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Prejudice and Disability...Educating the Looking
L’articolo contiene uno studio di tipo teoretico-educativo riguardante l’origine e il significato del pregiudizio nei confronti delle persone che vivono una condizione di disabilità. L’autore analizza le cause per cui, in presenza di deficit e/o menomazioni, l’azione di pregiudizi e stereotipi impedisce di cogliere quelle potenzialità e risorse umane che sono comunque presenti, ma che se ignorate (talvolta anche da chi è fatto bersaglio di pregiudizi e stereotipi) rischiano di non venire mai alla luce. Spesso l’azione del pregiudizio e dello stereotipo contamina anche l’agire educativo, insinuandosi nelle rappresentazioni mentali di educatori o insegnanti, con molteplici effetti negativi. L’articolo offre una serie di riflessioni e spunti di operatività che consentono di rispondere alle seguenti questioni: - Com’è possibile rieducare lo “sguardo” di chi guarda alla disabilità attraverso i filtri del pregiudizio e dello stereotipo? Come è possibile formare coloro che hanno responsabilità educative a divenire consapevoli dei propri pregiudizi/stereotipi e a superarli? Quali vantaggi potrebbero derivare per la società dal superamento del pregiudizio verso coloro che vivono una condizione di disabilità?The article contains a theoretical and educational study about the origin and meaning of prejudice against people living a disabling condition. The author analyzes the reasons why, in the presence of deficits and/or disabilities, the action of prejudice and stereotypes inhibits the identification of those potential and human resources that are however present, but when misunderstood (sometimes even by those who are the target of prejudices and stereotypes) are unlikely to come to light. Often the action of prejudice and also the educational act contaminate stereotypes, affecting the mental representations of educators or teachers, with multiple negative effects. The article offers a series of reflections and operation cues that help you to answer the following questions:- How is it possible to re-educate the “look” of whom perceives disability through injury filters and stereotypes? How I can train those who have educational responsibilities to become aware of their own prejudices/stereotypes and to overcome them? What advantages could arise for society from overcoming prejudices towards those who live a disabling condition
La figura del pedagogista nel processo di inclusione di bambini con bisogni educativi speciali nei servizi per l'infanzia
Analisi della figura del pedagogista nel contesto dei servizi educativi, in relazione agli atti normativi riguardanti il ruolo e la funzione di tale operatore sociale. In particolare, analisi delle competenze del pedagogista-coordinatore nel contesto dei nidi/scuole d’infanzia e suoi compiti rispetto al delicato processo d’inclusione di bambini che presentano bisogni speciali
Non si può restare soli. Disabilità e solitudine
Riflessione sul concetto di solitudine e disabilita
Handicap e pregiudizio. Le radici culturali
L’analisi, lo studio e l’approfondimento del pregiudizio sull’handicap e della sua origine, ma soprattutto l’esplorazione delle possibili vie per superarlo attraverso l’educazione, rappresenta uno tra i più significativi ambiti di ricerca per il pedagogista speciale.
Da qui, l’indagine sulle motivazioni per cui il termine handicappato ha identificato una “specie umana” dentro il “genere” uomini. Infatti, è proprio questa la logica illogica che si nasconde dietro l’abuso della parola handicap, divenuta per antonomasia giudizio di quasi umanità. Questo è anche il malinteso di fondo che sottende il pregiudizio sull’handicap.
Sono infatti i pregiudizi e gli stereotipi che legittimano culturalmente ogni separazione tra normali e diversi.
Il pregiudizio sull’handicap – come emerge nel testo - fa riferimento ad un sistema simbolico definibile come cultura dello scarto, che funziona come anestetico della coscienza di fronte alla fragilità insita nella natura dell’uomo, la cui essenza è il limite. Tuttavia, seppur vero che la natura a volte è causa di sofferenza e disperazione, molto di più lo è l’uomo quando al dolore sovrappone dolore, alla sofferenza ulteriore sofferenza e al limite altro limite. Eppure, lo stesso, ha il potere di lenire il dolore, calmare la sofferenza e ridurre il limite.
Ma per far questo bisogna riuscire a vedere l’uomo al di là e oltre gli handicap, il limite connaturato ad ogni vita umana, abile o disabile che sia. Non riuscire a vedere tutto ciò, non è imputabile a un difetto di natura, bensì alle distorsioni del senso operate dal pregiudizio
Disabilità e archeologia: le ragioni pedagogiche di un incontro non solo possibile, ma di grande valore educativo
Gli interventi finalizzati a consentire anche a chi ha una disabilità di fruire di un’opera d’arte, magari entrando in un sito archeologico attraverso un percorso accessibile, non dipendono esclusivamente da soluzioni di tipo tecnico. Sono l’espressione di una nuova cultura della disabilità, effetto di un capovolgimento di prospettiva, che consiste nel superamento della “logica dello scarto” in favore della costruzione di una società inclusiva.
Coloro che sono impegnati su questo fronte, scoprono che l’arte, il bello sono accessibili ad ogni uomo, nonostante i suoi deficit, e che dall’incontro tra arte e disabilità possono nascere nuove prospettive di sviluppo sia per la stessa arte che per chi vive in condizioni di svantaggio.
Avviene che nei laboratori di archeologia rivolti a persone con disabilità, si sviluppino percorsi educativi con valenze riabilitative, in particolare per incrementare lo sviluppo delle abilità cognitive, l’autostima, la motivazione e le abilità sociali. In questi spazi di lavoro si sperimentano modi innovativi per imparare a ragionare, a osservare, a fare ipotesi e a trovare soluzioni intelligenti. Coloro che vi partecipano, nonostante i limiti, scoprono cose nuove del mondo e di se stessi.
L’archeologia rivela così una spiccata capacità maieutica e una grande estensione di possibilità, utilizzabili per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità
Teachers’ Skills in the Inclusive School System
In specialization courses for teachers that relate to special educational needs (SEN), for an authentic inclusive school system students must be the principal point. In fact, in order to achieve real inclusion for children with disabilities, it is fundamental for support teachers to be prepared so that they can respond to students’ needs.
Moreover, regular teachers must also have a good knowledge about special education, to support the inclusion of SEN students, as far as possible. They should not only bet a first point of contact, but they should have a significant role in any specialized intervention planned with support teachers.
This study focused on what needs to be included in a new scholastic system, that supports the development of an education aimed at responding to children's needs.
The example of the school system in England is enlightening: in a 2004 document, published by the Department for Education and Skill, entitled “Removing barriers to achievement. The Government strategy for SEN”, the need for training in special educational at ITT (Initial Teachers Training) level has been made compulsory for every candidate teacher.
This requirement has an innovative characteristic, because it removes the absolute separation, still present today in many countries, between ordinary and support teachers.
It would be a great innovation if every country could proceed in this way, which is the only possibility to create a new scholastic system, adopting inclusive education.
In relation to this what kind of specific skills should the support teachers have in a real inclusive school system
Verso l'Inclusive Education
Il modello dell’Inclusive Education non è l’analogo del modello dell’integrazione scolastica degli studenti certificati con handicap, come pure non è dato dai provvedimenti legislativi attraverso i quali si riconosce la presenza, nella scuola, di molteplici bisogni educativi speciali (BES). Il modello dell’Inclusive Education deriva dalla riorganizzazione dei servizi educativi - in primis, la scuola - con l’obiettivo di trasformare i contesti di apprendimento in luoghi attrezzati per evitare qualsiasi tipo di esclusione e per trasformare le differenze in risorse per l’educazione. Le domande che ci si pone e alle quali si cercherà di dare risposta con questo scritto sono le seguenti: il sistema scolastico italiano, a seguito delle recenti normative in materia di BES, in quale direzione si sta muovendo? Senza le modifiche interne necessarie alla riorganizzazione del sistema, com’è possibile che dal modello dell’integrazione scolastica degli alunni “certificati con handicap” si passi al modello dell’Inclusive Education? Fallire il bersaglio della nascita e dello sviluppo della scuola inclusiva, verso quali disfunzioni può condurre? Com’è possibile traghettare il sistema di istruzione italiano verso l’Inclusive education
Disabilità intellettiva: vita adulta, percorsi di autonomia, sviluppo affettivo e sessuale
Come aiutare le persone con disabilità intellettiva a raggiungere livelli di qualità di vita nei quali sia contemplato il diritto a essere trattati e riconosciuti coerentemente all’età anagrafica, il diritto a essere rispettati nel bisogno di autonomia, indipendenza e autodeterminazione, e infine il diritto di poter vedere rispettati i propri bisogni affettivi e sessuali
Handicap e Pregiudizio. Le radici culturali.
Il termine "handicap" ha finito col definire una “specie” dentro il “genere” uomini. E’ questa la logica illogica che si nasconde dietro l’uso comune della parola handicap, divenuta per antonomasia giudizio di quasi umanità. Questo è anche il malinteso di fondo che sottende il pregiudizio sull’handicap per colpa del quale il termine handicappati viene utilizzato nel linguaggio comune per individuare l’insieme di coloro che, in quanto affetti da qualche deficit o malformazione, sono ritenuti “diversi”: al di qua dell’handicap si pone il normale, al di là il “diverso”. Sono infatti pregiudizi e stereotipi che determinano la separazione tra normali e diversi. Credo sia lecito chiedersi quale tipo di programma, memoria e apprendimento determini la percezione del “diverso”; specialmente di colui che è percepito diverso per eccellenza ovvero, l’handicappato. Il pregiudizio sull’handicap fa riferimento ad un sistema simbolico definibile come cultura dello scarto e funziona come anestetico della coscienza rispetto al proprio limite costitutivo: la necessità ontologica di superarsi e dialogare creativamente con l’altro. La natura, a volte, è causa di sofferenza e disperazione. Ma molto di più l’uomo quando al dolore sovrappone dolore, alla sofferenza ulteriore sofferenza e al limite altro limite. Eppure, lo stesso, ha il potere di lenire il dolore, calmare la sofferenza e ridurre il limite. Ma per far questo bisogna riuscire a vedere al di là dell’handicap l’uomo, il limite di ogni uomo: abile o disabile che sia. Non riuscire a vedere tutto questo non è un difetto di natura bensì il prodotto di una distorsione, per lo più da imputare all’educazione. Il libro può essere utile a tutti quelli che vivono e lavorano a contatto con l’handicap ma anche per tutti coloro che, per diversi motivi, vogliono conoscere più approfonditamente i problemi della disabilità: studenti, insegnanti, educatori, pubblici amministratori
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