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HUB PER BORGO VAL DI TARO. Un crocevia turistico-culturale nell’ex area FNET
In una prospettiva di recupero e di rilancio delle strutture edilizie
preesistenti della città di Borgo Val di Taro, la mostra “Hub per Borgo Val
di Taro. Un crocevia turistico-culturale” presenta una sperimentazione
didattica sulla riconversione d’uso di una parte dell’ex area FNET.
Nell’ambito del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura degli Interni
(Corso di Laurea in Progettazione dell’Architettura, Politecnico di Milano),
guidato dalle proff.sse Imma Forino e Francesca Rapisarda con le
arch.tte Greta Allegretti e Carola D’Ambros, alcuni giovani progettisti
hanno progettato il riuso e la riqualificazione tre piccoli capannoni industriali
e un edificio a torre, ormai in disuso e in parte in stato di abbandono, vicino
alla Stazione ferroviaria, nei pressi di Piazzale Guglielmo Marconi.
I progetti di riqualificazione hanno previsto la riconversione d’uso dell’ex
area FNET in un hub polivalente a carattere culturale e turistico per i
cittadini e coloro che visitano a piedi o in bicicletta la città, i suoi monumenti
e i suggestivi luoghi naturalistici adiacenti. Gli edifici sono stati destinati
a spazi espositivi, una sala musica per corsi o prove, una sala per prove
teatrali, spazi di accoglienza, co-working e fab lab, quali incubatori di
start up per i giovani. Per ciò che riguarda i servizi al turismo sono stati
previsti un’area di ristoro, una ciclofficina e noleggio biciclette, servizi con
docce e deposito bagaglio, una foresteria/ostello, un bar a disposizione
dei vari utenti della struttura.
Gli ambienti sono stati organizzati secondo criteri di flessibilità e
adattabilità. Pur nel rispetto della volumetria esistente e delle strutture
portanti degli edifici, i progetti hanno reinterpretato in modo differente
le preesistenze, integrandole con le aree verdi di pertinenza e talora
catturando inediti scorci panoramici. In coerenza con i Sustainable
Development Goals dell’Agenda ONU 2030 (in particolare SDG3-Good
Health & Well-being; SDG5-Gender Equality; SDG8-Decent Work &
Economic Growth), i progetti si sono proposti di costruire relazioni di
inclusività sociale e opportunità di formazione e lavoro creativo
LIVING/SHARING. Social Housing e spazi di condivisione a Villa Moncucca, Paullo, Biblioteca Comunale di Paullo (MI), 13-20 maggio
In una prospettiva di recupero e di rilancio delle strutture edilizie preesistenti della città di Paullo (MI), la mostra “Living/Sharing” presenta una sperimentazione didattica sulla riconversione d’uso di Villa Moncucca.
Nell’ambito del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura degli Interni (Corso di Laurea in Progettazione dell’Architettura, Politecnico di Milano), guidato dalle proff.sse Imma Forino e Francesca Rapisarda con le arch.tte Greta Allegretti e Carola D’Ambros, alcuni giovani progettisti hanno progettato il riuso e la riqualificazione dell’ex-edificio religioso Villa Moncucca, prevedendo quale destinazione d’uso residenze (Social Housing) per persone con fragilità sociali, economiche odovute alla condizione di rifugiati, richiedenti unabassa intensità assistenziale, in una prospettiva diabitare condiviso e di benessere. Oltre ai singoli appartamenti con diverse superfici, sono stati progettati almeno due alloggi in modalitàco-housing per la convivenza temporanea opermanente di nuclei familiari con alcuni ambienti in comune che incentivino la condivisione diesperienze (soggiorno, cucina, sala da pranzo,studioli). Allo stesso tempo, l’edificio si apre alla città offrendo spazi per le associazioni culturali già operanti sul territorio, quali sale corsi e per esposizioni, laboratori, ambienti co-working,bar, che interagiscono con la corte e le aree verdiattinenti alla costruzione.
In coerenza con i Sustainable Development Goals (in particolare SDG3-Good Health & Wellbeing; SDG5-Gender Equality; SDG8-Decent work & Economic Growth), i progetti si sono proposti di costruire relazioni di inclusività socialee opportunità di formazione e lavoro creativo
Spatial Infrastructures for Women Between Reproductive, Productive and Care Labour
Historical Readings and New Design Perspectives The shifting dichotomy between productive and reproductive labour has been at the centre of feminist and transfeminist debate since the middle of Sixties (Mitchell, 1966; Benston, 1969, Morton, 1971; Dalla Costa, 1972; Federici, 1975). The effects of the Covid-19 pandemic have generated a new wave of reflection when the home, once again, became a place of spatial overlap of different activity: work, sport, school, care (The Care Collective, 2020). The Fordist revolution split the productive and reproductive apparatus into well-defined spatial domains, on the one hand, the factory or the office, and on the other, the home, considered the realm of the ‘full-time’ housewife. Towards the end of the 19th century and for much of the 20th, the home is the place where another capital is accumulated, linked to childcare, space maintenance and food preparation. Early examples of the externalisation of domestic tasks, in order to free women appeared at the beginning of the 20th century by several utopians, researchers and designers who rethought the home through the collectivisation of certain essential services for the family - such as cooking, washing and ironing laundry, managing household chores, looking after children. Starting from this theoretical background, the paper puts domesticity under siege by changing the perspective and examining some projects that showed a different way of living. It will look at the Frauen-Werk-Stadt I [Women Work City], a revolutionary housing project built in Vienna between 1995-1997, and then the paper will focus on contemporary examples of the externalization of domestic tasks from a female perspective. Today, remote work, which was strongly experienced during the pandemic, brought these two forms of labor together in the domestic space with new effects on women and carers. If the emergency phase has shown the limits of the work and space overlap that has particularly affected women, it has, however, brought forth new possibilities for the design of places between the home and the street that can act as ‘social infrastructures’ through which to build and care for community (Forino, 2019, 2022). This paper argues that such a vision requires rethinking the boundaries and functions of domestic and communal spaces, challenging traditional gender roles and reimagining the urban environment as a dynamic site for care and collaboration. By examining both historical and contemporary examples, it seeks to illuminate how spatial design can address the evolving needs of society, particularly in fostering inclusivity and shared responsibility
Scenari del lavoro in mutamento
Modi, tempi e spazi del lavoro – nel settore merceologico come nel terziario – sono radicalmente cambiati durante tutto l’arco del secolo scorso, subendo un’incredibile e accelerata mutazione negli ultimi decenni del tempo presente. Permangono gli scenari tradizionali, ma si mescolano e ibridano con alcune innovazioni nei diversi contesti territoriali.
Nell’ambito del Programma di rilevante interesse nazionale Prin 2022, con la ricerca Escapes, architette e urbanisti intendono focalizzare l’attenzione su casi-studio e indicazioni progettuali rispetto a una situazione lavorativa che coglie l’opportunità di svolgere la propria attività remunerata da remoto e a distanza, non solo dalla propria residenza con una postazione di lavoro formalizzata (telelavoro), ma in altri spazi e con tempi autogestiti (lavoro agile). Verranno privilegiati i luoghi collettivi in grado di contemperare insieme le esigenze di lavoro e di vita o, detto altrimenti, di lavoro produttivo e riproduttivo (co-working place). Se nel corso della storia sociale e architettonica non sono mancati esempi di collettivizzazione del lavoro riproduttivo, va rilevato che in alcuni contesti internazionali sono già presenti nell’attualità ambienti di lavoro e di cura insieme, mentre in Italia il tema è in corso di definizione e messa alla prova.
Il testo intende contestualizzare la ricerca rispetto a: i cambiamenti dei modi di lavoro; le conseguenze rispetto ai luoghi del lavoro; la complessa riarticolazione degli orari di lavoro; alcuni esiti recenti sulla città.
In tale contesto si collocano alcune prime riflessioni metodologiche rispetto alla ricerca di casi-studio di spazi condivisi di lavoro impiegatizio e piccolo artigianato/manifattura che consentano a uomini e donne di ottemperare insieme anche a necessità di cura e che attivino una relazione con il contesto urbano (co-working place plus)
Urban Gardens
The chapter considers small urban gardens as a means of regenerating fragile, abandoned or disused interstitial areas of the city. Tracing the history of the contemporary garden, and in particular, the American pocket parks, the French "jardin de poche" and the participatory experiences of European urban gardens, the urban garden is recognised as having the interior, inclusive and domestic qualities of an "open-air room".
The chapter is included in the Book Series "ii inclusive interiors" with International Scientific Committee and peer-review procedure
Territorio compreso tra Forino, Atripalda e i possedimenti del principe di Avellino: Ms. XII.DI, c. 3r
La scheda descrive un disegno cinquecentesco del territorio tra i centri campani di Forino e Atripalda
Una stanza (tutta) per sé. Il progetto domestico al femminile, dal dopoguerra agli anni Settanta
Nell’attualità come nel passato, il lavoro produttivo, riproduttivo e di cura condiziona l’esistenza delle donne, ma segna altresì con forme di inclusione o di segregazione socioculturale l’organizzazione dei luoghi domestici e pubblici da loro abitati. Alla luce dei contemporanei dibattiti sulle questioni ambientali, sociali ed economiche che mostrano la persistenza di forti disuguaglianze, la questione degli spazi quotidiani entro cui le donne vivono e lavorano resta un campo d’indagine da esplorare con attenzione. Il volume affronta il rapporto fra le donne, le attività produttive e di cura e gli spazi per narrare la sua evoluzione nel corso delle diverse epoche e mettere in rilievo le strutture gerarchiche o d’innovazione presenti nella società occidentale e i loro riflessi sul luogo abitato
New Work Communities: From the Fordist Office to the Workplace 4.0
The organisational models orchestrated by Management Science for tertiary work and the spatial typologies in which it was carried out have been definitively challenged by the recent pandemic. From the pyramidal hierarchy that prevailed during the 20th century, we have moved to matrix-type and network-based management. Since the end of the 19th century, offices have seen a proliferation of environments such as the cellular office, the open space, the Bürolandschaft, the combi-office and the networking office. Each of these has proved revolutionary in its way, but none has become overriding the others. The most recent transformations of the workplace, accelerated by the Covid-19 pandemic, date back to the financial crisis of 2008, as well as to the use of information technology, which opened up new scenarios permeated by spatial and digital delocalisation. It is now necessary to investigate the new diffuse geography of workspaces: from traditional offices reconfigured to meet different spatial and organisational needs to co-working offices, from bars, hotel rooms, co-living spaces, public waiting rooms to the private home. In this extended vision, terms such as territory and community acquire a new value, becoming places of affirmation of the individual’s existence, of everyday life and of economic and public interests. Another “worksphere” seems no longer defined only by the physical office but expressed by the set of social, psychological and economic conditions, the technological tools, and the places in which people work. This geography of spaces grows within a vision of a city of proximity, where workplaces seek to maximise relationships between colleagues and enhance the workplace within. Architects and office designers have the task of creating inclusive frames for the post-pandemic workplace
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