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    Riprendersi la città. Pratiche di autorecupero nella città storica di Venezia come risposta all'emergenza abitativa

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    La tesi è un contributo al dibattito sulla crisi delle politiche dell’abitare e propone una riflessione sulla possibilità di ripensare tali politiche guardando alle pratiche di welfare dal basso. La situazione abitativa attuale risente delle dinamiche riguardanti la recessione economica e i cambiamenti sociali ed è caratterizzata da esigenze abitative più complesse e articolate rispetto al passato. Il bisogno di casa è oggi espresso da categorie differenziate di popolazione (famiglie monoreddito, famiglie monoparentali, anziani, studenti, giovani precari) e a questa domanda di casa differenziata le politiche abitative rispondono con un’offerta molto rigida. Mentre in passato la decifrabilità del problema abitativo ha guidato le politiche per la casa verso soluzioni di tipo tecnico-quantitativo, l’attuale emergenza abitativa non è più ascrivibile alla carenza di abitazioni e non riguarda più soltanto le grandi metropoli del nostro paese. In particolare la tesi tratta della questione della casa a Venezia, dove a fronte della costante diminuzione della popolazione residente è presente un nuovo bisogno abitativo che interessa soprattutto le fasce di popolazione con reddito medio e medio basso e le componenti più giovani della popolazione. Negli ultimi decenni, l’assenza di efficaci politiche pubbliche per la casa, il sottoutilizzo dello stock abitativo pubblico e la consistente erosione del patrimonio abitativo da parte del mercato turistico hanno contribuito all’insorgere di una risposta dal basso al problema della residenzialità nella città storica. La tesi è centrata sulle pratiche di autorecupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica in disuso adottate dagli attivisti dell’Asc (Assemblea sociale per la casa) come risposta all’emergenza abitativa nella città di Venezia. Attraverso l’osservazione di tali pratiche ci s’interroga su come le capacità organizzative e gestionali nate dal basso risolvano situazioni di degrado e di esclusione abitativa e siano in grado di riattivare risorse sociali nei quartieri pubblici. Se da una parte le pratiche di autorecupero portano alla luce i limiti dell’intervento pubblico e la complessità della questione abitativa, dall’altra indicano nuovi possibili terreni di azione per le politiche abitative. Alla ricostruzione del processo storico attraverso cui si genera l’emergenza abitativa contemporanea, è dedicata la prima parte della tesi, in cui si esaminano le politiche pubbliche in tema casa adottate in Italia dal dopoguerra fino agli anni novanta in relazione alle azioni dei movimenti per il diritto alla casa. Attraverso una lettura incrociata tra le politiche abitative pubbliche e la conflittualità espressa dai movimenti per il diritto alla casa, s’intende valutare il contributo che le azioni dei movimenti hanno avuto nella produzione di politiche per la casa. La seconda parte della tesi descrive la questione dell’emergenza abitativa nella città storica di Venezia. Si esaminano gli effetti prodotti dalle politiche abitative comunali nel corso del Novecento e le responsabilità dell’intervento pubblico nel produrre fenomeni di espulsione dalla città storica. In particolare si restituisce una lettura critica delle politiche abitative comunali degli anni novanta che sono al centro di una nuova governance che vede nella riqualificazione urbana la possibilità di adottare strategie per contrastare il disagio abitativo soprattutto dei ceti medi. Si esaminano la pressione dell’industria del turismo e la tendenza del mercato immobiliare veneziano, orientato soprattutto alla compravendita di abitazioni come investimento o come seconda casa, come fenomeni responsabili in parte della contrazione degli alloggi in locazione ai residenti. Si riportano, inoltre, i recenti dati demografici, che evidenziano la grave compromissione delle capacità rigenerative della città e i dati del patrimonio abitativo, che restituiscono la consistente presenza di situazioni di sottoutilizzo del patrimonio abitativo sia pubblico sia privato. Nella terza e ultima parte della tesi si affrontano il ruolo e le attività dell’Asc, il più attivo tra i movimenti nella città storica in tema di diritto alla casa, autorecupero e autogestione. La tesi restituisce i risultati prodotti dalle pratiche dell’Asc attraverso i racconti dei protagonisti, dai quali emerge non solo la capacità di trovare soluzioni creative e sostenibili per il recupero degli alloggi pubblici in disuso, ma anche la capacità di sviluppare forme di socialità e coesione quotidiana tra gli abitanti. La presenza di una rete di alleanza e solidarietà tra occupanti e residenti rivela il carattere politico di tali pratiche, che si configurano come innesco di forme di apprendimento e responsabilizzazione degli abitanti rispetto alla propria condizione e al proprio territorio. Si è analizzata la costruzione di quello che si può definire un “welfare parallelo”: un modo per progettare e gestire risorse e servizi attraverso l’autorganizzazione. Se da una parte le pratiche di autorecupero evidenziano la debolezza delle politiche pubbliche per la casa, dall’altra rappresentano, invece, un’occasione per le istituzioni di imparare dal protagonismo sociale. Non solo perché consente all’urbanistica di produrre nuovi saperi, ma anche perché è solo attraverso un lavoro comune che è possibile immaginare e costruire una città più solidale e più equa

    Robust tool condition monitoring in Ti6Al4V milling based on specific force coefficients and growing self-organizing maps

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    Tool condition monitoring (TCM) is a mean to optimize production systems trying to use cutting tool life at its best. Nevertheless, nowadays available TCM algorithms typically lack robustness in order to be consistently applied in industrial scenarios. In this paper, an unsupervised artificial intelligence technique, based on Growing Self-Organizing Maps (GSOM), is presented in synergy with real-time specific force coefficients (SFC) estimation through the regression of instantaneous cutting forces. The conceived approach allows robustly mapping the SFC, exploiting process parameters and similarity to manage the variability of their estimation due to unmodelled phenomena, like machine dynamics and tool run-out. The devised approach allowed detecting the tool end-of-life in cutting tests with variable lubrication, machine tool and cutting speed, through the adoption of a self-starting control chart running on real-time clustered data. The solution was validated through the comparison of the GSOM framework with respect to the optimized self-starting control chart applied without GSOM clustering. The GSOM reached a root mean squared percentage error (RMSPE) of 13.2% with respect to 56.1% obtained with the analogous control chart in a full-set optimization scenario. When optimised on tests for a unique machine tool and tested on another machine tool, GSOM scored an RMSPE of 34.5%, whereas the optimized control chart scored 64.5%

    Mill condition monitoring based on instantaneous identification of specific force coefficients under variable cutting conditions

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    Following the necessity of increased performance and availability requirements for manufacturing systems, research is becoming more and more attracted by monitoring solutions for cutting tools. In this paper, a robust unsupervised strategy for milling tool wear monitoring under variable process parameters and lubrication conditions is presented. The proposed method is completely unsupervised, thus not requiring any kind of training procedure, and is validated on different machine tools. The solution is based upon the online estimation of specific force coefficients (SFC) from instantaneous cutting forces in high-feed milling of Ti6Al4V workpiece. This avoids the need for continuously variable feed per tooth during cutting tests, necessitated for the application of reference literature approach. For this purpose, a novel high-feed mill mechanistic model was conceived and developed. Five run-to-failures were performed in different lubrication conditions – cryogenic and traditional lubrication – with different cutting speeds (50 m/min, 70 m/min and 125 m/min) on two different machine tools. Principal Component Regression was introduced in order to deal with the variability of the estimated coefficients. Self-starting tabular cusum control charts were implemented and demonstrated high accuracy and reliability in the prediction of notch wear phenomena as well as chipping of tool cutting edges for all the cases considered. The solution detected an out-of-control conditions ranging from 166μm to 499μm of maximum flank wear for the analysed tests. The mean prediction error with respect to the 600μm threshold is of −45% with a peak of −72%, whereas reference literature algorithms reach −57% and −66%, respectively. A sensitivity analysis of control chart threshold was performed with reference to the maximum flank wear at the detection point. In a supervised scenario, the threshold can be increased to obtain a less conservative approach: for instance, a mean prediction error of −41% was reached by doubling the threshold

    Hybrid heterogeneous prognosis of drill-bit lives through model-based spindle power analysis and direct tool inspection

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    Abstract: In the context of Industry 5.0, manufacturing systems are driven by human-centered production processes, assigning high-level supervisory tasks to operators. This necessitates that machines can perform low-level decision-making actions. This paper presents a novel hybrid heterogeneous prognosis algorithm designed to autonomously inspect the cutting edges of drill-bits and to forecast their Remaining Useful Life along with the associated probability density function. The algorithm leverages specific force coefficients from spindle power and feed axis current measurements, as features correlated with tool wear, to detect tool brittle failures. Additionally, flank wear is automatically measured through a specifically conceived image processing algorithm, using thresholding, convolutional filters, and edge detection techniques. Direct tool wear measurements are analyzed by a hybrid prognosis algorithm, fusing particle filter and multi-layer perceptron, to predict drill-bits’ remaining useful lives. The proposed solution offers several advantages. It reduces the need for extensive experimental run-to-failure tests typically required for training standard machine learning algorithms. Instead, it allows for real-time adaptation, even in scenarios involving untested and varying cutting process conditions. Furthermore, it utilizes both indirect wear observations during cutting operations and direct wear observations during setup times (e.g. tool changes, workpiece changes), without interrupting the ongoing process. Exponent of Kronenberg’s models for specific force coefficients was found to be sensitive to tool wear. Prognosis could correctly predict the 67% of end-of-lives with an average prognosis horizon of 30%
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