1,721,023 research outputs found
Italian Film: The State of the Field
This review article is an analytical comparison of "The Italian Cinema Book", edited by Peter Bondanella (2014) and "Italian Silent Cinema: A Reader", edited by Giorgio Bertellini (2013)
QUEER TIME AND DEEP SPACE
This article examines the use of deep space in the Colisseum sequence of _Splendori e miserie di Madame Royale_. It suggests that the distance shot can be overlapped with a process of "queering" of space
Peppino Impastato in made and unmade scripts: the standards and the limits of engaged cinema
This article offers a critical analysis of two film projects about the life of anti-mafia activist Peppino Impastato: the unmade script Nel cuore della luna, by Antonio Carella (1998), and the completed film I cento passi (Marco Tullio Giordana, 2000), and the various iterations of its own script. Since one project was realized and the other was not, the article begins with the premise that they can collectively enable interesting reflections on the parameters of their genre – the engaged mafia film – and on the limits of what was produceable and what was not in Italy, in the late 1990s. To reach this objective, the essay draws on recent critical work in “unproduction studies” that emphasizes what unrealized projects can tell us about film industry histories. This is followed by a contextual introduction to the various attempts to adapt Impastato’s life to cinema, and in particular these two projects. Subse- quently, the article offers an analysis in two parts of Nel cuore della luna e I cento passi: the first details the shared narrative and representational attributes of the two projects; the second considers their major differences in terms of the production limits mentioned above
Masculinity and Italian cinema: sexual politics, social conflict and male crisis in the 1970s
BOSS IN SALA Cultural Legitimacy and Italian Mafia Films
This article identifies a recent trend of critically acclaimed, accessible mafia narratives, and offers a possible interpretation of the films as belonging to the quality sector. Following a discussion of ‘quality’ in the Italian industry, the article first provides a historic overview of Italian mafia films in order to contextualize the recent shift in tone and form. The second section then offers an anal- ysis of the production, distribution and performance of ten mafia films released between 2004 and 2016 in relation to Mary Wood’s definition of quality filmmaking. By employing a methodology that moves from cultural history to production studies, the article reveals the continued relevance and (often institutional) legitimation of mafia narratives, therefore raising further questions about the specificity of the Italian quality sector, its boundaries, and its problematic relationship with popular film
Schermi. Storie e culture del cinema e dei media in Italia
La rivista Schermi. Storie e culture del cinema e dei media in Italia è ideata da un gruppo di lavoro raccoltosi intorno a un Programma di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN 2012) sui rapporti tra il cinema e la cultura cattolica in Italia.
Una nuova rivista sui media e la cultura italiana è parsa lo strumento più adeguato per dare conto dei risultati di un progetto di ricerca che, per l’ampio tema e le connessioni interdisciplinari, è suscettibile di continui sviluppi. La rivista si propone nei suoi primi anni di vita di capitalizzare l’ampissimo volume di dati raccolti nel quadro della ricerca su cinema e cultura cattolica attraverso una serie di numeri monografici.
Parallelamente intende proporsi come luogo elettivo di pubblicazione di studi e di ricerche sulla storia culturale del cinema e dei media in Italia con particolare attenzione alle istituzioni e ai pubblici, senza dimenticare i testi ma collegandoli fortemente ai discorsi, alle abitudini e agli immaginari (insomma, alle culture) che i testi hanno saputo suscitare.
Ciò che rende peculiare la rivista e ne disegnerà l’identità (rispetto a quelle esistenti) è il taglio metodologico, di impianto storicista e culturalista, come esplicitamente dichiara il sottotitolo. Quindi attenzione alla documentazione di archivio, ma pensando quest’ultima in un’ottica ampia, che va dal documento tradizionale conservato negli archivi istituzionali all’ampio novero delle fonti che la nuova storiografia ha sdoganato. Il taglio culturalista metterà al centro del discorso le dinamiche di fruizione e gli studi sul pubblico (con conseguenti incursioni nell’ambito del cinema popolare), facendo particolare riferimento al modo con cui il cinema si è rapportato alle due grandi tradizioni della cultura italiana del secolo scorso: quella cattolica e quella laica.
Ogni numero si svilupperà intorno a una parte monografica, suscitata da una call e a una parte non necessariamente collegata ai temi delle call
‘L’esperienza del passato’ : situating crisis in Italian film history
This article addresses the recurrent use of the term "crisis" in studies, histories and criticism of Italian film. The first section attempts to question the teleological conception of crisis by problematizing the ‘sense of an ending’ that this bears. The second section links the periodization of Italian cinema with the second semantic model, then observing the major tensions which arise in the critical tendency to favour historical paradigms, illustrating how this prefaces an essentially regressive approach. The final section theoretically challenges and inverts the binaries of crisis and vitality or normality, in order to deconstruct the historical framework of film criticism and pave the way for alternative possibilities
Schermi. Storie e culture del cinema e dei media in Italia
La rivista Schermi. Storie e culture del cinema e dei media in Italia è ideata da un gruppo di lavoro raccoltosi intorno a un Programma di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN 2012) sui rapporti tra il cinema e la cultura cattolica in Italia.
Una nuova rivista sui media e la cultura italiana è parsa lo strumento più adeguato per dare conto dei risultati di un progetto di ricerca che, per l’ampio tema e le connessioni interdisciplinari, è suscettibile di continui sviluppi. La rivista si propone nei suoi primi anni di vita di capitalizzare l’ampissimo volume di dati raccolti nel quadro della ricerca su cinema e cultura cattolica attraverso una serie di numeri monografici.
Parallelamente intende proporsi come luogo elettivo di pubblicazione di studi e di ricerche sulla storia culturale del cinema e dei media in Italia con particolare attenzione alle istituzioni e ai pubblici, senza dimenticare i testi ma collegandoli fortemente ai discorsi, alle abitudini e agli immaginari (insomma, alle culture) che i testi hanno saputo suscitare.
Ciò che rende peculiare la rivista e ne disegnerà l’identità (rispetto a quelle esistenti) è il taglio metodologico, di impianto storicista e culturalista, come esplicitamente dichiara il sottotitolo. Quindi attenzione alla documentazione di archivio, ma pensando quest’ultima in un’ottica ampia, che va dal documento tradizionale conservato negli archivi istituzionali all’ampio novero delle fonti che la nuova storiografia ha sdoganato. Il taglio culturalista metterà al centro del discorso le dinamiche di fruizione e gli studi sul pubblico (con conseguenti incursioni nell’ambito del cinema popolare), facendo particolare riferimento al modo con cui il cinema si è rapportato alle due grandi tradizioni della cultura italiana del secolo scorso: quella cattolica e quella laica.
Ogni numero si svilupperà intorno a una parte monografica, suscitata da una call e a una parte non necessariamente collegata ai temi delle call
Roman Fever: Anarchiving Eternal Rome, from Roman Holiday to Petrolio
Canonical interpretations and representations of Rome appear to be dependent on its image as the ‘Eternal City’. This article presents these images as a dominant narrative that guides the ‘archive’ of the city’s images. Drawing on theoretical concepts that threaten the constitution of such an archive, this article reads queer images of Rome as disturbances that go against the ‘eternal’ archiving principle. With reference to Roman Holiday, it illustrates the close intertwining of eternality in Rome with heteronormativity and reproductive futurity. This connection allows the reading of queer texts and images, such as Gus Van Sant’s My Own Private Idaho and Pier Paolo Pasolini’s novel Petrolio, as what we call ‘Roman fever’, that is, the deactivation of ‘eternality’ as the central driver of Rome’s archive
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