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Scritti in onore di Marco Bertozzi.... quicum omnia audeas sic loqui ut tecum
La disponibilità dell’editore Fabrizio Serra di dedicare un numero di Schifanoia al suo direttore Marco Bertozzi ha colto di sorpresa, di piacevole sorpresa, l’iniziativa di due studiosi, che hanno contribuito anche a questo volume, di preparare una Festschrift per l’amico (il sottotitolo della presente raccolta di studi vuole sottolineare il rapporto primario che unisce alcuni di noi al dedicatario) e collega Marco. Sorpresa piacevole non solo per il prestigio della sede editoriale, ma anche per il coinvolgimento di amici e colleghi ferraresi nell’impresa, il che ha contribuito in modo decisivo alla determinazione della lista degli studiosi da contattare, evitando i defatiganti e pericolosi tentativi di estorcere con l’inganno al dedicatario nomi di studiosi che certamente, e giustamente, si sarebbero risentiti se tenuti all’oscuro dell’iniziativa.
Nonostante il notevole numero di contributi, la sede editoriale ha determinato una scelta tematica che ha nel Rinascimento e nella sua tradizione l’oggetto precipuo; per questo alcuni settori della ricerca di Marco – è sufficiente ricordare i lavori su Thomas Hobbes, ancora ampiamente citati addirittura nei Companions, quelli sui vari e diversi “paradigmi indiziari” e sui rapporti tra cinema e filosofia – sono rimasti fuori e quindi qualche amico e collega si troverà necessariamente non incluso tra coloro che hanno voluto festeggiare Marco. Ma di questo, ovviamente Marco non è responsabile e chi sa se, proprio in nome di quell’amicizia evocata fin
dal titolo, alcuni di essi non si adoperino a colmare questa lacuna.
L’ampiezza di temi trattati nei contributi qui pubblicati è comunque una testimonianza eloquente e significativa degli interessi di Marco Bertozzi, dal momento che l’amicizia con gli autori è nata, e in molti casi si è anche rinsaldata, proprio sul terreno di lavoro
Architettura e astronomia: il ruolo del disegno [Architecture and astronomy: the role of drawing]
Il contributo ripercorre alcuni passaggi dello sviluppo della ricerca nazionale
e internazionale sul patrimonio culturale con valore astronomico, evidenziando
la progressiva affermazione di nuovi approcci interdisciplinari in cui scienze fisiche e scienze umane, congiuntamente, collaborano alla costruzione di nuova conoscenza. Nella seconda parte sono esposte alcune riflessioni metodologiche sul ruolo del disegno sulla base delle categorie individuate dall’iniziativa tematica Astronomy and World Heritage (UNESCO).This paper retraces some steps of the development of national and international
research on cultural heritage with an astronomical value. It highlights the progressive affirmation of new interdisciplinary approaches, in which physical and human sciences collaborate for the construction of new knowledge.
The second part outlines some methodological reflections on the role of drawing based on the categories individuated in the thematic initiative Astronomy and World Heritage (UNESCO)
La Certosa di Ferrara: una città nella città. La configurazione dello spazio tra disegno e progetto
Questo volume raccoglie alcuni degli esiti di una giornata di studi – promossa dall'Istituto di Studi Rinascimentali, dai Musei d’Arte Antica e Storico Scientifici del Comune di Ferrara, dal Dipartimento di Architettura di Ferrara – voluta per celebrare il bicentenario dell’inaugurazione del cimitero comunale di Ferrara (1813-2013). La Certosa di Ferrara, una città nella città, il titolo scelto per l’iniziativa, desiderava sottolineare la scala urbana di questo grande complesso che misura oggi, dopo gli interventi ottocenteschi, circa 6,5 ettari nella sua sola parte monumentale.
La costruzione della Certosa ferrarese è legata alla figura di Borso d’Este (1413-1471), signore di Ferrara, succeduto nel 1450 al fratello Lionello. L’ideazione e la realizzazione di questa architettura, molto complessa in termini di organizzazione funzionale e spaziale, fu certamente una delle azioni progettuali più difficili e impegnative per il giovane Duca che, desideroso di poter vivere vicino ai monaci, non potendo accedere alla clausura, volle costruirvi di fianco un palazzo in cui poter soggiornare, a testimonianza della sua grande devozione. All’interno del grande claustro Borso ottenne di essere tumulato, in prossimità delle sepolture monastiche, in condizioni modeste e umili, lui che in vita era stato amante della ricchezza e dell’eleganza. Le sue spoglie sono conservate ancora oggi nell’esedra in asse all’ingresso centrale.
Le relazioni presentate nel corso della giornata di studi hanno avuto come primo obbiettivo quello di mettere in relazione l’impianto ferrarese con la tipologia architettonica dei monasteri certosini in area italiana. Gli interventi della Curatrice (La Certosa di Borso d’Este: geometria e misura di un progetto rinascimentale), di Giovanni Leoncini (San Cristoforo alla Certosa e l’architettura delle chiese certosine), di Stefano Bertocci con Graziella Del Duca (Il complesso di Serra San Bruno: da primitivo centro eremitico a monastero, evoluzione storica della prima certosa d’Italia), hanno approfondito alcuni aspetti della forma, della misura e dell’organizzazione funzionale della casa superior, della casa inferior e della chiesa certosina.
La seconda parte dei lavori è stata invece dedicata alla seconda vita del complesso monastico, adattato a nuovo cimitero cittadino a partire dall’espropriazione napoleonica.
Gli interventi di Francesco Ceccarelli (Il cimitero della Certosa di Bologna in età napoleonica), Michela Rossi (L’altra città: forma, numero e misura nell’Ottagono della Villetta a Parma) e Matteo Cassani Simonetti (Ferdinando Canonici e i progetti per la Certosa di Ferrara nel corso dell’Ottocento), partendo dalle motivazioni legislative e sanitarie che produssero in tutte le città italiane riflessioni sul problema delle sepolture, hanno analizzato i criteri con cui alcuni edifici vennero nel tempo adattati a usi diversi da quelli originari, mentre altri, contemporaneamente, vennero progettati ex-novo. Il cimitero ferrarese, la cui progettazione fu fortemente influenzata dalle circostanze determinatesi qualche anno prima nel cantiere della Certosa di Bologna, costituisce un esempio rilevante della trasformazione di un’architettura esistente, capace di interpretare e unire la tipologia certosina con quella cimiteriale.
Le ragioni geometriche, metriche, tipologiche, formali, estetiche, storiche, e legislative, di volta in volta chiamate in gioco dai diversi saggi proposti in questo volume, hanno suggerito di affiancare al titolo un sottotitolo – La configurazione dello spazio tra disegno e progetto – per evidenziare la natura trasversale dei cinque saggi editi, in relazione alle conoscenze, agli strumenti, al dibattito culturale e agli eventi storici, nella definizione dei progetti (quello certosino prima e quello cimiteriale poi) e nella configurazione dello spazio.
In occasione della giornata ha avuto luogo la mostra dei Rilievi della Certosa di Ferrara, realizzati a partire dall’attività didattica dei Corsi di Rilievo 1 dell’Architettura del Dipartimento di Architettura di Ferrara (A.A. 2006-2010), rielaborati da Matteo Cassani Simonetti, con il coordinamento scientifico della Curatrice. I grafici esposti, in grande formato, sono stati riprodotti in scala nella sezione del volume dedicata all’Atlante (pp. 158-215).
In conclusione sono riprodotte (pp. 216-237) le raffinate tavole edite da Ferdinando Canonici in: L’antica Certosa di Ferrara accomodata a publico campo-santo da Ferdinando Canonici (1851). L’opera a stampa, di grande formato, comprende circa ottanta pagine di testo con cui l’autore consegna a futura memoria il suo progetto e 17 tavole tra cui la splendida incisione di Pividor proposta anche nella copertina del volume
Introduzione
Nel 1930 ebbe luogo a Monza la IV Esposizione Triennale Internazionale delle Arti Decorative ed Industriali Moderne che vide il passaggio definitivo della cadenza dell’evento da biennale a triennale. Suo principale promotore fu il Consorzio Milano-Monza-Umanitaria per le Università delle arti decorative (CMMU), ente morale con finalità artistiche, culturali ed educative, fondatore di nuovo ciclo superiore di studi: l’Università delle arti decorative. L’Esposizione del 1930 fu guidata dal Commissario Straordinario Giuseppe Bevione, dal Segretario Generale Carlo Alberto Felice e da un Direttorio organizzatore composto da Gio Ponti, Mario Sironi e Alberto Alpago-Novello.
In questa occasione fu bandito il concorso per una villa unifamiliare moderna tra gli architetti italiani che hanno “partecipato al rinnovamento ultimo della nostra architettura”. A corredo della mostra fu pubblicato un volume dal titolo “36 progetti di ville di architetti italiani”, curato (come la sala 15) dagli architetti Griffini e Caneva. Il catalogo era d’indiscutibile pregio data la presenza, non comune per l’epoca, di ben 33 tavole a colori oltre a 304 disegni in bianco-nero. Questi grafici costituiscono senza dubbio un’ampia e interessante campionatura di metodi e tecniche di rappresentazione dell’architettura diffusi e utilizzati in quegli anni.
Il problema della pura rappresentazione del progetto di architettura rivolta a un grande pubblico avrà certamente influenzato la redazione dei disegni esposti e la ricerca di un’attrattiva percettiva appare in molti edifici (non in tutti) un elemento importante nella descrizione dell’idea dello spazio. Si trattava inoltre di un concorso, per questo motivo la qualità comunicativa degli elaborati avrà avuto - come tuttora accade in circostanze analoghe - un peso nella ricerca di un disegno “di effetto”, aiutato anche dall’uso del colore, dalle ombre e dell’ambientazione nelle viste prospettiche. Alcune proposte seguirono riflessioni personali, altre si legarono - in continuità o con impulsi di rottura - a questioni più ampie appartenenti alle teorie delle correnti architettoniche e artistiche dell’epoca. Emergono in quest’occasione grandi differenze non solo in merito alla forma dell’architettura (aspetto maggiormente approfondito dagli studi storici), ma anche al ruolo e alla funzione del linguaggio grafico nella comunicazione del progetto. La grande quantità di disegni editi (337), tutti realizzati nel corso di pochi mesi da ben 42 professionisti tra loro differenti per città di provenienza o residenza, età, formazione, appaiono dunque un campione estremante interessante su cui avviare una riflessione sul ruolo del disegno dell’architettura in quel preciso momento storico.
La grande mole di dati e di variabili da considerare hanno suggerito di affrontare questo studio attraverso l’uso di un data-base: autori e disegni sono stati dunque classificati scegliendo alcuni aspetti che stimolano possibili analisi comparative
Dal rilievo all'analisi di superfici complesse: il caso della pseudo-cupola di Galla Placidia
Previous studies conducted on the Mausoleum of Galla Placidia (between AD 432 and AD 450) have allowed us to identify the geometric rule used for the creation of its starry sky and to propose the initial considerations about the morphology of its pseudo-dome. At first sight, the turns of the stars describe regular circumferences that seem to lie on a plane, in reality their trend is a space curve resulting from a projection on the surface of the ceiling from a point centrally located, approximately at the height of the base of the windows. The geometry underlying this tracing is based on a series of cones whose angle at the vertex increases progressively, and whose materialization is possible thanks to the knowledge of the operating principle of the astronomical instrument called Triquetro and Ptolemy's table of chords. Apparently irregular, the ceiling is set on a parallelogram and is not traceable to operations of revolution of a curve, a cross vault or a pavilion vault. The section of the mesh with a set of horizontal planes with a distance of 10 cm has generated a set of curves, all different from each other, which we perceive connected by an unusual rule, not yet investigated. An initial analysis allowed to verify that we are dealing with hyperbolas. The present work proposes to continue the investigation of these curves and to hypothesize a construction technique that can be adopted in the context of a building site
Prefazione. L'architettura e il cosmo nelle fonti
Il vivace dibattito internazionale scaturito dal contributo di Schaefer B.E. (2006) in merito all’attendibilità dei risultati archeoastronomici ha indicato la necessità di trovare riscontri positivi per quattro punti: (1) la significatività statistica degli allineamenti, (2) le evidenze archeologiche dell’intenzionalità, (3) le evidenze etnografiche relative ai desideri e alle conoscenze dei costruttori, e (4) le motivazioni astronomiche in merito all’utilità di alcuni presunti allineamenti. In questo ambito deve essere collocato il presente lavoro, che insieme ad alcuni altri, individua le conoscenze sul cielo e sulle sue leggi possedute dagli antichi costruttori tra le evidenze etnografiche.
Sono prese in esame le conoscenze astronomiche presenti negli scritti di Vitruvio, Frontino, Hyginus Gromaticus, Gerberto, Isidoro di Siviglia e la loro diffusione nell’età medioevale
La dodicesima parte del Cielo, da Schifanoia alla Ferrariae Novae Restauratio
A partire dagli studi di Warburg è stata dimostrata la presenza nel programma pittorico di un preciso filone della storia dell’astrologia: quello al quale appartengono l’Astronomicon di Manlio, l’Introductorium in astronomiam di Albumasar e la tradizione magica medioevale e rinascimentale del Picatrix. In questo ambito viene data grande rilevanza alle costellazioni, alle loro immagini mitiche, alla rappresentazione visiva e alle suggestioni fantastiche che da esse nascono. L’astrologia tolemaica, invece, pur ammettendo la propria natura empirica utilizza metodologie rigorosamente matematiche. Lo zodiaco di Tolomeo è una corona circolare, una costruzione geometrica e non la realtà fisica della fascia di costellazioni.
Lo studio, attraverso il rilievo e la sua rappresentazione, conferma l’importanza del calcolo dell’oroscopo del duca Borso d’este per il Salone di Schifanoia e dell’oroscopo per la fondazione della Addizione erculea “FERRARIAE NOVAE RESTAURATIO” (Luca Gaurico 1552, August 29 th 1492 Julian Calendar)
Disegnare il cosmo, disegnare l'architettura
I fenomeni astronomici sono stati osservati fin dagli albori della civiltà e il tentativo di darne un’interpretazione ha contribuito potentemente allo sviluppo del pensiero umano. Le immagini degli astri e la traduzione grafica dei loro complessi e oscuri ritmi sono diffuse in tutte le regioni abitate del globo, coprendo tutte le epoche dalla preistoria a oggi.
Attraverso il disegno lo sguardo dell’uomo ha prodotto alla mente e alla coscienza corpi ed eventi cosmici, descrivendoli, analizzandoli e quindi figurandoli. Il dato finale, cioè la rappresentazione, deve essere interpretata (e ricercata) sia nella sua valenza figurativa sia in quella di modello grafico, cioè di rappresentazione concettuale, immagine puramente convenzionale della realtà oggettiva, capace di comunicare efficacemente questa realtà.
Nel 1912, 100 anni fa, Aby Warburg fu tra i promotori del X Congresso Internazionale di Storia dell’Arte avvenuto proprio all'Accademia dei Lincei. Aprendo la sua relazione, intitolata Arte Italiana e astrologia internazionale nel Palazzo di Schifanoia a Ferrara, ancora prima di chiedersi «quale significato ha l’influsso dell’Antico per la cultura artistica del primo Rinascimento», Warburg si giustificò con i suoi uditori poiché la complessità del problema lo aveva costretto «a scendere nelle regioni semi-oscure della superstizione astrologica». Nel suo intervento, attraverso l’indagine sulla permanenza delle forme dell’Antico nell’arte rinascimentale italiana, interrogò la tradizione occidentale indagando sui meccanismi della memoria culturale dell’immagine. Con il suo lavoro inaugurò la moderna iconologia dando avvio a un approccio culturale in cui il processo di integrazione delle competenze è essenziale per affrontare in modo articolato e soprattutto efficace il problema interpretativo della forma e della sua immagine.
L’eredità di Warburg, promossa e sostenuta dal suo Istituto di Londra, trova ancora sviluppi fecondi anche nella lettura critica della forma dell’architettura (quale modello concettuale prima progettato e poi costruito), e dei suoi rapporti con il cielo. Costante deve essere «il riferimento all’Uomo-Architetto che proietta consciamente e inconsciamente tutti i processi teorici ed applicativi possibili nel momento del suo operare nel manufatto che costruisce». Strumenti fondamentali in questo processo conoscitivo sono: in primo luogo la conoscenza diretta della teoria dell’architettura e delle fonti scientifiche che la supportano, in secondo luogo la ricerca e la verifica ripetuta di «problemi geometrici e analitici del disegno come tramite tra idea e possibilità costruttive».
La decodificazione di questi di-segni, figure del cielo impresse nella forma architettonica, dipende dunque da una ricerca congiunta tra le discipline delle scienze fisiche e quelle delle scienze umane. In questo campo il contributo delle Scuole di Architettura è oggi guardato con grande attenzione, sia perché il numero di studi attualmente condotti su monumenti di carattere non archeologico è ancora limitato, sia per la molteplicità delle competenze che spaziano dalle problematiche procedurali e metodologiche del rilievo, alle cognizioni in alcuni ambiti specialistici della storia della geometria, alle potenzialità della modellazione nello studio e nella verifica delle ipotesi di ricerca, all'uso dei sistemi informativi integrati per la conoscenza, la tutela e la gestione del patrimonio con valore astronomico. E’ necessario, infatti, che le qualità astronomiche del costruito siano indagate esclusivamente attraverso un severo e rigoroso rilievo metrico di orientamenti, forme e geometrie
Una lettura del sistema paesistico del Mugello
Il resoconto di un percorso di ricerca sul sistema paesistico mugellano. Descrizione dei possibili livelli di classificazione delle sue caratteristiche (fisiche, vegetazionali, antropiche....) visualizzate grazie ad una maglia che suddivide il territorio in piastrelle di 1 miglio romano di lato. Le direzioni cartesiane imposte sono quelle indicate dal percorso di fondovalle e dai percorsi di attraversamento appenninici, a loro volta coincidenti con le probabili tracce di centuriazioni romane
La fabbrica della luce
La fotografia come strumento d’analisi di un edificio di archeologia industriale. Il tentativo di ricavarne indicazioni possibili per un restauro che proponga la luce naturale come uno degli elementi fondamentali del suo carattere. Il museo della luce: una proposta per la riqualificazione della fabbrica ex Cirio a Napol
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