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Eu, a máscara e eu
Existe uma espécie de pudor histórico para falar sobre a
máscara dos atores da Commedia dell’Arte, tanto do passado
como do presente; o autor, revivendo momentos da própria
experiência com a máscara, encontra talvez os motivos
latentes e não expressos dessa histórica "remoção": de um
lado, a descoberta dos aspectos desagradáveis de si mesmo,
de outro, a sensação de que, em algum momento, a máscara
não tem mais nada a dizer ao ator que a usa.There is a kind of historical shyness to talk about the mask
by the actors of the Commedia dell’Arte, both of the past
and of the present; the author, looking at some moments of
his own experience with the mask, finds perhaps the latent
and unexpressed motives of this historical “removal”: on
the one hand the discovery of unpleasant aspects of
oneself, on the other the feeling that at some point the
mask has nothing more to say to the actor who wears it
100. I sessantasei orologi di Dylan Thomas
"Fortuna" e "sfortuna" di Under the Milkwood di Dylan Thoma
Vito Pandolfi e la Commedia dell’Arte. Dall’Arlecchino furioso all’Isabella pietosa
L’idea di Commedia dell’Arte (CDA) come momento fondativo del teatro, tanto nella storia come nell’attualità, fa di Vito Pandolfi un protagonista della nascita della Regia in Italia. I due percorsi teatrali inediti qui ricostruiti rappresentano gli estremi di una traiettoria: il primo pionieristico, postbellico, full of sound and fury (La Fiera delle Maschere, 1947), l’altro frutto maturo di un sistema teatrale ormai “stabilizzato” in cerca di un’improbabile araldica professionale (Isabella comica gelosa, 1959-1971); due estremi di una parabola tanto biografica, di Vito, quanto storica del teatro italiano, emblematica della “normalizzazione” della CDA, di un progressivo svuotamento del potenziale innovativo e finanche rivoluzionario che questa utopia ancora aveva nell’immediato dopoguerra
Masques et papillons. L’equivoco di Maurice Sand, entomologo
L’espressione “Commedia dell’Arte” ha una gestazione lunga e paradossale: emerge in limine mortis del fenomeno, proprio durante la polemica Goldoni-Gozzi e segnatamente, per la prima volta a stampa, nel Teatro comico di Goldoni; ma poi passa per i Mémoirs alla traduzione francese (“comédie de l’art”) per approdare infine, grazie ai progressivi investimenti ideali da parte dei romantici francesi, alla prima “enciclopedia”, quel Masques et bouffons di George e Maurice Sand che non caso la propone, di nuovo in italiano, come autentico atto di battesimo di quello che ormai è diventato un genere e perfino un’utopia di rinnovamento del teatro
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