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Sentimental Monumentality. Intervista a Fabrizio Barozzi
Nell' intervista realizzata con Fabrizio Barozzi, nel novembre del 2019 a Ferrara, in occasione di una sua Conferenza al Dipartimento di Architettura all’interno del ciclo “Il progetto del Reale” indetto dai docenti di Progettazione Architettonica, appare come l’architettura che esprime lo studio Barozzi Veiga sia fondata su un principio di dualità ove è possibile leggere alcune invarianti quali una forte relazione con il progetto urbano e un consapevole rapporto con il contesto che non sfocia mai in imitazione della tradizione. Una esemplare gestione del rapporto classico/anticlassico, una capacità di ridurre gli elementi del progetto fino quasi a tradurre quest'ultimo in sola struttura, una razionalità programmatica legata ad un’originale sensibilità nell'uso di luce e materia.
La dialettica progettuale che esprimono i progetti dello studio Barozzi Veiga, o come meglio descrivono nelle conferenze, le loro costruzioni, ovvero l’intreccio duale fra il contesto e l’autonomia della forma, sembra derivare direttamente dalle esperienze che entrambi hanno condotto, dapprima nel corso degli studi e successivamente nel corso delle occasioni lavorative
The influence of climate on the distribution of lichens: A case study in a borderline area (Liguria, NW Italy)
The purposes of this article are to quantify the relationship between epiphytic lichen distribution and macroclimatic variables in the study area and to provide a case study for evaluating the predictive role of epiphytic lichens as bioclimatic indicators. The study was carried out in the Liguria region (NW-Italy), a small (5432 km2) borderline area, where phytoclimatic features range from the dry Mediterranean to the Alpine in a few kilometers. Epiphytic lichen diversity was sampled using a standardized protocol [Asta et al (2002) In: Nimis et al (eds) Monitoring with lichens: monitoring lichens. Kluwer, Dordrecht]. Abundance of the species in the sampling sites was related to macroclimatic parameters (yearly average temperature and rainfall) and non-parametric multivariate models were calculated to find significative relationships among predictive and response variables. A total of 59 species showed highly significant relation with macroclimatic parameters. Four groups were selected, by means of a cluster analysis, related to four climatic niches (warm-humid, cold-humid, mesothermic-humid, warm-dry). Distributional pattern of the groups in the survey area showed a good correspondence with the bioclimatic units of Liguria region described by Nimis [(2003) Checklist of the Lichens of Italy 3.0. University of Trieste, Dept of Biology. http://www.dbiodbs.univ.trieste.it. Cited 1 Jun 2006]. A significant subset of epiphytic lichen species in the study area have been proved to be efficient bioclimatic indicator and it is supposed to give good results to monitor climatic changes, in a long-term perspective
Biogeographical outline of epiphytic lichens in a Mediterranean area: Calabria (S Italy)
This paper aims to provide a biogeographical analysis of the epiphytic lichen flora of S Calabria by means of chorograms (i.e. distributional maps showing the joint distribution of multiple taxa). Two datasets on both local and Italian distribution were used. Local distribution is described by records of 135 epiphytic species in 14 sampling sites (5 trees per site, boles sampled from the ground to 2 m) representing the main vegetation belts of the survey area. A cluster analysis of the species, based on their commonness-rarity in the 9 main bioclimatic areas and in the 20 administrative regions of Italy, was applied. For each of the 7 clusters of species (chorotypes), a chorogram was produced. The matrix of species and sites was also submitted to numerical classification, and 5 clusters of sites were obtained, corresponding to the main altitudinal belts and tree species. For each group of sites, the frequencies of chorotypes were calculated. The results show a clear relationship between local distribution, mainly related to ecological conditions, and the Italian one. The truly Mediterranean forests of the survey area have the highest incidence of the Tyrrhenian element. Beech forests of the montane belt, dominated by broad-ranging lichens, are the most diverse biogeographically. The pine forests lying above the temperate belt do not host a peculiar lichen flora, being dominated by broad-ranging circumboreal species
BIENNALE ARCHITETTURA 2021. HOW WILL WE LIVE TOGETHER? PADIGLIONE ITALIA SEZIONE STORIA DI UN MINUTO
Un solo minuto che si dilata e diviene Storia. Un minuto che, nel nostro spazio, si declina per registrare e tessere molteplici vicende, dalle minute, quasi invisibili, alle più grandi e conosciute. Le storie delle tante persone comuni e dei luoghi protagonisti dei tre principali terremoti avvenuti in Italia dal 2009 a oggi, da L'Aquila all'Emilia Romagna fino all'Appennino del Centro Italia. Poco meno o poco più di sessanta secondi segnano l'arco di tempo in cui si svolge la detonazione di un'improvvisa quanto devastante scossa tellurica. Un lampo che incide in maniera permanente nella storia materiale e immateriale del territorio. Ed è proprio il concetto di temporaneità, spesso divenuta permanenza, che ci interessa indagare in questa sezione del Padiglione Italiano dedicata alle Comunità Resilienti nel post sisma. Vogliamo farlo, dando vita a un'agorà, un luogo di aggregazione, uno spazio pubblico che dalla Biennale di Venezia sia capace di irradiarsi verso il resto della penisola italiana, attraverso interferenze e contaminazioni. Al centro, mettiamo le persone che vivono, lottano, resistono, definiscono nuove pratiche di autorganizzazione e modelli di convivenza. Un percorso attraverso alcune delle più interessanti esperienze di chi abita città e piccoli centri colpiti dal sisma, che hanno saputo disegnare negli anni forme inedite di collaborazione sociale e di riappropriazione dello spazio. Momenti di conflitto e resistenza, ma soprattutto di sperimentazione informale che è quanto mai necessario saper leggere e ascoltare. Questa sezione espositiva diviene il luogo di costruzione di una architettura vivente, in movimento. Un'architettura i cui i giunti, gli elementi strutturali, i materiali, sono gli esseri umani e le proprie necessità, i propri diritti, in relazione con il paesaggio naturale e artificiale. Seguendo questo approccio, Storia di un minuto si pone come una continua navigazione e mediazione tra la storia, presente ma lacerata, e la condizione contemporanea come produttrice di desideri condivisi, di nuove forme di collaborazione. Per ritrovare un nuovo spazio di relazioni umane, un nuovo interstizio sociale
Storia di un minuto
Un solo minuto che si dilata e diviene Storia. Un minuto che, nel nostro spazio, si declina per registrare e tessere molteplici vicende, dalle minute, quasi invisibili, alle più grandi e conosciute. Le storie delle tante persone comuni e dei luoghi protagonisti dei tre principali terremoti avvenuti in Italia dal 2009 a oggi, da L'Aquila all'Emilia Romagna fino all'Appennino del Centro Italia. Poco meno o poco più di sessanta secondi segnano l'arco di tempo in cui si svolge la detonazione di un'improvvisa quanto devastante scossa tellurica. Un lampo che incide in maniera permanente nella storia materiale e immateriale del territorio. Ed è proprio il concetto di temporaneità, spesso divenuta permanenza, che ci interessa indagare in questa sezione del Padiglione Italiano dedicata alle Comunità Resilienti nel post sisma. Vogliamo farlo, dando vita a un'agorà, un luogo di aggregazione, uno spazio pubblico che dalla Biennale di Venezia sia capace di irradiarsi verso il resto della penisola italiana, attraverso interferenze e contaminazioni. Al centro, mettiamo le persone che vivono, lottano, resistono, definiscono nuove pratiche di autorganizzazione e modelli di convivenza. Un percorso attraverso alcune delle più interessanti esperienze di chi abita città e piccoli centri colpiti dal sisma, che hanno saputo disegnare negli anni forme inedite di collaborazione sociale e di riappropriazione dello spazio. Momenti di conflitto e resistenza, ma soprattutto di sperimentazione informale che è quanto mai necessario saper leggere e ascoltare. Questa sezione espositiva diviene il luogo di costruzione di una architettura vivente, in movimento. Un'architettura i cui i giunti, gli elementi strutturali, i materiali, sono gli esseri umani e le proprie necessità, i propri diritti, in relazione con il paesaggio naturale e artificiale. Seguendo questo approccio, Storia di un minuto si pone come una continua navigazione e mediazione tra la storia, presente ma lacerata, e la condizione contemporanea come produttrice di desideri condivisi, di nuove forme di collaborazione. Per ritrovare un nuovo spazio di relazioni umane, un nuovo interstizio sociale
LA CITTA' DEGLI SCAMBI Tra ricerca e didattica
volume che raccoglie la ricerca svolta all'interno del Dipartimento di Architettura di Ferrara riguardante i nuovi spazi dello scambio commerciale all'interno del tessuto urbano consolidato
Artichoke: botanical, agronomical, phytochemical, and pharmacological overview
Artichoke, Cynara cardunculus, is a dietary and medicinal plant species with a long tradition of use dating back to the ancient Egyptians, Greeks, and Romans. It comprises the globe artichoke, C. cardunculus subsp. scolymus, the cultivated cardoon, C. cardunculus subsp. altilis, and the wild cardoon, C. cardunculus subsp. sylvestris. The edible part of the plant is limited to the fleshy leaves (bracts) and receptacle of a large immature inflorescence, named capitulum or head, that has been shown to be a rich source of bioactive compounds. On the other hand, leaves, external bracts and stems discarded by the artichoke processing industry corresponding to about 80–85 % of the total biomass of the plant, represent a suitable potential source of food additives and nutraceuticals. Nutritional and pharmacological properties of artichoke heads and leaves are attributed mainly to polyphenolic compounds and inulin present at high concentration. Other classes of chemical compounds, including flavonoids, anthocyanins, sesquiterpenes, and triterpenes have been also found in the plant at lower amounts. This review, after a general historical, phytogeographical, and ethnobotanical overview, summarizes the current knowledge on the phytochemistry and pharmacological properties of this plant, with special emphasis on the agronomical and nutritional importance of the plant and to the methods of analysis, including the recently developed metabolomic studies
Licheni, metalli e modellistica diffusionale: una proposta per la validazione di modelli di dispersione del PM10 mediante dati di bioaccumulo
Functional over-redundancy and vulnerability of lichen communities decouple across spatial scales and environmental severity
According to the insurance hypothesis, high taxonomic diversity should ensure ecosystem stability because of functional redundancy, whereas reduced functional diversity that results from species loss should affect ecosystem sensitivity, resilience, and vulnerability. However, even in species-rich ecosystems, functional over-redundancy (FOR; i.e., the tendency of most species to cluster into a few over-represented functional entities) in some cases may result in under-representation of many functions, and the ecosystem might become highly vulnerable. Using a stratified random sampling design with nested spatial levels (nine land use strata, 70 plots, 435 trees/rock outcrops, and 9845 quadrats), we recorded the occurrence of over 350 species of epiphytic and rock-dwelling lichens in semi-arid ecosystems in western Sardinia, where solar radiation defines a wide environmental gradient. By accounting for species functional traits, such as growth form, photosynthetic strategies, and reproductive strategies, we obtained 43 functional entities (>60% of all possible combinations) and tested the scale-dependency of FOR and functional vulnerability (FV, i.e., the risk of losing functional entities) by generalized linear mixed models. We found that FOR increased and FV decreased with increasing spatial scale, which supports the hypothesis of a cross-scale functional reinforcement. Decoupling of FOR and FV was far more evident for rock-dwelling compared with epiphytic communities, which reflects differing environmental conditions associated with substrate type. Our results indicate that increased warming and climatic extremes could exacerbate species clustering into the most resistant functional entities and thus enhance FOR at the community level. Therefore, high taxonomic diversity may not ensure systematic buffering of climate change impacts
Assessing litter quality by 13C-CPMAS NMR predicts decay rate better than C/N and Lignin/N ratios
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