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Personality of Law or Ius Speciale Militum? Around the Origins of the Leges Barbarorum
For a long time, scholars have generally recognised the principle of ‘personality of the law’ as the mechanism by which people with different ethnic, cultural, religious and legal backgrounds could coexist in the Roman-Barbarian kingdoms. This principle is opposed to territoriality because it allows each individual to live within the same legal system while retaining the rights of the ethnic group to which he or she belongs. Although none of the ‘leges barbarorum’ which have reached us mentions it clearly, or considers it to be generally applicable, scholars of 19th (and 20th) century became convinced that the principle of personality determined the correlation between the different national laws, as well as between these and Roman law followed on in the former provinces of the Empire (in spite of the absence of the Emperors’ formal authority). This essay shows how, in reality, the principle of personality did not apply until the time of the Carolingian Empire. Before that, the relationship between the laws of the newcomers and those of the residents was rather regulated by the legal scheme general law/special law. Faced with the law used by the residents (i.e. the great majority of the population living under ‘vulgar’ Roman law), the barbarians retained their customs as special law whenever these could guarantee them a more favourable position. They had learnt this system through frequent and prolonged contacts with the Roman military world (as is well known, before the creation of the new kingdoms, the Barbarians had in fact long served in the legions or even outside as ‘milites foederati’)
I Glossatori di fronte alle Novelle di Giustiniano
Legal historiography has generally paid little attention to Justinian's late legislation (the Novellae Constitutiones). In fact, cannot be denied that these laws - togrthe with the Breviarium Alaricianum - rapresented for centuries the Roman legal tradition on the European continent before the so-called revival of jurisprudence. When, at the beginning of the 12th century, the collection known as the 'Authenticum' re-emerged, the glossators found themselves faced whith a different mass of texts. In the Authenticum Justinian's constitutions are in larger number (134) and in integral Latin version. The new collection raised however a number of problems, beginning with its authenticity (which Irnerius strongly doubted). Authenticity apart, glossators wondered especially about the role these constitutions were to be assigned in relation to the others parts of the Justinian compilation. Various proposals were put forward, but it was necessary to wait for the normalization and standardization prompted by the Accursian 'Glossa ordinaria' befor a solution could finally be imposed
La riscoperta dell'Authenticum e la prima esegesi dei glossatori
L'analisi dei più antichi manoscritti rivela come la composizione dell'Authenticum sia rimasta fluttuante sino alla metà circa del sec. XII. Questa variabilità si deve forse alla poszione iniziale assunta da Irnerio che dubitava dell'autenticità della collezione. Si avanza l'ipotesi che Irnerio abbia pensato che le Novelle dell'Authenticum dovessero essere assoggettate allo stesso lavoro di massimazione eseguito da Triboniano per il Codice
«Un fatale andare». Enrico Ferri dal socialismo all’«accordo pratico» tra fascismo e Scuola positiva
Enrico Ferri è stato per oltre trent’anni leader e parlamentare socialista. Fondatore della «Scuola positiva», dal 1883 ha legato il penale alla società, prospettandone il senso come «difesa sociale», e presentando, nel 1921, un Progetto di codice penale ancorato a principi integralmente positivisti, quali la responsabilità legale, a sostituire il principio di legalità. Nel 1923 Ferri aderiva al gruppo parlamentare dei Socialisti nazionali, disposti a collaborare col governo di Mussolini, per Ferri capo carismatico in grado di risolvere la crisi dello Stato liberale, nel fallimento del Socialismo italiano, irrisolto tra riforme e rivoluzione e dedito a lacerazioni fazionarie. Dal 1924 Ferri accentuava lo statualismo a scapito dei diritti individuali, teorizzando «Lo Stato, organo supremo e unitario della giustizia sociale» e i «diritti dello Stato nella difesa sociale». Alla ricerca dell’«accordo pratico» con l’idealismo e con l’«annunciata riforma penale dell’amico on. Rocco», apprezzava il ripristino della pena di morte per gli attentati politici. Membro della Commissione incaricata dal guardasigilli di un nuovo codice penale, del Progetto del 1927 Ferri apprezzava la previsione delle misure di sicurezza, cavallo di battaglia positivista. Riconosceva che il testo era fondato sul retribuzionismo, e, da evoluzionista, lo definiva tappa dell’«evoluzione ulteriore delle leggi penali
La formazione del giurista: contributi a una riflessione
Il libro – che in parte riproduce gli interventi di un convegno dallo stesso titolo – si propone come un momento di riflessione, per dir così ‘interna’ (in quanto svolta da coloro che professionalmente se ne occupano), sul tema della formazione che gli attuali corsi universitari di giurisprudenza assicurano ai futuri giuristi e operatori del diritto. Negli scorsi anni, una serie non ancora interrotta di riforme ha toccato nel profondo vari punti del precedente assetto universitario e gli studi giuridici paiono averne risentito in maniera forse più negativa che positiva. Anche il calo delle immatricolazioni – sebbene si tratti di un fenomeno che interessa l’intero mondo universitario italiano – pare aver colpito i corsi giuridici più di altri.
L’analisi, evidentemente, non può limitarsi a questo o quell’aspetto della politica universitaria. Quanti si occupano di formare i futuri giuristi (avvocati, notai, magistrati) ma anche di preparare i giovani per quelle nuove professioni che una società in continua evoluzione viene proponendo e che richiedono anch’esse una formazione nelle materie giuridiche, hanno il dovere di interrogarsi sulla perdurante attualità della loro offerta. Il metodo tradizionale è ancora quello che può dare i risultati migliori? I contenuti dei vari insegnamenti sono ancora adeguati? Si presta la necessaria attenzione al linguaggio utilizzato (troppo spesso ancora in bilico tra il latinorum manzoniano e il pur necessario tecnicismo)? È meglio accentuare ancora i profili professionalizzanti o è piuttosto il caso di puntare su una formazione meno legata al dato normativo spicciolo (spesso destinato a vita assai breve) e più improntata, invece, a formare intelligenze vive, culturalmente preparate ai casi sempre nuovi della vita reale, ai problemi che ancora non hanno trovato una disciplina definita, alle situazioni in rapido divenire?
Il volume raccoglie i contributi di voci diverse ma tutte accomunate dal desiderio di reagire a quello che appare come un momento di difficoltà. Gli autori sono Federigo Bambi, Antonio Banfi, Emanuele Conte, Loredana Garlati, Tommaso Greco, Nicolò Lipari, Maria Rosaria Marella, Antonio Padoa Schioppa, Beatrice Pasciuta, Giovanni Pascuzzi, Margherita Ramajoli, Giorgio Resta, Emanuele Stolfi, Vincenzo Zeno Zencovich
JUSTINIAN’S LEGACY The Last War of Roman Italy L’EREDITÀ DI GIUSTINIANO L’ultima guerra dell’Italia romana
As was already clear in Dante Alighieri’s mind, the main legacy
of the emperor Justinian is undoubtedly his legislation. Especially
starting from the 12th century and up to recent times, the Corpus
Iuris Civilis influenced European legal history in a very deep way.
The long period, however, between Justinian and Henry IV was by
no means devoid of knowledge of the CIC. Neither Lombard domination
nor that of the Carolingians and the Ottonians could completely
eradicate from Italy the memory and the ideal appreciation
of Justinian’s laws. In each case, the fortune of Justinian’s legislation
would surely not have been possible if the Byzantine texts had
not arrived in Italy already in the sixth century (perhaps even before
the Gothic War), and if someone, somewhere, had not preserved
them (together with the perception of their value) over the centuries
of the very early Middle Ages. As showed in particular by the oldest
manuscript tradition of Justinian’s texts, the role of the Roman
Church in the survival of this legacy was decisive. A couple of examples
make it clear how ideological motivations as much as practical
interests pushed the Church towards a decision with profound
future consequence
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