302 research outputs found

    Designing the adaptation. The resilience of urban agriculture in the European context

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    I crescenti fenomeni legati al cambiamento climatico spingono le città a sviluppare pia- ni di resilienza che possano rispondere in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Le strategie nature-based possono rappresentare una soluzione; tra que- ste l’agricoltura urbana può contribuire ad aumentare la resilienza dei tessuti urbani europei. Questa attività è stata più volte oggetto di interesse in periodi di crisi come impegno comunitario dai caratteri sociali, oltre che produttivi ed educativi. Attraverso un excursus storico e una successiva analisi di casi studio contemporanei, il paper for- nisce strumenti progettuali per intervenire nel costruito con strategie che spaziano dal- la scala urbana a quella dell’architettura. Il saggio presenta un approccio morfo-tipolo- gico replicabile che può essere applicato e utilizzato da progettisti e policy-makers al fine di incrementare la resilienza urbana.The growing phenomena linked to climate change pushes cities to develop resilience plans to respond to environmental, social, and economic sustainability. Nature-based strategies can be a solution; among these, urban agriculture can increase the resilience of European urban fabrics. This activity has been the object of interest several times during crises or as a community activity with social, productive, and educational char- acteristics. Through a historical excursus and a subsequent analysis of contemporary case studies, the paper provides design tools for intervening in the built environment with strategies ranging from the urban to the architectural scale. The essay presents a replicable morpho-typological approach that can be applied and used by planners and policymakers to increase urban resilience

    Agricoltura urbana indoor: dalla sperimentazione progettuale innovativa alla norma

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    La necessità di riconfigurare i modelli attuali di approvvigionamento per far fronte ai futuri scenari climatici e demografici ha spinto ricercatori ed investitori a sperimentare innovativi sistemi produttivi che hanno riconnesso la produzione agricola al luogo di consumo, ovvero le città. L’accelerazione tecnologica dell’ultimo decennio ha portato alla nascita di nuove architetture e metabolismi urbani che spesso si sono potute realizzare tra vuoti normativi e limiti normativi, dovuti all’obsolescenza di piani regolatori o regolamenti edilizi. Il paper traccia lo stato dell’arte dell’evoluzione dell’innovazione tecnologica e di come essa e il progetto abbiano riscritto le norme

    “Agricultural factory”: industrial reuse for innovative production towards more sustainable cities

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    The tissue of cities is getting increasingly dense and compact, however, according to the current development models, the demand for living space per person, for industrial and commercial activities, for the transport infrastructure, requires more and more lands, often to the detriment of agricultural fields, that surround cities. The occupation of agricultural lands has significant impacts on the resilience of cities to the effects of climatic changes; in fact, permeable land and green areas play a fundamental role on the mitigation of climate (avoiding heat waves, floods) on the quality of life and on the ecosystems. The soil is a precious resource for the common weal, hence, the EU Commission is committed to reducing land (ab)use and aim to “no net land take by 2050” initiative, that would imply that all new urbanization will either occur on brownfields, used lands, ex-industrial buildings or that any new land used will need to be compensated by the reclamation of artificial land. Starting from those premises, the topic of this paper is addressed to show how is it possible to avoid new land use, re-using the industrial legacy to produce food more efficiently, to be more productive and to guarantee food safety through innovative indoor technology, such as hydroponic systems. By exploring and analyzing the experiences of different case studies, set in European and North American cities, I aim to investigate and illustrate, through some architectural projects, how “agricultural factories” can be considered a replicable sustainable model of urban regeneration to improve urban food production and city-life quality

    Progettare l’adattamento. Nature-based solution e biofilia per il progetto adattativo

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    I disequilibri esacerbati dall’attuale policrisi, che investe ambiente, società ed economia, hanno mostrato come anche l’architettura oggi non garantisca ancora habitat capaci di rispondere alle mutevoli condizioni climatiche e in simbiosi con l’ambiente naturale. Rivedere il modo di fare architettura è un obbligo morale oltre che stimolo per sperimentare morfologie e forme ibride tra elementi naturali e artificiali, così come già espresso nell’approccio del biophilic design, di cui Keller è tra i “padri”. Questo modello ingloba e supera quello del low environmental impact design che non affronta le esigenze di riconnettere uomo e natura. Già McHarg aveva evidenziato come “progettare con la natura” non fosse incentrato sulla sola progettazione o sulla natura in sé stessa, ma che la preposizione “con” implicasse una dimensione di cooperazione tra le due realtà: umana e biologica. All’interno delle accademie europee, alcune ricerche transidisciplinari (E.Naboni - KADK, Angelos Chronos - IAAC, ad esempio) stanno esplorando linguaggi compositivi che sperimentano morfologie generate dall’analisi di esigenze sociali e ambientali, anche investigate nel progetto di ricerca “Nature Based Architecture and Urban Design” che stiamo sviluppando al Politecnico di Torino. In questo panorama di possibili soluzioni, si propone la visione di una natura urbana come forma biologica complementare all’artefatto, che plasma nuove architetture e che si adatta al patrimonio costruito, dove i cambiamenti climatici spesso si manifestano nella forma più inaspettata e distruttiva. In parallelo all’esperienza della ricerca, anche nel laboratorio di progettazione “Adaptive to Resist + Mitigate” sono stati sperimentati approcci innovativi, attraverso l’uso di strumenti specifici (ENVI-met) che aprono a scenari architettonici ibridi, anche temporanei – mean-while uses –, tentando di riconfigurare le norme e i regolamenti che necessitano maggiore flessibilità e adattabilità alle mutevoli condizioni climatiche

    Quali prospettive per gli infermieri e i tecnici all'interno dei Laboratori di Emodinamica?

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    Oggi è assolutamente indispensabile per le professioni sanitarie creare un’integrazione con tutti i professionisti che lavorano all’interno dei Laboratori di Emodinamica. Il rapporto di esclusività è perdente su ogni piano, c’è bisogno di riflettere su come la competenza, la visione e la determinazione possano migliorare in maniera oggettiva gli outcome clinici e assistenziali cercando sempre più il coinvolgimento di tutte le figure sanitari

    Oltre la rappresentazione. Il valore comunicativo e educativo delle immagini nell’era della didattica digitale.

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    La pandemia ha generato una risposta adattiva anche nella didattica universitaria, che ha mutato il modo di comunicare, incrementandone le potenzialità. La necessaria adozione di tecnologie per l’insegnamento online rappresenta - seppur criticata- una soluzione dalle esternalità positive. Infatti, connettere studenti e docenti, attraverso una piattaforma digitale, riduce virtualmente le distanze (pur privandoci del confronto diretto), facilita la presenza on-line di invitati internazionali (come nel seminario Adaptive to Resist+Mitigate da noi organizzato all’interno del Msc in Sustainability, fig.1) e -in alcuni casi- influisce positivamente sul bilancio economico degli studenti fuorisede, che possono seguire le lezioni nei luoghi di residenza. Nell’era in cui le immagini sono il principale veicolo rapido e diretto di comunicazione, interazione e promozione (si pensi all’adozione del linguaggio di Instagram da parte di Istituzioni, Università, Musei ecc.), la rappresentazione diventa fondamentale per la trasmissione del sapere. La rappresentazione – da sempre interfaccia sostanziale delle discipline del progetto – diventa il mezzo necessario per la comprensione e il trasferimento di significato, superando anche le possibili barriere del linguaggio che derivano dall’adozione dell’inglese, praticato da non madrelingua (docenti e studenti) nella didattica. Questo è dovuto alla capacità del nostro cervello che impiega solo 150 ms per elaborare un simbolo e 100 ms per attribuirgli un significato (Thorpe et al. 1996, Holcomb et al. 2006), nonostante la differenza di lingua e cultura. Gli schizzi di Picasso sono esemplificativi: segni, immagini comprensibili universalmente, veicolo di un messaggio diretto. La rappresentazione visiva incrementa la comprensione di concetti complessi (Levie et Lentz 1982) e permette la creazione di una memoria più stabile e duratura (Lester 2006), facilitando i processi di acquisizione di informazione e di replicabilità nelle attività progettuali

    Linfadenectomia sovraomoioidea.

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    Lo svuotamento linfonodale sovra-omoioideo è la dissezione laterocervicale selettiva più frequentemente eseguita in caso di carcinoma del cavo orale. Con il termine “svuotamento linfonodale selettivo” si intende l’asportazione dei pacchetti linfonodali a maggior rischio di metastasi, con la preservazione di uno o più livelli linfonodali di solito rimossi durante uno svuotamento radicale. In particolar modo lo svuotamento sovraomoioideo prevede la dissezione del I-II-III livello linfonodale (ovvero al di sopra, cranialmente, rispetto al muscolo omoioideo). La possibilità di eseguire dissezioni selettive del collo si basa sul fatto che il drenaggio linfatico delle mucose del cavo orale, in pazienti con carcinoma a cellule squamose precedentemente non trattati, segue percorsi relativamente costanti e di conseguenza le metastasi linfonodali presentano un pattern di diffusione relativamente prevedibile in base alla localizzazione del tumore primitivo. Gli studi anatomici di Rouvière, Fish e Sigel (e successivamente Shah) hanno concluso che i tumori della cavità orale metastatizzano più frequentemente ai linfonodi del collo del I, II, e III livello, mentre i tumori dell’orofaringe, ipofaringe, laringe metastatizzano più frequentemente al II, III, e IV livello. Il trattamento chirurgico delle metastasi linfonodali è stato proposto ed eseguito in origine da Von Albrecht nel 1875, ai primordi della chirurgia laringea, con la sola asportazione dei linfonodi metastatici; Gluck e Sorensen asportavano anche il muscolo sternocleidomastoideo, la giugulare interna e, talvolta, la carotide. Crile nel 1898 introdusse lo svuotamento linfonodale sistematico in monoblocco con la laringectomia, dimostrando che nella sua casistica i malati così trattati sopravvivevano mediamente quattro volte di più di quelli trattati con semplice laringectomia. In seguito, circa 70 anni dopo, Suarez e Bocca iniziarono a conservare il nervo spinale accessorio, la vena giugulare interna e il muscolo sternocleidomastoideo in caso di tumori della laringe e ipofaringee con collo clinicamente negativo per localizzazioni metastatiche linfonodali. L’origine dello svuotamento selettivo, invece, non è del tutto chiara. Molti chirurghi hanno usato questo tipo di procedura per decadi senza descriverla formalmente. Per esempio, Kocher eseguiva un’asportazione parziale dei linfonodi nei pazienti con carcinoma del cavo orale e collo N0 già alla fine del diciannovesimo secolo. Con il tempo si diffuse una procedura detta “svuotamento sovraioideo” (cioè del I livello) nei casi di linfoadenopatie occulte associate ai carcinomi soprattutto del labbro. In seguito, nel 1972, Lindberg ha dimostrato che i livelli più frequentemente coinvolti in pazienti con carcinoma del cavo orale sono in genere il II e il III; nei carcinomi del pavimento della bocca e della lingua mobile il livello più frequentemente coinvolto è, invece, il I. Più tardi Byers propose i termini “anteriore” e “sovraomoioideo” per indicare le dissezioni parziali, ma solo nel 1991 si iniziò ad usare il termine selettivo per descrivere le resezioni linfonodali limitate (Academy’s Committee for Head and Neck Surgery and Oncology). In generale lo svuotamento linfonodale laterocervicale del collo può essere eseguito secondo due diversi tempi rispetto al momento dell’asportazione del tumore primario: 1) in contemporanea all’asportazione del tumore primario ed in assenza di evidenza clinica e radiologica di metastasi linfonodali laterocervicali, ovvero in stadio cN0, al fine di eradicare eventuali metastasi occulte: viene definito svuotamento elettivo o elective neck dissection. 2) successivamente all‘intervento sul tumore primario, al manifestarsi clinico o radiologico delle metastasi linfonodali laterocervicali: viene definito svuotamento terapeutico o therapeutic neck dissection. Lo svuotamento linfonodale elettivo (cN0) è abitualmente di tipo selettivo. Lo svuotamento selettivo del collo per il carcinoma del cavo orale comprende i livelli I-III ed è altrimenti denominato svuotamento linfonodale laterocervicale sovra-omoioideo. La “depth of invasion” (DOI) è ad oggi il miglior fattore per ipotizzare la presenza di metastasi linfonodali occulte laterocervicali e quindi decidere se attuare uno svuotamento linfonodale laterocervicale elettivo (cN0) o terapeutico (al manifestarsi delle metastasi linfonodali cN+). Per carcinomi con una DOI maggiore ai 4mm, si deve programmare uno svuotamento linfonodale elettivo (NCCN Guidelines, 2018). Studi randomizzati hanno dimostrato la superiore efficacia in termini di sopravvivenza dello svuotamento linfonodale elettivo in pazienti affetti da carcinomi del cavo orale cN0, quando la profondità d’infiltrazione (DOI) è superiore ai 3 mm. Quando la DOI è compresa tra 2 e 4mm si deve valutare e soppesare quando sia attuabile l’alternativa di un follow-up stringente ed accurato, secondo le specifiche condizioni socio-sanitarie del paziente in esame. In caso di dubbia aderenza al follow-up clinico-strumentale, consigliamo di effettuare uno svuotamento elettivo sovraomoioideo. In conclusione, lo svuotamento selettivo sovra-omoioideo del collo è attualmente indicato nei pazienti con carcinoma squamoso del cavo orale senza evidenza clinica o radiologica di coinvolgimento linfonodale(cN0), da attuarsi in unico tempo con l’asportazione radicale del tumore primario

    Preliminary design of a Small-Sized Flapping UAV. I. Kinematic and Structural Aspects

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    The aim of the article is the kinematic and geometric design of a flapping wing UAV, in order to develop an Unmanned Aerial Vehicle, capable of executing reconnaissance and video-surveillance missions. To define the characteristic dimensions of the vehicle a biological study was initially carried out, analyzing, for example, the weight-wingspan ratio for the correct kinematics of the flight. On the other hand, several mechanisms capable to reproduce flapping flight were analyzed, searching for the best solution in terms of wings’ articulation. Then, an optimization of the length of the different parts of the mechanism was needed to reproduce the kinematic law, provided by CFD (computational fluid dynamics) simulations. The results of the optimization were the basis on which the design of the mechanism parts will be produced. In the related article the flight stability and the effects of flapping wing on the dynamics of flight are studied
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