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Aldo Moro e i rapporti italo-turchi (1963-1972)
Obiettivo del lavoro è delineare l’andamento delle relazioni tra Italia e Turchia in un periodo che va dall’inizio degli anni Sessanta alla prima metà del decennio successivo, facendo riferimento non soltanto alle relazioni bilaterali, ma anche alla difficile controversia internazionale data dalla crisi di Cipro, che vedeva coinvolto direttamente il governo di Ankara. Ulteriori elementi problematici analizzati nel saggio riguardano la posizione di Italia e Turchia all’interno dell’Alleanza atlantica e la posizione del governo di Roma nei confronti della richiesta avanzata dall’esecutivo turco di associazione alla Comunità Economica Europea
Da arco di guerra ad arca di pace. Don Tonino Bello e il problema della convivenza fra i popoli del Mediterraneo
Il volume traccia un profilo biografico di uno dei principali rappresentanti della Chiesa pugliese degli ultimi decenni del Novecento: monsignor Antonio Bello – per tutti don Tonino – portavoce di un pacifismo integrale che lo avrebbe portato ad assumere, nel 1985, la presidenza nazionale di Pax Christi, il movimento pacifista cattolico. L’analisi del saggio si sofferma, in particolare, sugli ultimi anni di attività – e di vita – di don Tonino Bello, tra la metà degli anni Ottanta e gli inizi del decennio successivo, quando il vescovo di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi e Ruvo di Puglia seppe leggere il mutamento di quegli anni, caratterizzati dalla fine del sistema bipolare che aveva governato il sistema delle relazioni nel secondo dopoguerra, attraverso le categorie evangeliche della pace e della convivenza tra i popoli. Per questo, egli espresse una ferma condanna della seconda guerra del Golfo, iniziata nel gennaio 1991 contro l’Iraq di Saddam Hussein, e si prodigò attivamente per portare a soluzione il problema della transizione dal comunismo alla democrazia nei paesi dei Balcani meridionali. Si ricorda, in particolare, l’organizzazione di una marcia di cinquecento pacifisti da Ancona a Sarajevo nel dicembre 1992, all’epoca assediata dai cecchini serbi, pochi mesi prima della morte, avvenuta nell’aprile dell’anno successivo, a causa di un male incurabile
La Turchia e la questione palestinese dall'Impero ottomano alla nascita dello Stato di Israele
Il saggio intende ricostruire il ruolo avuto dalla Turchia nel processo che portò alla nascita dello Stato di Israele nel 1948.
Il crollo dell’Impero ottomano, dopo la fine della prima guerra mondiale, portò alla nascita del moderno Stato nazionale turco, laico e profondamente ispirato alle esperienze politiche europee: alla dittatura fascista di Mussolini nel periodo tra le due guerre, alla democrazia multipartitica di stampo occidentale dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Questo significò, tra le altre cose, la rinuncia ai territori mediorientali posseduti dall’Impero ottomano fino al 1918, compresa la Palestina, che fu assegnata, come Mandato, alla Gran Bretagna. L’esodo in Palestina, negli anni della seconda guerra mondiale, dei profughi ebrei dell’Europa orientale, che sfuggivano alle persecuzioni naziste, portarono presto a una situazione ingovernabile, che sfociò nella guerra civile tra la popolazione araba e quella ebraica e poi, nel 1948, nella prima guerra arabo-israeliana. La Turchia, nonostante propendesse per gli arabo-palestinesi, di religione musulmana, mantenne una posizione equilibrata nel conflitto, soprattutto per non procurarsi l’ostilità degli Stati Uniti, che, grazie agli aiuti elargiti con la «dottrina Truman», consentiva di neutralizzare la minaccia proveniente dall’Unione Sovietica, che pretendeva di installare basi militari nella regione degli Stretti.The essay intends to reconstruct the role played by Turkey in the process that led to the birth of the state of Israel in 1948.
The collapse of the Ottoman Empire, after the end of the First World War, led to the birth of the Turkish modern Nation State, secular and deeply inspired by European political experiences: the fascist dictatorship of Mussolini in the inter-war period, Western multi-party democracy after the end of the Second World War.
This brought, among other things, to the renunciation of the Middle Eastern territories owned by the Ottoman Empire until 1918, including Palestine, which was assigned, as a Mandate, to Great Britain. During the Second World War, the exodus of the Eastern European Jewish refugees, who escaped the Nazi persecutions, in Palestine soon led to an ungovernable situation, which resulted in the civil war between the Arab and Jewish population and then, in the 1948, in the first Arab-Israeli War. Despite advocating for the Arabs, of Muslim religion, Turkey maintained a balanced position in the conflict, above all in order not to procure hostility from the United States, which, thanks to the help given with the "Truman Doctrine", allowed to neutralize the threat posed by Soviet Union, which called for military bases in the Turkish Straits
Roberto Forges Davanzati, il nazionalismo italiano e la politica estera italiana (1911-1918)
Questo lavoro analizza la posizione dei nazionalisti italiani, e in particolare di Roberto Forges Davanzati, in merito alla politica estera italiana durante la prima guerra mondiale, soffermandosi, in particolare, sulla cosiddetta “questione adriatica”, cioè su quella serie di rapporti che si svilupparono tra l’Italia ed i popoli slavi della sponda orientale dell’Adriatico durante la Grande Guerra. Per lo studio delle posizioni in politica estera di Forges Davanzati e dei nazionalisti è stata utilizzata prevalentemente la pubblicistica nazionalista dell’epoca. In particolare, sono state consultate le annate 1916-1918 de «L’Idea Nazionale», conservate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Un aspetto della politica mediterranea dell'Italia. Le relazioni con la Turchia (1946-1974)
Il saggio approfondisce un aspetto fondamentale della politica mediorientale e mediterranea dell'Italia negli anni Sessanta e Settanta del Novecento: le relazioni dell'Italia con la Turchia, paese-ponte tra Europa e Asia. Ciò che emerge è la grande attenzione che Aldo Moro dedicava alle relazioni con i paesi e i popoli del Mediterraneo, nel tentativo di farne un modello di convivenza tra culture, religioni e sistemi politici diversi, e non un mare di conflittualità e di contrasti
LORENZO MEDICI, Dalla propaganda alla cooperazione. La diplomazia culturale italiana nel secondo dopoguerra (1944-1950), Padova, CEDAM, 2009, pp. XXX-292
Recensione a volum
Aldo Moro e la pace nella sicurezza. La politica estera del centro-sinistra 1963-1968
Obiettivo di questa pubblicazione è l’approfondimento dell’esame della politica estera italiana negli anni del centro-sinistra organico, dal 1963 al 1968, secondo la prospettiva di Aldo Moro, presidente del Consiglio in quel periodo. Gli anni della legislatura di centro-sinistra videro una ricchezza ed una eterogeneità inedita di protagonisti della politica estera italiana. Oltre a Moro, è doveroso ricordare la forte personalità del suo collega di partito Amintore Fanfani, ministro degli Esteri quasi ininterrottamente dal marzo 1965 al giugno 1968, il vice presidente del Consiglio Pietro Nenni (PSI) e il socialdemocratico Giuseppe Saragat, anch’egli alla guida della diplomazia italiana dal dicembre 1963 al dicembre 1964 e, poi, presidente della Repubblica. Ciò impresse alla politica estera italiana un carattere dialettico, che sfiorò, in alcuni casi, l’aspra conflittualità, un rischio evitato grazie alla infaticabile opera di mediazione di Aldo Moro. Semplificando di molto, si può dire che la politica estera italiana negli anni del centro-sinistra organico può essere sintetizzata nello slogan, coniato dallo stesso Moro, di «pace nella sicurezza». Da una parte, infatti, il governo di Roma cercò di dare il proprio contributo alla «distensione» internazionale, come è dimostrato dai tentativi di mediazione esperiti dalla diplomazia italiana nel conflitto nel Sud-Est asiatico, in Medio Oriente, dilaniato in quel periodo dalla Guerra dei Sei Giorni, ma anche dall’opera di riavvicinamento al blocco comunista e dai tentativi di porre a conclusione le controversie che ancora dividevano l’Italia da due suoi vicini, l’Austria, con cui rimaneva aperto il contenzioso in merito all’Alto Adige, e la Jugoslavia, per quel che riguardava il cosiddetto Territorio Libero di Trieste. La persistenza di un sistema internazionale imperniato su due grandi blocchi rendeva inscindibile il concetto di pace o di «distensione» da quello di sicurezza. Moro intuì bene questo legame ed operò in modo consapevole a favore del mantenimento dello statu quo per ciò che riguardava le alleanze e le organizzazioni internazionali e sovranazionali alle quali l’Italia partecipava con convinzione. Il governo di Roma si impegnò per impedire la disgregazione della Comunità Economica Europea e della NATO, minacciate dalle crisi provocate dalla Francia di De Gaulle nel biennio 1965-66 e per dare nuovo slancio all’opera dell’ONU, cercando di favorire anche l’ammissione della Cina popolare, esaltando così il carattere di universalità dell’organizzazione
MASSIMO BUCARELLI, La «questione jugoslava» nella politica estera dell'Italia repubblicana (1945-1999), Aracne, Roma, 2009
Recensione alla monografi
L'Italia del centro-sinistra e l'alleanza atlantica (1963-1968)
Scopo dell'articolo è chiarire il ruolo dell’Italia all’interno dell’Alleanza atlantica durante gli anni dell’esperimento di centro-sinistra organico guidato da Aldo Moro. Il saggio si sofferma, innanzitutto, sul progetto di costituzione di una Forza Multilaterale nucleare, che, nelle intenzioni statunitensi, avrebbe dovuto soddisfare le ambizioni atomiche dei Paesi dell’Europa occidentale, imbrigliandole in un sistema di controllo collegiale. L’Italia si dimostrò favorevole al progetto, a differenza della Francia (che stava sviluppando una forza nucleare nazionale) e della Gran Bretagna (già dotata di armamenti nucleari e preoccupata degli oneri finanziari che avrebbe comportato il progetto). Esso, però, non andò in porto a causa proprio delle profonde divergenze tra gli alleati atlantici. Viene, poi, analizzata la crisi provocata dal ritiro della Francia dalla NATO, che il governo italiano visse con apprensione, temendo uno scollamento tra il fianco nord ed il fianco sud dei Paesi europei facenti parte dell’Alleanza atlantica. Si getta, infine, uno sguardo su alcune iniziative promosse dall’Italia per allargare i compiti dell’Alleanza atlantica dal campo della difesa ai settori economico e sociale. Si ricordano, in particolare, alcune proposte concernenti le relazioni fra NATO ed altri Paesi europei, e fra l’Alleanza e i Paesi in via di sviluppo, e una risoluzione volta a colmare il divario tecnologico tra Europa e Stati Uniti
PAOLO SOAVE, La "scoperta" geopolitica dell'Ecuador. Mire espansionistiche dell'Italia ed egemonia del dollaro (1919-1945), Milano, FrancoAngeli, 2008, pp. 224
Recensione a monografi
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