1,721,317 research outputs found
Gli studenti al centro dell’azione = Students at the centre of the action
“Organizzare seminari scientifici” è un corso svolto dall’autore dal 2004 al 2018 per i programmi di dottorato del Politecnico di Milano. Questo testo descrive l’esperienza per la prima volta e sceglie il punto di vista del docente, come forma di pratica riflessiva. Ulteriori studi potrebbero includere l’apporto degli allievi così da offrire una descrizione più ampia e produrre un bilancio conclusivo.
Il testo è diviso in tre parti. La prima analizza il contesto, i contenuti e gli obiettivi dell’attività didattica, nella sua prima formulazione, nella quale si distingue la connotazione operativa del corso e la guida è ancora nelle mani del docente. La seconda si concentra sul passaggio qualificante dell’esperienza, con l’adozione di un approccio centrato sul discente. Tale nuova formulazione ridisegna le dinamiche dell’interazione collettiva, le motivazioni e gli esiti del percorso formativo. La terza parte approfondisce gli aspetti pedagogici. Tra questi si sottolinea l’influenza dell’action learning di Reginald Revans, una modalità di apprendimento basato sul dialogo tra pari e sul lavoro di gruppo per la soluzione di problemi concreti, nella quale il docente agisce da osservatore o moderatore delle dinamiche di classe. Entra in gioco anche la pedagogia del laboratorio di progetto. Dato che molti degli allievi sono laureati in design, questa pedagogia fornisce loro un «habitus»: un sistema comune di pensieri, comportamenti e credenze che influenzano sostanzialmente lo sviluppo dell’azione.
Infine si traccia un bilancio provvisorio sottolineando in particolare il mutato atteggiamento del docente in favore di una didattica che sposta il centro dell’apprendimento dal sapere dell’esperto alla capacità di elaborazione originale dell’allievo. Tale comportamento poggia sull’educazione all’ascolto e sull’esercizio della conversazione dialogica. Abilità che si ritengono centrali nel quadro della discussione sull’aggiornamento dei metodi didattici dell’educazione al design.“Organising scientific seminars” is a course run by the author between 2004 and 2018 for the doctoral programmes of the Politecnico di Milano. The text describes this experience for the first time and chooses the teacher’s perspective as a form of reflective practice. Further studies could include the contribution of the students so as to offer a broader description and to produce a comprehensive evaluation.
The text is divided into three parts. The first part analyses the context, content, and objectives of the teaching activity, in its first drafting, in which the action-based approach is identified and the lead is still in the hands of the teacher. The second focuses on the qualifying stage of the experience with the adoption of a learner-centred approach. This new drafting redesigns the dynamics of the collective interaction, motivations, and outcomes of the training process. The third part explores the pedagogical aspects highlighting the influence of the action learning approach of Reginald Revans – a way of learning based on peer-to-peer dialogue and on group work to solve concrete problems, in which the teacher acts as an observer or moderator of the class dynamics. Design studio pedagogy also comes into play. Given that many of the students are design graduates, this pedagogy provides them with a «habitus»: a common system of thoughts, behaviours and beliefs which have a major influence on the development of the action.
Finally, a provisional balance is sketched, underlining the change in the author’s approach towards a teaching methodology that shifts the centre of learning from the expert’s knowledge to the student’s original contribution. This behaviour is based on being educated to listen and on the exercise of dialogic conversation – skills which are deemed central within the framework of the current debate on the updating of teaching models for design education
The disciplinary core and borders of design in a changing world
I campi di applicazione del design, specie in anni recenti, si sono sensibilmente estesi. Il saggio, nel delineare i nuovi confini, si interroga anche sui mutamenti profondi della disciplina. Se l’ambito di intervento del design coincide sostanzialmente con l’artificiale (Simon) e può essere articolato secondo la Teoria dei quattro ordini (Buchanan), la sua missione sembra muovere dalla soluzione all’impostazione dei problemi e dalla caratterizzazione dei prodotti a quella delle azioni e dei comportamenti.
In questo nuovo quadro, l’efficacia dei processi decisionali diviene decisiva, specie quando si tratta di problemi complessi (wicked proplems). Il numero degli attori coinvolti si allarga, così come la gamma dei punti di vista intorno ai problemi stessi. Per ottenere soluzioni valide, il designer necessita di un approccio empatico alla discussione, che favorisce forme di “conversazione dialogica” (Sennett). Questo atteggiamento, collaborativo e, al tempo stesso, distaccato, consente al designer di mantenere un punto di vista critico sulle questioni in gioco, considerando che il pensiero critico – più della competenza tecnica – costituisce il contributo fondamentale della disciplina del design al processo decisionale. Intorno a questo approccio, il design italiano ha costruito una solida tradizione, che rafforza il suo ruolo nell’attuale dibattito disciplinare.Since design is concerned with ever-increasing fields of application, particularly in recent years, this essay attempts to delineate its disciplinary borders and to test whether this new phenomenon has equally affected the disciplinary core.
While borders of design are substantially identified with the artificial (Simon) and detailed according to the Theory of Four Orders (Buchanan), the core of design seems to shift from problem-solving to problem-setting and from objects to actions and behaviours.
In this new condition the effectiveness of the decision-making process becomes crucial, particularly when wicked problems are involved. The number of actors enlarges as well as the perspectives from which they look at the problem. To be successful, designers should develop an empathic approach to the discussion, which encourages “dialogic conversations” (Sennett). This attitude, both collaborative and detached, helps designers maintain a critical view-point on issues under investigation, for critical thinking – more than technical competence – is the fundamental contribution the design discipline can give in the decision-making process. In this respect, Italian design has built a long tradition which strengthens its role in the current disciplinary debate
New Hospitality: Investigating the Meaning of Hybrid
L'autore di questo saggio ha fatto parte di un gruppo di ricerca del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano che, nel 2016-2017, ha analizzato la natura e le caratteristiche dei nuovi spazi di ospitalità. Tali spazi si sono sviluppati nelle città contemporanee per soddisfare la domanda di residenzialità delle nuove generazioni, principalmente studenti e giovani professionisti che viaggiano alla ricerca di una migliore istruzione e di nuove opportunità di lavoro. I nuovi spazi di ospitalità combinano abitualmente vari servizi e funzioni, dal vivere e lavorare al tempo libero. Sono spesso etichettati come spazi "ibridi" a causa della loro funzione mista. Questo saggio approfondisce la nozione di ibrido per comprendere le caratteristiche di questi spazi. Si individuano alcuni esempi del passato, dagli hotel residenziali americani alle comuni del XIX secolo, tracciando una linea che collega i due estremi del Waldorf-Astoria a New York e del Familisterio di Jean-Baptiste André Godin a Guise (Francia). Confrontando le somiglianze e le ovvie differenze tra questi esempi del passato e i nuovi spazi di ospitalità, il saggio cerca di far luce sui comportamenti e sui bisogni delle nuove generazioni e di trovare indizi per orientare la ricerca sul design degli interni nella società contemporanea.The author of this essay has been a member of a research group of the Department of Design at Politecnico di Milano which analysed the nature and features of new hospitality spaces in 2016-2017. These spaces have developed in contemporary cities to meet the demand of residency of new generations. Students and young professionals who travel in search of better education and new job opportunities. New hospitality spaces usually combine various services and functions, from living and working to leisure. They are often labelled as "hybrid" spaces due to their mixed-use feature. This essay delves into the notion of hybrid to understand the basic features of these spaces. Examples from the past, from American residential hotels to the 19th century communes are discussed sketching a line which connects the two extremes of the Waldorf-Astoria in New York and the Familistère in Guise (France) by Jean-Baptiste André Godin. By comparing similarities and obvious differences between these examples of the past and the new hospitality spaces the essay tries to shed light on the behaviours and needs of new generations, and to find clues to direct interior design research in contemporary society
Kaldor and Classical savings in the Solow-Swan model with a bounded population growth rate
Ponti, reti, azioni: la ricerca dottorale da una prospettiva design-oriented
Il convegno propone una riflessione sugli ambiti di interlocuzione fra le discipline del progetto nello specifico della ricerca dottorale.
In questo saggio, si sostiene che tali discipline dispongono di un solido terreno comune entro il quale tessere reti di costruzione del sapere. Riferendosi alla tradizione anglosassone che riflette sul termine generico “design” (progetto/progettazione), tale campo riguarda l’artificiale nella sua interezza (Simon) e può essere strutturato sul piano teorico ricorrendo alla Teoria dei quattro ordini (Buchanan). In questo quadro, sono da intendersi discipline del progetto l’architettura, la pianificazione territoriale il design e l’ingegneria.
Il Design come disciplina accademica italiana (Disegno industriale) si distingue, specie negli ultimi anni, per un approccio al progetto inteso ad una azione trasformatrice che si avvale dell’apporto di una pluralità di attori. Con tale obiettivo essa sviluppa metodi di co-progettazione di prodotti, ambienti e servizi che possono essere riversati anche nell’attività di ricerca. In tal senso l’esperienza maturata nel Disegno industriale, può contribuire, non solo al dialogo tra le discipline del progetto, ma anche alla costruzione di un più esteso sapere trans-disciplinare
- …
