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Percezioni, ragionamenti e illusioni
Common sense tends to believe in the existence of optical and perceptual illusions but it hardly supports the thesis of an illusory reasoning. In the psychology of reasoning, one rather talks of errors of reasoning that experience can fix and change. For this reason, over the years, the belief that there is a clear distinction between optical and perceptual illusions has been reinforced. The former would be stronger, the latter weaker and correctable. In this paper I intend to demonstrate, through the presentation and analysis of a topology of illusions, that there is indeed a universal structure underlying every kind of illusion. This same structure allows us to talk about a universal criterion to identify illusions: a key part of the outside world
Fondamenti di psicologia generale, seconda edizione
La psicologia oggi si muove in due direzioni: verso l’alto, e cioè verso il cervello, studiando le funzioni neurali e le localizzazioni dei processi mentali; verso l’esterno, e cioè verso la società, alimentando le pratiche, e cioè gli aspetti della vita quotidiana che rimandano a saperi psicologici. Ecco allora che disporre dei fondamenti della psicologia significa acquisire non solo indispensabili basi teoriche, ma anche validi strumenti applicativi. In questo volume, qui proposto in una nuova edizione riveduta e aggiornata, Paolo Legrenzi e Alessandra Jacomuzzi affrontano i temi centrali della psicologia generale, aggiornati agli esiti più recenti della ricerca scientifica e presentati secondo le nuove esigenze della didattica universitaria
La naturalità dell'ovvio
Di che cosa è fatto il mondo: di oggetti che si vedono, si toccano, si annusano. E di persone che si riconoscono, si piacciono o si detestano, si ignorano o si interessano l’una dell’altra. E poi è fatto di sentimenti, memorie, impressioni e idee. Tutto questo
caleidoscopio di sensazioni e pensieri scomparirebbe se, in mezzo alle cose, non si muovessero l’uomo e gli altri animali. Certo, sappiamo
che il mondo delle cose è studiato dai chimici e dai fisici, e da tanti altri scienziati naturali, in funzione della prospettiva lontana o vicina
con cui si affrontano gli oggetti del mondo. Come fare un ponte tra il mondo delle cose e il mondo delle sensazioni e delle idee? Il modo
più ovvio è immaginare che questo ponte sia dentro di noi, e sia governato dal funzionamento di un’altra cosa, il cervello. Se sposate il realismo ingenuo della quotidianità con il naturalismo delle scienze sperimentali, avrete una sorte di naturalismo ingenuo su cui interviene la divulgazione scientifica per stupire i lettori mostrando come il cervello «produce» i nostri stati d’animo. Siccome noi non ci rendiamo conto di come funziona il cervello scoprire i suoi sistemi di produzione appare stupefacente. Questa è, in sintesi, la ricetta della «naturalità dell’ovvio» così bene analizzata da Emiliani e Mazzara, che mostrano come, per poter vivere nel mondo sociale, ordinario, della vita di ogni giorno, dobbiamo dotarlo di «evidenza naturale». In questa prospettiva, il processo di naturalizzazione del mondo sociale si accompagna al vantaggio di dare per scontati i saperi impliciti della vita quotidiana.
La combinazione di naturalismo ingenuo e di realismo ingenuo aggira tutte queste complicazioni ed è «divulgabile», cioè vendibile in modo efficace al grande pubblico. È convincente perché molti processi mentali non sono trasparenti, restano impliciti
Fa' la cosa giusta: come risolvere i problemi e prendere decisioni nella vita di tutti i giorni
Cubo o sfera? Nuove prospettive per il Quesito di Molyneux
Immaginiamo un uomo nato cieco che, diventato adulto, inizi improvvisamente a vedere. Sarà capace di distinguere un cubo da una sfera grazie soltanto allo sguardo e dunque senza l'uso del tatto? Questa domanda, nota come Quesito di Molyneux, ancora oggi suscita interesse. Inizialmente furono i filosofia a cercare di rispondere, ma successivamente, con la scoperta di nuove tecniche chirurgiche per intervenire sulla cecità congenita, ad essa ci si è applicati anche in ambito medico. Ad oggi, però, una risposta basata su risultanze empiriche ancora non è stata trovata. Ed è probabile che non la si potrà mai trovare. Attraverso un'analisi comparativa di casi di cecità congenita, o dalla prima infanzia, operata in età adulta l'autrice dimostra come sia difficile formulare generalizzazioni riguardo alle capacità percettive dei soggetti esaminati. La loro situazione risulta essere ben diversa da quella di cui parla Molyneux. Il passaggio dalla cecità alla visione, che egli ipotizzava come immediato, si è rivelato, in realtà molto più complesso. Occorre dunque modificare l'approccio al quesito attribuendogli i connotati di un esperimento mentale. Lungi dal ridurne l'importanza una tale impostazione apre viceversa nuove strade, sollecitando l'attenzione anche di psicologi cognitivi ed ontologi
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