1,027 research outputs found
Della necessità della guerra e dei suoi demoni
20,00 euro
Mimesis Edizioni
Eterotopie
www.mimesisedizioni.it
MIMESIS
FATIMA FARINA COME TUTTO È DIVENTATO GUERRA
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
La pace e la guerra. Opinione pubblica e gender gap
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FATIMA FARINA COME TUTTO È DIVENTATO GUERRA
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
E gli uomini? Risultati di un’analisi etnografica
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FATIMA FARINA COME TUTTO È DIVENTATO GUERRA
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
L’impiego della forza armata. Dal peace keeping alla guerra permanente
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
Prima Guerra del Golfo. Laboratorio di un nuovo linguaggio bellico sessuato e non solo
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolar
Operative. Le militari italiane sul fronte afgano
presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
Siamo in guerra. L'anno che per poterci curare non andammo da nessuna parte
Non si tratta di un libro sulla pandemia ma di una proposta analitica della realtà allo scopo di interrompere il fluire di un discorso assolutizzato. L’alternativa a un discorso non egemonico e declinato al maschile si cela dietro la possibilità di smascherare le scelte retoriche, politiche, culturali attuate in ragione di un sistema di genere che ribadisce nella contingenza dell’emergenza sanitaria la sua ineluttabilità. La guerra è una possibilità, non l’unica via possibile e tantomeno non necessariamente la più appropriata. Ciò che l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha posto definitivamente in evidenza è l’affermazione oppositiva di guerra e cura, di warfare e welfare a giustificazione dell’esistente, del regime di genere e potere. Un intreccio tanto sinergico quanto riproducibile nella misura in cui si pone come immune da qualsiasi confronto dialettico. L’analisi a monte e a valle di tale struttura sociale e di potere è al centro dei contributi presenti in questo volume
Come tutto è diventato guerra. Uno sguardo longitudinale dal femminile al militare e ritorno
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
HERMENEUTIKA HADIS ALA FATIMA MERNISSI
Hermeneutics is a new method in understanding and meaning of the hadiths. It used by some contemporary moslem scholars. One of them is Fatima Mernissi. She concentrates to misoginic hadiths that discriminate women. In this article, the author tries to see her hermeneutics methodology. The methodology that is offered by Fatima Mernissi in studying hadith is double investigation with psycho-history as her approach. There are two steps in her method, that are historical aspect and methodology aspect. The first step is analyzing situation and condition that happen when hadith released and then, analyzing about the first transmitter, when, why and to whom that hadith is released
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