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The Illegal Master Plan and Everyday Life. Valle Borghesiana si racconta
Da diversi anni SMU–research, , un gruppo di ricerca internazionale e interdisciplinare formato da architetti, urbanisti, sociologi, antropologi e artisti, lavora a Roma sull’asse della Via Casilina studiando i fenomeni del self made e dell’informalità urbana. L’interesse del gruppo è rivolto alla comprensione delle relazioni che intercorrono tra l’organizzazione sociopolitica e lo spaziourbano attraverso ricerche e interventi sul campo con il coinvolgimento degli abitanti. Una delle prime tappe di ricerca di SMU–research si è svolta a Valle Borghesiana, un quartiere del Comune di Roma sorto in assenza di qualsiasi pianificazione urbanistica. Dal 2009 il gruppo di ricerca ha organizzato diversi workshop con abitanti, associazioni, comitati di quartiere e consorzi di autorecupero. Durante incontri e visite guidate a Valle Borghesiana, SMU–research ha studiato e raccolto le testimonianze dei protagonisti di queste vicende. Un luogo complesso e paradigmatico, che contiene molti fenomeni urbani caratteristici delle metropoli del centro-sud Italia e dell’area mediterranea. Dall’autocostruzione – spesso collettiva – delle abitazioni, alle forme spontanee di organizzazione sociale e politica di lotta per i diritti, coronate con il loro riconoscimento e con la legalizzazione del contesto. Leggendo la storia del quartiere, si ripercorrono le vicende di una città e di una nazione: il tema del diritto alla casa, che per anni ha catalizzato il dibattito politico nazionale, il tema del lavoro e quello della migrazione, prima nazionale e poi globale, fino ad arrivare alla contemporanea e consapevole richiesta del diritto alla città.For several years, SMU– research an international and interdisciplinary working group has been working in Rome at the intersection in Via Casilina exploring the phenomena of self-made and urban informality. The neighbourhood of Valle Borghesiana was one of the places on which the research was done. There, workshops between researchers/ artists of the group and the associations of inhabitants were organized. The article traces the history of the neighbourhood and presents two collective works produced by artist Susanna Perin with architects Alessandro Lanzetta and Antonella Perin who investigate the relationship between the socio-political organization and urban space. #01_ research - The history of Valle Borghesiana is considered to be a model of those social and urban phenomena which are typical of the Mediterranean metropolis. It is a useful story to understand processes such as the self-construction of houses and spontaneous forms of social organization and political struggle that characterized Italian and Roman stories from World War II onwards. #02_work - Greetings from Valle Borghesiana - shown at the Venice Biennale of 2012 - tell the complex and contradictory collective construction of urban space. The image of the neighbourhood is represented by a series of postcards made from photographs taken by the inhabitants. - Sketches on Valle Borghesiana - The Illegal Master Plan and Everyday Life, - shown in the gallery nGbK in Berlin in 2013 - is rather a consideration on informal housing in the neighbourhood and on the different relationships between power and politics in urban space
Bernard Rudofsky. Il cielo in una stanza
Bernard Rudofsky, autore della mostra Architecture Without Architects al MOMA (1964), studiò a fondo l’architettura vernacolare, viaggiando in tutto il mondo e vivendo tra Italia, Brasile, Stati Uniti e Spagna. L’elemento tipologico vernacolare che trattò più a fondo fu il patio della casa mediterranea, la “stanza all’aperto”, trattata in articoli pubblicati dagli anni Trenta in poi. Come architetto progettò “stanze all’aperto” in tutte le residenze che disegnò nella sua vita: nella Casa a Procida (1934-35), progettata per sé e per la moglie Berta Doctor; in Villa Oro (1934-35) a Napoli e nella Casa a Positano (1937), disegnate assieme a Luigi Cosenza; nell’Albergo nel bosco a San Michele a Capri (1938), progettato con Gio Ponti; in Casa Hollenstein a Rio de Janeiro e nelle Case Frontini e Arnestein a San Paolo; nel giardino della villa dello scultore Costantino Nivola a Long Island (1949-50) e nella Casa a Frigiliana (1969-71), la residenza che Rudofsky si riuscì infine a costruire vicino all’amato mar Mediterraneo. L’architettura di Rudofsky proponeva uno stile di vita alternativo a quello della modernità dell’era industriale, così radicale da portarlo a dichiarare: «Non ci vuole un nuovo modo di costruire, ci vuole un nuovo modo di vivere».The sky in a room Bernard Rudofsky, author of the Architecture Without Architects exhibition (MOMA,1964), studied the vernacular architecture traveling all over the world and living in Italy, Brazil, United States, and Spain. The patio of the Mediterranean house knew as the "open-air room", has been the vernacular typological element that he studied deeply. Indeed, he inserted the "open-air rooms" in all the residences he designed : Casa a Procida (1934), designed for himself and for his wife; Villa Oro (Napoli, 1935); Casa a Positano (1937), designed with Luigi Cosenza; Albergo nel bosco a San Michele a Capri (1938), designed with Gio Ponti; Hollenstein House (Rio de Janeiro, 1939); Frontini House and Arnestein House (São Paulo, 1940); Nivola “house-garden” (Long Island, 1949); La Casa (Frigiliana,1969), the residence that Rudofsky finally managed to build near his beloved Mediterranean Sea. To sum up, Rudofsky's architecture proposed an alternative lifestyle to the modernity of the industrial era, so radical that he declares: «It does not take a new way of building, it takes a new way of living»
LinaTimeLine
Lina nasce a Roma il 5 dicembre 1914, pochi mesi dopo l’inizio della prima guerra mondiale. Si laurea in Architettura nel 1939, quando scoppia la seconda guerra mondiale, si sposa e parte per il Sudamerica nel 1946. Sceglie poi di fermarsi in Brasile, dove prende la cittadinanza nel 1951, e rimane in quella terra fino alla sua morte, nel 1992. All’interno di questo quadro, che divide la vita di Lina Bo Bardi tra gli anni italiani e quelli brasiliani, ci sono altre date significative che hanno scandito discontinuità e momenti di svolta: l’apertura dello studio Palma con Bardi, Palanti, Piacentini-Cirell; la fondazione della rivista Habitat; la costruzione della sua prima opera, la Casa de Vidro; gli anni a Salvador e la militanza nell’avanguardia di Bahia; la costruzione del Masp e del Sesc-Pompeia; il progetto per l’Esposizione di Siviglia
Hotel a San Pedro de Atacama
L’hotel a San Pedro de Atacama di Rodrigo Searle e Matias Gonzalés è stato progettato per amplificare il mito del deserto in cui è collocato. Un contesto ricco di tracce naturali e antropiche, che qualificano la costruzione che ricorda Ocatillo Camp di Frank Lloyd Wright in Arizona. L’hotel a San Pedro de Atacama è un’architettura che smitizza la solitudine del deserto riconsegnandolo all’uomo
Archiartisti?
La dodicesima Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia ha uno strano sapore, simile ad un minestrone di cose già viste ma mai consumate fino in fondo. La sua visita fa venire il sospetto che i temi e le ricerche architettoniche delle nuove generazioni non abbiano avuto il tempo di consolidarsi in linguaggi stabili e sufficientemente profondi. Un certo grado di confusione linguistica è ovviamente implicito in questo tipo di eventi mediatici, e tuttavia il tema proposto dalla curatrice Kazuyo Sejima ha generato risposte così eterogenee da far sorgere il dubbio che molti autori invitati abbiano utilizzato l’occasione per esporre tutt’altro, anche se di qualità
L’ossessione della natura in città
è molto probabile che nel prossimo futuro, tra le emergenze, le crisi economiche, la rivoluzione digitale e la conversione green, ci consoleremo sempre di più negli spazi autistici e domestici del digitale o in quelli rarefatti e alieni della natura. Tuttavia, è altrettanto plausibile immaginare che ci sentiremo pienamente appagati di vivere una vita degna di questo nome soltanto negli spazi pubblici asfaltati, quelli dove la gente si incontra, si scontra e socializza, consumando relazioni, cultura e merci voluttuarie
Biopolitica e paura. Fine dello spazio post-moderno?
La progettazione architettonica e urbana è chiamata a nuovi compiti nell'era post Covid 19. La Biopolitica sta dettando le nuove regole del gioco all'economia e alla società, e nuovi standard ingabbieranno lo spazio architettonico, pubblico e privato. Alcune esperienze di spazi pubblici, tuttavia, appaiono adatti e resilienti alle necessità della nuova fase storica
Macro&Maxxi
Negli stessi giorni in cui si hanno notizie dei drastici tagli alla cultura italiana attuati dal governo, si inaugurano ben due musei di Arte Contemporanea a Roma. La stessa città, che vivacchia addormentata e ripiegata su se stessa da molto tempo, sembra incredibilmente diventare la capitale dell’arte contemporanea mondiale. Ciò accade con due architetture moderne dure, senza sconti né compromessi formali tipici dell’ambiente romano, fatte per di più da architetti donne
I “meravigliosi” mall della città mediterranea del Grande Raccordo Anulare
Negli ultimi decenni del Novecento Roma è passata da una condizione di piccola città europea moderna a quella di grossa metropoli mediterranea contemporanea, con uno processo schizofrenico di giustapposizioni di parti incoerenti e non pianificate al corpo storico della città. Un fenomeno che ha prodotto una galassia pulviscolare di costruito senza più alcuna qualità e forma progettata, completamente scollegata dalle grosse infrastrutture della mobilità pubblica. Questo agglomerato urbano incoerente è costituito dalle assurde ma poetiche megastrutture dei vari Piani di Zona d’iniziativa pubblica, dai comprensori esclusivi di ville e villette di lusso dispersi nella campagna romana, dalle recenti lottizzazioni speculative private, sfornite di qualsiasi qualità urbana, e dai quartieri informali di casette abusive, parzialmente “sanati” nelle Zone O e nei Toponimi dei vari piani regolatori. L’urbanistica degli ultimi vent’anni non ha contrastato questo evidente processo di disgregazione del tessuto romano, ma, semmai, lo ha facilitato attraverso politiche assurde, ben rappresentate dal PRG del 2008. Il piano vigente, infatti, è stato imperniato sulla politica delle cosiddette Centralità, che subito si sono rivelate come una vera e propria capitolazione degli urbanisti e delle istituzioni pubbliche alla feroce, delirante e tut-tavia competitiva visione neoliberista del mercato, volta a spargere sul territorio una serie di “centri del con-sumo” al servizio di quella “meravigliosa” città mediterranea, non progettata, informale e spesso abusiva che si è sviluppata intorno all’infrastruttura autostradale del Grande Raccordo AnulareIn the last decades of the twentieth century, Rome has become a large and chaotic metropolis, formed of chaotic unplanned districts and suburban neighborhoods, arranged along the Grande Raccordo Anulare, an urban beltway disconnected from the public transport infrastructure where using a car is mandatory. In the “City of the Grande Raccordo Anulare” the shopping centres, which seem to be in crisis everywhere else, are extremely popular, because they offer services, places of aggregation and leisure that either do not exist or are unaffordable to the more humble segments of the population. Only in these places of consumption, in fact, is it possible to find cinemas, shops, restaurants, arenas for concerts and outdoor film festivals, public spaces for events and informal markets, playgrounds for children and so on, as well as meeting points to encourage social interaction. The shopping centres around the G.R.A thus became a paradigm for the lifestyle of the new citizens of the Roman metropolis: they no longer flock to the spaces in the historic city centre, but find creative use for the boundless territory of the suburbs as a boundless playground, in which the shopping centres are – and unfortu-nately will be for many years – the most important centres of socialization
Nord /Sud L’architettura moderna e il mediterraneo
In Italia esistono alcuni temi classici dell’architettura contemporanea di cui apparentemente tutti parlano ma che, alla prova dei fatti, sono stati scarsamente affrontati dalla critica e dalla storiografia che ha prodotto pochi saggi e volumi, per lo più limitati alla comprensione di fatti specifici. Uno di questi temi è quello dei forti legami tra le forme e le figure del Movimento Moderno – in particolare di quello dei paesi sud-europei – con il paesaggio e l’architettura tradizionale dei contesti mediterranei
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