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Trattamento dei partner abusanti
La relazione illustra le possibilità di trattamento criminologico risocializzativo degli abuser di coppia. Si riferisce l'esperienza del progetto S.A.Vi.D. (Stop alla Violenza Domestica) condotto dalla relatrice presso l'Università degli Studi di Milano
Il ruolo delle neuroscienze in relazione alla imputabilità e ai giudizi di predittività
Il lavoro parte dalla domanda se sia sufficiente un’anomalia nel cervello di una persona per spiegare il suo gesto delittuoso, e, se lo è, come sia possibile “misurare il male”.
Ma le domande che si pongono sono anche altre: sempre alla luce delle neuroscienze, qual è il rappor-to tra mente, corpo, cervello e azioni? Come accogliere le neuroscienze al tavolo in cui siedono già da tempo la criminologia, la valutazione dell’imputabilità, i giudizi di predittività sulla pericolosità sociale?
Diverse sono le argomentazioni passate in rassegna, dalle opinioni dei deterministi hard, fino alle ipotesi più squisitamente metafisiche avanzate nel corso del tempo, passando per quelle dei neuroscienziati più filosoficamente accorti.
La capacità di procede con “juicio” è necessaria: a dimostrarlo è un caso peritale.
Peraltro, lo si ribadisce con forza in tempi in cui le figure degli “esperti” sono in discredito, il fatto che si dica che uno strumento possa da solo non bastare per arrivare ad un fine, non equivale a dire che tale strumento non sia valido, né tanto meno che questo non debba essere utilizzato.Aim of this chapter is to try to find an answer to these two questions: a brain anomaly could be considered enough to explain a criminal behaviour and, if so, would it be possible to “measure evil”? More questions have yet to be done: what kind of relationship exists between mind, body and behaviours, in the light of neuroscience? How neuroscience, and its latest developments, could interface with longtime notions like criminology, imputability, predictivity in social dangerousness? Several arguments are here reviewed, starting with hard deterministics’opinions, until purely metaphysics assumptions, passing through the ideas of the most philosophically skilled neuroscientists. The ability to proceed with “juicio” is necessary: an expert survey is here described to prove it. Moreover, saying that a facility itself can’t be sufficientto achieve a goal, it’s notthesame as saying that facility isn’t valuable, nor it should not be used
Madri che uccidono
anche attraverso l'esposizione casistica, è descritto il fenomeno del figlicidio materno, comprese le meno note dinamiche della Negazione di Gravidanza e della Sindrome di Munchausen per Procur
Le trasgressive nel mito
Il mito greco è popolato da un ampio novero di personaggi femminili trasgressivi: fattucchiere, brutali guerriere, madri
deplorevoli, assassine spietate, amanti imperdonate ed imperdonabili, solo per citarne alcune.
E proprio nel mito esse trovano collocazione accanto alla più numerosa, e forse più nota, compagine maschile. Ma le
trasgressive qui descritte, suddivise dall’Autrice in tre distinte tipologie di donne (le autonome; le fatalone; le mogli e madri ben
poco esemplari), bastano a se stesse: si raccontano trovando un proprio contesto narrativo autonomo che fa di loro delle vere
protagoniste (anche se talvolta davvero ben poco lodevoli) della mitologia greca.
Fra le diverse funzioni del mito – riportate nell’articolo – vi è quella che indica cosa, secondo una data cultura, è eticamente
inaccettabile.
L’analisi in termini criminologici delle storie di queste donne, contribuisce a sottolineare quali comportamenti femminili
sono inaccettabili secondo una cultura, quella greca, che è alla base di tutta la cultura occidentale
Reati e responsabilità : l’imputabilità penale al vaglio delle neuroscienze
Alla base del diritto penale vi è la libertà di chi commette il reato. Ma questa assunzione entra in crisi nel confronto con le recenti scoperte delle neuroscienze. Che ne resta del concetto di reato, di colpa e di pena? Gli interrogativi circa la responsabilità o meno di chi delinque sono inoltre centrali per la criminologia e la psicopatologia forense
De servo arbitrio, ovvero: le neuroscienze ci libereranno del pesante fardello della libertà?
Alcuni neuroscienziati –detti deterministi hard o radicali- pretendono di trarre conseguenze filosofiche, etiche e giuridiche, in particolare conseguenze deterministiche, dalle ricerche neurobiologiche.
La domanda che ci si pone in questo lavoro è appunto se la scoperta dei meccanismi cerebrali che si correlano alle nostre scelte e decisioni farà piazza pulita della nostra radicata convinzione di essere liberi.
Tra coloro che affermano che le moderne scoperte hanno reso obsoleta l’idea della libertà dell’uomo, e proprio quando è in discussione il delitto, troviamo Greene e Cohen i quali sostengono che siano i nostri cervelli a commettere reati: noi saremmo innocenti. E’ l’opzione riduzionista che reputa la mente quale fenomeno secondario del cervello, a cui però può obbiettarsi che noi non siamo “solo” il nostro cervello.
Libet e coll. avrebbero dato fiato alla tesi dell’illusorietà dell’agire consapevole dimostrando sperimentalmente che gli impulsi neurologici che danno luogo alle azioni che ci paiono volontarie sono osservabili sperimentalmente circa 200 millesimi di secondo prima della percezione della decisione cosciente da parte del soggetto. Il che però tutt’al più dimostra che la nostra consapevolezza di aver operato una scelta sia successiva alla nostra decisione quando si tratti di azioni o quasi automatiche o di modesto significato o d’impeto, le quali bypassano la volontà cosciente. Oppure le azioni incominciano prima dell’attività cosciente che le riguarda perché siamo già al di là dei confini del patologico.
Si ricordi inoltre che stiamo parlando di esperimenti di laboratorio in cui, necessariamente, si chiede ai soggetti di compiere azioni semplici e modestamente significative, che ben poco mobilitano i valori, le credenze, le preferenze del soggetto.
Naturalmente tutto ciò che noi facciamo esige un’impalcatura biologica. Però questo dimostra che l’esistenza di un substrato neuronale è una condizione necessaria al nostro agire e al nostro decidere –quella che la filosofia chiama conditio sine qua non-, ma questo non basta a comprovare che sia una condizione anche sufficiente.
Ancora: che vi sia una correlazione fra eventi cerebrali ed eventi mentali significa per forza che i primi causino i secondi? Perché non può essere l’inverso? Ovvero, e soprattutto: correlazione non è causazione.
Le posizioni di Greene e di tutti coloro che pretendono di ridurre la scelta morale solamente ad un problema dell’una o dell’altra zona del cervello ignorano un’ulteriore distinzione, quella fra fatti e valori: da una proposizione descrittiva non è possibile passare ad un insieme di norme e valori (prescrizioni).
Ricordiamo, poi, che il reato non è un ente naturale bensì culturale. Che vi siano regioni del cervello che si attivano quando si tratta di fare delle scelte si deve senz’altro dare per pacifico, e non si esclude che se ne attivino diverse a seconda se la scelta è “giusta” o “sbagliata”, cioè se corrisponde a quanto si è sedimentato nel corso dell’evoluzione in noi ovvero se collide con esso. Ma questo riguarda la struttura del processo di scelta, non il contenuto che può essere molto vario.
Green e Cohen affermano che la struttura del nostro cervello determinerebbe la “credenza” nella libertà del volere, la quale non è quindi altro se non un’illusione e per di più biologicamente indotta. Ebbene, sono possibili alcune risposte in chiave scettica e metodologica riguardo a queste affermazioni fra cui quella per la quale potrebbe essere viceversa il determinismo “scritto nei nostri cervelli”. Inoltre l’obiezione dei deterministi hard è quanto di meno scientifico può darsi perché, posta così, é inconfutabile.
Le neuroscienze –come tutte le scienze- usano per forza di cose modelli, e modelli riduttivi, per poter indagare; ma i modelli sono appunto solo tali, non sono la realtà, e per giunta non sono il tutto, non possono escludere l’esistenza di ciò che ai loro fini non contemplano.
Se il nostro essere non è solo il nostro cervello ma è anche la nostra storia, questo significa pure che non potremo parlare di una libertà assoluta, avulsa dalle nostre esperienze di vita e dagli innumerevoli fattori che ci condizionano, compresi quelli biologici. Di nuovo, però, tutti i fattori che ci condizionano sono appunto “condizioni”, non “cause”, limitano il numero delle possibilità ma –salvo casi estremi- non annullano secondo un principio di necessità le possibilità stesse.
Ovvero anche, non è logicamente impossibile assumere una posizione per la quale la causa accresce la probabilità che si verifichi un effetto senza perciò necessitarlo, in cui cioè si possa sostenere che gli eventi siano causati ma non determinati.
Infine, non si dimentichi la “duplice natura” degli esseri umani, inseriti nella struttura causale del mondo fisico e nondimeno agenti liberi che causano le loro azioni autodeterminandosi e potendo agire altrimenti
Human Criminology : 10 dicembre 1948 - 10 dicembre 2018
La presentazione del gruppo Human Criminology, che è oggetto del presente lavoro, esordisce con il problema dell’antise- mitismo e del razzismo, quest’ultimo fenomeno che torna anche nell’oggi nel nostro Paese. Più in generale, il gruppo Human Criminology, costituito da alcuni soci della Società Italiana di Criminologia docenti della materia, intende occuparsi dei casi in cui il diritto è “ingiusto”, in cui intere popolazioni commettono crimini anche se con i crismi della legalità –come in taluni casi di genocidio-, in cui le leggi vengono applicate in modo discriminatorio, in una parola: dei diritti umani. A settant’anni da quel 10 dicembre 1948 in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, questo rimane il testo a cui fare riferimento anche per la criminologia in generale e per la Human Criminology in particolare
Prostituzioni
La relazione illustra le teorie criminologiche e le molteplicità fenomenologiche del fenomeno della prostituzione. Sono riportati le tipologie motivazionali dei protagonisti (prostitute/i, clienti, sfruttatori), i diversi ambiti in cui si esercita la prostituzione, i dati relativi al fenomeno e alla sua repressione
Raptus, stati emotivi, neuroscienze
Nella relazione si discute il problema della imputabilità in caso di "stati emotivi e passionali" ex art. 90 C.P. alla luce di alcune recenti acquisizioni neuroscientifich
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