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'Conatus' et 'corpora simplicissima'. Hobbes et Spinoza sur la nature et l’origine du mouvement
La toute récente historiographie nous a fourni différentes considérations sur le rapport entre le concept de Hobbes de conatus et celui de Spinoza. Notre but, dans ce cas, est plutôt celui de déplacer la réflexion sur la relation possible entre le conatus de Hobbes, dans la formulation qu’il reçoit dans De corpore, et l’idée des corpora simplicissima que Spinoza argumente dans la première partie du ‘petit traité’ de physique de l’Ethique. Conatus et corpora semplicissima constituent tous les deux le début du mouvement, ils en sont la ‘détermination’ première et la plus universelle. Tous les deux sont des concepts ou des notions purement rationnels, qui – éludant toute explication de nature métaphysique ou théologique dans le domaine physique, et évitant le recours, étranger aux deux philosophes, aux définitions ‘générales’ – veulent exprimer ‘opérativement’ la réalité immanente aux corps ab aeterno du mouvement. Laissant de coté la question philologique et historique de Hobbes en tant que ‘source’, question trop complexe pour être affrontée ici, on se concentrera plutôt sur la définition de ces concepts chez les deux auteurs, en sondant le rôle fondatif d’une nouvelle philosophie de la nature et d’une interprétation du mécanicisme sous l’enseigne d’une idée de potentia /power comme clef pour comprendre la matière, contre l’idée cartésienne de celle-ci en tant que moles quiescens
«...danda est opera». Suggestioni stoiche a proposito dell’‘arte’ della libertà nell’'Ethica' di Spinoza,
In 'Ethics'’ last Part Spinoza encourages to make efforts ('danda est opera') so that knowledge acquired through rational deduction – especially knowledge about ethical implications of affections – may become the subject of 'assidua meditatio'. The purpose of meditation is to stimulate a progressive assimilation of abstract notions, transforming them into affectiones and consequently into action. Such kind of ‘translation’ from a state to another becomes possible through the association law of imagination, the memory evocation and the forging function of 'consuetudo'. The analysis focuses on the scholies of pr. 4 and pr. 10, attepting to show assonances and affinities of Spinoza’s argumentation with the Stoic method in ethics
'Assidua meditatio, propositum constantissimum'. Il concetto di metodo nell’Epistola 37 di Spinoza a Johannes Bouwmeester, tra il 'Tractatus de intellectus emendatione' e l’'Ethica'.
Abstract
Nell’epistola 37 a Bouwmeester, su sollecitazione di quest’ultimo, Spinoza afferma la natura necessaria di un metodo di indagine relativo ai praestantissima (i fondamenti, le cose più alte e valenti) e lo sintetizza in punti di estrema chiarezza. Nel concludere, illustra la necessità di una adsiduam metitationem, congiunta ad animum, propositumque constantissimum, a un certum vivendi modum et rationem e a un finem. Accanto a un’idea di metodo fondata su una concezione dell’intelligere o intellectus definito come absoluta potentia capace di generare verità (come l’«automa spirituale» citato in TIE § 85), Spinoza pone dunque anche condizioni di carattere etico-pratico. Come vanno lette tali condizioni? Sono una semplice sollecitazione formale, una raccomandazione di circostanza, o richiedono di ripensare il concetto di metodo come via non esclusivamente teorica? L’epistola a Bouwmeester può allora essere letta come un ponte concettuale tra la teoria metodologica del TIE e alcuni luoghi dell’ultima parte dell’Ethica, in cui Spinoza offre indicazioni ‘pratiche’ sulla via perardua verso la vita beata ricorrendo, così come fa col suo amico e corrispondente, a ‘consigli’ ed ‘esortazioni
De l’opinion à l’hypothèse Montaigne et Descartes face aux découvertes scientifiques
La seule et unique référence explicite qu’offre tout le corps des Essais de Montaigne à l’«opinion» de l’astronome Copernic se trouve dans l’Apologie de Raymond Sebon (II, 12, 570 A). Il s’agit d’une référence prudente et contenue à l’héliocentrisme, la nouvelle théorie astronomique à laquelle Descartes adhérera entièrement lorsqu’il formulera son «hypothèse» cosmogonique, un demi-siècle plus tard, dans Le Monde et surtout dans ses Principia philosophiae. Cette remarque de Montaigne donne l’occasion de réfléchir plus en général sur l’attitude des deux auteurs vis-à-vis des découvertes scientifiques et de leur validité. Chez les deux philosophes on peut noter une sorte d’épistémologie de la construction de la théorie scientifique, à savoir une sorte d’attention, plus ou moins explicite, envers le processus de la connaissance impliqué en elle, saisi dans ses aspects psychologiques et gnoséologiques. En particulier, tous les deux considèrent qu’il s’agit d’un produit de la pensée imaginative, et donc du résultat d’une véritable activité d’invention et de construction de l’esprit. Un jugement que Montaigne exprime et argumente, tandis que Descartes le sous-entend le plus souvent et qui constitue, entre les deux auteurs, le terrain d’un dialogue idéal et tacite où entente et opposition radicale se mêlent en même temps
Processi biologici avanzati per il trattamento di reflui ad alto contenuto di nutrienti e valutazione delle emissioni gassose
La diffusione di impianti di digestione anaerobica in ambito agricolo ha determinato la necessità di individuare post-trattamenti dei surnatanti, per ridurre le pressioni ambientali legate allo spandimento dei digestati, in accordo ai limiti in azoto N imposti dalla Direttiva 91/676/CEE. Le prestazioni del processo automatizzato di nitritazione-denitritazione in continuo in reattore unico sono state valutate su un pilota da 3 m3, alimentato distintamente con surnatanti anaerobici di origine bovina e suina, entrambi puri ed addizionati con siero di latte. I risultati hanno evidenziato, per ogni matrice, rimozioni di N tra l’80 ed il 90%, mentre il monitoraggio delle costanti cinetiche Kn e Kd ha confermato che il processo ha operato stabilmente al 90% via nitrito. I valori numerici delle costanti, circa tre volte i valori ottenibili da processi biologici convenzionali, sono variati a seconda del refluo trattato, diminuendo al ridursi dell’azoto ammoniacale N-NH4 influente. L’analisi dell’effluente ha evidenziato inoltre rimozioni del fosforo P dell’ordine del 72%, e riduzioni di COD e TSS comprese tra il 60 ed il 70%. Il monitoraggio in continuo delle emissioni gassose, calcolate come % dell’N-NH4 influente, ha permesso di riscontrare valori pressoché nulli di biossido di azoto NO2, ed in media inferiori allo 0,011% e 0,009%, rispettivamente per protossido (N2O) e monossido (NO) di azoto. I risultati mostrano che le emissioni aumentano al crescere della concentrazione di nitriti in fase liquida, per carichi maggiori di N-NH4 in ingresso. Inoltre, la rimozione terziaria dei nutrienti da parte della microalga Scenedesmus Obliquus, immobilizzata in alginato di calcio, è stata valutata su fotobioreattori a letto fluido ed impaccato, alimentati in continuo in modalità upflow, senza immissione di aria né CO2. I risultati hanno mostrato rimozioni di N e P superiori al 95% e facilità nella separazione della biomassa algale dal flusso liquido, per un possibile riutilizzo
Meditare l'infinito. La corrispondenza di N. Malebranche con J.-J. Dortous de Mairan
Meditare l’infinito è il titolo del saggio centrale del testo (pp. 89-200), in cui si propone una lettura di alcuni nodi teorici del pensiero di Nicolas Malebranche alla luce delle sollecitazioni offerte dalla breve corrispondenza intrattenuta dal filosofo con Dortous de Mairan, qui presentata nella prima traduzione italiana (pp. 41-88). Ampiamente introdotta (pp. 1-35) e corredata di note storico-critiche, la traduzione costituisce dunque la prima parte del volume, che si chiude con una appendice, In margine all’epistolario (pp. 201-212), dove si fa il punto sullo stato della ricerca a proposito della questione dello ‘spinozismo’ di Malebranche. Il testo va infatti a completare un progetto di ricerca sul rapporto tra Malebranche e lo spinozismo, avviato con la traduzione (con introduzione e note) – anch’essa la prima in italiano – della Conversazione di un filosofo cristiano e un filosofo cinese sull’esistenza e la natura di Dio (Pisa 2000).
Il saggio critico – al centro del quale sta il concetto di «estensione intelligibile» – mette in luce, in particolare, la possibilità di una lettura in chiave ‘barocca’ del rapporto tra infinito e finito nel pensiero di Malebranche, il valore filosofico fondamentale delle idee di attenzione e di occasione, il ‘riscatto’ del ruolo del corpo nell’economia dell’‘ordine’ divino.
Il breve epistolario (8 lettere in tutto) tra il padre oratoriano e il giovane Dortous de Mairan (1678-1771), spirito brillante e curioso, allora agli esordi della sua fortunata carriera di scrittore e di divulgatore scientifico, si svolge tra il settembre del 1713 e il settembre del 1714. Affascinato e turbato insieme dalla lettura dell’Ethica di Spinoza, Dortous ne chiede una confutazione ‘more geometrico’ a quello che era considerato il maggior filosofo di Francia. Tra le audaci insistenze del giovane Dortous e i tentennamenti dell’anziano Malebranche, l’epistolario si concentra sul concetto di «estensione». Come anni prima il teologo Arnauld, Dortous accusa di oscurità il concetto malebrancheano di «estensione intelligibile», ma ritiene che esso possa chiarirsi alla luce della dottrina spinoziana: l’incomprensibile ‘duplicazione’ che Malebranche fa dell’estensione in «intelligibile» e «materiale» diviene perciò chiara se intesa nei termini del rapporto tra infinito «attributo» divino e insieme dei suoi «modi» finiti. Dortous pone Malebranche di fronte all’alternativa: o spinozismo (l’estensione è in Dio) o autonomia ontologica dell’estensione (eterna, infinita, necessaria). Di fronte a queste argomentazioni Malebranche redige una lettera di sintesi del proprio sistema (la terza, la più vivace e completa dell’epistolario), ripresentandone i nodi teorici fondamentali. Nella lettera successiva, recepito l’invito dell’oratoriano ad abbandonare l’inconsistente paragone dell’«estensione intelligibile» con l’attributo spinoziano per pensarla invece come «idea», Mairan proseguirà la sua polemica appellandosi al principio cartesiano di chiarezza e distinzione – che implica l’esistenza necessaria dell’ideato di una «idea chiara e distinta» –, ponendo così Malebranche di fronte a un secondo dilemma: se l’«estensione intelligibile» ha un ideato corrispondente – come ogni idea chiara e distinta –, questo avrà dunque le sue stesse caratteristiche di infinità, eternità e necessità, se invece non ha un ideato corrispondente, non esistono i corpi: o spinozismo o immaterialismo, o spinozismo o fenomenismo.
Il breve epistolario – che, in età moderna, può essere collocato accanto a quelli, più famosi, tra Descartes e More o tra Leibniz e Clarke – sta nel fatto che per la prima volta Malebranche si trova costretto a entrare in modo diretto – benché sempre con la consueta prudenza – nel merito del pensiero spinoziano, che egli ha sempre considerato un temibile «abisso» e nei confronti del quale si era fino ad allora limitato a dichiarare la propria «avversione», forse avvertendone la pericolosa ‘vicinanza’
Evolutionary somatic cell changes in cervical tumour progression quantitatively evaluated with morphological, histochemical and kinetic parameters.
The somatic cell changes which characterise malignancy evolution in human cervical preneoplastic and neoplastic lesions have been assessed on histological sections by means of a computerised image analyser. Many features have been simultaneously measured on each cell of the lesions studied, and the following results have been obtained: Some features, mainly kinetic, show continuously increasing values which express changes correlated to the increasing malignancy; other features, especially related to nuclear atypia, cellular heterogeneity and the degree of aneuploidy, have values dropping at the level of early stromal infiltration, which can be morphometrically characterised as composed of relatively homogeneous phenotypes; these features seem to express the degree of genetic instability and relate to the evolutionary somatic cell changes; tumour progression evolves through sequential discontinuous steps, each of them characterised by specific phenotypical features of the neoplastic cell population; the neoplastic cells in the foci of early stromal infiltration and vascular invasion, phenotypically more homogeneous than the parent cell populations of carcinoma in situ and infiltrating carcinoma, seem to possess a greater genetic stability
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