1,720,976 research outputs found

    L'uso dei farmaci antidepressivi in gravidanza

    No full text
    Riassunto. La gravidanza è considerata un periodo ad alto rischio per lo sviluppo di un disturbo depressivo nelle donne, in particolare in quelle con un preesistente disturbo affettivo. Studi epidemiologici indicano che una quota tra il 10 e il 16% delle donne in gravidanza soffre di disturbo depressivo, mentre il 20% sarebbe affetta da disturbi d’ansia. Il mancato trattamento di disturbi affettivi ed ansiosi in gravidanza è stato associato ad un’alterata funzione placentare, un’aumentata incidenza di aborto spontaneo, travaglio precoce, basso peso alla nascita e alterazioni neonatali. L’uso in gravidanza di antidepressivi potrebbe essere responsabile di malformazioni maggiori (rischio teratogeno), di tossicità neonatale, soprattutto relativa a sintomi da sospensione e a disturbi neurocomportamentali a lungo termine. L’improvvisa sospensione di antidepressivi, per timore di effetti indesiderati sul feto, potrebbe, d’altra parte, esporre la donna al rischio di ricadute depressive. La revisione degli studi di farmacovigilanza indica che gli gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (in particolare fluoxetina, paroxetina, sertralina e citalopram) possiedono un rischio teratogeno nell’ambito di quello presente nella popolazione generale. Questi farmaci sono al momento considerati gli antidepressivi di scelta nel trattamento della depressione e dei gravi disturbi d’ansia in gravidanza. Meno informazioni sono disponibili per gli altri farmaci antidepressivi (triciclici, mirtazapina, venlafaxina, escitalopram, duloxetina). Per tutti gli antidepressivi sono stati segnalati nel neonato sintomi da sospensione che tuttavia si sono dimostrati reversibili entro un paio di settimane. Non sono al momento disponibili evidenze forti sul possibile rischio di sequele neurocomportamentali a lungo termine conseguenti all’utilizzo di antidepressivi in gravidanza. Parole chiave. Alterazioni neurocomportamentali, antidepressivi, depressione, disturbi d’ansia, gravidanza, SSRI, teratogenesi, tossicità neonatale

    L'uso degli psicofarmaci in gravidanza e nel puerperio.

    No full text
    Il trattamento psicofarmacologico durante la gravidanza è un approccio terapeutico inusuale e complesso. Se da un lato, infatti, è doveroso considerare i possibili rischi per il feto dovuti all’esposizione agli psicofarmaci, dall’altro bisogna tenere conto dei rischi conseguenti al non trattamento di un grave disturbo psichico, insorto o riacutizzatosi durante la gravidanza. In maniera analoga la scelta di trattare con psicofarmaci una madre affetta da disturbi psichici durante il puerperio pone quesiti abbastanza simili e deve quindi basarsi, nel singolo caso, sulla valutazione dei rischi-benefici che l’allattamento al seno comporta. L’analisi di entrambi gli aspetti della questione risulta, pertanto, fondamentale nella fase di programmazione di qualsiasi intervento terapeutico di natura farmacologica durante la gravidanza e il puerperio. Questo lavorò cercherà di analizzare i diversi aspetti della questione, fornendo i dati riferiti ai potenziali effetti teratogeni e di tossicità neonatale degli psicofarmaci maggiormente utilizzati; alcune raccomandazioni sul trattamento dei principali disturbi psichici durante la gravidanza e alcune indicazioni rispetto alla trattamento con psicofarmaci durante l’allattamento
    corecore