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    Endoscopic stapes surgery

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    The evidence accumulated in the literature over the last 10 years points out that the primary treatment of otosclerosis with the endoscopic technique, permits to obtain outcomes which are similar to traditional microscopic surgery. Those results support the use of endoscopic stapes surgery as valid alternative to traditional microscopic surgery. However, there are situations where endoscopic stapes surgery can be a true advantage over the traditional microscopic surgery. These situations are revision stapes surgery, challenging anatomical abnormalities or variations of the oval window niche and malformations of the middle ear and oval window niche area. The aim of the instructional course is to show the surgical technique, possibilities and advantages of endoscopic stapes surgery. The management of difficult situations, malformations and revision surgery, as well as surgical tips will be presented

    Outcomes funzionali dell’anastomosi ipoglosso-facciale e riabilitazione post-operatoria con neuromuscular retraining: risultati di uno studio multicentrico

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    Razionale Nell’ambito dei trattamenti possibili in pazienti affetti da paralisi del nervo facciale rientrano le tecniche dinamiche, quali le procedure di rianimazione. Esse comprendono le ricostruzioni del nervo stesso (tramite sutura diretta o interposizione di innesti), o l’utilizzo di altri nervi ad esso anastomizzati come donatori di fibre nervose motorie, quali l’ipoglosso, il masseterino o il nervo facciale sano controlaterale. Le tecniche di re-innervazione solitamente si configurano come la scelta di ricostruzione migliore se effettuate entro i 18-24 mesi dall’insorgenza della paralisi, nei casi in cui la parte prossimale del nervo facciale sia danneggiata irreversibilmente. Nel caso specifico dell’anastomosi ipoglosso-facciale esistono diverse tecniche chirurgiche (anastomosi end to end o jump anastomosis). Lo scopo del nostro studio è quello di analizzare gli esiti funzionali a lungo termine dell’anastomosi ipoglosso-facciale termino-terminale, associata alla riabilitazione logopedica con la tecnica del neuromuscular retraining. Materiali e Metodi Questo lavoro analizza i risultati ottenuti in 17 pazienti con paralisi del facciale ad eziologia neoplastica o post chirurgica, sottoposti ad intervento di anastomosi ipoglosso-facciale presso l’U.O di Otorinolaringoiatria del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna e il Policlinico di Modena, a partire dal 2019 fino ad oggi. Per ogni paziente sono stati valutati pre e post intervento il grado di paralisi di House-Brackmann e il punteggio calcolato secondo la scala di Sunnybrook considerando sia il valore complessivo, sia gli aspetti correlati alla condizione di simmetria a riposo, ai movimenti volontari e alle sincinesie, con un follow up medio di 18 mesi. Risultati I risultati ottenuti evidenziano i vantaggi associati a questo tipo di intervento. Nella maggior parte dei casi le incisioni praticate comportano minime cicatrici, i tempi di degenza sono ridotti, e gli outcomes estetico-funzionali relativamente alla ripresa della motilità del volto appaiono positivi, purchè sia effettuata un’adeguata riabilitazione logopedica. Il neuromuscular retraining consente di ottenere, nel lungo termine, buoni risultati funzionali, riducendo l’entità e l’incidenza di sincinesie, migliorando la forza di contrazione, la simmetria dei movimenti e la coordinazione dei diversi gruppi muscolari. Conclusione L’anastomosi ipoglosso-facciale rimane una procedura valida nella riabilitazione dinamica delle paralisi facciali, per l’ottima simmetria a riposo e l’escursione dei movimenti facciali. Gli esiti funzionali della reinnervazione con il nervo ipoglosso possono essere significativamente migliorati associando alla procedura chirurgica una riabilitazione con neuromuscular retraining. I risultati del nostro studio infatti di dimostrano migliori alla sola anastomosi ipoglosso facciale, se comparati ai risultati storici della letteratura. La riabilitazione logopedica ha un’importanza fondamentale, consentendo di sfruttare a pieno le potenzialità della reinnervazione con il nervo ipoglosso mediante riprogrammazine corticale. Inoltre, la riabilitazione logopedica ha un ruolo fondamentale nel ridurre gli effetti della denervazione dell’emilingua, minimizzandone gli esiti su deglutizione ed articolazione della parola

    Il carcinoma metastatico monolaterale del condotto uditivo interno: un’entità clinica sconosciuta

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    Razionale Il carcinoma metastatico del condotto uditivo interno si configura come un’entità clinica estremamente rara, rappresentando solo lo 0,3%-0,7% di tutte le lesioni in questo distretto anatomico. Le metastasi a questo livello si verificano più frequentemente per via ematogena, per disseminazione attraverso il liquido cerebrospinale o per via diretta dal tessuto meningeo adiacente. Le sedi principali della lesione primitiva prevedono al primo posto i tumori del polmone, seguiti dal melanoma cutaneo e dai tumori maligni della mammella. Tuttavia, in più della metà dei pazienti le metastasi tendono ad essere bilaterali e solo in pochi casi si manifestano monolateralmente, come singola lesione. Materiali e Metodi Questo lavoro descrive il caso di un paziente giunto alla nostra attenzione per anacusia sinistra e paralisi del VII n.c. omolaterale pressoché completa insorte improvvisamente, senza alcuna storia di patologia neoplastica in anamnesi nè condizioni infiammatorie/infettive in atto o recenti. Dopo una serie di accertamenti radiologici mirati veniva riscontrata una formazione espansiva occupante per intero il CUI di sinistra con estensione fino al ganglio genicolato, in continuità con una seconda lesione a livello del tronco. In assenza di altre lesioni sospette il paziente veniva quindi sottoposto a biopsia della neoformazione e della dura del CUI per via transpromontoriale endoscopica, ottenendo un istologico di localizzazione secondaria di adenocarcinoma polmonare scarsamente differenziato. Risultati Dopo aver discusso il caso presso il nostro meeting multidisciplinare oncologico testa-collo con la collaborazione dei Colleghi dell’U.O. di pneumologia interventistica, al paziente è stato proposto un trattamento di radioterapia stereotassica mirato alla lesione cerebrale. Per quanto riguarda invece la lesione polmonare primitiva il paziente effettuerà un ciclo di immunoterapia sulla base delle analisi genetiche e molecolari condotte sul campione istologico della biopsia transpromontoriale. Conclusione Anche se raro, il carcinoma metastatico del CUI deve essere preso in considerazione nelle diagnosi differenziali delle lesioni di questo distretto, dal momento che, se non tempestivamente trattato, può determinare conseguenze potenzialmente devastanti per il paziente. In presenza di sintomatologia cocleo-vestibolare e deficit del nervo facciale di rapida insorgenza, si deve considerare quindi anche la possibilità si tratti di una lesione metastatica e perseguire l’ipotesi diagnostica con accertamenti radiologici total-body per individuare il primitivo e le eventuali altre sedi metastatiche. Il caso in esame in particolare rappresenta una condizione degna di nota all’interno di questa famiglia di lesioni, essendo riportati solo pochissimi casi in letteratura di metastasi monolaterali nel CUI da adenocarcinoma polmonare

    Suprameatal–transzygomatic root endoscopic approach to the geniculate ganglion: an anatomical and radiological study.

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    Purpose To describe the suprameatal–transzygomatic root endoscopic approach (STEA) to the geniculate ganglion (GG), the labyrinthine facial nerve (FN) and epitympanum. Methods The feasibility and limits of the STEA, maintaining the integrity of the ossicular chain, were analysed. Ten human cadaveric ears were dissected. Step-by-step description of the technique and relevant measurements were taken during the approach. The visualization and surgical working feld on the anterior and posterior medial epitympanum, GG, greater superfcial petrosal nerve, the labyrinthine FN and suprageniculate area were evaluated. The range of motion through the approach and the rate of the decompression of the GG and the labyrinthine portion of the FN were assessed as well. CT-scan measurements were compared with those obtained during the dissection. Results A complete exploration of the epitympanum was possible in every specimen. Decompression of the GG and frst portion of the FN was achieved without any trauma to the ossicular chain in nine ears. The endoscope movements were mainly limited by the distance between bony buttress–short process of the incus–tegmen. The working space, during GG and labyrinthine FN decompression, was limited by the distance between malleus head–medial epitympanic wall and malleus head–GG. Radiologic measurements were consistent with those obtained during the dissections. Conclusion The STEA is a promising minimally invasive approach for decompression of the GG and FN’s labyrinthine portion. The applications of this corridor include the exploration and surgery of the medial epitympanum, preserving the ossicular chain
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