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Confini e fratture, il design tra merce e sacro secondo Branzi
ABSTRACT:
Una nuova fondazione del progetto che, dopo la crisi della Modernità, non propone certezze, ma individua un ruolo cruciale per il design contemporaneo è uno dei più interessanti temi del pensiero di Andrea Branzi, sviluppato in questo articolo. Il design, considerato tradizionalmente “figlio di un dio minore” rispetto all’architettura, è sempre stato connesso alla dimensione della vita quotidiana; oggi in particolare esso dimostra una sua ulteriore capacità: quella di entrare in contatto con temi profondi ed epocali della cultura del proprio tempo, pur vivendo nel mondo della merce e del mercato.
L’idea di ottimizzazione del prodotto nell’età post-industriale è stata superata da una concezione pluralistica del progetto e della società, da una idea non più monolitica dell’industria e del consumatore, nonché dalla coscienza della forza che deriva dalle differenze tra le culture locali. Il magico, l’irrazionale, il rituale sono quindi oggi visti come parametri intrinsechi e indispensabili nella relazione con gli oggetti, ma anche come temi che devono essere sviluppati nel design del prossimo futuro.ABSTRACT:
A new foundation of project that doesn’t propose certainties after the crisis of Modernity, but highlights a crucial role for contemporary design is one of the most interesting issues of the thought of Andrea Branzi, elaborated in the article. Design, traditionally considered a minor art compared to architecture, has always been connected to the everyday dimension of life; especially nowadays it shows his further ability: the capacity to deal with the deeper epoch-making questions of the culture and, at the same time, with the market and with the goods.
The idea of product optimisation in our post-industrial age has been widely passed over by a pluralistic conception of the project and of society, by a non-monolithic idea of industry and consumers, by the acknowledgement of differences and local cultures seen as sources of strength. The magical, the irrational, the ritualistic, are all intrinsic, indispensable parameters inside the existential relationship to the objects, and, at the same time, issues that should be developed by the design of the near future.info:eu-repo/semantics/publishedVersio
Trasferimento tecnologico. Il design campano al salone dell'arredo
L'articolo analizza alcuni aspetti della cultura mediterranea del design, prendendo spunto dalla inaugurazione al Salone internazionale dell'Arredo di Milano della mostra i "Visioni a-moderne: culture del design in Campania". Mostra promossa dalla Regione Campania (Assessorato alle Attività Produttive) Ersva (Ente Regionale per lo Sviluppo e la Valorizzazione dell'Artigianato) e dalla Facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli della Seconda Università degli Studi di Napoli, nell'ambito del programma "Campania Design
La biocompatibilità del prodotto edilizio: possibilità di controllo e strategie dall'oggetto al processo
Il saggio sintetizza la ricerca svolta presso il Centro Studi per l'Edilizia dell'Università Federico II di Napoli, volte alla elaborazione di strumenti per il controllo della qualità ecologica del prodotto edilizio, con particolare riferimento al ruolo delle nuove tecnologie dell'informazion
Il tempo opaco degli oggetti. Forme evolutive del design contemporaneo
Storicamente nato nelle scintille dell’opposizione moderna di tecnica e cultura, il design si è nutrito anche della ricchezza vivificante di questo conflitto, sfuggendo sia all’ambito dell’arte che a quello della tecnologia e nello stesso tempo servendosi di entrambe. Questa ambiguità strategica è servita al design a muoversi più agilmente, a definire un territorio riservato in cui operare e sperimentare, riuscendo a salvaguardare aspetti altrimenti rifiutati dalla modernità.
Benché vicinissimo all’industria e alle sue logiche, il design non ha mai rispecchiato fedelmente l’ottimizzazione tecnicista, riducendosi a semplice mezzo della ragione economica, né ha aderito in pieno ai paradigmi scientifici del riduzionismo. Esso ha spesso agito, invece, come una sorta di grimaldello della modernità: più indisturbato nello sperimentare rispetto all’architettura, legato alla quotidianità e alla dimensione privata dell’abitare, ha fatto della vicinanza all’utente la sua forza persuasiva.
Il saggio delinea il ruolo svolto dal design nel passaggio dal “progetto trasparente” al “progetto opaco”: nella modernità la superficie dell’oggetto ne prosciuga la profondità, l’oggetto non possiede quindi segreti né una sua specificità interiore. L’oggetto post-industriale rivendica attraverso i caratteri dell’indistinzione, dello sfumato, dell’opaco il diritto a custodire quella dimensione di interiorità e intimità dell’anima negata dall’ottimizzazione tecnica
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