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Il circuito parlamento - governo - corte dei conti dopo la riforma dell’art. 81 cost. e il ruolo del fiscal council
Legittimo impedimento: un'interpretazione della L. n. 51/2010 conforme a costituzione è possibile e non è inutile
La Repubblica transitoria
A differenza delle grandi democrazie consolidate, l’Italia,
in tutta la sua storia repubblicana, è stata segnata da una
fondamentale anomalia di sistema. Accanto alla fisiologica
lotta tra i partiti, è stato sempre, in ogni momento storico,
pressoché unanimemente riconosciuto che le «regole del gioco
», la cornice entro cui si doveva svolgere la partita della
vita pubblica, non fossero stabilizzate una volta per tutte,
ma che gli assetti politico-istituzionali fossero connotati da
una intrinseca provvisorietà, legata ai condizionamenti della
situazione storica congiunturale. Così, accanto allo scontro
politico-elettorale vi è sempre stato un dibattitto sulla necessità
di dare compimento alla democrazia italiana, senza
il quale anche l’architettura istituzionale, le consuetudini,
le prassi, non avrebbero potuto considerarsi definitive e il
nostro Stato finalmente approdato a una condizione di democrazia
«matura».
L’idea dell’incompiutezza della Repubblica italiana si manifesta
sin dall’Assemblea costituente e dalla consapevolezza
della provvisorietà e contingenza di molte scelte, dovute alla
particolare condizione del momento storico.
Da allora, in ogni fase di sviluppo politico del Paese,
non è mai mancato il riferimento a un «compimento» non
ancora raggiunto.
Prima per le divisioni ideologiche dovute alla Guerra
fredda, poi per il crollo della c.d. prima Repubblica1 e per
la necessità di definire le regole della seconda, oggi a causa dell’aprirsi di un nuovo scenario post elettorale che addirittura
ci proietterebbe nella «terza» Repubblica, la vita politica
italiana è sempre stata interpretata all’insegna dell’eccezionalità,
dell’anomalia e, frequentemente, dell’emergenza.
Ed è così che si è fatta strada l’idea della «transitorietà»
delle scelte e delle soluzioni. Ne è nata una vera e propria
narrazione della vicenda politica italiana, in cui, mentre si
rinviava a un indefinito futuro il momento della raggiunta
«normalità», si giustificavano soluzioni congiunturali di ogni
tipo, non solo con riferimento alle formule politiche, ma
anche all’interpretazione delle regole del gioco.
Abbiamo assistito in questo modo, alla nascita di una
«costituzione parallela», germogliata nelle maglie lasciate
aperte da quella formale, che ha offerto sviluppi del tutto
imprevisti e persino, all’origine, ritenuti di dubbia legittimità.
Basti pensare all’assoluta centralità acquisita dal decretolegge
(immaginato dai costituenti come strumento assolutamente
eccezionale), alla crescita esponenziale dei poteri del
presidente della Repubblica, all’aggiramento costante delle
regole costituzionali sulle crisi di governo, alla ricorrente
modifica delle leggi elettorali, all’assetto distorto del regionalismo,
agli scontri sulla giustizia, al proliferare di legislazioni
emergenziali, temporanee, provvisorie, transitorie, praticamente
in ogni settore dell’ordinamento.
Il volume descrive questo processo, mettendo in evidenza
i caratteri di questa «Repubblica transitoria», l’influenza che
essa ha avuto sui comportamenti delle forze politiche e sulle
scelte fondamentali, sul modo di concepire lo stesso scontro
tra le parti, segnato sempre dall’idea di un futuro incerto e
minaccioso, dalla demonizzazione dell’avversario o, al contrario,
dalla necessità di realizzare larghe convergenze, politicamente
anomale e innaturali, all’insegna dell’emergenza e
della necessità di fronteggiare insieme un pericolo imminente,
si trattasse della crisi economica, del rischio terroristico,
della minaccia criminale, delle grandi questioni irrisolte del
Paese, come quella meridionale.
Insomma, nella Repubblica transitoria c’è sempre stato
un buon motivo per eludere la normalità, per rinviare il
compimento istituzionale, per non «chiudere» la transizione.
Un grande alibi che conviene a tanti ed esonera dalla
responsabilità del cambiamento.
Oggi l’Italia è di fronte a un bivio. Continuare a ritenersi
una Repubblica transitoria, segnata da anomalie e ambizioni
impossibili, razionalizzando l’esistente della Costituzione
parallela che si è imposta, oppure assumersi la responsabilità
di essere una democrazia adulta e definire un assetto
politico-istituzionale coerente con i modelli più consolidati
delle democrazie avanzate
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