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    Terapia chirurgica

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    Famiglia e disagio lavorativo

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    Con l’espressione doppio mobbing si fa riferimento ad una particolare condizione di disagio che può caratterizzare la vita familiare di chi è coinvolto sul luogo di lavoro nella dinamica relazionale denominata mobbing. Tale disagio si configurerebbe, in modo del tutto analogo a quanto avviene nelle organizzazioni lavorative, come la persecuzione perpetrata da alcuni membri familiari a danno di un altro già “vittima” delle angherie dei colleghi. I due fenomeni sono descritti in letteratura come strettamente dipendenti l’uno dall’altro: il malessere sperimentato a causa della situazione lavorativa sfavorevole porta l’individuo a mettere in atto comportamenti che, paradossalmente, suscitano alla lunga l’ostilità proprio di coloro che dovrebbero garantirgli sostegno e protezione. Il contributo analizza criticamente la possibilità di assimilare i due costrutti. Un’attenta analisi comparativa dei fenomeni consente di evidenziare alcune differenze tra il mobbing e il cosiddetto doppio mobbing e sottolinea la necessità di fare riferimento ai modelli teorici elaborati nell'ambito degli studi della psicologia delle relazioni familiari in grado di cogliere le specificità delle dinamiche e dei processi tipici del funzionamento familiare che poco si prestano ad essere descritti attraverso una semplice traslazione di concetti appartenenti ad altri ambiti

    La diagnostica delle fistole rino-liquorali : considerazioni sull’utilizzo della fluorescina sodica intratecale

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    Risale al 1970 ed a Messerklinger l’introduzione della somministrazione di fluorescina intratecale con controllo endoscopico nasale per individuare sede ed estensione delle fistole rinoliquorali. Da allora i perfezionamenti della tecnica sono stati sostanzialmente modesti, anche se sono state standardizzate le caratteristiche (fluorescina sodica purificata 5%), la diluizione ed il dosaggio della soluzione (0,05-0,1ml/10Kg // max 1 ml totale) e la via di somministrazione, oggi esclusivamente lombare, al fine di ridurre o azzerare gli effetti collaterali. In questi ultimi anni l’utilizzo del test alla fluorescina si è molto diffuso anche nel nostro paese e le casistiche nazionali ed internazionali includono svariate centinaia di casi. Se vengono adottate basse concentrazioni di fluorescina, con modalità di applicazione standardizzate, il test è ben tollerato e dimostra ottima efficacia sia in fase propriamente diagnostica sia in sede intraoperatoria per facilitare l’identificazione della sede e dell’estensione della fistola e per valutare l’efficacia della plastica di chiusura. A conclusione di tutte queste considerazioni positive dovremmo quindi rimarcare che l’argomento in discussione è ormai ben definito e che il test debba costituire una tappa fondamentale nell’approccio diagnostico e chirurgico alle rinoliquorree. Nella realtà le cose stanno in modo molto differente. L’applicazione della fluorescina per via intratecale non ha ad oggi avuto alcun riconoscimento ufficiale ed il foglietto informativo del farmaco non ne prospetta l’utilizzo per questa via. Al contrario, rilevanti effetti collaterali verificatisi con soluzioni non purificate o eccessivamente concentrate fanno porre ad alcuni grosse riserve sull’applicazione della metodica. Ad oggi l’applicazione della tecnica, pur presentando evidenti vantaggi clinici per il paziente e per il medico, espone quest’ultimo alla necessità di richiedere un consenso informato per l’utilizzo di una molecola attraverso una via di somministrazione non ufficialmente contemplata, con tutti i rischi medico-legali cui questa pratica espone. Per tutte queste ragioni gli AA. Si sono fatti promotori del primo studio multicentrico osservazionale sull’utilizzo di fluorescina sodica intratecale che è attualmente in fase di approvazione
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