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Introduzione : il piacere del libro: autori, editori e lettori nel Settecento.
Si tratta dell'Introduzione al volume Il libro. Editoria e pratiche di lettura nel Settecento, a cura di L. Braida , S. Tatti.Nel saggio si analizzano i principali filoni della ricerca della storia del libro in Italia, sottolineando l'attenzione al rapporto tra l’autore e i suoi editori, tra la produzione di libri e le forme attraverso cui sono tramessi e le modalità in cui i diversi materiali a stampa sono presentati ai loro lettori. Lo spazio è quello dell’Italia settecentesca, attraverso le trasformazioni del mercato editoriale nelle diverse città e delle nuove pratiche di lettura
Carlo Goldoni and the Construction of Authorship on the Printed Page
The transformation of a play composed for the stage into a text printed to be read
is a complex operation often mentioned by the playwrights themselves in the prefaces
to the editions of their works. The printed publication could become the ‘place’
for perfecting what was performed on stage but it could also, for some authors, become
a ‘place’ in which they defended their authorship through the control of the
editions, even going so far, in the case of Carlo Goldoni (Venice 1707-Paris 1793), as to
break the rules of the book trade. The author attempts to show how the construction
of Goldoni’s authorship can be analyzed on three different levels: the expression of
the author’s will; his claim for the right to publish his works himself and finally the
representation of the figure of the author with the use of a different portrait for
each edition
La letteratura nelle mani dei censori. Gigliola Fragnito e il Rinascimento perduto
L’autrice discute il recente libro di Gigliola Fragnito, Rinascimento perduto. La letteratura
italiana sotto gli occhi dei censori (secoli XV-XVII), (Bologna, Il Mulino,
2019), dedicato al controllo sui testi letterari esercitato dalla censura ecclesiastica (attraverso
l’Inquisizione centrale e periferica, il Maestro del Sacro Palazzo e la Congregazione
dell’Indice) a partire dagli anni settanta del cinquecento. Fragnito sottolinea
come «l’accerchiamento della letteratura» riveli un’attenzione ossessiva a individuare
nei libri di svago segni di anticlericalismo, oscenità, o pericolose contaminazioni tra
sacro e profano. L’articolo si sofferma sulle conseguenze che tale azione repressiva
ebbe sulla cultura italiana nel lungo periodo, sottolineando i condizionamenti sulla
produzione e sulla circolazione del libro fino a tutto il settecento, come si può riscontrare
dall’uso della falsa data per la pubblicazione di alcuni autori latini, tra cui Ovidio
e Catullo, considerati osceni, o la difficoltà ad emergere di alcuni generi letterari, tra
cui il romanzo.Literature in the Censors’ Hands. Gigliola Fragnito and the Lost Renaissance
The author aims to discuss the recent book by Gigliola Fragnito, Rinascimento perduto.
La letteratura italiana sotto gli occhi dei censori (secoli XV-XVII), (Bologna, il Mulino
2019), dedicated to the control over literary texts by the ecclesiastical censorship
(through the Central and Peripheral Inquisition, the Maestro del Sacro Palazzo and the
Congregation of the Index) since the 1570s. Fragnito emphasises how this persecution
of literature revealed an obsessive attention to identifying signs of anticlericalism, obscenity,
or dangerous contaminations between the sacred and the profane in leisure.books. The article dwells on the consequences that this repressive action had on Italian
culture in the long run, underlining its conditioning effects on the production and circulation
of the book up to the end of the 18th century, as shown by the use of the false
places of publication of some Latin authors, including Ovid and Catullus, considered
obscene, or the difficult growth of some literary genres, including the novel
Dictionnaires des anonymes et pseudonymes du xixe siècle : vers la construction d’une identité culturelle nationale
One of the most significant consequences of the emergence of the individualisation of writing and the originality of the literary work is the emergence in many countries of Europe of those that John Mullan defined "one of the great, but neglected, monuments to 19th-century scholarship" (Mullan 2008): the dictionaries of anonymous writers (that of Barbier for France, Paris 1806; that of Melzi for Italy, 1848-1859, with his continuations; that of S. Halkett and J. Laing, for Great Britain, Edinburgh, 1882-88). They constitute another significant testimony of the construction of a national canon including all the works representative of the genius of the nation, even those originally released without a name or with a pseudonym. These dictionaries help us to understand how librarians, collectors and booksellers described the various forms of authorship without an author, making observations, for example, on the habit of certain authors to always use the same pseudonym or to change it according to the different genres of their writing. Although these bibliographic tools have been widely used by scholars, the cultural and intellectual context in which they were conceived and organised was never analysed. One of aims of my lecture is to analyse Gaetano Melzi's way of proceeding in attributions, what his sources are, in case he reveals them. Given the theme of the conference, I will give examples on the attributions of works by 16th century authors considered heterodox
Archivi culturali tra memoria d'autore e memoria d'editore
The article focuses on the role of institutions, in Italy and in other European countries, which preserve editorial archives (Deutsches Literaturarchiv di Marbach, imec, Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei - University of Pavia, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Centro Apice - University of Milan). The existence of these centres is particulary relevant nowadays when we risk to lose a recent past, perhaps the last heritage of a “culture of paper”. Recent studies have focused on the different typologies of cultural archives and on the the difficulty to let speak those documents that have often been selected by the author or publisher, with a partial and oriented construction, as all self-representations
Pirati di libri: agenti di una democratizzazione del sapere nel Settecento?
Con il suo nuovo libro, Robert Darnton ripercorre ancora il mondo vivace del commercio del libro tra la Société typographique de Neuchâtel (e le altre stamperie a essa collegate) e la Francia, ma con una lente un po’ diversa, entrando nei meccanismi della contraffazione ai danni della Francia non solo per i libri proibiti,
ma anche per quelli che proibiti non erano, come opere storiche, religiose, scientifiche,odeporiche, la cui contraffazione nelle stamperie d’oltre confine causava un danno immenso agli stampatori francesi che avevano richiesto al sovrano la privativa di stampa e avevano fatto ingenti investimenti, pensando di essere i soli a produrre e a mettere in vendita quelle edizioni. La pirateria editoriale assume, nell’avvincente ricostruzione di Darnton, una valenza di carattere
socio-economico: con la loro l’imprenditorialità aggressiva, che Darnton definisce
«booty capitalism», gli editori pirati contribuirono a modernizzare l’editoria, infrangendo
i privilegi delle case editrici protette dal rigido sistema corporativo dei libri
parigini e preparando quello che poi la Rivoluzione avrebbe apportato: l’abolizione
delle corporazioni nel 1791. Inoltre c'è una valenza di carattere culturale: quello che oggi può
apparire un atteggiamento scorretto e illegale si rivelò allora, in assenza di una
legge sul copyright, sul diritto d’autore e sulla libertà di stampa, un comportamento
che finì per mobilitare «the power of books», rendendoli più accessibili a
un numero più ampio di lettori
Anthony Grafton, Inky fingers. The making of books in early modern Europe, Cambridge (Mass), Harvard University Press, 2020.
Si tratta della recensione del libro dello storico americano Anthony Grafton. Facendo dialogare Intellectual History e storia del libro, l’autore entra nel vivo delle pratiche di elaborazione e produzione della cultura
umanistica, con esempi che ritraggono studiosi, eruditi, bibliotecari, paleografi in luoghi diversi d’Europa (in particolare in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda), tra XV e XVII secolo, sia nella solitudine del loro studio, a contatto con classici latini e greci, sia fianco fianco con copisti, stampatori, correttori, traduttori, mentre seguono il lavoro in tipografia, a dimostrazione che attività intellettuale e attività manuale sono profondamente connesse. Si tratta di temi cari allo studioso americano, che al mondo degli umanisti e al loro modo di procedere nella costruzione dei loro testi, ha dedicato saggi fondamentali, tra cui le biografie di Leon Battista Alberti, Girolamo Cardano, Joseph Justus Scaligero, o gli studi sulle pratiche erudite quali l’organizzazione delle note a piè di pagina, la falsificazione dei documenti, la formazione delle le biblioteche degli studiosi e il loro modo di lasciare traccia delle loro letture nei marginalia
Libri di lettere : le raccolte epistolari del Cinquecento tra inquietudini religiose e buon volgare
Il libro analizza un genere editoriale di grande successo nell''''Italia del XVI secolo: le raccolte epistolari. Dalle operazioni editoriali più importanti affiora l''''attività di alcuni importanti letterati-editori attivi a Venezia: Lodovico Dolce, Francesco Sansovino, Girolamo Ruscelli, Paolo Manuzio. Accanto alle tematiche umanistiche e all''intento di divulgare modelli alti per scrivere lettere in un buon volgare, queste raccolte danno ai lettori anche informazioni politiche e militari sulle guerre d''''Italia e sulle tensioni religiose dell''''epoca. Analizzando le numerose edizioni si coglie come durante la stretta controriformistica, le raccolte vengano svuotate, con operazioni di autocensura editoriale, di ogni riferimento alle vicende contemporanee e svuotate di ogni pericolosità
Opulentia sordida e altri scritti su Aldo Manuzio
Nel dicembre del 1507 Erasmo da Rotterdam arrivò a Venezia per conoscere Aldo Manuzio. Gli affidò la stampa degli Adagia, la raccolta di proverbi latini e greci che aveva già avuto diverse edizioni e che sarebbe diventata uno dei più importanti best seller europei del XVI secolo. Per nove mesi Erasmo visse all'interno della stamperia e conobbe i collaboratori di Aldo. Di quei mesi di lavoro si trova traccia nei suoi scritti e in particolare in due Adagia e in un Colloquium pubblicati qui in traduzione italiana
Censure et circulation du livre en Italie au XVIIIe siècle
During the XVIIIth Century some Italians governments changed the regulations concerning censorship, and asserted the state''s role in the control of the production and circulation of books. In the years comprised between the 1760s and the 1780s there had indeed been transformations similar to those of other European countries, pointing towards that “revolution in readership” which had increased the occasions for having access to books; multipling the number of readers, discovering a new public, which was to have great importance especially in the nineteenth century: women readers, which publishers addressed with fashion journals and almanacs. In some Italian cities the opportunities to read had increased in the eighteenth century: in public libraries, in coffee houses, in literary societies, in the cabinets de lecture [gabinetti di lettura] books and newspapers could be browsed and read without having to buy them.
The urban guidebooks and the récits de voyage of some cultivated travellers (as the Spanish Jesuit Juan Andrés, and some famous authors as Jerôme de de Lalande, Lessing and Goethe) are important sources that provide informations about cultural transformations as the opening of libraries, book collections both privat and public, for the selected public of the “republique de lettres” and the opening of new reading occasions for a wider public
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