ai primitivi elementi generatori (castello e pieve). Gli esiti di queste ricerche hanno rafforzato l’idea che le problematiche legate alla forma percepita di un insediamento siano in realtà più complesse e articolate rispetto a quello che si potrebbe supporre ad una iniziale e superficiale ricognizione; è stato quindi interessante ricercare in primo luogo i nessi esistenti tra le eterogenee parti del tessuto e, secondariamente, individuare gli elementi architettonici e/o urbani (poli) rappresentanti i differenti nuclei, in modo da rendere manifeste le peculiari logiche aggregative dell’abitato esaminato
Introduzione
Il DVD, oltre alla versione informatizzata del volume cartaceo Il castello di Pietrabuona (Alessandro Merlo, 2012), contiene il materiale, in formato editabile, raccolto e prodotto dall’equipe multidisciplinare – composta da architetti rilevatori, paesaggisti, archeologici, medievisti, geologi e storici dell’arte – che ha preso parte alla ricerca inerente lo studio e la documentazione del castello di Pietrabuona. Le eterogenee competenze messe in gioco, indispensabili per poter ricomporre un quadro conoscitivo ampio ed esaustivo, sono confluite in contributi differenti e tra loro complementari, costituendo una solida base di partenza per ulteriori analisi. Lo scopo di questo compendio è quindi quello di agevolare tutti coloro che, sensibili all’intrinseco valore del patrimonio architettonico ed ambientale del castello, intendano proseguire ed approfondire tale indagine.
Materiali per la ricerca è composto da quattro differenti apparati:
- il primo (TESTI) raccoglie la versione integrale (in formato PDF) di tutti i testi originali, corredati da immagini e disegni, prodotti dai ricercatori. Ad essi si aggiunge una corposa appendice contenente la trascrizione dei documenti d’archivio consultati, la maggior parte dei quali ad oggi inedita, ed una cronologia essenziale relativa agli avvenimenti salienti che hanno interessato il castello;
- il secondo (SCHEDATURE) è formato da gruppi di schede che hanno lo scopo di indagare, in forma schematica e sintetica, argomenti attinenti a quelli trattati nei singoli contributi. Analisi iconologica ed epigrafica a Pietrabuona. La schedatura dei simboli, delle epigrafi, delle marche lapidarie permette il riconoscimento e la collocazione nell’ambiente urbano di 314 raffigurazioni impresse nella pietra, catalogate e classificate in base al periodo di realizzazione, alle modalità di esecuzione ed al loro valore simbolico. Gli edifici religiosi progettati dagli architetti Bernardini, consente un raffronto tra la chiesa ottocentesca dei Santi Matteo e Colombano in Pietrabuona ed altre architetture religiose realizzati dalla famiglia Bernardini nello stesso periodo. Toponomastica popolare otto-novecentesca di Pietrabuona, infine, raccoglie 184 toponimi popolari impiegati tra il XIX ed il XX secolo nel territorio del castello, la loro descrizione e la loro localizzazione;
- il terzo (MATERIALE ICONOGRAFICO) riunisce la documentazione fotografica e la cartografia, storica ed attuale, che ha costituito un supporto essenziale in tutte le fasi della ricerca;
- il quarto (RILIEVO) riassume gli esiti della campagna di rilievo integrato svolta nel marzo 2011. Oltre alle tavole, in formato vettoriale DWG e raster JPG, contenenti gli elaborati tecnici descrittivi del tessuto urbano e delle sue principali emergenze architettoniche, la cartella raccoglie i dati delle campagne condotte sull’intero abitato per mezzo di un’unità topografica Leica TPS di tipo no prism ed un laserscan Faro Photon 120. Il database delle qualità edilizie ed urbane del castello, in formato MDB, cataloga infine tutti i caratteri relativi ai fronti edilizi ed ai percorsi urbani che caratterizzano l’abitato, rilevati mediante schedatura e tradotto graficamente in planimetrie tematiche interrogabili attraverso query
Strutture architettoniche e tecniche dei guadi delle due Pescia
E’ probabile che l’area più occidentale dell’attuale insediamento del Molinaccio (Pescia, PT) ospitasse una serie di strutture tecniche ed architettoniche annesse alla viabilità principale con lo scopo di agevolare l’attraversamento del corso d’acqua.
L’attestazione a breve distanza di due sistemi di attraversamento fluviale (il guado di Alberghi e il ponte di Squarciabocconi), due strutture di accoglienza (l’hospitale Sancti Allucii e lo spedale di Strada), due edifici di presidio (la torre del Molinaccio con stazione postale e la dogana di Squarciabocconi) in prossimità dei quali successivamente si sono andate a collocare due ville con relative cappelle gentilizie (dei Nucci e dei Dal Portico) lascia intravedere il ripetersi sistematico, in analoghe condizioni, di organismi architettonici e funzioni a servizio dei viaggiatori e a controllo di un sistema territoriale ben più ampio. Tali ricorrenze non possono essere casuali e, messe a sistema, danno la misura della complessiva “vivacità” dell’area in questione, per secoli terra di confine e punto nevralgico di una consolidata rete di relazioni che pone in comunicazione tra loro i centri minori dell’ambito collinare a Nord e questi ultimi ai più importanti insediamenti urbani della regione
La Rocca. Da luogo di culto a presidio difensivo
Dell’antico edificio posto “nel luogo detto la rocca” – strategicamente posizionato a conclusione del percorso di crinale che, scendendo da Medicina e passando per il Santo Vecchio, conduce ad una delle due porte trecentesche del castello di Pietrabuona – si conservano oggi soltanto alcuni lacerti murari appartenenti alla primitiva chiesa di San Matteo e le vestigia di una torre difensiva costruita al suo interno in seguito agli scontri del XIV secolo. Nonostante l’attuale stato di degrado ed abbandono dell’organismo architettonico, le due strutture costituiscono la testimonianza materiale di un graduale processo storico che ha progressivamente fatto perdere alla fabrica la funzione religiosa per la quale era stata concepita e realizzata per assumerne una prettamente difensiva
La Rocca Sovrana
L’antica rocca di Sorana (Rocca Sovrana) fu costruita su un colle a controllo delle valli di Forfora e di Torbola, in posizione strategica per la difesa del territorio. Le notizie relative alla nascita e all’iniziale sviluppo di tale insediamento risultano ad oggi scarse e frammentarie, tanto da rendere difficoltosa una puntuale ricostruzione a posteriori delle prime fasi storiche di formazione e trasformazione del sito. Molti dei documenti che si riferiscono direttamente alla rocca, infatti, sono databili solo dal XVII secolo, sebbene in alcuni casi siano relativi a fatti avvenuti in precedenza, e riguardano in particolar modo beni, terreni ed intere porzioni di tessuto urbano che a partire dal XVI secolo vennero ceduti a livello a quei privati che ne avevano fatto richiesta
Gli insediamenti bipolari in Toscana: il caso di Pescia
La ricerca prende in esame la particolare struttura urbana di Pescia, centro bipolare generatosi a partire da due nuclei distinti collocati sulle opposte rive dell’omonimo torrente, successivamente unitisi a formare un unico organismo urbano. L’interesse per tale realtà insediativa, oggi secondaria nel panorama toscano, è maturato nel corso di alcuni studi compiuti all’interno del curriculum universitario nei quali, nonostante l’impegno profuso in più direzioni, non sono state mai chiarite le ragioni dell’originale assetto morfologico di Pescia. La letteratura esistente – sia quella specifica su Pescia che quella generale inerente la storia degli insediamenti italiani ed europei – non fornisce, d’altro canto, indicazioni utili in merito al tema indagato.
Le caratteristiche eccezionali dell’impianto – immediatamente riconoscibili ed in gran parte preservate – sono emerse con maggior vigore a seguito di un’iniziale verifica volta ad indagare gli aspetti storici, geo-morfologici, politici, amministrativi e funzionali della città nel suo insieme e dei singoli nuclei che si sono sviluppati intorno ai primitivi elementi generatori (castello e pieve). Gli esiti di queste ricerche hanno rafforzato l’idea che le problematiche legate alla forma percepita di un insediamento siano in realtà più complesse e articolate rispetto a quello che si potrebbe supporre ad una iniziale e superficiale ricognizione; è stato quindi interessante ricercare in primo luogo i nessi esistenti tra le eterogenee parti del tessuto e, secondariamente, individuare gli elementi architettonici e/o urbani (poli) rappresentanti i differenti nuclei, in modo da rendere manifeste le peculiari logiche aggregative dell’abitato esaminato
Il cortile settentrionale dell’abbazia di Vallombrosa: aspetti compositivi e formali dei fronti
Nel seicentesco programma di ristrutturazione ed ampliamento dei locali dell’abbazia di Vallombrosa, gli importanti interventi interessarono, oltre alla chiesa, anche il cortile settentrionale di accesso a quest’ultima, stretto tra la fabrica dell’edificio religioso, la struttura esistente dell’organismo monastico e la nuova ala destinata ad accogliere altre celle per i monaci. Sebbene tale spazio rifletta ancora oggi un’eterogeneità compositiva legata principalmente ad una differente periodizzazione delle singole parti che lo formano, è possibile riconoscere una sostanziale omogeneità materica e formale che relaziona indiscutibilmente l’ambiente in oggetto con il più vasto panorama architettonico fiorentino di inizio Seicento.
La tradizione manierista, decisamente viva nel primo Barocco toscano, e l’austera essenzialità propria dell’Ordine Vallombrosano si coniugano sulle quinte del cortile, trovando la loro sublimazione nella facciata della chiesa, caratterizzata dal portico realizzato in seguito al crollo di una preesistente loggetta (1644)
Il complesso conventuale di S. Agostino
Il complesso conventuale di Sant’Agostino e San Pietro all’Orto occupa una consistente fetta del tessuto urbano di Città Nuova, a ridosso della cinta muraria eretta negli anni Trenta del XIII secolo a difesa dell’espansione urbana nel settore di Certopiano. L’articolato sistema architettonico è formato dalla chiesa di San Pietro all’Orto, dalla chiesa di Sant’Agostino ad essa perpendicolare, dal chiostro realizzato tra le due costruzioni e da due edifici ortogonali tra loro che costituivano l’antico convento.
La chiesa di San Pietro all’Orto, costruita nel 1197 (o 1257, cfr. Cronologia) lungo un asse viario orientato est-ovest uscente dal castello di Monteregio, fu il primo edificio del complesso conventuale ad essere realizzato e, fin dalla sua fondazione, rivestì la funzione di sede parrocchiale di Città Nuova. Ampliata dai Romitani Agostiniani a cui venne ceduta nel secolo successivo, in seguito alla costruzione della vicina chiesa di Sant’Agostino perse parte delle sue funzioni, trasferite nella nuova chiesa ben più ampia e capiente. L’edificio, a pianta rettangolare, presentava originariamente un’abside a scarsella, successivamente incorporata nei fabbricati del convento di Sant’Agostino; della costruzione iniziale sono ancora riconoscibili alcune tracce sulla parete settentrionale del chiostro, sebbene quest’ultima risulti notevolmente rimaneggiata.
La chiesa di Sant’Agostino, i cui lavori di costruzione si sono protratti per oltre un secolo, è stata realizzata nel XIV secolo ad opera degli Agostiniani ortogonalmente alla preesistente chiesa di San Pietro all’Orto. La navata unica, oggi caratterizzata da una sequenza di arconi a sesto acuto posti a sostegno del tetto originale, si conclude in un’abside semiottagonale, opera trecentesca attribuita a Domenico di Agostino, ed ospita, in prossimità dell’altare maggiore, due cappelle laterali intitolate a Santa Lucia ed alla Vergine di Pompei. I finestroni a sesto acuto che caratterizzano la facciata in travertino si ripetono lungo le pareti laterali, ripartiti da esili colonnine e regolati da una particolare disposizione secondo cui la loro distanza reciproca aumenta gradualmente in funzione della distanza dal portale d’ingresso. Pesantemente danneggiata dal terremoto e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stata oggetto di una sostanziale opera di ricostruzione e ristrutturazione terminata nel 1998.
Il chiostro, costruito all’inizio del XV secolo nell’area rimasta libera tra le due chiese, trovò una forte connotazione nella particolare posizione in cui venne realizzato. Collocato infatti proprio a ridosso delle mura civiche, con due lati coincidenti con le pareti laterali dei preesistenti edifici religiosi, presenta un evidente taglio trasversale in corrispondenza di uno degli angoli. Completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale, fu oggetto di una parziale ricostruzione - senza alcun intento “filologico” - negli anni Sessanta
Il castello di Pietrabuona: materiali per la ricerca
Il DVD, oltre alla versione informatizzata del volume cartaceo Il castello di Pietrabuona (Alessandro Merlo, 2012), contiene il materiale, in formato editabile, raccolto e prodotto dall’equipe multidisciplinare – composta da architetti rilevatori, paesaggisti, archeologici, medievisti, geologi e storici dell’arte – che ha preso parte alla ricerca inerente lo studio e la documentazione del castello di Pietrabuona. Le eterogenee competenze messe in gioco, indispensabili per poter ricomporre un quadro conoscitivo ampio ed esaustivo, sono confluite in contributi differenti e tra loro complementari, costituendo una solida base di partenza per ulteriori analisi. Lo scopo di questo compendio è quindi quello di agevolare tutti coloro che, sensibili all’intrinseco valore del patrimonio architettonico ed ambientale del castello, intendano proseguire ed approfondire tale indagine.
Materiali per la ricerca è composto da quattro differenti apparati:
- il primo (TESTI) raccoglie la versione integrale (in formato PDF) di tutti i testi originali, corredati da immagini e disegni, prodotti dai ricercatori. Ad essi si aggiunge una corposa appendice contenente la trascrizione dei documenti d’archivio consultati, la maggior parte dei quali ad oggi inedita, ed una cronologia essenziale relativa agli avvenimenti salienti che hanno interessato il castello;
- il secondo (SCHEDATURE) è formato da gruppi di schede che hanno lo scopo di indagare, in forma schematica e sintetica, argomenti attinenti a quelli trattati nei singoli contributi. Analisi iconologica ed epigrafica a Pietrabuona. La schedatura dei simboli, delle epigrafi, delle marche lapidarie permette il riconoscimento e la collocazione nell’ambiente urbano di 314 raffigurazioni impresse nella pietra, catalogate e classificate in base al periodo di realizzazione, alle modalità di esecuzione ed al loro valore simbolico. Gli edifici religiosi progettati dagli architetti Bernardini, consente un raffronto tra la chiesa ottocentesca dei Santi Matteo e Colombano in Pietrabuona ed altre architetture religiose realizzati dalla famiglia Bernardini nello stesso periodo. Toponomastica popolare otto-novecentesca di Pietrabuona, infine, raccoglie 184 toponimi popolari impiegati tra il XIX ed il XX secolo nel territorio del castello, la loro descrizione e la loro localizzazione;
- il terzo (MATERIALE ICONOGRAFICO) riunisce la documentazione fotografica e la cartografia, storica ed attuale, che ha costituito un supporto essenziale in tutte le fasi della ricerca;
- il quarto (RILIEVO) riassume gli esiti della campagna di rilievo integrato svolta nel marzo 2011. Oltre alle tavole, in formato vettoriale DWG e raster JPG, contenenti gli elaborati tecnici descrittivi del tessuto urbano e delle sue principali emergenze architettoniche, la cartella raccoglie i dati delle campagne condotte sull’intero abitato per mezzo di un’unità topografica Leica TPS di tipo no prism ed un laserscan Faro Photon 120. Il database delle qualità edilizie ed urbane del castello, in formato MDB, cataloga infine tutti i caratteri relativi ai fronti edilizi ed ai percorsi urbani che caratterizzano l’abitato, rilevati mediante schedatura e tradotto graficamente in planimetrie tematiche interrogabili attraverso query
La Rocca di Pietrabuona. Da rudere a risorsa
L’edificio oggi noto come “rocca di Pietrabuona”, collocato in posizione strategica a controllo del percorso di accesso al castello, nacque in realtà come chiesa dedicata a San Matteo, sotto la giurisdizione del Vescovo di Lucca.
I motivi che oggi ci spingono a parlare di questo antico manufatto sono molteplici, primo fra tutti il suo indiscutibile valore architettonico ed artistico. La chiesa ha subito nei secoli reiterati crolli parziali, legati essenzialmente a due differenti fattori: il primo, di carattere geo-morfologico, vede l’edificio eretto su uno sperone roccioso, il lato occidentale del quale risulta frequentemente soggetto a cedimenti e fenomeni franosi che, ripetendosi periodicamente, hanno provocato l’erosione ed il distacco di parte dell’originario basamento naturale; il secondo, maggiormente legato alle vicende storico-politiche del castello, trova nella variazione di funzione, da eminentemente religiosa a difensiva, una ragione di maggior assoggettamento ad azioni distruttive da parte dei nemici
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