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La frontiera contro la metropoli. Spazi, media e politica nell'immaginario urbano americano
È da almeno un secolo che l’America assiste, attraverso romanzi, film, serie TV e videogiochi, alla distruzione delle sue città (meteoriti, uragani, terremoti, alieni, rivolte, attentati). Possibile che proprio la cultura americana contenga una forte carica antimetropolitana? Eppure la parola metropoli evoca immediatamente i grattacieli di New York, lo sprawl di Los Angeles, le luci di Las Vegas. Scopo di questo lavoro non è la ricostruzione storica del pensiero antiurbano degli Stati Uniti, ma capire le ragioni che impediscono alla cultura americana di convivere con la metropoli, di accettarne le relazioni sociali, di mediarne politicamente e simbolicamente i conflitti. Alla metropoli gli americani affidano un’unica grande funzione: quella di creare spazio, di inventare nuove frontiere. È quel luogo magico in cui tutte le forze della nazione (economiche, politiche, sociali, culturali, tecnologiche) si alleano per produrre nuove dimensioni spaziali. Una volta raggiunto lo scopo, non serve più e va abbandonata o distrutta il prima possibile
Dal sobborgo americano alle echo chambers e alle filter bubbles. Come l’evoluzione urbana ha dato forma alla platform society
The concepts of filter bubble and echo chamber are two of the most disturbing drifts on the future of digital societies that communication research has offered in the last ten years. They are two online closed spaces: the first is the result of the filtering logics introduced by the affordances of the platforms that govern communication exchanges on the web and is regulated mainly by algorithms; the second derives from the desire to reduce cognitive dissonance through “self-enclosure” in digital environments where only the same opinions and points of view are repeated.By comparing the urban sociology of the 1980s and 1990s, and the most recent theories produced in the field of Internet studies, this article aims to demonstrate that the platform society in which we live today – and its most dystopian drifts – had already been anticipated and prepared by the urban reconfiguration that took place, especially in the United States starting from the 1950s, with the housing form of Suburbia. The American suburb was born as a desire of a slice of the population to shut themselves up in homogeneous and controlled spaces (echo chambers) but it is also the result of political, urban, economic, and technological algorithms aimed at profiling and classifying the urban population (filter bubbles), thus defusing the conflictual potential of the anonymous metropolitan crowd.Due delle derive più inquietanti sul futuro delle società digitali che ci prospetta la sociologia della comunicazione più recente, fanno riferimento ai concetti di Filter Bubble ed Echo Chamber. Si tratta di due spazi chiusi online: il primo derivante dalle logiche di filtraggio introdotte dalle affordances delle grandi piattaforme che governano oggi gli scambi comunicativi (Google, Facebook, Amazon, Netflix, Instagram, etc.) e regolate principalmente da algoritmi; il secondo dal desiderio di ridurre la dissonanza cognitiva attraverso l’«autoreclusione» in ambienti digitali in cui si ripetono esclusivamente le stesse opinioni e punti di vista.
Attraverso un confronto tra la sociologia urbana degli anni ’80 e ’90 del ‘900 e le più recenti teorie prodotte nell’ambito degli internet studies, l’obiettivo di questo articolo è dimostrare che la platform society attuale e le sue derive più distopiche erano già state anticipate e preparate dalla riconfigurazione urbanistica che avviene soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli anni ’50 del ‘900 con la diffusione esponenziale della forma abitativa del sobborgo. Il sobborgo americano nasce sia come desiderio di una fetta di popolazione di rinchiudersi in spazi omogenei e controllati (Echo Chambers) ma è anche l’esito di algoritmi politici, urbanistici, economici e tecnologici volti a profilare e classificare la popolazione urbana (Filter Bubbles) e disinnescare così il potenziale conflittuale dell’anonima folla metropolitana
L'adolescenza è morta. Serialità e transmedialità nelle saghe fantascientifiche del XXI secolo: Hunger Games, Divergenti, La Trilogia del Silo, Maze Runner*
Ciò che sorprende se analizziamo i principali universi transmediali di maggior successo degli ultimi 15-20 anni, è che, nella maggior parte dei casi, il loro nucleo narrativo ha origine nel medium letteratura. Molto spesso, infatti, i progetti transmediali, si basano sul "riciclo" di vecchi i (Il Signore degli Anelli, Le cronache di Narnia, House of Cards) e nuovi (Harry Potter, Twilight, Le cronache del ghiaccio e del fuoco) successi romanzeschi.
Perché il medium letterario sembra così adatto a diventare la struttura di base dei nuovi universi narrativi transmediali? Molto più di media recenti come film, serie TV o videogiochi. Come può la letteratura riuscire ancora ad essere uno straordinario laboratorio per produrre e sperimentare nuove forme, metafore, immaginari, e per anticipare o simulare il futuro? Per rispondere a queste domande si analizzeranno quattro saghe di fantascienza distopica, uscite negli Stati Uniti tra il 2008 e il 2014, e divenute subito best seller mondiali, soprattutto tra gli adolescenti: The Hunger Games, Divergent, The Silo Saga e Maze Runner. Le quattro serie citate, oltre ad essere simili per struttura narrativa e processi di transmedializzazione (spin-off, film, fumetti, videogiochi, fandom), presentano anche una forte omogeneità negli argomenti trattati e nel modo in cui viene immaginato il futuro distopico. Incontriamo non solo una serializzazione delle forme ma anche degli immaginari e quindi delle paure collettive che stanno dietro a queste storie. Si tratta di futuri post-catastrofici (niente di nuovo), non caratterizzati dall'anarchia o dalla lotta di tutti contro tutti (come nella maggior parte delle distopie precedenti), ma da una rigida funzionalizzazione dello spazio, dei ruoli sociali, dei compiti lavorativi e persino (e questo è la novità) di identità, abilità ed emozioni. Un futuro popolato da adolescenti, ma costretto a rinunciare a tutte le prerogative dell'adolescenza.What is surprising if we analyze the major transmedia universes that were created in the last 15-20 years, is that in many of the most successful cases, the narrative core originates in medium-literature. This happens especially in the novel, both by recycling the old hits (such as The Lord of the Rings, The Chronicles of Narnia, House of Cards, etc.) and by producing new ones: Harry Potter, Twilight, A Song of Ice and Fire, etc.
Why is the literary medium so suitable to become the foundation of the new transmedia narrative universes? Since nowadays, when a transmedia narrative universe is designed, the relationships between the various narrative media environments are already sketched in the project; so why in many cases it is better to put the novel as a front door to this universe? It isn’t predictable that the medium which starts the narration is the novel instead of other more recent media like movies or TV series or video games. How can literature still succeed in being an extraordinary laboratory for producing and testing new forms, metaphors and imagery and for anticipating or simulating the future?
The article try answer these questions by analyzing four science fiction novel series, came out in the United States between 2008 and 2014, and immediately became world-wide best sellers, especially among teenagers: The Hunger Games, Divergent, The Silo Saga and Maze Runner. The four mentioned series besides being similar in terms of narrative structure and processes of trans medializations (spin-offs, films, comics, videogames, fandoms), also have a strong homogeneity in the covered topics and in the way the dystopian future is imagined. We encounter not only a forms serialization but also a serialization of the imaginary and of the collective fears that are behind this stories. It is a post-catastrophic future (nothing new), not characterized by anarchy or by a struggle all against all (like in most previous dystopias), but by a rigid functionalization of space, social roles, work tasks and even (and this is the novelty) identities, skills and emotions. A future populated by teenagers, but forced to eliminate all the prerogatives of adolescence
Il senso della posizione. Romanzo, media e metropoli da Balzac a Ballard
Per scoprire se il romanzo può ancora svolgere una funzione essenziale e specifica nelle società tecnologicamente avanzate bisogna contestualizzare, scegliere un campo d'azione. Che in questo saggio è la metropoli. Perché solo dai molteplici spazi metropolitani sembra emergere nuovamente una funzione forte del romanzo. Esso può aiutare l'individuo a recuperare il senso della posizione nel momento in cui si muove tra livelli di realtà differenti e mostrargli che questo transito può a volte assumere le forme di una passeggiata postmoderna, a volte di un nomadismo digitale, altre volte del conflitto
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